Cena del Signore: Un calice o i bicchierini?Versetto da imparare a memoria, con breve meditazione |
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2010 >Cena del Signore: Un calice o i bicchierini? |
“Poi, preso UN CALICE e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati.” (Matteo 26:27,28).L’ondata di modernismo che ha investito la chiesa, non ha risparmiato neppure la cena del Signore. A causa di ciò, desidero porre all’attenzione dei santi, il passo sulla cena del Signore, dove si parla di UN calice e non “di calici”, come se fossero più di uno. “Poi, preso UN CALICE e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati.” (Matteo 26:27,28) Come abbiamo letto, si comprende che Gesù dopo aver preso un calice lo ha dato ai discepoli affinché bevessero da quell’ UNICO calice. In merito al CALICE, dal quale hanno bevuto i dodici discepoli, possiamo, tra le altre cose, vedere simbolicamente anche l’unità del Corpo di Cristo nell’abbeverarsi ad un UNICO CALICE; i membri del Corpo sono molti, pure formano un corpo unico, essendo tutti membri del Corpo di Cristo; i quali, prima di tutto devono avere una profonda comunione spirituale con il Signore Gesù Cristo, camminando in modo degno dell’evangelo, poi devono avere anche tra di loro una profonda unità e comunione, un cuore solo, una mente sola. Sono contrario ai bicchierini per diversi motivi, tra cui vi è quello della mancanza di sopportazione e tolleranza fra i membri della stessa chiesa, lo schifarsi dei fratelli non è indice di comunione, ma di separazione; poi nella Parola di Dio come abbiamo letto, si parla di UN CALICE e non di calici, da quell’UNICO CALICE bevvero i dodici discepoli. Ora voglio raccontarvi una testimonianza di un fatto accaduto vari decenni fa in una comunità pentecostale rumena. Ora, diletti nel Signore, voglio ricordarvi anche questo passo, che a mio parere calza a proposito nei confronti dell’argomento che stiamo trattando. Quindi, fratelli, anche il fatto di bere dallo stesso calice è una prova, e se superate la prova voi ne riceverete una grande benedizione da Dio. Ora, se ci schifiamo di bere da uno stesso calice, come potremmo qualora si rendesse necessario, prenderci cura dei fratelli che sono infermi ed hanno tali infermità, come ha avuto pure Paolo, di cui ci si potrebbe schifare? Non solo questo, bensì, nel prendersi cura di fratelli malati si può pure rischiare di prendere la stessa malattia, come in passato succedeva con la tubercolosi, la lebbra, la peste, etc., e ancora oggi potrebbe succedere a certuni. Fratelli nel Signore, amati da Cristo e da Dio Padre, se non sopportate di bere nello stesso calice in cui bevono i fratelli, come sopporterete tutte le altre cose che avrete a passare come prova da Dio? Se voi vi trovaste nella situazione da dover assistere un fratello malato, con una malattia contagiosa, non riuscendo neppure a bere in uno stesso calice con altri santi, come riuscireste a prendervi cura dei santi nei casi più gravi? No, voi non ci riuscireste! Siate savi, fratelli, sopportate di buon grado anche questa prova del calice, sapendo che Iddio ha preparato una grande benedizione per coloro che lo temono e vogliono obbedire ai suoi comandamenti e che non si schifano dei fratelli, con il quale tutti insieme formiamo UN UNICO CORPO, il CORPO DI CRISTO. Che Iddio vi conceda un cuore puro, umile e savio per intendere le sacre Scritture e compiere appieno la Sua volontà. Salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù: Giuseppe Piredda |