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Cena del Signore: Un calice o i bicchierini?

Versetto da imparare a memoria, con breve meditazione

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Poi, preso UN CALICE e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati.” (Matteo 26:27,28).

L’ondata di modernismo che ha investito la chiesa, non ha risparmiato neppure la cena del Signore.
Col pretesto dell’igiene, il calice della cena del Signore è stato sostituito dai bicchierini.

A causa di ciò, desidero porre all’attenzione dei santi, il passo sulla cena del Signore, dove si parla di UN calice e non “di calici”, come se fossero più di uno.

Poi, preso UN CALICE e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati.” (Matteo 26:27,28)

Come abbiamo letto, si comprende che Gesù dopo aver preso un calice lo ha dato ai discepoli affinché bevessero da quell’ UNICO calice.

In merito al CALICE, dal quale hanno bevuto i dodici discepoli, possiamo, tra le altre cose, vedere simbolicamente anche  l’unità del Corpo di Cristo nell’abbeverarsi ad un UNICO CALICE;  i membri del Corpo sono molti, pure formano un corpo unico, essendo tutti membri del Corpo di Cristo;  i quali, prima di tutto devono avere una profonda comunione spirituale con il Signore Gesù Cristo, camminando in modo degno dell’evangelo, poi devono avere anche tra di loro una  profonda unità e comunione, un cuore solo, una mente sola.

Sono contrario ai bicchierini per diversi motivi, tra cui vi è quello della mancanza di sopportazione e tolleranza fra i membri della stessa chiesa, lo schifarsi dei fratelli non è indice di comunione, ma di separazione; poi nella Parola di Dio come abbiamo letto, si parla di UN CALICE e non di calici, da quell’UNICO CALICE bevvero i dodici discepoli.

Ora voglio raccontarvi una testimonianza di un fatto accaduto vari decenni fa in una comunità pentecostale rumena.
Un fratello stava partecipando ad un culto durante la quale sarebbe passato il calice, UN UNICO CALICE, come si usava fare in quella comunità. Accanto a lui era seduto un fratello che aveva una grave malattia alla bocca, visibile esternamente. Il calice passava da fratello a fratello, ed egli comprese che secondo il giro che avrebbe fatto il calice a lui sarebbe toccato subito dopo il credente che aveva la malattia alla bocca. Dentro di lui si creò un turbamento, dovuto al fatto che si schifava del fratello accanto a causa della malattia alla bocca. Mentre aveva nel suo cuore questo turbamento e i suoi pensieri scorrevano nella sua mente per trovare una soluzione a tale problema, Iddio gli diede una visione: vide il suo fratello malato accanto a lui, con una faccia risplendente, gloriosa, come se fosse Cristo e il suo volto risplendeva di una gloriosa luce potente. Allora questo fratello si acquetò in cuor suo, quella sensazione negativa e il turbamento svanì dal suo cuore e partecipò del calice della cena del Signore come stabilito, dopo il fratello malato.

Ora, diletti nel Signore, voglio ricordarvi anche questo passo, che a mio parere calza a proposito nei confronti dell’argomento che stiamo trattando.
Sta scritto:
Voi non mi faceste alcun torto; anzi sapete bene che fu a motivo di una infermità della carne che vi evangelizzai la prima volta; e quella mia infermità corporale che era per voi una prova, voi non la sprezzaste né l’aveste a schifo; al contrario, mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso.” (Galati 4:13,14)

Quindi, fratelli, anche il fatto di bere dallo stesso calice è una prova, e se superate la prova voi ne riceverete una grande benedizione da Dio.

Ora, se ci schifiamo di bere da uno stesso calice, come potremmo qualora si rendesse necessario, prenderci cura dei fratelli che sono infermi ed hanno tali infermità, come ha avuto pure Paolo, di cui ci si potrebbe schifare?  Non solo questo, bensì, nel prendersi cura di fratelli malati si può pure rischiare di prendere la stessa malattia, come in passato succedeva con la tubercolosi, la lebbra, la peste, etc., e ancora oggi potrebbe succedere a certuni.

Fratelli nel Signore, amati da Cristo e da Dio Padre, se non sopportate di bere nello stesso calice in cui bevono i fratelli, come sopporterete tutte le altre cose che avrete a passare come prova da Dio? Se voi vi trovaste nella situazione da dover assistere un fratello malato, con una malattia contagiosa, non riuscendo neppure a bere in uno stesso calice con altri santi, come riuscireste a prendervi cura dei santi nei casi più gravi? No, voi non ci riuscireste!

Siate savi, fratelli, sopportate di buon grado anche questa prova del calice, sapendo che Iddio ha preparato una grande benedizione per coloro che lo temono e vogliono obbedire ai suoi comandamenti e che non si schifano dei fratelli, con il quale tutti insieme formiamo UN UNICO CORPO, il CORPO DI CRISTO.

Che Iddio vi conceda un cuore puro, umile e savio per intendere le sacre Scritture e compiere appieno la Sua volontà.

Salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù: Giuseppe Piredda

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