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Le parole di Gesù: "neppure io ti condanno", non vogliono dire che quella donna non era adultera

Quasi tutti i peccatori, che amano il peccato e che odiano essere ripresi e redarguiti per il loro peccato, si affannano a trovare nella Bibbia dei passi che giustificano il loro peccato, affinché non si sentano costretti a ravvedersi e possano vivere indisturbati nella loro situazione peccaminosa. L’adultero, l’omosessuale, il ladro, il fornicatore, vuole andare in comunità senza timore che qualcuno lo riprenda per il suo peccato, e pretende che tutti lo approvino così com’è. Una tale situazione di immunità per il peccato, è stata purtroppo propagata dal maligno, attraverso falsi dottori corrotti quanto alla sana dottrina, che amano il denaro, e non vogliono privarsi dei peccatori nella loro comunità, per non far diminuire le loro entrate.

Uno dei passi che i peccatori amano maggiormente è il seguente:

«E Gesù, rizzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: Donna, dove sono que’ tuoi accusatori? Nessuno t’ha condannata? Ed ella rispose: Nessuno, Signore. E Gesù le disse: Neppure io ti condanno; va’ e non peccar più.» (Giovanni 8:10-11)

Ma quel passo non vuole dire che non si deve giudicare il peccatore, anzi, dice proprio il contrario, che il peccatore va redarguito e ammonito a non peccare, appunto come ha fatto Gesù in quel passo, infatti il Signore ha detto all’adultera: “VA’ E NON PECCARE PIU’”.

Quindi Gesù ha giudicato quell’adultera, non le ha detto che l’amava così com’era, non le ha detto che poteva ancora peccare e rimanere nel peccato, anzi, Gesù l’ha giudicata appunto come donna peccatrice, quindi adultera, e per questo l’ha ammonita a non peccare più.

La cosa che Gesù non ha fatto è quella di condannare A MORTE quella donna ADULTERA, benché l’abbia giudicata peccatrice.

Desidero che notiate, fratelli nel Signore, che Gesù l’ha esortata A NON PECCARE PIU’, a non commettere più ADULTERIO. Quindi, dalle parole di Gesù comprendiamo che i peccatori che si ravvedono non sono condannati da Dio, ma SOLO se non si ostinano nel loro peccato.

Prendiamo ora un caso simile a quello dell’adultera, ecco cosa ha detto sempre l’apostolo Giovanni in merito ad una guarigione compiuta da Gesù a beneficio di uno storpio:

«Di poi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: Ecco, tu sei guarito; non peccar più, che non t’accada di peggio.» (Giovanni 5:14)

Vedete cari nel Signore, abbiamo letto che lo storpio che fu guarito da Gesù, era storpio a causa del suo peccato, e dopo averlo guarito Gesù l’ha ammonito e l’ha esortato a NON PECCARE PIU’, altrimenti gli sarebbe accaduto di peggio, cioè altre malattie più gravose della prima da cui era stato guarito gli sarebbero cadute addosso a causa del peccato, e per aiutarlo a non essere più colpito da Dio attraverso punizioni e i suoi giudizi contro il peccatore, l’ha esortato a NON PECCARE PIU’.

Badate bene, e leggete attentamente quel passo, perché quell’uomo è stato colpito dalla malattia a causa del suo peccato secondo quanto era stato decretato nella legge di Mosè, infatti era infermo da 38 anni, diversi anni prima della nascita di Gesù; poi Gesù l’ha esortato a non peccare più, altrimenti gli sarebbe accaduto di peggio, quindi, questa possibile punizione minacciata dal Signore se avesse peccato, sarebbe avvenuta sotto la grazia. Da tali parole di Gesù comprendiamo che le punizioni di Dio contro i peccatori, dalla legge di Mosè alla legge di Cristo non sono per niente MUTATE, non sono state abolite come taluni pretendono insegnare con le loro perle di falsa saggezza, perché come Dio puniva sotto la legge di Mosè i peccatori, così pure li punisce sotto la grazia.

A conferma del fatto che sotto la grazia il nostro Signore Gesù Cristo punisce anche gravemente i peccatori, vi rammento le parole che il Signore Gesù ha detto a Jezabel, donna corrotta che peccava gravemente:

«Queste cose dice il Figliuol di Dio, … ho questo contro a te: che tu tolleri quella donna Jezabel, che si dice profetessa e insegna e seduce i miei servitori perché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agl’idoli. E io le ho dato tempo per ravvedersi, ed ella non vuol ravvedersi della sua fornicazione. Ecco, io getto lei sopra un letto di dolore, e quelli che commettono adulterio con lei in una gran tribolazione, se non si ravvedono delle opere d’essa. E metterò a morte i suoi figliuoli; e tutte le chiese conosceranno che io son colui che investigo le reni ed i cuori; e darò a ciascun di voi secondo le opere vostre.» (Apocalisse 2:18,20-23)

Avete letto, dunque, quanto dure sono state le parole di Gesù contro quella donna e coloro che peccarono con lei, minacciandoli che se non si sarebbero ravveduti sarebbero scesi su di loro delle gravissime punizioni e giudizi divini, e addirittura viene detto che Gesù avrebbe MESSO A MORTE i figli di Jezabel a causa del suo peccato. Anche queste parole di Gesù confermano che i giudizi e le punizioni della legge di Mosè erano ancora valide sotto la grazia di Cristo Gesù (cfr. Esodo 20:4 e segg.).

So bene che a molti questi discorsi non piace sentirli, li fa infuriare, perché si sono fatti un dio su misura, un dio che non punisce, un dio solo d’amore, che è messo lì solo per ratificare ed esaudire i bisogni degli uomini, si sono fatti un dio che non punisce e che non prende iniziative, quasi collaboratore dei peccatori con il suo silenzio e la sua inerzia.

Sono qui per dirvi, con grande piacere e amore della verità, o peccatori ostinati, che le cose non stanno così come voi vi siete illusi di credere, o vi hanno illusi i vostri conduttori corrotti quanto alla fede, alla dottrina e alla condotta, perché se non vi ravvedete, voi SARETE PUNITI da Dio. Voi adulteri, omosessuali e fornicatori state rischiando di essere gettati all’inferno da Dio.

Io non vi condanno, io non mando malattie, né posso gettarvi all’inferno, io vi esorto solamente affinché vi ravvediate e abbandoniate il vostro peccato, ottenendo così misericordia e allontanando da voi l’ira di Dio che è sopra tutti gli uomini ribelli, e non importa se i peccatori sono credenti o non credenti, perché l’ira di Dio è sopra tutti i peccatori senza alcun riguardo personale.

Io ed altri fratelli vi esortiamo a ravvedervi, o peccatori, affinché vi purifichiate dalle contaminazioni della carne e dalle passioni di questo mondo e cerchiate Dio con tutto il vostro cuore, per non essere colpiti dai giudizi di Dio, affinché le malattie stiano lontane dal vostro capo.

Se voi peccatori non avete intenzione di ravvedervi, allora giustamente Iddio farà cadere su voi impenitenti i suoi giusti giudizi, ed è terribile cadere nella mani dell’Iddio vivente e vero, perché Egli non è solo AMORE, ma è anche un FUOCO CONSUMANTE.

Considerate, o peccatori, siamo proprio noi che vi amiamo, più di quelli che vi lusingano e non fanno di tutto per stornarvi dal peccato, perché siamo noi che cerchiamo il vostro bene, ma voi non volete ravvedervi per riconciliarvi con Dio, e di conseguenza i giudizi che scenderanno su di voi saranno giusti, e noi saremmo netti del vostro sangue.

Noi vi amiamo, ma voi non accettate la nostra manifestazione di amore nei vostri confronti, la rigettate, e quindi Iddio vi abbandonerà a voi stessi e alle lusinghe di molti cianciatori che oggi governano le comunità di tutte queste organizzazioni umane.

Che Dio abbia pietà del suo popolo.

Giuseppe Piredda


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