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Siate savi, studiate bene la predestinazione, non indurite i vostri cuori

Gesù di Nazaret, il Cristo di Dio, annunziando la salvezza, tra le altre cose, disse queste parole:

«Niuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.» (Giovanni 6:44)

Cari nel Signore, vi esorto vivamente a credere nella salvezza per grazia donataci da Dio, perché ci sono molti che si arrogano il diritto di essere stati salvati per i loro meriti e per la propria volontà, perché lo hanno voluto loro, a differenza di altri. Con un tale modo di credere, che è sbagliato, certuni si sono creati una salvezza particolare per opere, per dei propri meriti, che li distingue da quelli che non credono, una salvezza che dipende dall’uomo e non da Dio soltanto. È chiaro che quei tali disprezzano l’unica opera salvifica, completa ed efficace compiuta da Gesù Cristo, morendo sulla croce per la remissione dei nostri peccati.

Ora, vi richiamo in mente alcuni passi delle sacre Scritture, i quali, insieme a tanti altri, vi aiuteranno a comprendere cosa voglia dire veramente essere salvati per sola grazia mediante quella fede donataci da Dio, e non per propri meriti.

L’apostolo Paolo scrive i capitoli 8, 9 e seguenti dell’epistola ai Romani, per spiegare la salvezza per grazia, di cui la predestinazione riveste una notevole importanza, chiamata dalle Scritture anche “proponimento dell’elezione di Dio”.

Cari fratelli nel Signore, ponete mente alle cose che vi sto dicendo, perché non sono singoli versetti che vi ho citato, ma capitoli interi dell’epistola che viene considerata il mar grande della dottrina della salvezza, nella quale viene argomentata e spiegata la predestinazione. Perciò vi esorto a leggere molto bene la lettera di Paolo ai Romani, accostandovi ad essa con la mente libera da ogni pregiudizio contrario alla predestinazione. Infatti, se uno parte col presupposto di non credere e di non accettare tale dottrina, è chiaro che non la vedrà e non la vorrà intendere. Leggete tali passaggi della Bibbia con la mente libera, applicandovi a comprendere quello che Paolo ha scritto, e non quello che si vuole leggere.

In tale epistola sta scritto che Dio fa misericordia a chi vuole e indura chi vuole (cfr. Rom. 9:18), e dice anche che la salvezza non dipende dall’uomo, ma da Dio soltanto, e in nessuna maniera le opere dell’uomo possono influenzare il proponimento dell’elezione di Dio (cfr. Rom. 9:10-13), cioè nessuna opera dell’uomo può influenzare in alcun modo la decisione che Iddio ha preso in sé stesso, e l’ha presa prima della fondazione del mondo.

Un altro passo molto conosciuto in ambito evangelico che parla della salvezza donata agli uomini da Dio, lo si legge nel Vangelo di Giovanni, infatti sta scritto che la nuova nascita non dipende dalla volontà dell’uomo, ma soltanto dalla volontà di Dio, senza eccezione alcuna (cfr. Giov. 1:12-13).

Certo, qualcuno penserà che sta scritto che Gesù è morto per tutti, ed ha ragione a pensare ciò, perché effettivamente così è scritto nella Parola e così bisogna credere (cfr. 1 Giov. 2:2), tuttavia ciò non annulla minimamente la predestinazione di Dio, perché la la salvezza non trova inizio e non dipende in alcun modo dall’uomo, ma solo ed esclusivamente da Dio, ed anche se sta scritto che Gesù è morto per tutti, che è verace, pure, tenendo conto della somma della Parola, noi sappiamo che non tutte le anime vengono salvate, e questa è una verità incontrovertibile, quindi, per forza di cose ciò che viene detto in quel passaggio biblico non si tramuta obbligatoriamente in una salvezza donata a tutti.

Dunque, è corretto farsi delle domande, ma quello che non è corretto è darsi delle risposte che contraddicono ciò che sta scritto nella Parola di Dio, e ancor più grave è quella di giungere a delle conclusioni saltando numerosi passaggi della Bibbia, disprezzandoli ed escludendoli dal proprio bagaglio di conoscenze delle verità bibliche, per abbracciarne altre diverse, più comode, più a livello umano, e per quieto vivere col proprio conduttore che avversa la dottrina della predestinazione.

Dunque, è vero che di Gesù è scritto che Egli è morto per tutti, tuttavia è altresì noto a tutti che non tutti vengono salvati, quindi bisogna domandarsi, cosa distingue quelli che vengono salvati da quelli che invece vanno in perdizione?

La risposta ce la dà la stessa Scrittura, nel passo che vi ho citato all’inizio (vgs. Giovanni 6:44), cioè vengono salvati solamente coloro che il Padre attira verso Gesù Cristo, il Suo amato Figliolo.

Per denotare quanto sia importante quel concetto, viene anche ribadito da Gesù in un passo più avanti:

«Per questo v’ho detto che niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre» (Giov. 6:65).

Avete letto, dunque, che quelli che possono andare a Gesù sono soltanto quelli che il Padre attira, ed Egli non attira tutti indiscriminatamente, altrimenti non sarebbero stati scritte quelle parole. Ripeto il concetto, il Padre nostro Celeste non attira tutti gli uomini a Gesù, ma solo un certo numero e questi vengono salvati, mentre quelli che il Padre non attira e non indirizza verso Gesù, non possono essere salvati.

Diletti e fedeli nel Signore, per quanto vi ho esposto sopra, sappiate che voi, come tutti i santificati dal sangue di Gesù, siete nati di nuovo soltanto perché è stato il Padre che vi ha attirati al Suo amato Figliolo, in quanto è Lui che ha deciso così prima della fondazione del mondo, e la sua decisione nel scegliere le persone da salvare, cioè il suo proponimento dell’elezione di Dio, non è stata presa tenendo in considerazione le opere degli uomini, e neppure ha avuto riguardo alla loro volontà, assolutamente no (cfr. Rom. 9:11-13), ma tutto è dipeso solamente ed esclusivamente dalla volontà e decisione presa dal Padre, senza influenza esterna alcuna.

Ecco, dunque, vi ho esposto brevemente da cosa dipenda la salvezza per grazia mediante il dono immeritato della fede secondo le Scritture sacre, senza compiere alcuna opera meritoria.

Pertanto, chi ritiene di essere stato salvato perché è lui stesso che ha voluto e che ha cercato o fatto il primo passo, ebbene, costui crede di aver ricevuto la retribuzione di quello che ha fatto, quindi pensa di avere dei meriti per le sue opere e di meritare la salvezza (cfr. Rom. 4:4), perciò costoro preferiscono credere che la salvezza non è più per grazia donata da Dio gratuitamente senza opere (cfr. Tito 3:5), ma credono che la salvezza la si ottenga per dei meriti personali, e sono proprio quei meriti che distinguono i salvati dai perduti.

Diletti e fedeli nel Signore, considerate queste mie brevi riflessioni, fate come i bereani (cfr. Atti 17:11) e anche come i samaritani (cfr. Giovanni 4:39-42), perché ciò è gradito a Dio ed Egli vi darà d’intendere e vi aprirà il cuore per credere alla verità, e la verità vi renderà liberi.

Nessuno vi seduca con vani e manipolatori ragionamenti.

Giuseppe Piredda

 

 
 
 
 

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