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Un passo delle Scritture che va studiato bene, perché chiarisce molte cose

Ecco uno dei passi che i calvinisti e alcuni riformati non vogliono proprio sentire:

«Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito, tranne il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta.» (Giovanni 17:12)

Quelle parole furono pronunciate da Gesù quando era con i suoi discepoli, Egli prega per loro, e tra le cose che chiede al Padre e che ricorda ai suoi discepoli ci sono delle cose importantissime, su cui bisogna riflettere e che voglio porre alla vostra particolare attenzione.

In quel passo Gesù si riferisce anche a tutti i dodici Apostoli, compreso Giuda Iscariota. I dodici gli furono dati dal Padre, secondo quanto è confermato dalle seguenti parole:

«E diceva: Per questo v'ho detto che niuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre.» (Giovanni 6:65)

Dunque, è il Padre che ha fatto andare a Gesù i discepoli, compreso Giuda Iscariota che è stato scelto da Gesù tra i dodici Apostoli, e Gesù dicendo "quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e niuno di loro è perito", sono una conferma.

Ma, dopo quelle, le parole della preghiera di Gesù innalzata al Padre continuano, e fa sapere che a tutto ciò ci sarebbe stato un’ECCEZIONE, infatti Giuda Iscariot è andato in perdizione.

La parola TRANNE ci fa capire che Giuda faceva pienamente parte dei dodici e dei discepoli di Gesù, anche perché sarebbe del tutto impossibile credere che Gesù sia andato sul monte una notte a pregare per scegliere gli Apostoli tra i suoi discepoli, e alla fine sia giunto a scegliere un INCREDULO, proprio Lui che sapeva cosa c’era dentro il cuore di ciascun uomo. No, Gesù non si sbagliò a scegliere Giuda in quel momento, quando ciò avvenne Giuda era un discepolo di Gesù e fu scelto appropriatamente come Apostolo.

La domanda che bisogna farsi dopo quello che abbiamo detto sopra, è il perché il Signore Iddio abbia agito in quel modo?

Ebbene, Gesù nelle sue parole risponde anche a questo, e lo spiega in questa maniera: "affinché la Scrittura fosse adempiuta".

Quindi, in conclusione, era volontà di Dio che Giuda credesse e poi tradisse Gesù e dopo si andò ad impiccare e, alla fine di tutto, se ne andò in perdizione.

Cari fratelli nel Signore, badate a voi stessi, badate a come ascoltate, sforzatevi di capire queste cose che riguardano Giuda Iscariota, perché è molto importante, in quanto se uno ha creduto ed è nato di nuovo, è spinto a temere Iddio e fuggire il male; cosa, invece, che non fanno coloro che credono nella falsa dottrina "una volta salvati sempre salvati". Questi ultimi, sono spinti a vivere una vita di peccato, sentendosi sempre salvati hanno meno freni nel peccare e non temono i giusti giudizi di Dio.

Da un'altra parte, invece, può sorgere qualche problema di fede in coloro che sono nati di nuovo, perché credendo che possano perdere la salvezza ottenuta, potrebbero essere sospinti a pensare di non sapere di essere salvati se non soltanto alla fine della loro vita.

Cari nel Signore, il pensiero da farsi sulla propria fede deve essere riferito al momento specifico che state vivendo, al momento contingente, quindi, se siete nati di nuovo e i vostri peccati sono stati perdonati, voi siete stati salvati PER FEDE a tutti gli effetti, e non dovete dubitare di nulla.

Ma è doveroso anche anche sapere, che QUELLA FEDE CHE VOI AVETE INIZIATO AD AVERE DA QUANDO AVETE CREDUTO, voi dovrete continuare ad averla e custodirla SINO ALLA FINE della vostra vita, per ereditare la vita eterna. Eh sì, perché se uno abbandona la fede in Dio e non persevera in essa sino alla fine, costui farà la fine di Giuda Iscariota. Perciò, fratelli nel Signore, sapendo tali cose, ricordatevi sempre di queste parole dello scrittore agli Ebrei:

«Ma noi non siamo di quelli che si traggono indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per salvar l'anima.» (Ebrei 10:39)

La considerazione che un credente deve fare è questa: sei nato di nuovo? Bene, allora hai ricevuto la fede da Dio che ti ha salvato; ma devi anche sapere che la stessa fede la dovrai mantenere fino alla fine della tua vita, per poter giungere ad ereditare il Regno dei cieli (cfr. 1 Corinzi 6:9-10); quindi dovrai mettere in pratica tutto quello che è necessario affinché la tua fede rimanga viva e sia alimentata dalla luce della Parola di Dio, e lo Spirito santo continui ad ardere nel tuo cuore.

Quanto è stato esposto è corretto e giusto, infatti se uno crede in Dio e viene salvato per fede, questi come conseguenza si santifica ed abbandona la vita di peccato che faceva prima; ma è altresì doveroso ricordare che SE UNO TORNA A FARE LA VITA di prima, o anche vivere peggio di prima, cioè NEL PECCATO e secondo le voglie del mondo, è chiaro che la sua fede si è spenta, essa è morta (cfr. Giacomo 2:14-26), ed è scritto che senza fede non si può piacere a Dio (cfr. Ebrei 11:6), non si eredita il regno celeste, pertanto esso naufraga quanto alla fede e se non si ravvede e non torna a camminare come piace al Signore, ecco che va in perdizione.

Cari nel Signore, esaminate voi stessi, dunque, per vedere se siete ancora nella fede, come esorta di fare l'Apostolo Paolo:

«Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi? A meno che proprio siate riprovati.» (2 Corinzi 13:5)

Come abbiamo appena letto, Paolo ha scritto ai santi di Corinto e li ha esortati in quel passo ad esaminare e vedere se fossero ancora nella fede. Qualora Paolo avesse creduto che la fede non si sarebbe potuta perdere, allora non avrebbe potuto scrivere quelle parole, perché non sarebbero state veraci. Siccome le ha scritte, ebbene, Paolo sapeva che era ed è necessario sempre perseverare nella fede fino alla fine ed esaminare sé stessi per sapere se si è ancora nella fede.

Diletti e fedeli nel Signore, sappiate che le Scritture sacre insegnano in molti passi che la fede si può perdere, che si può credere per un tempo (cfr. Luca 8:13), che si può commettere il peccato che mena a morte (cfr. 1 Giovanni 5:16-17), che ci si può sviare dalla via della verità (cfr. 2 Timoteo 2:24-26), e quindi è possibile perdere la salvezza ricevuta per grazia mediante la fede (cfr. 2 Timoteo 2:13).

Giacomo scrive ai santi che senza le opere la fede è morta, e coloro la cui fede è morta, andranno in perdizione (cfr. Giacomo 2:14-26). Non v'illudete, fratelli e sorelle, chi muore senza fede, anche se un tempo l'aveva avuta, pure la sua giustizia non sarà ricordata ed andrà in perdizione (cfr. Ezechiele 33:12).

Sappiate, dunque, che quelli che hanno ricevuto la fede da Dio devono combattere per serbarla nel loro cuore fino alla fine, e non devono temere nulla; quelli che devono temere sono coloro che un giorno hanno creduto, ma si sono dati nuovamente a vivere nel peccato, venendo meno nella fede in Dio e nella Sua Parola. Sono questi ultimi che devono temere, sono quelli che vivono nel peccato e s'illudono, benché siano un giorno nati di nuovo, pure si sono convinti erroneamente che non possano andare in perdizione. A costoro dico: ascoltate bene la vostra coscienza, perché la tribolazione e l'angoscia che vi stringe il cuore (cfr. Romani 2:9), vi sta avvisando che voi siete TORNATI nella via della perdizione in cui eravate prima di essere salvati, e in tale situazione non piacete di certo a Dio, perché state vivendo nel peccato e disprezzate la fede, la Parola di Dio e lo Spirito santo che parla ai vostri cuori. Ravvedetevi, dunque, e chiedete pietà e misericordia a Dio, perché Egli è buono e misericordioso, e vi rimetterà i vostri peccati e vi libererà dal laccio del maligno.

Diletti e fedeli nel Signore, sappiate che non vi parlo in questo modo perché voglio mortificarvi cercando il vostro male, ma vi parlo sinceramente e francamente per il bene dell’anima vostra, affinché non perdiate la vostra salvezza ottenuta una volta, e desidero che viviate una vita piena, felice e fiduciosa nel Signore nostro Gesù Cristo che ci ha salvati e lavati dai nostri peccati.

Nessuno vi seduca con vani e manipolatori ragionamenti.

Giuseppe Piredda


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