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Il giudizio a venire

L’Apostolo Paolo nell’areopago di Atene predicò, tra le altre cose, anche queste parole:

«Iddio dunque, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, fa ora annunziare agli uomini che tutti, per ogni dove, abbiano a ravvedersi, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo dell’uomo ch’Egli ha stabilito; del che ha fatto fede a tutti, avendolo risuscitato dai morti.» (Atti 17:30-31)

Quindi, che Dio ha fissato un giorno nel quale giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo di Gesù Cristo, si deve predicare anche a coloro che devono ravvedersi e credere nell’Evangelo di Gesù Cristo, oltre che a ricordarlo ai santi.

Tutti gli uomini saranno giudicati, sia i giusti che gli ingiusti, con delle differenze tra le due categorie di persone:

Quindi, cari nel Signore, ricordatevi sempre anche del fatto che ci sarà un giudizio finale, al tempo stabilito da Dio, e secondo quanto ha scritto Giovanni in Apocalisse, il giudizio degli empi avverrà dopo la risurrezione degli ingiusti, alla fine del regno millenario che Gesù Cristo alla sua venuta in gloria istituirà sulla terra, durante il quale regnerà la pace e la giustizia.

Ecco cosa scrive Giovanni a proposito del giudizio degli empi che dovrà avvenire:

«Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggiron terra e cielo; e non fu più trovato posto per loro. E vidi i morti, grandi e piccoli, che stavan ritti davanti al trono; ed i libri furono aperti; e un altro libro fu aperto, che è il libro della vita; e i morti furon giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le opere loro. E il mare rese i morti ch’erano in esso; e la morte e l’Ades resero i loro morti, ed essi furon giudicati, ciascuno secondo le sue opere. E la morte e l’Ades furon gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco. E se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.» (Apoc. 20:11-15)

Quelli i cui nomi non saranno trovati scritti nel libro della vita saranno gettati nello stagno di fuoco e di zolfo, e tra quei nomi che non si troveranno scritti, ci saranno anche quelli che sono stati cancellati dal libro della vita (cfr. Apoc. 3:5), i quali hanno creduto solo per un tempo (cfr. Luca 8:13), ma è venuto un momento in cui hanno cessato di credere.

Il criterio del giudizio che verrà utilizzato per giudicare tutte le persone, sia nel giudizio dei santi che in quello di condanna degli empi, sarà basato sulle azioni che le persone avranno compiute in vita su questa terra, e voi sapete bene, cari nel Signore, che le opere di un uomo dipendono dalla fede che ha nel Signore Gesù Cristo e nella Somma della Parola di Dio, perché Giacomo ha scritto queste cose:

«Anzi uno piuttosto dirà: Tu hai la fede, ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le tue opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. …

Ma vuoi tu, o uomo vano, conoscere che la fede senza le opere non ha valore? …

Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.» (Giac. 2:18, 20, 26)

Quindi, il giudizio di Dio si baserà sulle opere, ed esse sono il frutto della fede, la conseguenza della fede che uno ha nel Signore Gesù Cristo, ed è importante morire avendo fede, perché bisogna perseverare nella fede sino alla fine, e se un credente non persevera nella fede, ma smette di credere, allora rientra tra quelli i cui nomi saranno stati cancellati dal libro della vita e saranno giudicati per essere condannati con gli empi che non hanno mai creduto. È per quel motivo che nella Parola di Dio ci sono molte esortazioni a perseverare nella fede sino alla fine, perché è solo perseverando nella fede che si eredita il Regno di Dio.

Quindi, i giusti vivranno in pace e gioia nella nuova creazione di Dio (cfr. Apoc. 21), mentre gli ingiusti saranno condannati a vivere per l’eternità nello stagno di fuoco e di zolfo, dove saranno tormentati giorno e notte, per sempre (cfr. Apoc. 20:10, 14-15), e non ci sarà pace per loro.

Pertanto, cari nel Signore, vi ricordo queste cose affinché le teniate sempre bene a mente, e le possiate anche annunziare agli increduli, come fece Paolo ad Atene, e ricordatevi sempre che nel giudizio di Dio viene espressa chiaramente la Giustizia di Dio e contemporaneamente la Sua sovranità su tutto il suo creato, compreso sopra tutti gli uomini.

A Dio, giusto giudice, vanno date la gloria, l’onore e la lode, perché a Lui appartengono nei secoli dei secoli. Amen!

Chi ha orecchie da udire oda.

Giuseppe Piredda


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