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La Parola di Dio insegna che l’inferno esiste

Sono molti quelli che non credono che esista l'inferno, cioè quel luogo in cui vanno a finire le anime dopo che si dipartono dal corpo, in attesa di essere giudicati e poi gettati nello stagno di fuoco e di zolfo, che è il luogo di tormento che durerà eternamente (cfr. Matt. 5:22, 10:28; Luca 12:5; Apoc. 20:10, 13-14, 21:8), mentre l'inferno, chiamato in greco Ades ed in ebraico Sheol, esisterà solo temporaneamente, fino al giorno del giudizio finale (cfr. Apoc. 20:14).

Checché ne dicano gli increduli, come quello della foto, anche se si fregiano del titolo di teologo, pure l'inferno esiste, infatti quando annunziamo l'Evangelo con lo scopo di salvare delle anime, la salvezza consiste nel preservare le anime dall'essere gettate all'inferno prima e nello stagno di fuoco e di zolfo poi.

La salvezza si ottiene per grazia, mediante la fede nell'Evangelo di Gesù Cristo, non si può meritare e non è per opere, ma per fede.

Gesù parla dell'Ades, cioè il soggiorno dei morti, e spiega molto bene cosa significhi per un'anima stare in quel luogo ed il tormento della fiamma che sente, come riporta Luca nel suo Vangelo, al capitolo 16.

Il ricco e Lazzaro sono morti, ed i loro corpi sono stati seppelliti, ma dal racconto che continua si intende che la loro anima continua a vivere, non è morta, ed è perfettamente cosciente, interagisce con chi gli è vicino, infatti il ricco interagisce con Abramo, ed inoltre del suo stato dice queste parole:

«morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell'Ades, essendo ne' tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma.» (Luca 16:22-24)

Taluni, sospinti da spiriti di menzogna a riguardo di quelle parole dette da Gesù in Luca 16, dicono falsamente che non è un racconto reale di fatti realmente accaduti, ma ciò che asseriscono quei tali bugiardi non è vero, non c'è scritto che sia una parabola, né una similitudine, ma tutto porta a far capire al lettore attento e di buona coscienza che quello è un racconto di fatti accaduti esattamente come descritti dal Signore Gesù.

Non a tutti è dato di intendere, soprattutto non intendono la verità coloro che sono ancora schiavi del peccato e sono perduti nei loro falli e nei loro peccati, e tra quelli ci sono tutti gli idolatri cattolici romani, compresi i loro teologi.

È doveroso fare una precisione per agevolare coloro che hanno una buona coscienza e si accingono a studiare il capitolo 16 del Vangelo di Luca, perché è bene sapere che prima della resurrezione di Gesù tutte le anime dei morti andavano a finire nell'Ades, i giusti come Abramo e Lazzaro in una parte chiamata seno di Abramo, nella quale si godeva la pace e la gioia della salvezza, come dice Abramo di Lazzaro "Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato" (Luca 16:25).

Mentre gli ingiusti come il ricco, andavano a finire nella parte dov'erano tormentati da una fiamma che non è attizzata da mano d'uomo, ed i due luoghi erano separati come disse Abramo al ricco: "fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di là si passi da noi". (Luca 16:26).

Gesù quando morì ed il suo corpo morto fu seppellito e vi rimase fino al terzo giorno, in ispirito andò a predicare nell'Ades (cfr. 1Piet. 3:18-19), e dopo quando risuscitò portò con sé in cielo tutte quelle anime che erano salvate ed erano prigioni nel seno di Abramo; quelli che erano tormentati rimasero e dono ancora lì in attesa del giudizio finale. Da quel momento della resurrezione di Gesù, tutte le anime dei giusti che muoiono vanno direttamente in cielo davanti al Signore, e non più nell'Ades (cfr. Efes. 4:8-10). I perduti, invece, continuano ad essere gettati nell'Ades, dove sono tormentati nelle fiamme.

Chi sono quelli che hanno interesse a pensare e credere che l'inferno non esista? Sono i peccatori, coloro che sono perduti nei falli e nel peccato, e pure certi credenti ribelli che non si vogliono sottomettere alla volontà di Dio, hanno il loro interesse di pensare che non esistano luoghi di tormento dell'anima, gli fa comodo, li fa stare meglio, si sentono più sicuri, ma s'illudono, perché indipendentemente da ciò che gli uomini credono, quello che ha valore è soltanto ciò che è scritto nella Parola di Dio, vivente e permanente, quello che uno pensa non ha valore se non è supportato dagli insegnamenti della Scrittura.

Pertanto, cari fratelli e sorelle nel Signore, vi esorto a studiare attentamente le cose che vi ho solo brevemente accennate in questo scritto, affinché impariate ciò che insegna la Scrittura a riguardo dell'immortalità dell'anima e dei luoghi di tormento delle anime di cui la Scrittura parla. Esaminate bene ogni cosa e ritenete il bene. Badate dunque a come ascoltate e badate che nessuno vi seduca con vani e manipolatori ragionamenti.

Giuseppe Piredda

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