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Si viene salvati per la grazia e la misericordia di Dio, non per le opere compiute

L'Apostolo Paolo ha scritto queste parole al giovane Timoteo, per ammaestrarlo:

«[Gesù Cristo] ci ha salvati e ci ha rivolto una santa chiamata, non secondo le nostre opere, ma secondo il proprio proponimento e la grazia che ci è stata fatta in Cristo Gesù avanti i secoli» (2 Tim. 1:9)

Infatti è Dio che ci ha fatti chiamare a ravvedimento, poi ha messo in noi la fede per mezzo del Suo Spirito santo e mediante di Lui ci ha rigenerati spiritualmente, ci ha purificato da tutti i nostri peccati commessi. Quindi, è Dio che ci ha salvati, non ci siamo salvati noi stessi. Noi, che siamo nati di nuovo e siamo stati rigenerati spiritualmente, eravamo come persone che affogavano nel mare profondo e qualcuno ci ha tratto fuori dall'abisso, siamo dunque stati salvati non per la nostra forza o volontà, ma grazie alla volontà di Colui che ci ha salvati, che è Dio.

È bene sempre ricordarci che Iddio non ci ha salvati perché eravamo migliori di altri, né per le nostre buone opere, né per la nostra volontà, ma ci ha salvati soltanto per il suo proponimento, cioè Iddio in sé stesso, senza essere influenzato da niente e da nessuno esternamente a sé stesso, ha decretato di avere misericordia di noi, di salvarci e di farci nascere di nuovo, e siamo così diventati figlioli di Dio (cfr. Giov. 1:12-13).

Siamo stati salvati perché Gesù ha offerto il suo corpo in sacrificio anche per noi, per la remissione dei nostri peccati ed il terzo giorno è risuscitato per la nostra giustificazione (cfr. Efes. 1:7; Rom. 4:25).

Nella Scrittura leggiamo anche qual è stato il momento in cui Iddio ha deciso di salvarci, avanti tutti i secoli, prima che ogni uomo fosse nato e avesse fatto alcun che di bene o di male, dunque non ha deciso dopo che siamo venuti all’esistenza ed abbiamo iniziato a pensare ed a volere di essere salvati:

«Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand'ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell'elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, le fu detto: Il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù.» (Rom. 9:10-13)

Il passo delle sacre Scritture citato e tutto il resto della Parola di Dio ci fanno capire bene cosa significhi essere salvati per grazia soltanto, e non per meriti personali, e questo affinché nessuno si possa gloriare né davanti a Dio né davanti agli uomini (cfr. Efes. 2:8-9).

Di questa grande salvezza immeritata, dobbiamo solo ringraziare Iddio e gioire del fatto che i nostri nomi sono stati scritti nei cieli (cfr. Luca 10:20), fin dalla fondazione del mondo (cfr. Efes. 1:4; Apoc. 13:8). Badiamo dunque a perseverare nella fede, nella santificazione e nel bene operare, e guardiamoci di non venire meno e di non trarci indietro, affinché non siamo di quelli che vengono rigettati da Dio (cfr. Rom. 1:28-31), affinché non avvenga che il nostro nome venga cancellato dal libro della vita (cfr. Apoc. 3:5) e al ritorno del Signore, non ci dovessimo ritirare pieni di vergogna dalla sua presenza (cfr. 1 Giov. 2:28).

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

Giuseppe Piredda


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