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In difesa della sovranità di Dio (contro l’attacco sferratogli dalle ADI)

DOTTRINA ADI

Paolo Lombardo, pastore della Chiesa ADI che si riunisce in via Susanna a Catania, e che insegna presso la Scuola Biblica delle ADI a Roma, in un suo scritto dal titolo: ‘Il destino …. secondo la Bibbia’, ha affermato quanto segue:

‘Il caso, più logico secondo la Scrittura. Dal latino “casus” = “caduta”, indica l’imprevedibilità, l’accidentalità, alla quale si potrebbero attribuire gli eventi, indipendentemente da una volontà e da un piano logico. Il “caso” è perciò del tutto diverso dal “destino”, che invece dovrebbe essere predeterminato. Dio aveva fatto tutto buono, perfetto, ogni cosa come la componente di un piano ben preciso e bello … ma la ribellione di satana e la caduta, la corruzione dell’uomo hanno sconvolto tutto. Dio stesso, in qualche modo, quindi ha abbandonato tutti gli uomini e gli eventi che li concernono (2Cr 24: 20; Ro 1: 24,26,28…). Ciò che avviene agli uomini in genere è, dunque, dovuto al caso, al rischio delle probabilità (Ec 9: 11,12), alla loro saggezza o alla loro follia (Pr 21: 20; 27: 12)… purtroppo sempre sotto l’influenza di satana, nel quale “tutto il mondo giace” (Ef 2: 1-3; 1Gv 5: 19) …. Il “destino” in senso fatalistico e inesorabile, perciò, non esiste affatto. Ciò che capita, se mai, è dovuto al caso, alle circostanze o alla saviezza o alla stoltezza di ognuno.’.

Tratto da: http://www.adicatania.net/public/studi/ildestino.pdf

Dunque, Dio non ha predeterminato gli eventi sulla terra, perchè essi sono frutto del caso o delle circostanze o delle decisioni giuste o sbagliate degli essere umani. Al massimo Dio sapeva che questi eventi si sarebbero verificati, ma certamente non li ha decretati! E – continuano le ADI – è proprio in virtù di questa sua conoscenza, che Egli prevede ma non predetermina: ‘Conoscendo ogni cosa, Dio è in grado di affermare prima del tempo ciò che avverrà in futuro. E’ per questa ragione che nella Bibbia molti eventi vengono predetti. Ciò non significa che l’Eterno prenda delle decisioni su ciò che ci avverrà nel futuro. Egli semplicemente conosce quali saranno le nostre decisioni prima ancora che le prendiamo. Avendo la capacità di prevedere, Egli è in grado di predire ciò che avverrà nel futuro. Tuttavia la sua capacità di predire il futuro non vuol dire che Egli abbia predeterminato gli eventi, o che abbia già deciso quello che deve avvenire’ (Verità Fondamentali, 1/3, I.C.I., Roma 1996, pag. 40).

Questo modo di vedere le cose nelle ADI ha avuto degli effetti anche sulla dottrina della salvezza perché è proprio basandosi su questo assunto che le ADI affermano che la nostra salvezza è dipesa da una nostra scelta (perchè l’uomo il destino se lo crea da sé!) e non da una scelta di Dio a salvarci (e quindi non in virtù di una predestinazione divina ad essere salvati)! Francesco Toppi, ex presidente delle ADI ha infatti affermato: ‘E’ Dio che pianifica la nostra vita. Il destino però se lo crea l’uomo. Noi non crediamo nella predestinazione’ – Il Tempo, 3 Marzo 1995). Dio quindi – sostengono le ADI – certamente sapeva che noi saremmo stati salvati, ma non determinò innanzi di salvarci!

 

CONFUTAZIONE

Fratelli, ci troviamo davanti a delle affermazioni insensate, che costituiscono un duro attacco alla sovranità del nostro grande Iddio, perchè secondo la Bibbia nulla avviene per caso, nulla avviene in ragione del rischio delle probabilità, e nulla avviene semplicemente perchè qualcuno prende una decisione saggia o stolta, in quanto ogni evento, piccolo o grande che sia, che accade agli uomini (ma il discorso si potrebbe estendere a quanto accade nella natura e tra animali), avviene per volontà di Dio, il Creatore e Governatore dell’Universo, ossia il Padre del nostro Signore Gesù, che lo fa accadere nel modo e nel tempo da Lui prestabiliti per ragioni che non possono essere altro che giuste perché Egli è giusto e che se anche Lui non ci rivela per certo un giorno ce le farà conoscere.

Questa confutazione è stata da me suddivisa in tre parti. Nella prima parte dimostro come Dio agisce come vuole con gli abitanti del mondo, avendo prestabilito i confini e le epoche delle nazioni; poi come gli eventi che si verificano nella vita delle singole persone sono anch’essi stabiliti da Dio prima che essi si verifichino e quindi avvengono per volere di Dio, e tra questi eventi c’è quello della salvezza che quindi non è frutto di una scelta umana ma di una scelta divina, in quanto il credente è stato predestinato da Dio alla salvezza. Nella seconda parte rispondo ad alcune particolari obbiezioni mosse dalle ADI contro la predeterminazione degli eventi da parte di Dio. Mentre nella terza parte dimostro come le ADI hanno una tale avversione verso la sovranità di Dio che hanno manipolato dei libri da loro tradotti.

 

Parte 1- La predeterminazione divina nelle nazioni e nella vita individuale degli uomini

Importante premessa: ‘Quello che Dio predice è stato da Lui decretato dover avvenire’

Innanzi tutto, dato che in questa mia confutazione citerò predizioni fatte da Dio di eventi che poi si sono puntualmente verificati (ed anche alcune che si devono ancora verificare), è doveroso affermare che quando Dio predice qualcosa, ciò vuol dire che Egli ha determinato innanzi che quella cosa avvenga, in altre parole le cose che Lui fa conoscere prima che avvengano non sono altro che suoi decreti, e spesso ne parla come se le cose fossero già avvenute. Sono i suoi decreti, i suoi disegni, che Lui forma in sé stesso molto tempo prima che accadano, e poi li manda ad effetto, secondo che Egli dice: “Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò” (Isaia 46:11). A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

A conferma di quanto appena detto ci sono le seguenti prove bibliche:

Il diluvio – Dio disse a Noè quando gli preannunciò il diluvio: “Nei miei decreti, la fine d’ogni carne è giunta; poiché la terra, per opera degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di gofer; falla a stanze, e spalmala di pece, di dentro e di fuori. Ed ecco come la dovrai fare: la lunghezza dell’arca sarà di trecento cubiti; la larghezza, di cinquanta cubiti, e l’altezza, di trenta cubiti. Farai all’arca una finestra, in alto, e le darai la dimensione d’un cubito; metterai la porta da un lato, e farai l’arca a tre piani: uno da basso, un secondo e un terzo piano. Ed ecco, io sto per far venire il diluvio delle acque sulla terra, per distruggere di sotto i cieli ogni carne in cui è alito di vita; tutto quello ch’è sopra la terra, morrà. Ma io stabilirò il mio patto con te; e tu entrerai nell’arca: tu e i tuoi figliuoli, la tua moglie e le mogli de’ tuoi figliuoli con te. E di tutto ciò che vive, d’ogni carne, fanne entrare nell’arca due d’ogni specie, per conservarli in vita con te; e siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo le loro specie del bestiame secondo le sue specie, e di tutti i rettili della terra secondo le loro specie, due d’ogni specie verranno a te, perché tu li conservi in vita. E tu prenditi d’ogni cibo che si mangia, e fattene provvista, perché serva di nutrimento a te e a loro’ (Genesi 6:13-21). Come potete vedere, Dio parlò di Suoi decreti, tra i quali c’era pure la distruzione di ogni carne sopra la terra. In un Dizionario della lingua italiana alla voce ‘decreto’ si legge tra le altre cose anche questa definizione ‘disposizione, deliberazione di una volontà divina’, e su una Enciclopedia invece si legge: ‘Ciò che è stabilito da una volontà o forza superiore all’uomo’. E’ evidente dunque che il diluvio fu qualcosa innanzi determinato da Dio.

I sette anni di abbondanza e i sette anni di carestia ai giorni di Faraone – Quando Giuseppe si presentò dinnanzi a Faraone per interpretargli i sogni che questo aveva avuto, nell’interpretazione che comunicò a Faraone gli disse: “Ciò che Faraone ha sognato è una stessa cosa. Iddio ha significato a Faraone quello che sta per fare. Le sette vacche belle sono sette anni, e le sette spighe belle sono sette anni; è uno stesso sogno. E le sette vacche magre e brutte che salivano dopo quelle altre, sono sette anni; come pure le sette spighe vuote e arse dal vento orientale saranno sette anni di carestia. Questo è quel che ho detto a Faraone: Iddio ha mostrato a Faraone quello che sta per fare. Ecco, stanno per venire sette anni di grande abbondanza in tutto il paese d’Egitto; e dopo, verranno sette anni di carestia; e tutta quell’abbondanza sarà dimenticata nel paese d’Egitto, e la carestia consumerà il paese. E uno non si accorgerà più di quell’abbondanza nel paese, a motivo della carestia che seguirà; perché questa sarà molto aspra. E l’essersi il sogno replicato due volte a Faraone vuol dire che la cosa è decretata da Dio, e che Dio l’eseguirà tosto” (Genesi 41:25-32). Anche in questo caso, si parla di un decreto di Dio, che Dio ha preannunciato a qualcuno, ed anche questa volta c’è un giudizio di Dio (preceduto però da sette anni di benedizione divina).

L’umiliazione inflitta da Dio a Nebucadnetsar e il suo ravvedimento – La Scrittura dice che un giorno il re Nebucadnetsar ebbe un sogno che lo spaventò, e allora lui chiamò a sè i magi, gl’incantatori, i Caldei e gli astrologi, ai quali raccontò il sogno, ma essi non poterono fargli conoscere l’interpretazione. Alla fine si presentò davanti a lui Daniele, al quale raccontò il sogno e il quale gli diede l’interpretazione di esso. Ecco cosa gli disse Daniele: “L’albero che il re ha visto, ch’era divenuto grande e forte, la cui vetta giungeva al cielo e che si vedeva da tutti i punti della terra, l’albero dal fogliame bello, dal frutto abbondante e in cui era nutrimento per tutti, sotto il quale si riparavano le bestie dei campi e fra i cui rami dimoravano gli uccelli del cielo, sei tu, o re; tu, che sei divenuto grande e forte, la cui grandezza s’è accresciuta e giunge fino al cielo, e il cui dominio s’estende fino alle estremità della terra. E quanto al santo Vegliante che hai visto scendere dal cielo e che ha detto: – Abbattete l’albero e distruggetelo, ma lasciatene in terra il ceppo delle radici, in catene di ferro e di rame, fra l’erba de’ campi, e sia bagnato dalla rugiada del cielo, e abbia la sua parte con gli animali della campagna finché sian passati sopra di lui sette tempi – eccone l’interpretazione, o re; è un decreto dell’Altissimo, che sarà eseguito sul re mio signore: tu sarai cacciato di fra gli uomini e la tua dimora sarà con le bestie de’ campi; ti sarà data a mangiare dell’erba come ai buoi; sarai bagnato dalla rugiada del cielo, e passeranno su di te sette tempi, finché tu non riconosca che l’Altissimo domina sul regno degli uomini, e lo dà a chi vuole. E quanto all’ordine di lasciare il ceppo delle radici dell’albero, ciò significa che il tuo regno ti sarà ristabilito, dopo che avrai riconosciuto che il cielo domina. Perciò, o re, ti sia gradito il mio consiglio! Poni fine ai tuoi peccati con la giustizia, e alle tue iniquità con la compassione verso gli afflitti; e, forse, la tua prosperità potrà esser prolungata’ (Daniele 4:20-27). Come si può vedere, Dio annunciò a quel re quello che gli avrebbe fatto, che Daniele chiamò un decreto dell’Altissimo. Notate inoltre che Dio aveva decretato non solo che il re doveva essere cacciato di fra gli uomini e la sua dimora doveva essere con le bestie de’ campi, e doveva essergli data a mangiare dell’erba come ai buoi ed essere bagnato dalla rugiada del cielo, ma anche che alla fine dei sette tempi il regno gli doveva essere restituito perché avrebbe riconosciuto che il cielo domina. E le cose avvennero esattamente come Dio aveva innanzi detto (cfr. Daniele 4:29-37). Ma non è abbastanza chiaro che ciò che avvenne a Nebucadnetsar era stato predeterminato da Dio e non poteva non accadere?

Le sofferenze patite da Gesù – Ora, nel libro degli Atti degli apostoli è menzionata una preghiera che i discepoli del Signore innalzarono a Dio di pari consentimento, e tra le parole da essi rivolte a Dio ci furono le seguenti: “Signore, tu sei Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; Colui che mediante lo Spirito Santo, per bocca del padre nostro e tuo servitore Davide, ha detto: Perché hanno fremuto le genti, e hanno i popoli divisate cose vane? I re della terra si sono fatti avanti, e i principi si sono raunati assieme contro al Signore, e contro al suo Unto. E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si sono raunati Erode e Ponzio Pilato, insieme coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per faretutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio avevano innanzi determinato che avvenissero” (Atti 4:25-28. Cfr. Salmo 2:1-3). Quindi i discepoli, nel comportamento di Erode, di Ponzio Pilato, dei Giudei e dei Gentili, riconobbero l’adempimento delle parole che Davide aveva pronunziato per lo Spirito Santo secoli addietro. Ora, tutti costoro, secondo le parole di quei credenti, si radunarono contro Gesù Cristo per fare tutte le cose che la mano di Dio ed il Suo consiglio avevano innanzi determinato, il che equivale a dire che tutto quello che Erode, Pilato, insieme ai Giudei e ai Gentili fecero contro Gesù lo fecero per volontà di Dio. In altre parole essi fecero contro Gesù tutto quello che Dio aveva predeterminato dovesse avvenire, e che aveva preannunciato.

 

I confini e le epoche assegnate da Dio alle nazioni

L’apostolo Paolo disse ad Atene che Dio “ha tratto da un solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione” (Atti 17:26).

Vediamo quindi di spiegare questo concetto con le Scritture al fine di riconoscere come è Dio che determina innanzi quanto tempo deve durare una nazione, ed entro quali confini gli abitanti di ogni nazione devono abitare. Per cui Egli determina e dirige tutti gli eventi terrestri, al fine di mandare ad effetto i suoi disegni.

 

I confini

Dopo il diluvio ai figli di Noè, vale a dire a Sem Cam e Jafet nacquero dei figliuoli e da essi uscirono le nazioni che si sparsero per la terra dopo il diluvio (cf. Genesi 10:22).

Da Sem per esempio discesero gli Ebrei, il cui capostipite fu Abramo chiamato appunto l’Ebreo. Ora, vediamo come mai gli Ebrei dopo la loro uscita dall’Egitto andarono ad abitare proprio nella terra di Canaan e non in un’altro posto.

Uno dei discendenti di Sem fu Abramo il quale abitava in Ur dei Caldei; un giorno Dio gli disse: “Vattene dal tuo paese e dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò” (Genesi 12:1), ed egli ubbidì a Dio, infatti partì da Ur dei Caldei per recarsi nel paese che Dio gli avrebbe mostrato. Partì per fede, senza sapere dove andava, dice la Scrittura. In questo viaggio, fece tappa a Charan, dopodichè proseguendo il suo viaggio giunse nel paese di Canaan dove in quel tempo abitavano i Cananei. Qui Dio gli apparve e gli disse: “Io darò questo paese alla tua progenie” (Genesi 12:7), quando lui ancora non aveva progenie dato che sua moglie ancora non gli aveva dato nessun figlio essendo sterile. Quando aveva cent’anni gli nacque il figlio della promessa, vale a dire Isacco; Isacco generò Esaù e Giacobbe; e Giacobbe generò i dodici patriarchi. Per volontà di Dio i discendenti di Giacobbe si stanziarono in Egitto dove furono oppressi dagli Egiziani per quattrocento anni. Al termine di questo lungo periodo di tempo, Dio li liberò dalla mano di Faraone e li fece venire nella terra di Canaan affinché ne prendessero possesso.

Ma prima che essi entrassero nella terra promessa, Mosè (che fu l’uomo di cui Dio si era usato per portare gli Israeliti fuori dall’Egitto) ricordando il viaggio d’Israele nel deserto fece un discorso ad Israele nel quale troviamo queste parole: “Poi tornammo indietro e partimmo per il deserto in direzione del mar Rosso, come l’Eterno m’avea detto, e girammo attorno al monte Seir per lungo tempo. E l’Eterno mi parlò dicendo: ‘Avete girato abbastanza attorno a questo monte; volgetevi verso settentrione. E da’ quest’ordine al popolo: Voi state per passare i confini de’ figliuoli d’Esaù, vostri fratelli, che dimorano in Seir; ed essi avranno paura di voi; state quindi bene in guardia; non movete lor guerra, poiché del loro paese io non vi darò neppur quanto ne può calcare un piede; giacché ho dato il monte di Seir a Esaù, come sua proprietà. ….  Così passammo, lasciando a distanza i figliuoli di Esaù, nostri fratelli, che abitano in Seir, ed evitando la via della pianura, come pure Elath ed Etsion-Gheber. Poi ci voltammo, e c’incamminammo verso il deserto di Moab. E l’Eterno mi disse: ‘Non attaccare Moab e non gli muover guerra, poiché io non ti darò nulla da possedere nel suo paese, giacché ho dato Ar ai figliuoli di Lot, come loro proprietà. (Prima vi abitavano gli Emim: popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakim. Erano anch’essi tenuti in conto di Refaim, come gli Anakim; ma i Moabiti li chiamavano Emim. Anche Seir era prima abitata dagli Horei; ma i figliuoli di Esaù li cacciarono, li distrussero e si stabilirono in luogo loro, come ha fatto Israele nel paese che possiede e che l’Eterno gli ha dato.) ….  E quando la morte ebbe finito di consumare tutti quegli uomini di guerra, l’Eterno mi parlò dicendo:  ‘Oggi tu stai per passare i confini di Moab, ad Ar, e ti avvicinerai ai figliuoli di Ammon. Non li attaccare e non muover loro guerra, perché io non ti darò nulla da possedere nel paese de’ figliuoli di Ammon, giacché l’ho dato ai figliuoli di Lot, come loro proprietà. (Anche questo paese era reputato paese di Refaim: prima vi abitavano dei Refaim, e gli Ammoniti li chiamavano Zamzummim:  popolo grande, numeroso, alto di statura come gli Anakim; ma l’Eterno li distrusse davanti agli Ammoniti, che li cacciarono e si stabilirono nel luogo loro. Così l’Eterno avea fatto per i figliuoli d’Esaù che abitano in Seir, quando distrusse gli Horei davanti a loro; essi li cacciarono e si stabilirono nel luogo loro, e vi son rimasti fino al dì d’oggi. E anche gli Avvei, che dimoravano in villaggi fino a Gaza, furon distrutti dai Caftorei, usciti da Caftor, i quali si stabilirono nel luogo loro)’ (Deuteronomio 2:1-5, 8-12, 16-23).

Ho voluto citare le suddette parole di Mosè perché esse ci mostrano come Dio non diede un territorio da abitare soltanto ai figliuoli di Israele, ma anche ai figliuoli di Esaù, cioè gli Edomiti (infatti ad essi Egli diede il monte di Seir); ai figliuoli di Moab (uno dei figli di Lot natogli dal rapporto incestuoso con la sua figlia maggiore), ed anche ai figliuoli di Ammon (l’altro figlio di Lot natogli dalla sua figlia minore). Ma vi è un’altra cosa da dire a riguardo e cioè che sia i figliuoli di Esaù che i figliuoli di Ammon per entrare in possesso del paese che Dio aveva loro assegnato dovettero distruggere delle popolazioni che vi abitavano e che esse furono distrutte da Dio davanti a loro. Quindi sia gli Edomiti che gli Ammoniti entrarono in possesso dei rispettivi territori in una maniera simile agli Israeliti. Badate che il discorso sui confini dei popoli stabiliti da Dio deve essere fatto anche per tutti gli altri popoli che esistevano a quei tempi perché Mosè ha detto che “quando l’Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figliuoli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei figliuoli d’Israele” (Deuteronomio 32:8).

Ma veniamo al territorio assegnato da Dio agli Israeliti.

Dio aveva detto ad Abramo: “Io dò alla tua progenie questo paese, dal fiume d’Egitto al gran fiume, il fiume Eufrate; i Kenei, i Kenizei, i Kadmonei, gli Hittei, i Ferezei, i Refei, gli Amorei, i Cananei, i Ghirgasei e i Gebusei” (Genesi 15:18-21); come potete vedere fu Dio a stabilire i confini del territorio che Israele doveva andare ad abitare.

E’ chiaro che questo discorso sui confini dell’abitazione delle nazioni deve essere fatto anche per le nazioni che esistono sulla terra in questa generazione e non solo per quelle antiche; perciò bisogna dire che sia questa nazione nella quale viviamo noi e sia le altre nazioni terrene possiedono i confini assegnatigli da Dio. A coloro che obbiettano e che dicono: ‘Ma alcune volte le nazioni escono dai loro confini per ampliarsi!, dico: ‘Certo, è così perché è altresì scritto che Dio “amplia le nazioni e le riconduce nei loro confini” (Giobbe 12:23). Una conferma che Dio permette che le nazioni amplino i loro confini a danno di altre nazioni limitrofe la troviamo nel libro dei Re dove è scritto che al tempo del re Jehu “l’Eterno cominciò a diminuire il territorio d’Israele; Hazael difatti sconfisse gli Israeliti su tutta la loro frontiera: dal Giordano, verso oriente, soggiogò tutto il paese di Galaad, i Gaditi, i Rubeniti e i Manassiti, fino ad Aroer ch’é presso la valle dell’Arnon, vale a dire tutto il paese di Galaad e di Bashan” (2 Re 10:32-33); una conferma che Dio prima amplia i confini delle nazioni e poi li riconduce nei loro confini la troviamo sempre nel libro dei Re dove è scritto  che il re Geroboamo, figliuolo di Joas, “ristabilì i confini d’Israele dall’ingresso di Hamath al mare della pianura, secondo la parola che l’Eterno, l’Iddio d’Israele, aveva pronunziata per mezzo del suo servitore il profeta Giona, figliuolo di Amittai, che era di Gath – Efer” (2 Re 14:25).

 

Le epoche

Ma l’apostolo Paolo ha detto che Dio ha assegnato pure le epoche alle nazioni, il che significa che esse sussistono nel cospetto di Dio per tutto il tempo che Dio ha innanzi decretato. Anche per spiegare come sia Dio a fare nascere i regni ed a farli scomparire faremo degli esempi tratti dalle Scritture.

Nel libro di Daniele troviamo scritto che il re di Babilonia Nebucadnetsar il secondo anno del suo regno fece un sogno che lo turbò molto. Egli ne voleva comprendere il significato e perciò chiamò i magi, gli astrologi, gli incantatori e i Caldei affinchè gli dicessero il sogno e la sua interpretazione. Ma essi chiesero al re di dirgli prima il sogno e poi essi gliene avrebbero data l’interpretazione, ma il re si rifiutò di raccontargli il sogno che aveva fatto. Allora essi dissero al re che la cosa che lui domandava era ardua e che non c’era tra i mortali alcun uomo che poteva soddisfare la sua richiesta. Il re si adirò e comandò che tutti i savi di Babilonia fossero messi a morte; e tra coloro che dovevano essere messi a morte vi erano anche Daniele e i suoi tre compagni Shadrac, Meshac e Abed – Nego. Allora Daniele, saputo dal capo delle guardie del re per quale ragione il re aveva decretato la morte di tutti i savi di Babilonia, andò dal re e gli chiese tempo perché gli avrebbe fatto conoscere l’interpretazione del sogno. Poi Daniele andò a casa sua e informò della cosa i suoi tre compagni affinché implorassero Dio relativamente a questo segreto e non fossero così messi a morte. Il segreto fu rivelato a Daniele in una visione notturna, e Daniele andò a riferirlo al re. Ed ecco che cosa disse Daniele al re: “Tu, o re, guardavi, ed ecco una grande statua; questa statua, ch’era immensa e d’uno splendore straordinario, si ergeva dinanzi a te, e il suo aspetto era terribile. La testa di questa statua era d’oro fino; il suo petto e le sue braccia eran d’argento; il suo ventre e le sue cosce, di rame; le sue gambe, di ferro; i suoi piedi, in parte di ferro e in parte d’argilla. Tu stavi guardando, quand’ecco una pietra si staccò, senz’opera di mano, e colpì i piedi di ferro e d’argilla della statua, e li frantumò. Allora il ferro, l’argilla, il rame, l’argento e l’oro furon frantumati insieme, e diventarono come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via, e non se ne trovò più traccia; ma la pietra che avea colpito la statua diventò un gran monte, che riempì tutta la terra. Questo è il sogno; ora ne daremo l’interpretazione davanti al re. Tu, o re, sei il re dei re, al quale l’Iddio del cielo ha dato l’impero, la potenza, la forza e la gloria; e dovunque dimorano i figliuoli degli uomini, le bestie della campagna e gli uccelli del cielo, egli te li ha dati nelle mani, e t’ha fatto dominare sopra essi tutti. La testa d’oro sei tu; e dopo di te sorgerà un altro regno, inferiore al tuo; poi un terzo regno, di rame, che dominerà sulla terra; poi vi sarà un quarto regno, forte come il ferro; poiché, come il ferro spezza ed abbatte ogni cosa, così, pari al ferro che tutto frantuma, esso spezzerà ogni cosa. E come hai visto i piedi e le dita, in parte d’argilla di vasaio e in parte di ferro, così quel regno sarà diviso; ma vi sarà in lui qualcosa della consistenza del ferro, giacché tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla. E come le dita de’ piedi erano in parte di ferro e in parte d’argilla, così quel regno sarà in parte forte e in parte fragile. Tu hai visto il ferro mescolato con la molle argilla, perché quelli si mescoleranno mediante connubî umani; ma non saranno uniti l’uno all’altro, nello stesso modo che il ferro non s’amalgama con l’argilla. E al tempo di questi re, l’Iddio del cielo farà sorgere un regno, che non sarà mai distrutto, e che non passerà sotto la dominazione d’un altro popolo; quello spezzerà e annienterà tutti quei regni; ma esso sussisterà in perpetuo, nel modo che hai visto la pietra staccarsi dal monte, senz’opera di mano, e spezzare il ferro, il rame, l’argilla, l’argento e l’oro. Il grande Iddio ha fatto conoscere al re ciò che deve avvenire d’ora innanzi; il sogno è verace, e la interpretazione n’è sicura’ (Daniele 2:31-45).

Prima di mettermi a parlare specificatamente della predizione di questi regni fatta da Dio a Nebucadnetsar mediante questo sogno voglio dire alcune cose che sono utili al lettore per inquadrare il periodo storico nel quale sorse il regno di Babilonia.

Prima dei Babilonesi, dominarono sui regni della terra gli Assiri la cui capitale era Ninive. Il loro regno durò dal 1000 a. C. circa al 600 a.C. circa. Anche questo regno sorse per volere di Dio, e di esso si servì Dio per esercitare i suoi giudizi contro molte nazioni infatti Dio tramite il profeta Isaia lo chiamò “verga della mia ira” (Isaia 10:5). Ma come questo regno era sorto per volere di Dio così esso scomparve per volere di Dio quando giunse il suo tempo, e per farlo scomparire Dio si usò dei Babilonesi che  misero fine al dominio Assiro nei primi decenni del sesto secolo a.C.

Mi preme dire che la disfatta degli Assiri era stata predetta da Dio tramite i suoi profeti molto tempo prima che essa avesse luogo. Il profeta Isaia per esempio disse nei suoi oracoli: “Gli Assiri saran tutti assieme abbandonati agli uccelli rapaci dei monti e alle bestie della terra: gli uccelli rapaci passeranno l’estate sui loro cadaveri, e le bestie della terra vi passeranno l’inverno” (Isaia 18:6); il profeta Nahum invece predisse la distruzione di Ninive la capitale del regno d’Assiria, infatti disse: “E quanto a te, popolo di Ninive, l’Eterno ha dato quest’ordine: che non vi sia più posterità del tuo nome; io sterminerò dalla casa delle tue divinità le immagini scolpite e le immagini fuse; io ti preparerò la tomba perché sei divenuto spregevole” (Nahum 1:14), ed ancora: “Un distruttore sale contro di te, o Ninive; custodisci bene la fortezza, sorveglia le strade, fortificati i fianchi, raccogli tutte quante le tue forze” (Nahum 2:1).

Tutto ciò si adempì nel 612 a.C., anno in cui l’esercito Babilonese distrusse Ninive, decretando di fatto la caduta dell’Assiria.

Per quanto riguarda Nebucadnetsar, re di Babilonia, egli cominciò a regnare nel 606/605 a.C.

Veniamo dunque al sogno di Nebucadnetsar. Abbiamo detto che questo sogno prediceva il sorgere di altri regni dopo quello di Babilonia; vediamo quindi quali furono questi regni e quanto durarono per volere di Dio.

Ora, la statua che il re vide era grande e di uno splendore straordinario, e le sue parti erano formate da  diverso materiale. La testa era d’oro e rappresentava il re Nebucadnetsar al quale Dio aveva dato il regno, la potenza, e la gloria. Egli regnò dal 606/605 a.C. al 562 a.C., ed il suo regno sotto la sua guida raggiunse l’apice del suo splendore.

Dopo la sua morte, il regno di Babilonia continuò ad esistere per circa altri venticinque anni, infatti nel 539/538 esso venne conquistato dall’esercito dei Medi e dai Persiani.

Il regno dei Medi e dei Persiani appunto era il regno che Dio aveva detto sarebbe sorto dopo quello di Babilonia. Esso, nel sogno che ebbe Nebucadnetsar, era rappresentato dal petto e dalle braccia d’argento della statua. Nella visione che invece ebbe Daniele il terzo anno di Belsatsar esso ero rappresentato da un montone che, come dice Daniele, “aveva due corna; e le due corna erano alte, ma una era più alta dell’altra, e la più alta veniva sull’altra” (Daniele 8:3) infatti l’angelo Gabriele gli disse: “Il montone con due corna che hai veduto, rappresenta i re di Media e di Persia” (Daniele 8:20).

Anche in questo caso bisogna dire che Dio aveva predetto la distruzione di Babilonia, e non solo la sua distruzione ma anche chi sarebbe stato a distruggerla,  prima che essa avesse luogo. Egli aveva detto infatti tramite il profeta Isaia (quando ancora il regno di Babilonia neppure esisteva): “Ecco, io suscito contro di loro i Medi, i quali non fanno alcun caso dell’argento, e non prendono alcun piacere nell’oro. I loro archi atterreranno i giovani, ed essi non avran pietà del frutto delle viscere: l’occhio loro non risparmierà i bambini. E Babilonia, lo splendore de’ regni, la superba bellezza de’ Caldei, sarà come Sodoma e Gomorra quando Iddio le sovvertì. Essa non sarà mai più abitata, d’età in età nessuno vi si stabilirà più; l’Arabo non vi pianterà più la sua tenda, né i pastori vi faran più riposare i lor greggi; ma vi riposeranno le bestie del deserto, e le sue case saran piene di gufi; vi faran la loro dimora gli struzzi, i satiri vi balleranno. Gli sciacalli ululeranno nei suoi palazzi, i cani salvatici nelle sue ville deliziose. Il suo tempo sta per venire, i suoi giorni non saran prolungati” (Isaia 13:17-22); e tramite il profeta Geremia tempo dopo (in questo caso il regno di Babilonia esisteva): “E ora do tutti questi paesi in mano di Nebucadnetsar, re di Babilonia, mio servitore; e gli do pure gli animali della campagna perché gli siano soggetti. E tutte le nazioni saranno soggette a lui, al suo figliuolo e al figliuolo del suo figliuolo, finché giunga il tempo anche pel suo paese; e allora molte nazioni e grandi re lo ridurranno in servitù” (notate le parole “finché giunga il tempo anche pel suo paese” (Geremia 27:6-7) che mostrano che Dio aveva prestabilito quanto tempo doveva durare anche il regno di Babilonia prima di passare sotto la dominazione dei Medi e dei Persiani).

Ma il profeta Geremia fu ancora più esplicito relativamente alla caduta di Babilonia quando pronunziò il suo oracolo contro Babilonia dopo che questo regno aveva distrutto Giuda e Gerusalemme per ordine di Dio; infatti egli disse: “L’Eterno ha eccitato lo spirito dei re dei Medi, perché il suo disegno contro Babilonia è di distruggerla; poiché questa è la vendetta dell’Eterno, la vendetta del suo tempio” (Geremia 51:11). Ma perché Dio si vendicò del regno di Babilonia? Perché esso aveva fatto molto male a Sion, la sua città, infatti Dio disse: “Sotto gli occhi vostri, io renderò a Babilonia e a tutti gli abitanti della Caldea tutto il male che hanno fatto a Sion” (Geremia 51:24). Qualcuno dirà: ‘Ma il male che essi avevano fatto a Gerusalemme lo avevano fatto per volontà di Dio perché fu Dio a mandare i Babilonesi contro gli abitanti di Gerusalemme per punirli per le loro gravi trasgressioni!’ Certo che l’esercito del regno di Babilonia aveva reso un servizio a Dio punendo Gerusalemme e i suoi abitanti, perchè era stato Dio a chiamarlo da lontano, ma questo non giustificò i Babilonesi davanti a Dio perché essi si resero lo stesso colpevoli davanti a Dio distruggendo le mura di Gerusalemme, il suo tempio, uccidendo i suoi abitanti e menandoli in cattività. Questo è il modo di agire di Dio; anche quando si usa di una persona malvagia per infliggere il suo giudizio contro un altro malvagio, pure colui che ha fatto il male sarà da lui punito, e questo perché Egli ama la giustizia.

Dio per mezzo di Babilonia aveva punito molti regni, e non solo quello di Giuda, infatti essa era stata per Dio un martello di cui si era usato per schiacciare le nazioni; questo lo disse Dio stesso tramite Geremia in questi termini: “O Babilonia, tu sei stata per me un martello, uno strumento di guerra; con te ho schiacciato le nazioni, con te ho distrutto i regni; con te ho schiacciato cavalli e cavalieri, con te ho schiacciato i carri e chi vi stava sopra; con te ho schiacciato uomini e donne, con te ho schiacciato vecchi e bambini, con te ho schiacciato giovani e fanciulle; con te ho schiacciato i pastori e i lor greggi, con te ho schiacciato i lavoratori e i lor buoi aggiogati; con te ho schiacciato governatori e magistrati” (Geremia 51:20-23). Ma quando Dio decise di non usarsi più di Babilonia la distrusse. Come potete vedere, avvenne la stessa cosa che era avvenuta nel caso del Regno d’Assiria perché anche di quel regno Dio si era usato per vergare i popoli (fu chiamato da Dio “verga della mia ira” e Dio si era usato di esso per punire anche il regno d’Israele – cfr. 2 Re 17:1-33), ed anche di quel regno si vendicò distruggendolo.

Così, nel 539/538 a.C. per volere di Dio cominciò l'egemonia del regno dei Medi e dei Persiani che nel sogno che ebbe Nebucadnetsar era rappresentato dal petto e dalle braccia d'argento della statua. Si adempirono così le seguenti parole di Daniele relativamente al montone da lui visto in sogno il terzo anno di Belsatsar: “Vidi il montone che cozzava a occidente, a settentrione e a mezzogiorno; nessuna bestia gli poteva tenere fronte, e non c’era nessuno che la potesse liberare dalla sua potenza; esso faceva quel che voleva, e diventò grande” (Daniele 8:4).

Il re più famoso tra i re Persiani fu Ciro detto il grande, perché fu lui a conquistare Babilonia,  fu lui il re di cui Dio si usò per fare tornare dalla cattività Babilonese i reduci di Sion, e fu sempre lui a decretare la ricostruzione del tempio di Gerusalemme che era stato distrutto dai Babilonesi settanta anni prima (cfr. Esdra 1:1-4).

Ma anche per questo regno Dio aveva stabilito una fine, ed essa giunse circa duecento anni dopo (cioè nel 330 a. C.) per mano dell’esercito greco capeggiato da Alessandro detto il Grande.

La caduta del regno dei Medi e dei Persiani per mano dei Greci era stata predetta da Dio tramite il profeta Daniele in questi termini: “E com’io stavo considerando questo, ecco venire dall’occidente un capro, che percorreva tutta la superficie della terra senza toccare il suolo; e questo capro aveva un corno cospicuo fra i suoi occhi. Esso venne fino al montone dalle due corna che avevo visto ritto davanti al fiume, e gli s’avventò contro, nel furore della sua forza. E lo vidi giungere vicino al montone, pieno di rabbia contro di lui, investirlo, e spezzargli le due corna; il montone non ebbe la forza di tenergli fronte, e il capro lo atterrò e lo calpestò; e non ci fu nessuno che potesse liberare il montone dalla potenza d’esso” (Daniele 8:5-7).

Tenete presente che secondo la spiegazione del sogno che l’angelo Gabriele diede a Daniele: “Il becco peloso è il re di Grecia; e il gran corno fra i suoi due occhi è il primo re” (Daniele 8:21), cioè Alessandro il Grande.

Ma il regno di Alessandro il grande durò ben poco a motivo della morte di quest’ultimo avvenuta all’età di solo trentatré anni (nel 323 a. C.). Quando egli morì il regno ellenico si divise in quattro regni e si adempirono le seguenti parole di Daniele: “Il capro diventò sommamente grande; ma, quando fu potente, il suo gran corno si spezzò; e, in luogo di quello, sorsero quattro corna cospicue, verso i quattro venti del cielo…Quanto al corno spezzato, al cui posto ne sono sorti quattro, questi sono quattro regni che sorgeranno da questa nazione, ma non con la stessa sua potenza” (Daniele 8:8,22).

Dopo il regno di Grecia, nel 27 a. C. sorse l’impero romano che nel sogno che ebbe Nebucadnetsar era rappresentato dalle gambe di ferro e dai piedi in parte di ferro e in parte di argilla. Questo regno infatti fu forte ma nello stesso tempo fragile come aveva predetto Dio, e dopo avere dominato per alcuni secoli sopra molte nazioni, nel 476 d. C. pure esso scomparve per decreto di Dio.

Il regno che Daniele disse che Dio avrebbe fatto sorgere al tempo di questi re e che non sarà mai distrutto è il regno di Dio che sorse durante l’impero romano per opera di Cristo Gesù e che già al tempo degli apostoli si era esteso a molte nazioni.

Di questo regno Dio non ha previsto la distruzione perché esso non può essere distrutto; nessun popolo può soggiogarlo perché nessuno può in alcun modo battere il suo re cioè Cristo Gesù.

La predeterminazione divina nella vita di Gesù Cristo

Ora, per confermarvi ulteriormente mediante le Scritture che tutte le cose avvengono per il determinato consiglio di Dio, vi parlerò di alcuni eventi verificatisi nella vita di Gesù Cristo, non prima però di avere affermato con forza che la venuta di Gesù Cristo in questo mondo fu decretata da Dio prima della fondazione del mondo, in quanto l’apostolo Pietro ci dice che “non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come d’agnello senza difetto né macchia, ben preordinato prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi” (1 Pietro 1:18-20). E quindi, se l’Agnello di Dio fu da Dio preordinato ad essere offerto per compiere l’espiazione dei nostri peccati, ciò significa che la ribellione di Satana e la caduta dell’uomo non furono eventi che sconvolsero il piano di Dio, ma semmai eventi che facevano parte del piano di Dio, in quanto affinchè il peccato potesse entrare nel mondo era necessario che l’uomo fosse tentato da un essere spirituale malvagio (in quanto Dio non tenta alcuno e Lui stesso non è tentato da nessuno), che quindi doveva sorgere tra le creature celesti che Dio aveva creato. Non è chiaro?

Ma veniamo alla vita terrena di Gesù Cristo, cominciando dalla sua nascita. Gesù nacque da una vergine di nome Maria, quindi non nacque come tutti gli altri uomini, perché avvenne questo? Perché lo aveva prestabilito Dio ab eterno e rivelato per mezzo del profeta Isaia alcuni secoli prima che l’evento si verificasse (Isaia 7:14; Matteo 1:18-23). Chi può negare questo?

Quindi quando giunse il tempo stabilito da Dio, quella giovane vergine rimase incinta per virtù dello Spirito Santo e diede alla luce dopo nove mesi il Figliuolo di Dio. E lo diede alla luce non nella sua città, cioè Nazaret (perché Maria era di Nazaret), ma in un’altra città e cioè in Betleem. Questo evento si verificò in quel luogo perché Dio aveva prestabilito che accadesse in quel luogo e aveva rivelato la cosa per mezzo del profeta Michea (Michea 5:1; Matteo 2:1-6).

Ma come mai Maria si trovava a Betleem quando partorì Gesù? Perchè si trovava lì per caso o per sua volontà? Così non sia, ma perché era stata costretta a recarvisi con Giuseppe suo marito per farsi registrare per via di un censimento che era uscito per tutto l’impero romano da parte di Cesare Augusto, in quanto Giuseppe era della città e della casa di Davide (Luca 2:1-7). E’ evidente dunque che chi mise in cuore all’imperatore di fare in quel preciso periodo quel censimento fu Dio. Ma chi avrebbe mai potuto dire in quei giorni che quella decisione imperiale era stata prestabilita da Dio? Certo, noi ora leggiamo il Vangelo ed è cosa facile capire il perché di quel censimento (altre ragioni ci sono sconosciute ma non per questo non esistono), ma quando quel censimento uscì chi poteva dire che sarebbe servito a far nascere il Messia nella città di Davide? Non fu dunque un caso che Gesù nacque a Betleem e neppure frutto di una decisione umana, ma il destino decretato e attuato da Dio.

Come non fu per caso o per volontà umana che Giuseppe prese il fanciullino e sua madre e scese in Egitto per dimorarvi fino alla morte di Erode, e questo perché ciò avvenne affinché si adempiesse quello che era stato detto da Dio tramite il profeta Osea (Osea 11:1; Matteo 2:13-15).

E non fu neppure un caso, o semplicemente una decisione folle, che Erode quando vide che i Magi non tornarono a lui a dirgli dove era il fanciullino Gesù mandò ad uccidere tutti i maschi che erano in Betleem e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, infatti quel tragico evento avvenne perché anch’esso era stato prestabilito da Dio e predetto da Geremia (Geremia 31:15; Matteo 2:16-18). Fu destino quindi che avvenisse quella strage di piccoli bambini.

E che dire poi del fatto che Giuseppe tornato in Israele, per ordine di Dio, andò ad abitare non in Giudea (dove inizialmente aveva pensato di andare) ma in Galilea e precisamente a Nazaret? Non fu anch’esso prestabilito da Dio? Certo, infatti avvenne così perché Gesù doveva essere chiamato Nazareno (Matteo 2:19-23).

Gesù lasciò Nazaret per andare a Capernaum perché anche questo era stato prestabilito da Dio e rivelato tramite il profeta Isaia (Isaia 8:23; 9:1; Matteo 4:13-16).

Il fatto poi che Satana mise in cuore a Giuda Iscariota, uno dei dodici, di tradire Gesù, fu anch’esso un evento prestabilito da Dio e che era stato preannunciato anch’esso sotto l’antico Patto (Salmo 41:9; Giovanni 13:18).

E proseguiamo col parlare dell’odio dei Giudei nei confronti di Gesù, perché anch’esso era stato prestabilito da Dio che accadesse (Salmo 69:4; Giovanni 15:23-25). E così anche il fatto che egli morì crocifisso, anch’esso era stato prestabilito da Dio (Salmo 22:16; Isaia 53:5; Luca 23:33); Gesù dunque non poteva morire lapidato (Giovanni 8:59; 10:31) come per esempio il profeta Zaccaria, ma doveva morire crocifisso (Giovanni 12:32-33). Tutto questo era stato predetto da Dio secoli prima. Ma che ne sapevano i soldati romani che nel crocifiggere Gesù avrebbero compiuto qualcosa preordinato da Dio? Niente. Come nemmeno i Giudei si resero conto che condannando a morte Gesù non avevano fatto altro che adempiere quello che Dio aveva prestabilito e preannunciato.

Ed a proposito della morte di Cristo prestabilita da Dio, ricordiamo che il sommo sacerdote, senza rendersene conto, profetò da parte di Dio che Gesù doveva morire per la nazione. Ecco quello che dice Giovanni: “I capi sacerdoti quindi e i Farisei radunarono il Sinedrio e dicevano: Che facciamo? perché quest’uomo fa molti miracoli. Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno e città e nazione. E un di loro, Caiàfa, che era sommo sacerdote di quell’anno, disse loro: Voi non capite nulla; e non riflettete come vi torni conto che un uomo solo muoia per il popolo, e non perisca tutta la nazione. Or egli non disse questo di suo; ma siccome era sommo sacerdote di quell’anno, profetò che Gesù dovea morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per raccogliere in uno i figliuoli di Dio dispersi” (Giovanni 11:47-52). Non è forse scritto che la risposta della lingua viene dall’Eterno (Proverbi 16:1)? Quindi, Dio per adempiere i suoi disegni, fa persino dire ai suoi nemici quello che Lui vuole.

Anche sui tempi del suo arresto da parte dei Giudei c’è da dire che erano stati prestabiliti da Dio, infatti è scritto che in una circostanza “vi fu dunque dissenso fra la moltitudine, a motivo di lui; ealcuni di loro lo voleano pigliare, ma nessuno gli mise le mani addosso” (Giovanni 7:43-44), e perchè non lo presero? Perchè Giovanni dice più avanti, mentre Gesù insegnava nel tempio, che “nessuno lo prese, perché l’ora sua non era ancora venuta” (Giovanni 8:20). Dunque, ci furono nemici di Cristo che in alcune circostanze pur volendo prenderlo, non poterono prenderlo, in quanto Dio non glielo permise. Gesù poteva essere arrestato solo al tempo stabilito da Dio, e così infatti avvenne.

E poi che dire del soldato che quando vide Gesù già morto sulla croce gli forò il costato con una lancia, invece di fiaccargli le gambe come avevano chiesto di fare i Giudei? Fu un caso che agì così quel soldato? Fu per volontà umana che compì quell’atto?  No, ma egli agì così perchè anche quell’evento era stato prestabilito da Dio. Certo che fu per questa ragione, perché Gesù non poteva avere nessun osso fiaccato, quindi Gesù sulla croce morì prima degli altri che erano stati crocifissi con lui per indurre quel soldato a non fiaccargli le gambe come agli altri (Salmo 22:17; 34:20; Zaccaria 12:10; Giovanni 19:31-37).

E poi c’è pure la spartizione delle vesti di Gesù e il tiraggio a sorte sulla sua tunica, che fecero i soldati presso la croce, che sono anch’essi eventi che erano stati prestabiliti e preannunciati da Dio (Salmo 22:18; Giovanni 19:23-24).

In verità possiamo dire che non avvenne nulla nella vita di Gesù che Dio non aveva prestabilito che avvenisse. Come potremmo attribuire al caso o alla volontà umana (o libero arbitrio) tutti quegli eventi sopra descritti? Sarebbe da insensati farlo! Come si fa a non credere nel destino nella vita di Gesù Cristo?

Non era destino che egli morisse crocifisso? Non era destino che egli fosse odiato e condannato a morte? Come si possono spiegare queste cose se non attribuendo il loro accadimento alla potenza e alla sapienza di Dio, e quindi alla Sua sovranità che esercita in maniera irresistibile? Non è forse quello che fecero gli antichi discepoli del Signore come per esempio quando dissero a Dio: “E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero” (Atti 4:27-28)? E Pietro non disse forse ai Giudei: “Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste” (Atti 2:22-23)? Ed a proposito di questo, voglio pure dire questo. Non è forse scritto che Gesù dichiarò “ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrir molte cose dagli anziani, dai capi sacerdoti e dagli scribi, ed esser ucciso, e risuscitare il terzo giorno” (Matteo 16:21)? Che significa questo se non che le sue sofferenze, la sua uccisione, e la sua resurrezione, erano state innanzi determinate dal consiglio di Dio, e quindi non potevano non verificarsi?

Naturalmente qualcuno dirà che nel caso di Gesù è scritto che tutte quelle cose avvennero per il determinato consiglio di Dio, ma chi ci dice a noi che anche nella nostra vita tutte le cose avvengono per il determinato consiglio di Dio? La Scrittura, infatti essa dice che ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo ma il piano dell’Eterno è quello che sussiste (cfr. Prov. 19:21), che il cuore dell’uomo medita la sua via ma l’Eterno dirige i suoi passi (cfr. Prov. 16:9), e che non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi (cfr. Ger. 10:23). Come si fa a dire dinnanzi a queste parole che le cose che ci accadono nella nostra vita sono frutto del caso e non sono state prestabilite? Ma non è forse vero che Gesù ha detto che persino i capelli del nostro capo sono tutti contati (cfr. Matteo 10:30)? Se i nostri capelli sono contati come si fa a pensare che le cose che ci succedono non sono state previste e prestabilite da Dio? E non è forse vero che Gesù ha detto che non cade a terra un solo passero senza il volere del Padre nostro (cfr. Matteo 10:29)? Se dunque un passero non cade a terra senza il volere di Dio, come si fa a credere che un aereo cade senza il volere di Dio, o che un treno deraglia senza il volere di Dio, e così via? Non si può, non si può. Eppure nelle ADI la pensano così, per loro il susseguirsi degli eventi sia buoni che cattivi, è frutto della volontà degli uomini e in molte circostanze del semplice caso, e non è qualcosa imposto da Dio mediante la sua sapienza e la sua potenza!!

Ho citato l’esempio di Gesù per spiegare come Dio fa accadere gli eventi per mandare ad effetto i suoi disegni, e quindi gli eventi sono stati da lui predeterminati. Ma di esempi biblici se ne possono fare molti altri. Eccone alcuni tratti sempre dalla Sacra Scrittura, che hanno il solo scopo di fare capire questo concetto.

 

Altri esempi biblici di eventi predeterminati da Dio

Isacco nacque da Abrahamo e Sara perché così Dio aveva preannunciato ad Abrahamo infatti è scritto: “E Dio disse ad Abrahamo: ‘Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamar più Sarai; il suo nome sarà, invece Sara. E io la benedirò, ed anche ti darò di lei un figliuolo; io la benedirò, ed essa diverrà nazioni; re di popoli usciranno da lei’. Allora Abrahamo si prostrò con la faccia in terra e rise; e disse in cuor suo: ‘Nascerà egli un figliuolo a un uomo di cent’anni? e Sara, che ha novant’anni, partorirà ella?’ E Abrahamo disse a Dio: ‘Di grazia, viva Ismaele nel tuo cospetto!’ E Dio rispose: ‘No, ma Sara tua moglie ti partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Isacco; e io fermerò il mio patto con lui, un patto perpetuo per la sua progenie dopo di lui. Quanto a Ismaele, io t’ho esaudito. Ecco, io l’ho benedetto, e farò che moltiplichi e s’accresca grandissimamente. Egli genererà dodici principi, e io farò di lui una grande nazione. Ma fermerò il mio patto con Isacco che Sara ti partorirà in questo tempo, l’anno venturo” (Genesi 17:15-21).

Isacco si sposò Rebecca perché era lei la donna destinatagli da Dio. Ecco come andarono le cose: “Or Abrahamo era vecchio e d’età avanzata; e l’Eterno avea benedetto Abrahamo in ogni cosa. E Abrahamo disse al più antico servo di casa sua, che aveva il governo di tutti i suoi beni: ‘Deh, metti la tua mano sotto la mia coscia; e io ti farò giurare per l’Eterno, l’Iddio dei cieli e l’Iddio della terra, che tu non prenderai per moglie al mio figliuolo alcuna delle figliuole de’ Cananei, fra i quali dimoro; ma andrai al mio paese e al mio parentado, e vi prenderai una moglie per il mio figliuolo, per Isacco’. Il servo gli rispose: ‘Forse quella donna non vorrà seguirmi in questo paese; dovrò io allora ricondurre il tuo figliuolo nel paese donde tu sei uscito?’ E Abrahamo gli disse: ‘Guardati dal ricondurre colà il mio figliuolo! L’Eterno, l’Iddio dei cieli, che mi trasse dalla casa di mio padre e dal mio paese natale e mi parlò e mi giurò dicendo: – Io darò alla tua progenie questo paese, – egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, e tu prenderai di là una moglie per il mio figliuolo. E se la donna non vorrà seguirti, allora sarai sciolto da questo giuramento che ti faccio fare; soltanto, non ricondurre colà il mio figliuolo’. E il servo pose la mano sotto la coscia d’Abrahamo suo signore, e gli giurò di fare com’egli chiedeva. Poi il servo prese dieci cammelli fra i cammelli del suo signore, e si partì, avendo a sua disposizione tutti i beni del suo signore; e, messosi in viaggio, andò in Mesopotamia, alla città di Nahor. E, fatti riposare sulle ginocchia i cammelli fuori della città presso a un pozzo d’acqua, verso sera, all’ora in cui le donne escono ad attinger acqua, disse: ‘O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, deh, fammi fare quest’oggi un felice incontro, e usa benignità verso Abrahamo mio signore! Ecco, io sto qui presso a questa sorgente; e le figlie degli abitanti della città usciranno ad attinger acqua. Fa’ che la fanciulla alla quale dirò: – Deh, abbassa la tua brocca perch’io beva – e che mi risponderà – Bevi, e darò da bere anche ai tuoi cammelli, – sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco. E da questo comprenderò che tu hai usato benignità verso il mio signore’. Non aveva ancora finito di parlare, quand’ecco uscire con la sua brocca sulla spalla, Rebecca, figliuola di Bethuel figlio di Milca, moglie di Nahor fratello d’Abrahamo. La fanciulla era molto bella d’aspetto, vergine, e uomo alcuno non l’avea conosciuta. Ella scese alla sorgente, empì la brocca, e risalì. E il servo le corse incontro, e le disse: ‘Deh, dammi a bere un po’ d’acqua della tua brocca’. Ed ella rispose: ‘Bevi, signor mio’; e s’affrettò a calarsi la brocca sulla mano, e gli diè da bere. E quand’ebbe finito di dargli da bere, disse: ‘Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli finché abbian bevuto a sufficienza’. E presto vuotò la sua brocca nell’abbeveratoio, corse di nuovo al pozzo ad attingere acqua, e ne attinse per tutti i cammelli di lui. E quell’uomo la contemplava in silenzio, per sapere se l’Eterno avesse o no fatto prosperare il suo viaggio. E quando i cammelli ebbero finito di bere, l’uomo prese un anello d’oro del peso di mezzo siclo, e due braccialetti del peso di dieci sicli d’oro, per i polsi di lei, e disse: ‘Di chi sei figliuola? deh, dimmelo. V’è posto in casa di tuo padre per albergarci?’ Ed ella rispose: ‘Son figliuola di Bethuel figliuolo di Milca, ch’ella partorì a Nahor’. E aggiunse: ‘C’è da noi strame e foraggio assai, e anche posto da albergare’. E l’uomo s’inchinò, adorò l’Eterno, e disse: ‘Benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo mio signore, che non ha cessato d’esser benigno e fedele verso il mio signore! Quanto a me, l’Eterno mi ha messo sulla via della casa dei fratelli del mio signore’. E la fanciulla corse a raccontare queste cose a casa di sua madre. Or Rebecca aveva un fratello chiamato Labano. E Labano corse fuori da quell’uomo alla sorgente. Com’ebbe veduto l’anello e i braccialetti ai polsi di sua sorella ed ebbe udite le parole di Rebecca sua sorella che diceva: ‘Quell’uomo m’ha parlato così’, venne a quell’uomo, ed ecco ch’egli se ne stava presso ai cammelli, vicino alla sorgente. E disse: ‘Entra, benedetto dall’Eterno! perché stai fuori? Io ho preparato la casa e un luogo per i cammelli’. L’uomo entrò in casa, e Labano scaricò i cammelli, diede strame e foraggio ai cammelli, e portò acqua per lavare i piedi a lui e a quelli ch’eran con lui. Poi gli fu posto davanti da mangiare; ma egli disse: ‘Non mangerò finché non abbia fatto la mia ambasciata’. E l’altro disse: ‘Parla’. E quegli: ‘Io sono servo d’Abrahamo. L’Eterno ha benedetto abbondantemente il mio signore, ch’è divenuto grande; gli ha dato pecore e buoi, argento e oro, servi e serve, cammelli e asini. Or Sara, moglie del mio signore, ha partorito nella sua vecchiaia un figliuolo al mio padrone, che gli ha dato tutto quel che possiede. E il mio signore m’ha fatto giurare, dicendo: – Non prenderai come moglie per il mio figliuolo alcuna delle figlie de’ Cananei, nel paese de’ quali dimoro; ma andrai alla casa di mio padre e al mio parentado e vi prenderai una moglie per il mio figliuolo. – E io dissi al mio padrone: – Forse quella donna non mi vorrà seguire. – Ed egli rispose: – L’Eterno, nel cospetto del quale ho camminato, manderà il suo angelo teco e farà prosperare il tuo viaggio, e tu prenderai al mio figliuolo una moglie del mio parentado e della casa di mio padre. Sarai sciolto dal giuramento che ti fo fare, quando sarai andato dal mio parentado; e, se non vorranno dartela, allora sarai sciolto dal giuramento che mi fai. – Oggi sono arrivato alla sorgente, e ho detto: – O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, se pur ti piace far prosperare il viaggio che ho intrapreso, ecco, io mi fermo presso questa sorgente; fa’ che la fanciulla che uscirà ad attinger acqua, alla quale dirò: – Deh, dammi da bere un po’ d’acqua della tua brocca, – e che mi dirà: – Bevi pure, e ne attingerò anche per i tuoi cammelli, – sia la moglie che l’Eterno ha destinata al figliuolo del mio signore. E avanti che avessi finito di parlare in cuor mio, ecco uscir fuori Rebecca con la sua brocca sulla spalla, scendere alla sorgente e attinger l’acqua. Allora io le ho detto: – Deh, dammi da bere! – Ed ella s’è affrettata a calare la brocca dalla spalla, e m’ha risposto: – Bevi! e darò da bere anche ai tuoi cammelli. – Così ho bevuto io ed ella ha abbeverato anche i cammelli. Poi l’ho interrogata, e le ho detto: – Di chi sei figliuola? – Ed ella ha risposto: – Son figliuola di Bethuel figlio di Nahor, che Milca gli partorì. – Allora io le ho messo l’anello al naso e i braccialetti ai polsi. E mi sono inchinato, ho adorato l’Eterno e ho benedetto l’Eterno, l’Iddio d’Abrahamo mio signore, che m’ha condotto per la retta via a prendere per il figliuolo di lui la figliuola del fratello del mio signore. E ora, se volete usare benignità e fedeltà verso il mio signore, ditemelo; e se no, ditemelo lo stesso, e io mi volgerò a destra o a sinistra’. Allora Labano e Bethuel risposero e dissero: ‘La cosa procede dall’Eterno; noi non possiam dirti né male né bene. Ecco, Rebecca ti sta dinanzi, prendila, va’, e sia ella moglie del figliuolo del tuo signore, come l’Eterno ha detto’. E quando il servo d’Abrahamo ebbe udito le loro parole, si prostrò a terra dinanzi all’Eterno. Il servo trasse poi fuori oggetti d’argento e oggetti d’oro, e vesti, e li dette a Rebecca; e donò anche delle cose preziose al fratello e alla madre di lei. Poi mangiarono e bevvero, egli e gli uomini ch’eran con lui, e passaron quivi la notte. La mattina, quando si furono levati, il servo disse: ‘Lasciatemi tornare al mio signore’. E il fratello e la madre di Rebecca dissero: ‘Rimanga la fanciulla ancora alcuni giorni con noi, almeno una diecina; poi se ne andrà’. Ma egli rispose loro: ‘Non mi trattenete, giacché l’Eterno ha fatto prosperare il mio viaggio; lasciatemi partire, affinché io me ne torni al mio signore’. Allora dissero: ‘Chiamiamo la fanciulla e sentiamo lei stessa’. Chiamarono Rebecca, e le dissero: ‘Vuoi tu andare con quest’uomo?’ Ed ella rispose: ‘Sì, andrò’. Così lasciarono andare Rebecca loro sorella e la sua balia col servo d’Abrahamo e la sua gente. E benedissero Rebecca e le dissero: ‘Sorella nostra, possa tu esser madre di migliaia di miriadi, e possa la tua progenie possedere la porta de’ suoi nemici!’ E Rebecca si levò con le sue serve e montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. E il servo prese Rebecca e se ne andò. Or Isacco era tornato dal pozzo di Lachai-Roï, ed abitava nel paese del mezzodì. Isacco era uscito, sul far della sera, per meditare nella campagna; e, alzati gli occhi, guardò, ed ecco venir de’ cammelli. E Rebecca, alzati anch’ella gli occhi, vide Isacco, saltò giù dal cammello, e disse al servo: ‘Chi è quell’uomo che viene pel campo incontro a noi?’ Il servo rispose: ‘È il mio signore’. Ed ella, preso il suo velo, se ne coprì. E il servo raccontò a Isacco tutto quello che avea fatto. E Isacco menò Rebecca nella tenda di Sara sua madre, se la prese, ed ella divenne sua moglie, ed egli l’amò. Così Isacco fu consolato dopo la morte di sua madre” (Genesi 24:1-67).

Esaù diventò servo di suo fratello Giacobbe (ossia gli Edomiti diventarono servi degli Israeliti) perché così Dio aveva detto a Rebecca loro madre (prima che i due fratelli nascessero) che sarebbe avvenuto, infatti è scritto: “Isacco pregò istantemente l’Eterno per sua moglie, perch’ella era sterile. L’Eterno l’esaudì, e Rebecca, sua moglie, concepì. E i bambini si urtavano nel suo seno; ed ella disse: ‘Se così è, perché vivo?’ E andò a consultare l’Eterno. E l’Eterno le disse: ‘Due nazioni sono nel tuo seno, e due popoli separati usciranno dalle tue viscere. Uno dei due popoli sarà più forte dell’altro, e il maggiore servirà il minore” (Genesi 25:21-23).

Il popolo d’Israele rimase schiavo in Egitto per 400 anni perché così Dio aveva prestabilito e preannunciato ad Abrahamo: “E l’Eterno disse ad Abramo: ‘Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la gente di cui saranno stati servi; e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze. E tu te n’andrai in pace ai tuoi padri, e sarai sepolto dopo una prospera vecchiezza. E alla quarta generazione essi torneranno qua; perché l’iniquità degli Amorei non è giunta finora al colmo” (Genesi 15:13-16).

Faraone, re d’Egitto, non lasciò partire subito Israele quando Mosè e Aaronne si presentarono al suo cospetto perché Dio gli indurò il cuore, induramento che aveva preannunciato a Mosè in questi termini: “Quando sarai tornato in Egitto, avrai cura di fare dinanzi a Faraone tutti i prodigi che t’ho dato potere di compiere; ma io gl’indurerò il cuore, ed egli non lascerà partire il popolo. ….’ ‘Vedi, io ti ho stabilito come Dio per Faraone, e Aaronne tuo fratello sarà il tuo profeta. Tu dirai tutto quello che t’ordinerò, e Aaronne tuo fratello parlerà a Faraone, perché lasci partire i figliuoli d’Israele dal suo paese. E io indurerò il cuore di Faraone, e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d’Egitto. E Faraone non vi darà ascolto; e io metterò la mia mano sull’Egitto, e farò uscire dal paese d’Egitto le mie schiere, il mio popolo, i figliuoli d’Israele, mediante grandi giudizi. E gli Egiziani conosceranno che io sono l’Eterno, quando avrò steso la mia mano sull’Egitto e avrò tratto di mezzo a loro i figliuoli d’Israele” (Esodo 4:21; 7:1-5).

Gli Israeliti uscirono dall’Egitto con argento ed oro, in quanto così Dio aveva prestabilito che doveva accadere. Egli infatti secoli prima aveva detto le seguenti parole al patriarca Abramo: “Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per quattrocento anni; ma io giudicherò la gente di cui saranno stati servi; e, dopo questo, se ne partiranno con grandi ricchezze” (Genesi 15:13-14). Questa è la ragione per cui nel libro dell’Esodo è scritto: “E l’Eterno disse a Mosè: …. Or parla al popolo e digli che ciascuno domandi al suo vicino e ogni donna alla sua vicina degli oggetti d’argento e degli oggetti d’oro’. …. Or i figliuoli d’Israele fecero come Mosè avea detto: domandarono agli Egiziani degli oggetti d’argento, degli oggetti d’oro e de’ vestiti; e l’Eterno fece entrare il popolo nelle buone grazie degli Egiziani, che gli dettero quel che domandava. Così spogliarono gli Egiziani” (Esodo 11:1,2; 12:35-36). Ma notate che gli Egiziani non si rifiutarono di dare agli Israeliti oro e argento, perchè ci fu un’atto divino su di loro, in quanto Dio fece entrare il popolo nelle buone grazie degli Egiziani.

Sansone nacque da Manoah e sua moglie, e fu un Nazireo fin dal seno di sua madre, perché così Dio aveva prestabilito e preannunciato alla moglie di Manoah prima e poi confermò ai due: “E i figliuoli d’Israele continuarono a fare quel ch’era male agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno li diede nelle mani de’ Filistei per quarant’anni. Or v’era un uomo di Tsorea, della famiglia dei Daniti, per nome Manoah; sua moglie era sterile e non avea figliuoli. E l’angelo dell’Eterno apparve a questa donna, e le disse: ‘Ecco, tu sei sterile e non hai figliuoli; ma concepirai e partorirai un figliuolo. Or dunque, guardati bene dal bere vino o bevanda alcoolica, e dal mangiare alcun che d’impuro.Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figliuolo, sulla testa del quale non passerà rasoio, giacché il fanciullo sarà un Nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre, e sarà lui che comincerà a liberare Israele dalle mani de’ Filistei’. E la donna andò a dire a suo marito: ‘Un uomo di Dio è venuto da me; avea il sembiante d’un angelo di Dio: un sembiante terribile fuor di modo. Io non gli ho domandato donde fosse, ed egli non m’ha detto il suo nome; ma mi ha detto: Ecco, tu concepirai e partorirai un figliuolo; or dunque non bere vino né bevanda alcoolica, e non mangiare alcun che d’impuro, giacché il fanciullo sarà un Nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre e fino al giorno della sua morte’. Allora Manoah supplicò l’Eterno, e disse: ‘O Signore, ti prego che l’uomo di Dio mandato da te torni di nuovo a noi e c’insegni quello che dobbiam fare per il bambino che nascerà’. E Dio esaudì la preghiera di Manoah; e l’angelo di Dio tornò ancora dalla donna, che stava sedendo nel campo; ma Manoah, suo marito, non era con lei. La donna corse in fretta a informar suo marito del fatto, e gli disse: ‘Ecco, quell’uomo che venne da me l’altro giorno, m’è apparito’. Manoah s’alzò, andò dietro a sua moglie, e, giunto a quell’uomo, gli disse: ‘Sei tu che parlasti a questa donna?’ E quegli rispose: ‘Son io’. E Manoah: ‘Quando la tua parola si sarà verificata, qual norma s’avrà da seguire per il bambino? e che si dovrà fare per lui?’ L’angelo dell’Eterno rispose a Manoah: ‘Si astenga la donna da tutto quello che le ho detto. Non mangi di alcun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda alcoolica, e non mangi alcun che d’impuro; osservi tutto quello che le ho comandato” (Giudici 13:1-14).

I figli di Eli, Hofni e Fineas, morirono nello stesso giorno a motivo delle loro inique opere, fu Dio che li volle far morire e per questo impedì che essi dessero ascolto alla riprensione di loro padre. “Or i figliuoli di Eli erano uomini scellerati; non conoscevano l’Eterno. Ed ecco qual era il modo d’agire di questi sacerdoti riguardo al popolo: quando qualcuno offriva un sacrifizio, il servo del sacerdote veniva, nel momento in cui si faceva cuocere la carne, avendo in mano una forchetta a tre punte; la piantava nella caldaia o nel paiuolo o nella pentola o nella marmitta; e tutto quello che la forchetta tirava su, il sacerdote lo pigliava per sé. Così facevano a tutti gl’Israeliti, che andavano là, a Sciloh. E anche prima che si fosse fatto fumare il grasso, il servo del sacerdote veniva, e diceva all’uomo che faceva il sacrifizio: ‘Dammi della carne da fare arrostire, per il sacerdote; giacché egli non accetterà da te carne cotta, ma cruda’. E se quell’uomo gli diceva: ‘Si faccia, prima di tutto, fumare il grasso; poi prenderai quel che vorrai’, egli rispondeva: ‘No, me la devi dare ora; altrimenti la prenderò per forza!’ Il peccato dunque di que’ giovani era grande oltremodo agli occhi dell’Eterno, perché la gente sprezzava le offerte fatte all’Eterno. Ma Samuele faceva il servizio nel cospetto dell’Eterno; era giovinetto, e cinto d’un efod di lino. Sua madre gli faceva ogni anno una piccola tonaca, e gliela portava quando saliva con suo marito ad offrire il sacrifizio annuale. Eli benedisse Elkana e sua moglie, dicendo: ‘L’Eterno ti dia prole da questa donna, in luogo del dono ch’ella ha fatto all’Eterno!’ E se ne tornarono a casa loro. E l’Eterno visitò Anna, la quale concepì e partorì tre figliuoli e due figliuole. E il giovinetto Samuele cresceva presso l’Eterno. Or Eli era molto vecchio e udì tutto quello che i suoi figliuoli facevano a tutto Israele, e come si giacevano con le donne che eran di servizio all’ingresso della tenda di convegno. E disse loro: ‘Perché fate tali cose? poiché odo tutto il popolo parlare delle vostre malvage azioni. Non fate così, figliuoli miei, poiché quel che odo di voi non è buono; voi inducete a trasgressione il popolo di Dio. Se un uomo pecca contro un altr’uomo, Iddio lo giudica; ma, se pecca contro l’Eterno, chi intercederà per lui?’ Quelli però non diedero ascolto alla voce del padre loro, perché l’Eterno li volea far morire. Intanto, il giovinetto Samuele continuava a crescere, ed era gradito così all’Eterno come agli uomini. Or un uomo di Dio venne da Eli e gli disse: ‘Così parla l’Eterno: Non mi sono io forse rivelato alla casa di tuo padre, quand’essi erano in Egitto al servizio di Faraone? Non lo scelsi io forse, fra tutte le tribù d’Israele, perché fosse mio sacerdote, salisse al mio altare, bruciasse il profumo e portasse l’efod in mia presenza? E non diedi io forse alla casa di tuo padre tutti i sacrifizi dei figliuoli d’Israele, fatti mediante il fuoco? E allora perché calpestate i miei sacrifizi e le mie oblazioni che ho comandato mi siano offerti nella mia dimora? E come mai onori i tuoi figliuoli più di me, e v’ingrassate col meglio di tutte le oblazioni d’Israele, mio popolo? Perciò, così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io avevo dichiarato che la tua casa e la casa di tuo padre sarebbero al mio servizio, in perpetuo; ma ora l’Eterno dice: Lungi da me tal cosa! Poiché io onoro quelli che m’onorano, e quelli che mi sprezzano saranno avviliti. Ecco, i giorni vengono, quand’io troncherò il tuo braccio e il braccio della casa di tuo padre, in guisa che non vi sarà in casa tua alcun vecchio. E vedrai lo squallore nella mia dimora, mentre Israele sarà ricolmo di beni, e non vi sarà più mai alcun vecchio nella tua casa. E quello de’ tuoi che lascerò sussistere presso il mio altare, rimarrà per consumarti gli occhi e illanguidirti il cuore; e tutti i nati e cresciuti in casa tua morranno nel fior degli anni. E ti servirà di segno quello che accadrà ai tuoi figliuoli, Hofni e Fineas: ambedue morranno in uno stesso giorno. Io mi susciterò un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore e secondo l’anima mia; io gli edificherò una casa stabile, ed egli sarà al servizio del mio unto per sempre. E chiunque rimarrà della tua casa verrà a prostrarsi davanti a lui per avere una moneta d’argento e un tozzo di pane, e dirà: – Ammettimi, ti prego, a fare alcuno de’ servigi del sacerdozio perch’io abbia un boccon di pane da mangiare” (1 Samuele 2:12-36).

Saul diventò re d’Israele per volere di Dio. Quando era un giovane Dio lo mandò da Samuele per essere unto re d’Israele. Dio aveva preannunciato a Samuele il giorno prima che il giorno dopo, ad una precisa ora, gli avrebbe mandato un uomo proveniente dalla tribù di Beniamino che lui avrebbe dovuto ungere come re d’Israele. Saul non sapeva nulla di tutto ciò, ma andò da Samuele perché le asine di suo padre si erano smarrite e suo padre lo aveva mandato con un suo servo a cercarle, e dopo averle cercate invano e mentre erano sul punto di tornare a casa, il servo suggerì a Saul di recarsi da un profeta, appunto Samuele, che certamente gli avrebbe indicato la via da seguire. Saul accettò e i due si recarono da Samuele che quando vide venirgli incontro Saul ricevette da Dio la conferma che quello era l’uomo di cui gli aveva parlato. “Or v’era un uomo di Beniamino, per nome Kis, figliuolo d’Abiel, figliuolo di Tseror, figliuolo di Becorath, figliuolo d’Afiac, figliuolo d’un Beniaminita. Era un uomo forte e valoroso; aveva un figliuolo per nome Saul, giovine e bello; non ve n’era tra i figliuoli d’Israele uno più bello di lui: era più alto di tutta la gente dalle spalle in su. Or le asine di Kis, padre di Saul, s’erano smarrite; e Kis disse a Saul, suo figliuolo: ‘Prendi teco uno dei servi, lèvati e va’ in cerca delle asine’. Egli passò per la contrada montuosa di Efraim e attraversò il paese di Shalisha, senza trovarle; poi passarono per il paese di Shaalim, ma non vi erano; attraversarono il paese dei Beniaminiti, ma non le trovarono. Quando furon giunti nel paese di Tsuf, Saul disse al servo che era con lui: ‘Vieni, torniamocene, ché altrimenti mio padre cesserebbe dal pensare alle asine e sarebbe in pena per noi’. Il servo gli disse: ‘Ecco, v’è in questa città un uomo di Dio, ch’è tenuto in grande onore; tutto quello ch’egli dice, succede sicuramente; andiamoci; forse egli c’indicherà la via che dobbiamo seguire’. E Saul disse al suo servo: ‘Ma, ecco, se v’andiamo, che porteremo noi all’uomo di Dio? Poiché non ci son più provvisioni nei nostri sacchi, e non abbiamo alcun presente da offrire all’uomo di Dio. Che abbiamo con noi?’ Il servo replicò a Saul, dicendo: ‘Ecco, io mi trovo in possesso del quarto d’un siclo d’argento; lo darò all’uomo di Dio, ed egli c’indicherà la via’. (Anticamente, in Israele, quand’uno andava a consultare Iddio, diceva: ‘Venite, andiamo dal Veggente!’ poiché colui che oggi si chiama Profeta, anticamente si chiamava Veggente). E Saul disse al suo servo: ‘Dici bene; vieni, andiamo’. E andarono alla città dove stava l’uomo di Dio. Mentre facevano la salita che mena alla città, trovarono delle fanciulle che uscivano ad attingere acqua, e chiesero loro: ‘È qui il veggente?’ Quelle risposer loro, dicendo: ‘Sì, c’è; è là dove sei diretto; ma va’ presto, giacché è venuto oggi in città, perché oggi il popolo fa un sacrifizio sull’alto luogo. Quando sarete entrati in città, lo troverete di certo, prima ch’egli salga all’alto luogo a mangiare. Il popolo non mangerà prima ch’egli sia giunto, perché è lui che deve benedire il sacrifizio; dopo di che, i convitati mangeranno. Or dunque salite, perché proprio ora lo troverete’. Ed essi salirono alla città; e, come vi furono entrati, ecco Samuele che usciva loro incontro per salire all’alto luogo. Or un giorno prima dell’arrivo di Saul, l’Eterno aveva avvertito Samuele, dicendo: ‘Domani, a quest’ora, ti manderò un uomo del paese di Beniamino, e tu l’ungerai come capo del mio popolo d’Israele. Egli salverà il mio popolo dalle mani dei Filistei; poiché io ho rivolto lo sguardo verso il mio popolo, perché il suo grido è giunto fino a me’. E quando Samuele vide Saul, l’Eterno gli disse: ‘Ecco l’uomo di cui t’ho parlato; egli è colui che signoreggerà sul mio popolo’. Saul s’avvicinò a Samuele entro la porta della città, e gli disse: ‘Indicami, ti prego, dove sia la casa del veggente’. E Samuele rispose a Saul: ‘Sono io il veggente. Sali davanti a me all’alto luogo, e mangerete oggi con me; poi domattina ti lascerò partire, e ti dirò tutto quello che hai nel cuore. E quanto alle asine smarrite tre giorni fa, non dartene pensiero, perché son trovate. E per chi è tutto quello che v’è di desiderabile in Israele? Non è esso per te e per tutta la casa di tuo padre?’ Saul, rispondendo, disse: ‘Non son io un Beniaminita? di una delle più piccole tribù d’Israele? La mia famiglia non è essa la più piccola fra tutte le famiglie della tribù di Beniamino? Perché dunque mi parli a questo modo?’ Samuele prese Saul e il suo servo, li introdusse nella sala e li fe’ sedere in capo di tavola fra i convitati, ch’eran circa trenta persone. E Samuele disse al cuoco: ‘Porta qua la porzione che t’ho data, e della quale t’ho detto: Tienla in serbo presso di te’. Il cuoco allora prese la coscia e ciò che v’aderiva, e la mise davanti a Saul. E Samuele disse: ‘Ecco ciò ch’è stato tenuto in serbo; mettitelo dinanzi e mangia, poiché è stato serbato apposta per te quand’ho invitato il popolo’. Così Saul, quel giorno, mangiò con Samuele. Poi scesero dall’alto luogo in città, e Samuele s’intrattenne con Saul sul terrazzo. L’indomani si alzarono presto; allo spuntar dell’alba, Samuele chiamò Saul sul terrazzo, e gli disse: ‘Vieni, ch’io ti lasci partire’. Saul s’alzò, e uscirono fuori ambedue, egli e Samuele. Quando furon discesi all’estremità della città, Samuele disse a Saul: ‘Di’ al servo che passi, e vada innanzi a noi (e il servo passò); ma tu adesso fermati, ed io ti farò udire la parola di Dio’. Allora Samuele prese un vasetto d’olio, lo versò sul capo di lui, baciò Saul e disse: ‘L’Eterno non t’ha egli unto perché tu sia il capo della sua eredità?” (1 Samuele 9:1-27; 10:1).

Davide diventò re d’Israele perché così Dio aveva preannunciato a Samuele: “L’Eterno disse a Samuele: ‘Fino a quando farai tu cordoglio per Saul, mentre io l’ho rigettato perché non regni più sopra Israele? Empi d’olio il tuo corno, e va’; io ti manderò da Isai di Bethlehem, perché mi son provveduto di un re tra i suoi figliuoli’. E Samuele rispose: ‘Come andrò io? Saul lo verrà a sapere, e mi ucciderà’. L’Eterno disse: ‘Prenderai teco una giovenca, e dirai: – Son venuto ad offrire un sacrifizio all’Eterno. -Inviterai Isai al sacrifizio; io ti farò sapere quello che dovrai fare, e mi ungerai colui che ti dirò’. Samuele dunque fece quello che l’Eterno gli avea detto; si recò a Bethlehem, e gli anziani della città gli si fecero incontro tutti turbati, e gli dissero: ‘Porti tu pace?’ Ed egli rispose: ‘Porto pace; vengo ad offrire un sacrifizio all’Eterno; purificatevi, e venite meco al sacrifizio’. Fece anche purificare Isai e i suoi figliuoli, e li invitò al sacrifizio. Mentre entravano, egli scòrse Eliab, e disse: ‘Certo, ecco l’unto dell’Eterno davanti a lui’. Ma l’Eterno disse a Samuele: ‘Non badare al suo aspetto né all’altezza della sua statura, perché io l’ho scartato; giacché l’Eterno non guarda a quello a cui guarda l’uomo: l’uomo riguarda all’apparenza, ma l’Eterno riguarda al cuore’. Allora Isai chiamò Abinadab, e lo fece passare davanti a Samuele; ma Samuele disse: ‘L’Eterno non s’è scelto neppur questo’. Isai fece passare Shamma, ma Samuele disse: ‘L’Eterno non s’è scelto neppur questo’. Isai fece passar così sette de’ suoi figliuoli davanti a Samuele; ma Samuele disse ad Isai: ‘L’Eterno non s’è scelto questi’. Poi Samuele disse ad Isai: ‘Sono questi tutti i tuoi figli?’. Isai rispose: ‘Resta ancora il più giovane, ma è a pascere le pecore’. E Samuele disse ad Isai: ‘Mandalo a cercare, perché non ci metteremo a tavola prima che sia arrivato qua’. Isai dunque lo mandò a cercare, e lo fece venire. Or egli era biondo, avea de’ begli occhi e un bell’aspetto. E l’Eterno disse a Samuele: ‘Lèvati, ungilo, perch’egli è desso’. Allora Samuele prese il corno dell’olio, e l’unse in mezzo ai suoi fratelli; e, da quel giorno in poi, lo spirito dell’Eterno investì Davide. E Samuele si levò e se ne andò a Rama” (1 Samuele 16:1-13).

Salomone succedette al trono a suo padre Davide, e fu lui a costruire la casa a Dio, perché così Dio aveva decretato e preannunciato a Davide: “Or Davide convocò a Gerusalemme tutti i capi d’Israele, i capi delle tribù, i capi delle divisioni al servizio del re, i capi di migliaia, i capi di centinaia, gli amministratori di tutti i beni e del bestiame appartenente al re ed ai suoi figliuoli, insieme con gli ufficiali di corte, cogli uomini prodi e tutti i valorosi. Poi Davide, alzatosi e stando in piedi, disse: ‘Ascoltatemi, fratelli miei e popolo mio! Io avevo in cuore di edificare una casa di riposo per l’arca del patto dell’Eterno e per lo sgabello de’ piedi del nostro Dio, e avevo fatto dei preparativi per la fabbrica. Ma Dio mi disse: – Tu non edificherai una casa al mio nome, perché sei uomo di guerra e hai sparso del sangue. – L’Eterno, l’Iddio d’Israele, ha scelto me, in tutta la casa di mio padre, perché io fossi re d’Israele in perpetuo; poich’egli ha scelto Giuda, come principe; e, nella casa di Giuda, la casa di mio padre; e tra i figliuoli di mio padre gli è piaciuto di far me re di tutto Israele; e fra tutti i miei figliuoli – giacché l’Eterno mi ha dati molti figliuoli – egli ha scelto il figliuol mio Salomone, perché segga sul trono dell’Eterno, che regna sopra Israele. Egli m’ha detto: – Salomone, tuo figliuolo, sarà quegli che edificherà la mia casa e i miei cortili; poiché io l’ho scelto per mio figliuolo, ed io gli sarò padre. E stabilirò saldamente il suo regno in perpetuo, s’egli sarà perseverante nella pratica de’ miei comandamenti e de’ miei precetti, com’è oggi” (1 Cronache 28:1-7).

Il regno di Roboamo, figlio di Salomone, fu diviso in due per volere di Dio perché questa fu la punizione che Dio inflisse a Salomone per essersi sviato da Lui, e così dieci tribù furono date a Geroboamo e le altre due rimasero a Roboamo. Dio aveva preannunciato tutto ciò a Geroboamo tramite il profeta Ahija di Scilo: “In quel tempo avvenne che Geroboamo, essendo uscito di Gerusalemme, s’imbatté per istrada nel profeta Ahija di Scilo, che portava un mantello nuovo; ed erano loro due soli nella campagna. Ahija prese il mantello nuovo che aveva addosso, lo stracciò in dodici pezzi, e disse a Geroboamo: ‘Prendine per te dieci pezzi, perché l’Eterno, l’Iddio d’Israele, dice così: – Ecco, io strappo questo regno dalle mani di Salomone, e te ne darò dieci tribù, ma gli resterà una tribù per amor di Davide mio servo, e per amor di Gerusalemme, della città che ho scelta fra tutte le tribù d’Israele. E ciò, perché i figliuoli d’Israele m’hanno abbandonato, si sono prostrati davanti ad Astarte, divinità dei Sidonî, davanti a Kemosh, dio di Moab e davanti a Milcom, dio dei figliuoli d’Ammon, e non han camminato nelle mie vie per fare ciò ch’è giusto agli occhi miei e per osservare le mie leggi e i miei precetti, come fece Davide, padre di Salomone. Nondimeno non torrò dalle mani di lui tutto il regno, ma lo manterrò principe tutto il tempo della sua vita, per amor di Davide, mio servo, che io scelsi, e che osservò i miei comandamenti e le mie leggi; ma torrò il regno dalle mani del suo figliuolo, e te ne darò dieci tribù; e al suo figliuolo lascerò una tribù, affinché Davide, mio servo, abbia sempre una lampada davanti a me in Gerusalemme, nella città che ho scelta per mettervi il mio nome. Io prenderò dunque te, e tu regnerai su tutto quello che l’anima tua desidererà, e sarai re sopra Israele. E se tu ubbidisci a tutto quello che ti comanderò, e cammini nelle mie vie, e fai ciò ch’è giusto agli occhi miei, osservando le mie leggi e i miei comandamenti, come fece Davide mio servo, io sarò con te, ti edificherò una casa stabile, come ne edificai una a Davide, e ti darò Israele; e umilierò così la progenie di Davide, ma non per sempre” (1 Re 11:29-39). Il fatto dunque che Roboamo quando diventò re, non volle dare retta al popolo perché dette retta al consiglio dei giovani anziché a quello degli anziani, cosa questa che provocò l’ira del popolo d’Israele che elesse re sopra di esso Geroboamo e si divise da Giuda, fu una cosa diretta da Dio. “Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era venuto a Sichem per farlo re. Quando Geroboamo, figliuolo di Nebat, ebbe di ciò notizia, si trovava ancora in Egitto, dov’era fuggito per scampare dal re Salomone; stava in Egitto, e quivi lo mandarono a chiamare. Allora Geroboamo e tutta la raunanza d’Israele vennero a parlare a Roboamo, e gli dissero: ‘Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora rendi tu più lieve la dura servitù e il giogo pesante che tuo padre ci ha imposti, e noi ti serviremo’. Ed egli rispose loro: ‘Andatevene, e tornate da me fra tre giorni’. E il popolo se ne andò. Il re Roboamo si consigliò coi vecchi ch’erano stati al servizio del re Salomone suo padre mentre era vivo, e disse: ‘Che mi consigliate voi di rispondere a questo popolo?’ E quelli gli parlarono così: ‘Se oggi tu ti fai servo di questo popolo, se tu gli cedi, se gli rispondi e gli parli con bontà, ti sarà servo per sempre’. Ma Roboamo abbandonò il consiglio datogli dai vecchi, e si consigliò coi giovani ch’eran cresciuti con lui ed erano al suo servizio, e disse loro: ‘Come consigliate voi che rispondiamo a questo popolo che m’ha parlato dicendo: – Allevia il giogo che tuo padre ci ha imposto?’ E i giovani ch’erano cresciuti con lui, gli parlarono così: ‘Ecco quel che dirai a questo popolo che s’è rivolto a te dicendo: – Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, e tu ce lo allevia! – Gli risponderai così: – Il mio dito mignolo è più grosso del corpo di mio padre; ora, mio padre vi ha caricati d’un giogo pesante, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte’. Tre giorni dopo, Geroboamo e tutto il popolo vennero da Roboamo, come aveva ordinato il re dicendo: ‘Tornate da me fra tre giorni’. E il re rispose aspramente, abbandonando il consiglio che i vecchi gli aveano dato; e parlò al popolo secondo il consiglio dei giovani, dicendo: ‘Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte’. Così il re non diede ascolto al popolo; perché questa cosa era diretta dall’Eterno, affinché si adempisse la parola da lui detta per mezzo di Ahija di Scilo a Geroboamo, figliuolo di Nebat. E quando tutto il popolo d’Israele vide che il re non gli dava ascolto, rispose al re, dicendo: ‘Che abbiam noi da fare con Davide? Noi non abbiam nulla di comune col figliuolo d’Isai! Alle tue tende, o Israele! Provvedi ora tu alla tua casa, o Davide!’ E Israele se ne andò alle sue tende. Ma sui figliuoli d’Israele che abitavano nelle città di Giuda, regnò Roboamo. E il re Roboamo mandò loro Adoram, preposto alle comandate; ma tutto Israele lo lapidò, ed egli morì. E il re Roboamo salì in fretta sopra un carro per fuggire a Gerusalemme. Così Israele si ribellò alla casa di Davide, ed è rimasto ribelle fino al dì d’oggi. E quando tutto Israele ebbe udito che Geroboamo era tornato, lo mandò a chiamare perché venisse nella raunanza, e lo fece re su tutto Israele. Nessuno seguitò la casa di Davide, tranne la sola tribù di Giuda. E Roboamo, giunto che fu a Gerusalemme, radunò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centottantamila uomini, guerrieri scelti, per combattere contro la casa d’Israele e restituire il regno a Roboamo, figliuolo di Salomone. Ma la parola di Dio fu così rivolta a Scemaia, uomo di Dio: ‘Parla a Roboamo, figliuolo di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo, e di’ loro: – Così parla l’Eterno: Non salite a combattere contro i vostri fratelli, i figliuoli d’Israele! Ognuno se ne torni a casa sua; perché questo è avvenuto per voler mio’. Quelli ubbidirono alla parola dell’Eterno, e se ne tornaron via secondo la parola dell’Eterno” (1 Re 12:1-24).

Izebel, la moglie di Achab, quando morì fu divorata dai cani perché Dio aveva predetto e decretato ciò: “Anche riguardo a Izebel l’Eterno parla e dice: I cani divoreranno Izebel sotto le mura d’Izreel …. Poi Jehu giunse ad Izreel. Izebel, che lo seppe, si diede il belletto agli occhi, si acconciò il capo, e si mise alla finestra a guardare. E come Jehu entrava per la porta di città, ella gli disse: ‘Rechi pace, novello Zimri, uccisore del tuo signore?’ Jehu alzò gli occhi verso la finestra, e disse: ‘Chi è per me? chi?’ E due o tre eunuchi, affacciatisi, volsero lo sguardo verso di lui. Egli disse: ‘Buttatela giù!’ Quelli la buttarono; e il suo sangue schizzò contro il muro e contro i cavalli. Jehu le passò sopra, calpestandola; poi entrò, mangiò e bevve, quindi disse: ‘Andate a vedere di quella maledetta donna e sotterratela, giacché è figliuola di re’. Andaron dunque per sotterrarla, ma non trovarono di lei altro che il cranio, i piedi e le palme delle mani. E tornarono a riferir la cosa a Jehu, il quale disse: ‘Questa è la parola dell’Eterno pronunziata per mezzo del suo servo Elia il Tishbita, quando disse: ‘I cani divoreranno la carne di Izebel nel campo d’Izreel; e il cadavere di Izebel sarà, nel campo d’Izreel, come letame sulla superficie del suolo, in guisa che non si potrà dire: – Questa è Izebel” (1 Re 21:23; 9:30-37).

Geremia diventò profeta perché a questo ufficio era stato destinato da Dio ancora prima che egli nascesse: “La parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: ‘Prima ch’io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t’ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t’ho consacrato e t’ho costituito profeta delle nazioni” (Geremia 1:4-5).

Gli Israeliti tornarono da Babilonia in Israele dopo 70 anni di cattività perché così aveva prestabilito Dio dover avvenire, e per fare accadere questo ritorno Dio destò lo spirito del re Ciro. La predizione: “Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi tornare in questo luogo” (Geremia 29:10). L’adempimento: “Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme. Tutti quelli che rimangono ancora del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme” (Esdra 1:1-4).

Le guerre tra il re del settentrione e il re del mezzogiorno che seguirono la caduta del regno di Grecia, erano state predette nei particolari da Dio a Daniele (cfr. Dan. 11:2-45). In relazione ad esse va detto che queste guerre erano scritte nel libro della verità (un libro celeste) e furono rivelate da Dio a Daniele (cfr. Daniele 10:21).

Giovanni Battista nacque affinchè si adempissero le seguenti parole pronunciate da Dio tramite il profeta Malachia: “Ecco, io vi mando il mio messaggero; egli preparerà la via davanti a me” (Malachia 3:1; cfr. Matteo 11:10).

Paolo a Gerusalemme fu preso dai Giudei e messo nelle mani dei Romani perché così Dio aveva predetto tramite il profeta Agabo mentre questi si trovava a casa di Filippo l’evangelista: “Eravamo quivi da molti giorni, quando scese dalla Giudea un certo profeta, di nome Agabo, il quale, venuto da noi, prese la cintura di Paolo, se ne legò i piedi e le mani, e disse: Questo dice lo Spirito Santo: Così legheranno i Giudei a Gerusalemme l’uomo di cui è questa cintura, e lo metteranno nelle mani dei Gentili. Quando udimmo queste cose, tanto noi che quei del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme. Paolo allora rispose: Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Poiché io son pronto non solo ad esser legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signor Gesù. E non lasciandosi egli persuadere, ci acquetammo, dicendo: Sia fatta la volontà del Signore” (Atti 21:10-14).

Gerusalemme fu distrutta nel 70 dopo Cristo, e molti dei suoi abitanti uccisi e portati in cattività, perché si doveva adempiere sia ciò che era stato scritto dai profeti, e sia quello che poi Gesù Cristo confermò: “Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano a’ monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei. Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in que’ giorni! Perché vi sarà gran distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il taglio della spada, e saran menati in cattività fra tutte le genti; ….” (Luca 21:20-24).

 

 

Dio fa grazia a chi vuole far grazia: ovvero la predeterminazione divina nella salvezza

Gli eletti, ossia i vasi di misericordia innanzi preparati per la gloria

Parliamo prima di coloro che si sono ravveduti ed hanno creduto nel Vangelo ottenendo la remissione dei loro peccati, cioè degli eletti di Dio. Dopo avere vissuto degli anni al servizio dell’iniquità arrivò il giorno in cui dopo avere sentito (per la prima volta o per l’ennesima volta come nel mio caso per esempio) parlare di Gesù Cristo e del suo sacrificio si sono ravveduti ed hanno creduto in Lui ottenendo il perdono dei loro peccati, ed entrando così a fare parte della famiglia di Dio. In altre parole essi hanno ottenuto la salvezza preannunciata dai profeti e annunciataci da Cristo Gesù nella pienezza dei tempi. Ora, domandiamoci: ‘E’ stata questa loro decisione una decisione in cui Dio non ha interferito per niente, vale a dire una loro decisione semplicemente antiveduta o preconosciuta da Dio ma non da Lui decretata avanti i secoli, come dicono le ADI?’ In altre parole Dio sapeva solo che essi avrebbero creduto perchè Egli è onnisciente ma niente di più, o Dio oltre a sapere innanzi che essi avrebbero creduto aveva decretato che essi credessero e perciò ha operato in tale maniera che al tempo da Lui stabilito quella decisione quegli uomini l’hanno dovuta prendere senza sapere nulla di questo suo disegno benevolo formato nei loro confronti?’ Ecco come risponde la Scrittura a questa domanda: “Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. Perchè quelli che Egli ha preconosciuti, li ha pure predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figliuolo, ond’egli sia il primogenito fra molti fratelli; e quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati” (Romani 8:28-30). Quindi tutti coloro che sono stati giustificati da Dio sono stati preconosciuti da Dio; ma come si può altresì chiaramente leggere questa prescienza di Dio non è intesa da Paolo come una prescienza passiva nel senso che Dio sapeva che essi avrebbero creduto e basta, rimanendo inoperoso sia prima che quando essi hanno creduto; affatto perchè Paolo dice subito dopo che quelli che Dio ha preconosciuti avanti i secoli li ha pure predestinati avanti i secoli ad essere giustificati. Per altro, va detta un’altra cosa, e cioè che il verbo preconoscere usato in Romani 8:29 non ha il significato che gli danno le ADI perché qui Paolo non dice che Dio conosceva innanzi che alcuni avrebbero creduto o conosceva innanzi la loro fede, ma che Egli conobbe innanzi o preconobbe delle persone. In altre parole che Egli ripose innanzi la Sua affezione su di esse, nel senso dunque che Egli determinò innanzi di separare affettuosamente certe persone in base al beneplacito della sua volontà e non in base al risultato della loro decisione. Che sia questo il significato dell’espressione ‘quelli che Egli ha preconosciuti’ si deduce per esempio da queste parole che Dio rivolse a Geremia: “Prima ch’io ti avessi formato nel seno di tua madre, io t’ho conosciuto; e prima che tu uscissi dal suo seno, io t’ho consacrato e t’ho costituito profeta delle nazioni” (Geremia 1:5), e da queste altre che Paolo dice a proposito del popolo di Israele: “Iddio non ha reietto il suo popolo, che ha preconosciuto” (Romani 11:2). Quindi la prescienza di Dio nei confronti degli eletti ha avuto un chiaro impegno di Dio: in altre parole coloro che hanno ottenuto la giustizia che si ha mediante la fede sono stati destinati da Dio avanti i secoli ad ottenerla. Ecco perchè parliamo di predestinazione; perchè i credenti sono stati da Dio destinati avanti la fondazione del mondo ad ottenere la giustizia basata sulla fede. Il che significa che se essi si sono ravveduti ed hanno creduto, essi si sono ravveduti ed hanno creduto esclusivamente in virtù di un decreto nascosto in Dio che egli ha mandato ad effetto al tempo da Lui stabilito dando loro sia il ravvedimento (in quanto esso viene da Dio secondo che è scritto: “Iddio dunque ha dato il ravvedimento anche ai Gentili affinché abbiano vita” (Atti 11:18. Cfr. 2 Timoteo 2:25) che la fede (che è il dono di Dio. Cfr. Efesini 2:9) in quanto Dio gli ha dato di credere in Cristo (cfr. Filippesi 1:29). L’apostolo Paolo conferma questa predestinazione nei confronti dei santi anche agli Efesini quando dice che Dio ci ha eletti in Cristo “prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinnanzi a lui nell’amore, avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà” (Efesini 1:4-5) ed ancora che in Cristo “siamo pure stati fatti eredi,a ciò predestinati conforme al proposito di Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà…” (Efesini 1:11). E l’apostolo Pietro pure conferma la predestinazione dei santi quando dice agli eletti: “Eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, ad ubbidire e ad essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo” (1 Pietro 1:2). Ma proseguiamo a parlare della predestinazione concernente gli eletti citando altre eloquenti Scritture.

Giovanni ci dice che Gesù disse al Padre dei suoi discepoli: “Erano tuoi, e tu me li hai dati” (Giovanni 17:6); che cosa significa questo? Che essi erano stati già appartati da Dio prima della fondazione del mondo e poi nella pienezza dei tempi furono da Lui dati a Cristo Gesù. Quindi i suoi discepoli furono predestinati da Dio a credere in Gesù. Essi andarono a Gesù perchè erano stati eletti ad essergli donati, per questo Gesù disse loro: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi” (Giovanni 15:16).

Luca dice che i credenti di Antiochia di Pisidia credettero perché erano stati ordinati da Dio a vita eterna, infatti dice che “tutti quelli che erano ordinati a vita eterna credettero” (Atti 13:48). La Nuova Diodati ha “preordinati alla vita eterna.” Quindi anche loro erano stati predestinati da Dio a credere.

L’apostolo Paolo dice ai Galati: “Ma quando Iddio che m’aveva appartato fin dal seno di mia madre e m’ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il suo Figliuolo perch’io lo annunziassi fra i Gentili….” (Galati 1:15-16). Notate che Paolo era stato appartato per l’Evangelo fin dal seno di sua madre e che egli dice che arrivò il giorno in cui Dio si compiacque di rivelargli il suo Figliuolo. Quindi anche lui fu predestinato da Dio a credere nel suo Figliuolo. Questo è confermato pure da queste parole che gli disse Anania quando andò da lui tre giorni dopo che il Padre gli aveva rivelato il suo Figliuolo: “L’Iddio dei nostri padri ti ha destinato a conoscere la sua volontà, e a vedere il Giusto, e a udire una voce dalla sua bocca” (Atti 22:14).

Sempre Paolo dice ai Tessalonicesi: “Ma noi siamo in obbligo di rendere del continuo grazie di voi a Dio, fratelli amati dal Signore, perchè Iddio fin dal principio vi ha eletti a salvezzamediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità” (2 Tessalonicesi 2:13). Quindi anche i santi di Tessalonica avevano creduto in Cristo perchè predestinati a ciò da Dio sin dal principio. E il principio di cui parla Paolo è lo stesso principio di cui parla Giovanni quando dice: “Nel principio era la Parola, e la Parola era con Dio, e la Parola era Dio” (Giovanni 1:1).

Da tutte queste Scritture sopra citate si evince che la salvezza dipende dalla volontà di Dio e non dalla volontà degli uomini (quantunque Dio si usi della volontà dell’uomo per compiere la Sua volontà verso loro). Ma non dice forse Giacomo che Egli ci ha di sua volontà generati mediante la Parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature (cfr. Giacomo 1:18)? E non dice forse Giovanni che quelli che credono nel Figliuolo di Dio non sono nati da volontà di carne né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio (cfr. Giovanni 1:13)? E non dice forse Paolo che “non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia” (Romani 9:16)? E ditemi un pò: ma Gesù non disse forse la stessa cosa in un altra maniera, quando disse ai Giudei: “Niuno può venire a me se non gli è dato dal Padre” (Giovanni 6:65) ed ancora: “Niuno può venire a me se non che il Padre, il quale mi ha mandato, lo attiri” (Giovanni 6:44), ed ancora: “Tutto quel che il Padre mi dà, verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori” (Giovanni 6:37) ed ancora: “..niuno conosce appieno il Padre, se non il Figliuolo, e colui al quale il Figliuolo avrà voluto rivelarlo” (Matteo 11:27)? Forse che questo è un modo di agire ingiusto di Dio perchè significa che Egli ha deciso di salvare alcuni e di non salvare altri? Affatto, perchè Dio ha detto a Mosè: “Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà” (Esodo 33:19; cfr. Romani 9:15). E chi oserà replicare a Dio? L’apostolo Paolo per spiegare che il fatto che a taluni Dio ha voluto fare misericordia prima che essi nascessero mentre ad altri non ha voluto cita l’esempio di Esaù e Giacobbe e dice che “prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama” (Romani 9:11-12) fu detto a Rebecca loro madre: “Il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù” (Romani 9:13). Notate che Dio aveva deciso di fare misericordia a Giacobbe e di non fare misericordia a Esaù ancora prima che questi nascessero e quindi ancora prima che avessero operato qualche cosa di bene o di male. Quindi non fu a motivo delle opere che essi compirono dopo essere nati, o che Dio antevide avrebbero fatto, che Giacobbe fu eletto ed Esaù reietto, ma a motivo della volontà di Dio, fatta conoscere da Lui prima che essi nascessero e poi naturalmente da lui mandata ad effetto nella maniera in cui noi sappiamo. Lo so che tutto ciò è duro da accettare, ma è la verità e noi non possiamo fare nulla contro la verità, quel che possiamo è per la verità (cfr. 2 Corinzi 13:8). Noi abbiamo quindi da rendere del continuo grazie a Dio perchè Egli fin dal principio ci ha eletti a salvezza mediante la fede nella verità. A Lui è piaciuto così; a Lui sia la gloria in Cristo Gesù. Amen.

 

I reprobi, ossia i vasi d’ira innanzi preparati per la perdizione

Veniamo ora ai reprobi. Possiamo noi dire che Dio non ha predestinato nessuno alla perdizione ma chi va in perdizione ci va per sua esclusiva volontà; ossia che Dio sa chi andrà in perdizione ma non opera affinché essi ci vadano? Alla luce delle Sacre Scritture no. Vediamolo.

Paolo parlando ai Romani della caduta d’Israele, per spiegare con le Scritture che il fatto che gli Israeliti siano caduti, cioè che una gran parte di essi abbiano rifiutato di credere in Gesù Cristo, non significa che la Parola di Dio sia caduta a terra perchè tutto rientra nel piano di Dio, comincia col dire che non tutti i discendenti d’Israele sono Israele e che non tutti i discendenti di Abramo sono figli d’Abramo e questo perché tra i due figli che ebbe Abrahamo solo Isacco era il figlio della promessa e quindi erede delle promesse, mentre Ismaele non lo era. In altre parole quantunque sia Isacco che Ismaele erano tutti e due discendenti del patriarca Abrahamo, nati ambedue per volere di Dio, tra i due Dio aveva predestinato ad essere erede delle promesse Isacco escludendo così Ismaele (cfr. Romani 9:6-9). Poi l’apostolo passando all’esempio di Esaù e Giacobbe dice: “Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell’elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, le fu detto; il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù” (Romani 9:10-13). Dalle parole di Paolo si evince che Giacobbe ed Esaù furono predestinati ciascuno a ricoprire un ruolo ben preciso nella loro vita ancora prima che nascessero e quindi ancora prima che potessero fare del bene o del male. Quello che disse Dio avrebbe fatto a Esaù non dipendeva quindi dalle opere di Esaù antivedute da Dio, ma dalla volontà di Dio; il suo servizio a Giacobbe lo avrebbe reso per decreto di Dio. Forse che Dio fu ingiusto verso Esaù? No, infatti Paolo subito dopo dice: “V’è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. Poiché Egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione. Non dipende dunque nè da chi vuole nè da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. Poiché la Scrittura dice a Faraone: Appunto per questo io t’ho suscitato; per mostrare in te la mia potenza, e perchè il mio nome sia pubblicato per tutta la terra. Così dunque Egli fa misericordia a chi vuole, e indura chi vuole” (Romani 9:14-18). Perciò se Dio decise di agire così con Giacobbe ed Esaù non è affatto da biasimare appunto perchè Lui ha detto che farà misericordia a chi vuole, e non solo Lui fa misericordia a chi vuole, ma indura anche chi vuole. Come dunque Faraone fu indurito da Dio per decreto di Dio così tanti Israeliti furono indurati per decreto di Dio, affinché il Suo piano sussistesse. Quindi come Esaù fu predestinato a servire Giacobbe, e come Faraone fu predestinato ad essere indurito a gloria di Dio, così anche molti Israeliti furono indurati da Dio in virtù di un Suo preciso decreto affinché non credessero e non ottenessero la remissione dei loro peccati. L’apostolo lo conferma più avanti questo quando dice che “gli altri sono stati indurati, secondo che è scritto: Iddio ha dato loro uno spirito di stordimento, degli occhi per non vedere e degli orecchi per non udire, fino a questo giorno” (Romani 11:7-8). E non lo conferma solo Paolo questo, ma anche Giovanni e Pietro. Giovanni lo attesta quando dice: “Non potevano credere per la ragione detta ancora da Isaia: Egli ha accecato gli occhi loro e ha indurato i loro cuori, affinché non veggano con gli occhi, e non intendano col cuore, e non si convertano e io non li sani” (Giovanni 12:39-40); ed anche quando dice che Gesù disse un giorno a dei Giudei che rifiutavano di credere che egli era il Messia: “..ma voi non credete, perchè non siete delle mie pecore” (Giovanni 10:26); il che significa che quei Giudei non potevano credere in Cristo perchè non erano annoverati tra coloro che Dio aveva preordinato gli avrebbe dato ma tra coloro che Egli aveva decretato di indurire affinché non credessero. Pietro invece lo attesta quando dice che coloro che hanno intoppato in Cristo, cioè gli increduli, sono stati predestinati da Dio a questo: “Essendo disubbidienti, intoppano nella Parola; ed a questo sono stati anche destinati” (1 Pietro 2:8). Notate quel “a questo sono stati anche destinati” che fa capire che la loro caduta era stata prevista e preordinata da Dio. D’altronde non aveva forse Dio predetto tramite Isaia: “Ed egli sarà un santuario, ma anche una pietra d’intoppo, un sasso d’inciampo per le due case d’Israele, un laccio e una rete per gli abitanti di Gerusalemme. Molti tra loro inciamperanno, cadranno, saranno infranti, rimarranno nel laccio, e saranno presi” (Isaia 8:14-15)? Quindi quella predizione si doveva adempiere e Dio la mandò ad effetto.

Ma proseguiamo col discorso di Paolo ai Romani: egli dopo avere fatto comprendere molto bene il perchè una parte degli Israeliti ha ottenuto misericordia mentre l’altra no, dice: “Tu allora mi dirai: Perchè si lagna Egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà? Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa formata dirà essa a colui che la formò: Perché mi facesti così? Il vasaio non ha egli potestà sull’argilla, da trarre dalla stessa massa un vaso per uso nobile, e un altro per uso ignobile? E che v’è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità dei vasi d’ira preparati per la perdizione, e se, per fare conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già innanzi preparati per la gloria, li ha anche chiamati (parlo di noi) non soltanto di fra i Giudei, ma anche di fra i Gentili?” (Romani 9:19-24). Ora, Paolo dice che Dio quale vasaio ha potestà di trarre dalla stessa massa di argilla dei vasi per uso nobile ed altri per uso ignobile; il che vuole dire che Egli ha il potere di predestinare gli uni alla salvezza eterna e gli altri alla perdizione eterna; notate infatti che parla di vasi di misericordia preparati per la gloria, e di vasi d’ira preparati per la perdizione. Quindi Dio, in base al suo proponimento, ha predestinato una parte degli uomini alla perdizione. Sappiamo che essi sono attorno a noi in questo mondo, ma non sappiamo chi siano essi perciò non possiamo giudicare nessuno dei peccatori dicendo che Tizio o Caio è predestinato alla perdizione. Perchè tra coloro che si ostinano ancora a non credere quando noi gli parliamo ci possono essere pure dei vasi di misericordia preparati per la gloria che Dio si riserba di salvare più in là e magari a nostra insaputa. Quindi è necessario essere prudenti evitando a tutti i costi di giudicare il nostro prossimo. Solo in quel giorno, quando conosceremo appieno, sapremo chi erano tutti coloro che Dio aveva predestinati alla perdizione, non prima.

Comunque possiamo sin da adesso dire chi sono alcuni di questi vasi d’ira che Dio ha preparato per la perdizione. Tra di essi c’è quel ricco che morì e andò nell’Ades (cfr. Luca 16:19-31), come anche Giuda. Di costui è detto che era annoverato tra coloro che avevano ricevuto il ministerio di apostolo, aveva ricevuto anche lui la potestà di guarire e di cacciare i demoni e anche lui compì guarigioni e cacciò i demoni, ma dopo che andò a conferire con i capi sacerdoti sul come avrebbe dato Gesù nelle loro mani è detto che Gesù disse al Padre: “Niuno di loro è perito, tranne il figliuol di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta” (Giovanni 17:12); e badate che queste parole Gesù le proferì ancora prima che Giuda venisse con la turba, e quindi ancora prima che egli s’impiccasse. Il che significa che per Giuda non c’era nessuna possibilità di non perire, perché a questo era stato predestinato affinché la Scrittura fosse adempiuta. Quante volte nella Bibbia troviamo scritto dopo che un evento si è adempiuto “affinché si adempisse la Scrittura” o espressioni simili? Tante volte. Ricordiamo per esempio che la nascita del Messia da una vergine, la fuga in Egitto di Giuseppe e Maria con il bambino Gesù, la strage dei bambini di Betleem, i miracoli di Gesù, le Sue sofferenze, la Sua risurrezione e la sua ascensione, sono tutti degli eventi che si sono verificati affinché si adempissero le Scritture: che significa ciò? Significa che quel particolare evento era stato decretato o determinato da Dio innanzi e che avvenne perché Dio lo fece avvenire. E’ falso dunque – come affermano le ADI – che Gesù ‘abbia fatto di tutto per scuotere Giuda e dissuaderlo dall’atto tremendo che stava compiendo’ (La Parola giorno per giorno, Vol. II, ADI-Media, 1989, 21 Giugno), tanto è vero che dopo che Satana entrò in Giuda, Gesù gli disse: “Quello che fai, fallo presto” (Giovanni 13:27). Ma come si fanno a dire simili assurdità?! Bisogna veramente essere ignoranti delle Scritture per dire simili cose!!! Perciò il tradimento compiuto da Giuda rientrava nei decreti di Dio (non aveva forse detto il Salmista a proposito di questo fatto: “Perfino l’uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro a me” Salmo 41:9 e Gesù non disse forse: “Io non parlo di voi tutti; io so quelli che ho scelti; ma, perché sia adempita la Scrittura, colui che mangia il mio pane, ha levato contro di me il suo calcagno” Giovanni 13:18?), e se Giuda andò in perdizione (notate che egli è chiamato figlio della perdizione, nome che porta anche l’anticristo che deve venire) fu per decreto di Dio. Questi due vasi d’ira sono già vissuti ma ce ne sono altri che devono ancora venire; tra questi ci sono la bestia, il falso profeta e coloro che adoreranno la bestia.

Della bestia e del falso profeta si legge infatti: “Ambedue furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo” (Apocalisse 19:20); quindi essi devono comparire e andarsene in perdizione. In particolare della bestia che sale dall’abisso è detto che “deve salire dall’abisso e andare in perdizione” (Apocalisse 17:8). Possiamo quindi dire che anche loro sono tra i vasi d’ira preparati per la perdizione. Chi può obbiettare a questo? Chi può affermare che questi due uomini sceglieranno di andare nello stagno di fuoco da loro stessi, e che non è Dio ad averlo deciso prima che essi nascano? E veniamo infine a coloro che adoreranno la bestia: chi sono essi? Giovanni dice: “E tutti gli abitanti della terra i cui nomi non sono scritti fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato, l’adoreranno” (Apocalisse 13:8) e dato che è anche scritto che “se qualcuno adora le bestia e la sua immagine e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, beverà anch’egli del vino dell’ira di Dio mesciuto puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo nel cospetto dei santi angeli e nel cospetto dell’Agnello. E il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli; e non hanno requie né giorno né notte quelli che adorano la bestia…” (Apocalisse 14:9-11), ciò significa che tutti costoro sono anch’essi dei vasi d’ira preparati per la perdizione eterna fin dalla fondazione del mondo.

Infatti il loro nome non è stato scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, in altre parole non sono tra coloro i cui nomi sono stati scritti in quel libro fin dalla fondazione del mondo.

 

Il cuore dell’uomo è nella mano di Dio

Ma allora qualcuno dirà dopo tutto questo che abbiamo detto: ‘L’uomo allora non ha una volontà!’ No, affatto, l’uomo possiede una volontà. Il fatto è però un altro, e cioè che senza che lui sappia nulla, proprio nulla, Dio piegando la sua volontà nella direzione che vuole, eseguisce su di lui i Suoi decreti quando e come vuole Lui. Come Dio faccia non riusciamo a comprenderlo appieno, ma sappiamo che lo fa. Ma ditemi fratelli: Non avete mai letto che “il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace” (Proverbi 21:1), che “da lui dipendono chi erra e chi fa errare” (Giobbe 12:16), che “i passi dell’uomo li dirige l’Eterno; come può quindi l’uomo capire la propria via?” (Proverbi 20:24), che “il cuore dell’uomo medita la sua via, ma l’Eterno dirige i suoi passi” (Proverbi 16:9), che “la via dell’uomo non è in suo potere, e che non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi” (Geremia 10:23)? Ed ancora: ma non avete mai letto che Dio aprì il cuore a Lidia per renderla attenta alle cose dette da Paolo (cfr. Atti 16:14)? Non avete mai letto che Egli destò lo spirito di Ciro re di Persia affinché emanasse un decreto in favore dei reduci Israeliti che si trovavano nel suo impero affinché tornassero nella loro terra e ricostruissero il tempio, e tutto questo affinché si adempissero le parole del profeta Geremia (cfr. Esdra 1:1-4)? Ma non avete mai letto la storia di Giuseppe, come Dio, per mandarlo in Egitto dove aveva decretato egli sarebbe diventato il governatore, voltò il cuore dei suoi fratelli contro di lui affinché lo odiassero e lo vendessero come schiavo ad una carovana di Ismaeliti che stava andando in Egitto (cfr. Genesi cap. 37:1-28; 45:4-8)? Ma non avete mai letto come Dio, al fine di adempiere il suo piano, voltò il cuore degli Egiziani contro gli Israeliti affinché odiassero il suo popolo e macchinassero frodi contro i suoi servitori (cfr. Salmo 105:25)? Ma non avete mai letto la storia di come Dio fece giungere Saul da Samuele senza che il figlio di Kis sapesse che la sua visita al profeta era stata predetta il giorno prima, cioè facendo smarrire le asine di Kis e impedendo a Saul e al suo servo di ritrovarle (cfr. 1 Samuele 9:1-27)? Ma non avete mai letto come il re Roboamo, affinché si adempissero le parole del profeta, dette ascolto al cattivo consiglio dei giovani piuttosto che al buon consiglio degli anziani (cfr. 1 Re. 12:1-24)? Non avete letto che i figli di Eli non dettero ascolto alla riprensione del loro padre perché Dio li voleva far morire (cfr. 1 Samuele 2:22-25)? E non avete letto come Dio mandò il re Achazia a fare visita al re Joram affinché perisse in quell’occasione (cfr. 2 Cronache 22:3-8)? Ed infine non avete letto che Dio metterà in cuore alla bestia e ai re che si alleeranno con essa di eseguire il suo disegno e di avere un medesimo pensiero e di dare il loro regno alla bestia finché le parole di Dio siano adempiute (cfr. Apocalisse 17:17-18)?

Se dunque Dio ha il potere di far fare, e di fare andare, e di fare accettare all’uomo quello che Egli vuole per degli scopi ben precisi, che c’è dunque da meravigliarsi o da scandalizzarsi se Dio ha deciso, all’insaputa degli uomini, di aprire il cuore di taluni affinché credano e ottengano misericordia, e di indurire il cuore di altri affinché non credano e non ottengano misericordia?

Perchè mai io dico c’è da meravigliarsi e scandalizzarsi di questo modo di agire di Dio quando Gesù stesso rese grazie a Dio per avere nascosto i misteri del regno di Dio ai savi e agli intelligenti e averli rivelati invece ai piccoli fanciulli perchè così Gli è piaciuto (cfr. Matteo 11:25-26)?

E quando sempre Egli stesso un giorno disse ai suoi discepoli che a loro era dato di conoscere i misteri del regno dei cieli mentre agli altri questo non era dato e per questo Lui parlava loro in parabole affinché essi non potessero capire e non potessero così convertirsi ed essere perdonati (cfr. Matteo 13:10-15)?

 

 

Parte 2 – Rispondo ad alcune obiezioni

Adesso voglio rispondere ad alcune delle obiezioni che muovono le ADI, obiezioni che hanno come base alcuni esempi biblici di cose avvenute per ‘caso’, poi il passo dell’ecclesiaste in cui viene detto che tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze, ed infine le decisioni sagge e insensate degli uomini

 

Spieghiamo gli esempi biblici di ‘casi’

Nella Bibbia si parla di fatti avvenuti ‘per caso’ o comunque di fatti dovuti ad errori umani o involontarietà, ma nell’esaminarli attentamente anch’essi rientrano nel volere di Dio, e quindi fanno parte di quei suoi decreti sovrani che Egli attua facendoli sembrare come degli eventi fortuiti. Vediamoli brevemente.

Il primo è quello di Achab, re d’Israele, la cui morte fu causata da un freccia scoccata a caso da qualcuno (cfr. 1 Re 22:34). Ma se leggiamo tutta la storia ci accorgeremo che egli morì proprio in quella battaglia, perché così Dio aveva predetto ad Achab tramite il profeta Micaiah, secondo che è scritto: “E Micaiah disse: ‘Se tu ritorni sano e salvo, non sarà l’Eterno quegli che avrà parlato per bocca mia’. E aggiunse: ‘Udite questo, o voi, popoli tutti!’ (1 Re 22:28). E dunque quel soldato che scoccò ‘casualmente’ quella freccia con il suo arco, la scoccò per volere di Dio, in quanto si dovevano adempiere le parole del profeta secondo cui Achab non sarebbe tornato vivo da quella battaglia. Perciò fu Dio a farlo colpire mortalmente da quella freccia. Perchè dunque c’è scritto che “qualcuno scoccò a caso la freccia del suo arco”? Per far comprendere ai savi che anche l’evento che può sembrare il più insignificante agli uomini è diretto da Dio, affinchè si adempia il suo piano, il suo disegno innanzi formato. Certamente chi scoccò casualmente quella freccia, non poteva sapere di averla scoccata per decreto e volontà di Dio; ma certamente coloro che erano a conoscenza della predizione fatta dal profeta Micaiah compresero che ciò era avvenuto per volere di Dio.

Il secondo è quello di Ruth, la Moabita. E’ scritto: “Or Naomi aveva un parente di suo marito, uomo potente e ricco, della famiglia di Elimelec, che si chiamava Boaz. Ruth, la Moabita, disse a Naomi: ‘Lasciami andare nei campi a spigolare dietro a colui agli occhi del quale avrò trovato grazia’. Ed ella le rispose: ‘Va’ figliuola mia’. Ruth andò dunque e si mise a spigolare in un campo dietro ai mietitori; e per caso le avvenne di trovarsi nella parte di terra appartenente a Boaz, ch’era della famiglia di Elimelec” (Ruth 2:1-3). Fu veramente un caso che Ruth si trovò a spigolare in un campo di proprietà di Boaz? Certamente no, perchè come nel precedente esempio qualcuno per caso scoccò la freccia dal suo arco perchè così aveva decretato e voluto Dio, così anche Ruth si trovò a spigolare in quel particolare campo per decreto e volere di Dio, e questo lo si capisce sia dalla reazione di sua suocera e dalle parole che le rivolse quando lo venne a sapere, secondo che è scritto: “La suocera le chiese: ‘Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che t’ha fatto così buona accoglienza!’ E Ruth disse alla suocera presso di chi avea lavorato, e aggiunse: ‘L’uomo presso il quale ho lavorato oggi, si chiama Boaz’. E Naomi disse alla sua nuora: ‘Sia egli benedetto dall’Eterno, poiché non ha rinunziato a mostrare ai vivi la bontà ch’ebbe verso i morti!’ E aggiunse: ‘Quest’uomo è nostro parente stretto; è di quelli che hanno su noi il diritto di riscatto’. E Ruth, la Moabita: ‘M’ha anche detto: Rimani coi miei servi, finché abbian finita tutta la mia messe’. E Naomi disse a Ruth sua nuora: ‘È bene, figliuola mia, che tu vada con le sue serve e non ti si trovi in un altro campo’ ” (Ruth 2:19-22) – Non mi paiono queste parole di Naomi le parole di una che credeva che si fosse trattato di un caso – Ed anche dalle parole delle donne quando vennero poi a sapere che Ruth aveva partorito un figlio a Boaz, secondo che è scritto: “Così Boaz prese Ruth, che divenne sua moglie. Egli entrò da lei, e l’Eterno le diè la grazia di concepire, ed ella partorì un figliuolo. E le donne dicevano a Naomi: ‘Benedetto l’Eterno, il quale non ha permesso che oggi ti mancasse un continuatore della tua famiglia! Il nome di lui sia celebrato in Israele!” (Ruth 4:13-14). Dunque, quelle donne riconoscevano che Ruth si era trovata a spigolare nel campo di Boaz, perchè Dio aveva voluto dare a Naomi un continuatore della sua famiglia, in quanto prima le era morto il marito e poi le erano morti ambedue i figli (Ruth 1:5). Ma Dio supplì a questa mancanza facendo incontrare Ruth con Boaz, facendoli sposare, e poi dandogli un figlio di nome Obed, che fu padre d’Isai, padre di Davide. E quindi fa parte della geneaologia di Gesù Cristo (Matteo 1:5).

Il terzo è quello di colui che uccideva qualcuno involontariamente, e quindi accidentalmente, e per il quale la legge di Mosè non prescriveva la morte in quanto gli ordinava di recarsi in una delle città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote. Ascoltate quello che dice la legge: “Ed ecco in qual caso l’omicida che vi si rifugerà avrà salva la vita: chiunque avrà ucciso il suo prossimo involontariamente, senza che l’abbia odiato prima, – come se uno, ad esempio, va al bosco col suo compagno a tagliar delle legna e, mentre la mano avventa la scure per abbatter l’albero, il ferro gli sfugge dal manico e colpisce il compagno sì ch’egli ne muoia, – quel tale si rifugerà in una di queste città ed avrà salva la vita; altrimenti, il vindice del sangue, mentre l’ira gli arde in cuore, potrebbe inseguire l’omicida e, quando sia lungo il cammino da fare, raggiungerlo e colpirlo a morte, mentre non era degno di morte, in quanto che non aveva prima odiato il compagno” (Deuteronomio 19:4-6). Notate che è Dio a dire che quell’uomo ha ucciso il suo prossimo involontariamente, quindi senza la volontà premeditata di ucciderlo. Quindi in caso di omicidio involontario, l’omicida aveva salva la vita. Ma l’involontarietà dell’uomo non significa che Dio non c’entra niente, perchè è pur sempre Dio che ha fatto sì che quell’omicidio si verificasse. Ascoltate infatti quello che dice sempre Dio nella legge: “Chi percuote un uomo sì ch’egli muoia, dev’essere messo a morte. Se non gli ha teso agguato, ma Dio gliel’ha fatto cader sotto mano, io ti stabilirò un luogo dov’ei si possa rifugiare. Se alcuno con premeditazione uccide il suo prossimo mediante insidia, tu lo strapperai anche dal mio altare, per farlo morire” (Esodo 21:12-14). Notate che nel caso di omicidio involontario, senza premeditazione dunque, è comunque Dio che fa cadere quell’uomo per mano dell’omicida involontario. Questo proprio mostra come il caso non esista neppure nel caso di omicidio involontario.

E che il caso non esiste si evince anche dalla pratica del tirare a sorte, che era una pratica usata dagli Ebrei in svariate circostanze con la certezza che chi veniva designato dalla sorte veniva designato per decisione di Dio, secondo che è scritto: “Si gettan le sorti nel grembo, ma ogni decisione vien dall’Eterno” (Proverbi 16:33). A conferma di ciò citiamo l’esempio di Saul che fu designato re d’Israele da Dio dinnanzi al popolo tramite la sorte, secondo che è scritto: “Poi Samuele convocò il popolo dinanzi all’Eterno a Mitspa, e disse ai figliuoli d’Israele: ‘Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io trassi Israele dall’Egitto, e vi liberai dalle mani degli Egiziani e dalle mani di tutti i regni che vi opprimevano. Ma oggi voi rigettate l’Iddio vostro che vi salvò da tutti i vostri mali e da tutte le vostre tribolazioni, e gli dite: Stabilisci su di noi un re! Or dunque presentatevi nel cospetto dell’Eterno per tribù e per migliaia’. Poi Samuele fece accostare tutte le tribù d’Israele, e la tribù di Beniamino fu designata dalla sorte. Fece quindi accostare la tribù di Beniamino per famiglie, e la famiglia di Matri fu designata dalla sorte. Poi fu designato Saul, figliuolo di Kis; e lo cercarono, ma non fu trovato. Allora consultarono di nuovo l’Eterno: ‘Quell’uomo è egli già venuto qua?’ L’Eterno rispose: ‘Guardate, ei s’è nascosto fra i bagagli’. Corsero a trarlo di là; e quand’egli si presentò in mezzo al popolo, era più alto di tutta la gente dalle spalle in su. E Samuele disse a tutto il popolo: ‘Vedete colui che l’Eterno si è scelto? Non v’è alcuno in tutto il popolo che sia pari a lui’. E tutto il popolo diè in esclamazioni di gioia, gridando: ‘Viva il re!’ ” (1 Samuele 10:17-24). Ma vogliamo citare anche l’esempio della designazione di Mattia quale apostolo che doveva prendere il posto di Giuda Iscariota, secondo che è scritto: “E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia. E, pregando, dissero: Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto per prendere in questo ministerio ed apostolato il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo. E li trassero a sorte, e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli” (Atti 1:23-26). Vorrei che notaste come i discepoli nel pregare Dio, erano convinti che tramite la sorte Dio avrebbe fatto loro conoscere chi Egli aveva scelto quale successore di Giuda Iscariota. Ora, se il risultato del tirare a sorte, che può sembrare una pratica che si basa sul caso, non è affatto il risultato del caso, ma di una decisione divina, non si può credere al caso.

 

Ecclesiaste 9:11-12

Nelle ADI prendono le seguenti parole: “Io mi son rimesso a considerare che sotto il sole, per correre non basta esser agili, né basta per combattere esser valorosi, né esser savi per aver del pane, né essere intelligenti per aver delle ricchezze, né esser abili per ottener favore; poiché tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze. Poiché l’uomo non conosce la sua ora; come i pesci che son presi nella rete fatale, e come gli uccelli che son còlti nel laccio, così i figliuoli degli uomini son presi nel laccio al tempo dell’avversità, quando essa piomba su loro improvvisa” (Ecclesiaste 9:11-12), per sostenere che non è Dio a predeterminare le cose che ci accadono.

Ma queste parole non avallano per niente ciò che le ADI sostengono, perchè le circostanze è Dio a crearle a suo piacimento, in quanto Egli governa l’universo, e nulla accade senza il suo volere, come abbiamo innanzi dimostrato. E difatti mentre da un lato è scritto che “i figliuoli degli uomini son presi nel laccio al tempo dell’avversità, quando essa piomba su loro improvvisa”, dall’altro Dio dice in Isaia: “Io formo la luce, creo le tenebre, do il benessere, creo l’avversità; io, l’Eterno, son quegli che fa tutte queste cose” (Isaia 45:7). Quindi è Dio che crea l’avversità nella quale sono presi gli uomini improvvisamente. “Una sciagura piomba ella sopra una città, senza che l’Eterno ne sia l’autore?” (Amos 3:6) diceva il profeta Amos.  E Geremia esclamava: “Il male ed il bene non procedon essi dalla bocca dell’Altissimo?” (Lamentazioni 3:38)

Si potrebbero citare tanti esempi biblici, ma ne citiamo solo alcuni.

L’odio dei fratelli di Giuseppe verso il loro fratello nacque perchè Dio volse il loro cuore contro di lui affinchè lo odiassero, e poi lo vendessero ad una carovana di Madianiti che andava in Egitto, dove fu venduto come schiavo ad un ufficiale di Faraone, la cui moglie però lo accusò ingiustamente davanti a suo marito e a motivo di ciò egli andò in prigione, ma Dio continuò ad assisterlo facendolo prima entrare nelle grazie del governatore della prigione, e poi facendolo uscire e stabilendolo governatore d’Egitto, ed in quella posizione egli fece scendere in Egitto Giacobbe e il suo parentado per salvargli la vita con una grande liberazione a motivo della grande carestia che aveva colpito la terra. E Giuseppe questo lo comprese, infatti quando si diede a conoscere ai suoi fratelli disse loro: “Io son Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse menato in Egitto. Ma ora non vi contristate, né vi dolga d’avermi venduto perch’io fossi menato qua; poiché Iddio m’ha mandato innanzi a voi per conservarvi in vita. Infatti, sono due anni che la carestia è nel paese; e ce ne saranno altri cinque, durante i quali non ci sarà né aratura né mèsse. Ma Dio mi ha mandato dinanzi a voi, perché sia conservato di voi un resto sulla terra, e per salvarvi la vita con una grande liberazione. Non siete dunque voi che m’avete mandato qua, ma è Dio; egli m’ha stabilito come padre di Faraone, signore di tutta la sua casa, e governatore di tutto il paese d’Egitto” (Genesi 45:4-8). Ecco un uomo che credeva che è Dio a dirigere i passi dell’uomo e che è il Suo piano che sussiste. Egli aveva il senso delle cose di Dio. Lui aveva capito che tutte quelle cose era stato Dio a farle accadere per una precisa ragione. Certo, questo lo capì a posteriori e non mentre gli accadevano tutte quelle sventure, ma lo capì. E così anche noi talvolta non riusciamo proprio a capire il perché di un determinato fatto che accade ma dobbiamo essere sicuri che Dio lo fa avvenire per una precisa ragione; non importa se questa ragione egli ce la farà conoscere o meno, la ragione c’è.

La carestia che sopraggiunse ai giorni di Giacobbe in Canaan fu Dio a mandarla, secondo che è scritto: “Poi chiamò la fame sul paese, e fece mancar del tutto il sostegno del pane” (Salmo 105:16), e quella carestia costrinse Giacobbe a mandare i suoi figli in Egitto a prendere del grano, dove poi Giuseppe si fece riconoscere da loro e disse loro di mandare a chiamare Giacobbe e la sua famiglia affinchè dimorassero in Egitto. E i discendenti di Giacobbe in Egitto vi rimasero quattrocento anni, affinchè si adempissero le parole che Dio aveva detto ad Abramo: “E l’Eterno disse ad Abramo: ‘Sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro, e vi saranno schiavi, e saranno oppressi per quattrocento anni; ….” (Genesi 15:13).

Gli Israeliti in Egitto furono odiati e oppressi dagli Egiziani perchè Dio rivolse il cuore di quest’ultimi contro il suo popolo, secondo che è scritto: “Iddio fece moltiplicar grandemente il suo popolo, e lo rese più potente dei suoi avversari. Poi voltò il cuor loro perché odiassero il suo popolo, e macchinassero frodi contro i suoi servitori” (Salmo 105:24-25).

Le asine di Kis padre di Saul si smarrirono per volere di Dio, affinchè Saul fosse mandato assieme ad un servo di suo padre in cerca delle asine perdute, e poi si recasse dal profeta Samuele affinchè questi lo ungesse come re d’Israele in quanto così era stato predetto da Dio a Samuele (cf. 1 Samuele 9:1-27).

Ester, che era Ebrea di nascita, fu scelta dal re Assuero, per volere di Dio, perchè poi tramite lei Dio doveva salvare i Giudei dallo sterminio che aveva pianificato Haman contro i Giudei (Ester cap. 1-13). Infatti, Mardocheo, lo zio di Ester, dopo che fu emanato il decreto di sterminio per i Giudei, quando comandò ad Ester di presentarsi al re e intercedere a pro dei Giudei, le disse: “‘Non ti mettere in mente che tu sola scamperai fra tutti i Giudei perché sei nella casa del re. Poiché se oggi tu ti taci, soccorso e liberazione sorgeranno per i Giudei da qualche altra parte; ma tu e la casa di tuo padre perirete; e chi sa se non sei pervenuta ad esser regina appunto per un tempo come questo?’ ” (Ester 4:13-14).

Quelle improvvise avversità che piombarono sul giusto Giobbe, furono create da Dio, infatti quando Dio si rivolse a Satana – dopo che i Sabei gli portarono via i buoi e le asine e passarono a fil di spada i suoi servitori, dopo che il fuoco di Dio era caduto dal cielo ed aveva colpito le sue pecore e i servitori divorandoli, e dopo che delle bande di Caldei gli avevano portato via i cammelli e avevano passato a fil di spada i suoi servitori, dopo che un gran vento aveva investito la casa dove stavano i suoi figli e le sue figlie facendola cadere e uccidendoli tutti – gli disse: “Hai tu notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Iddio e fugga il male. Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovinarlo senza alcun motivo” (Giobbe 2:3). E difatti Giobbe non attribuì al caso o al rischio delle probabilità quegli eventi funesti ma alla mano di Dio, secondo che disse: “L’Eterno ha dato, l’Eterno ha tolto; sia benedetto il nome dell’Eterno” (Giobbe 1:21).

Il censimento che uscì ai giorni di Cesare Augusto, fu Dio a farlo uscire per mandare Giuseppe e Maria a Betlemme a farsi censire, e far sì che Maria (che era rimasta incinta mesi prima per virtù dello Spirito Santo) partorisse Gesù proprio mentre si trovava a Betlemme (cf. Luca 2:1-7) in quanto così Egli aveva innanzi decretato tramite il profeta Michea (cf. Michea 5:1).

 

La saggezza e la follia degli uomini

Ora, è evidente che la saggezza e la follia degli uomini sono all’origine di tanti eventi nella loro vita, e giustamente si possono prendere tutti quei passi biblici dove vengono messe in risalto decisioni sagge e decisioni stolte.

Ma innanzi tutto bisogna tenere presente che la sapienza viene data da Dio, secondo che è scritto: “Poiché l’Eterno dà la sapienza; dalla sua bocca procedono la scienza e l’intelligenza” (Proverbi 2:6), e quindi il prendere decisioni sagge o stolte dipende sempre da Dio, secondo che è scritto: “Ci sono molti disegni nel cuor dell’uomo, ma il piano dell’Eterno è quello che sussiste” (Proverbi 19:21), ed anche: “Il cuor dell’uomo medita la sua via, ma l’Eterno dirige i suoi passi” (Proverbi 16:9), ed ancora: “All’uomo, i disegni del cuore; ma la risposta della lingua vien dall’Eterno” (Proverbi 16:1).

Dunque, sia le decisioni sagge che quelle sbagliate hanno l’origine in Dio, e vengono prese per volere di Dio.

Vediamo alcuni esempi di decisioni sagge prese per volere di Dio.

Perchè Rebecca, figlia di Bethuel, quando il servo di Abrahamo gli chiese da bere, dopo avergli dato da bere gli disse: “‘Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli finché abbian bevuto a sufficienza’. E presto vuotò la sua brocca nell’abbeveratoio, corse di nuovo al pozzo ad attingere acqua, e ne attinse per tutti i cammelli di lui” (Genesi 24:19-20)? Non fu forse perchè era lei la donna destinata a diventare moglie di Isacco? Certo che fu per questa ragione, infatti poco prima il servo aveva pregato Dio in questa maniera: “‘O Eterno, Dio del mio signore Abrahamo, deh, fammi fare quest’oggi un felice incontro, e usa benignità verso Abrahamo mio signore! Ecco, io sto qui presso a questa sorgente; e le figlie degli abitanti della città usciranno ad attinger acqua. Fa’ che la fanciulla alla quale dirò: – Deh, abbassa la tua brocca perch’io beva – e che mi risponderà – Bevi, e darò da bere anche ai tuoi cammelli, – sia quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco. E da questo comprenderò che tu hai usato benignità verso il mio signore’ ” (Genesi 24:12-14). E si badi che sia il fratello che il padre di Rebecca, quando poi il servo raccontò loro come erano andate le cose, dissero: “La cosa procede dall’Eterno …” (Genesi 24:50).

Prendiamo ora la decisione saggia di Saul di recarsi da Samuele per farsi dire dal profeta dove erano le asine smarrite: non fu forse Dio a fargliela prendere, in quanto è scritto: “Or un giorno prima dell’arrivo di Saul, l’Eterno aveva avvertito Samuele, dicendo: ‘Domani, a quest’ora, ti manderò un uomo del paese di Beniamino, e tu l’ungerai come capo del mio popolo d’Israele. Egli salverà il mio popolo dalle mani dei Filistei; poiché io ho rivolto lo sguardo verso il mio popolo, perché il suo grido è giunto fino a me’ ” (1 Samuele 9:15-16)?

E possiamo prendere pure la decisione saggia di Faraone re d’Egitto di mandare a liberare Giuseppe dalla prigione, e poi di stabilirlo governatore d’Egitto dopo che questi gli interpretò i due sogni che aveva fatto e gli dette un consiglio su come procedere per il bene dell’Egitto, secondo che è scritto: “Allora Faraone mandò a chiamare Giuseppe, il quale fu tosto tratto fuor dalla prigione sotterranea. ….  Piacque la cosa a Faraone e a tutti i suoi servitori. E Faraone disse ai suoi servitori: ‘Potremmo noi trovare un uomo pari a questo, in cui sia lo spirito di Dio?’ E Faraone disse a Giuseppe: ‘Giacché Iddio t’ha fatto conoscere tutto questo, non v’è alcuno che sia intelligente e savio al pari di te. Tu sarai sopra la mia casa, e tutto il mio popolo obbedirà ai tuoi ordini; per il trono soltanto, io sarò più grande di te.’ E Faraone disse a Giuseppe: ‘Vedi, io ti stabilisco su tutto il paese d’Egitto’. E Faraone si tolse l’anello di mano e lo mise alla mano di Giuseppe; lo fece vestire di abiti di lino fino, e gli mise al collo una collana d’oro. Lo fece montare sul suo secondo carro, e davanti a lui si gridava: ‘In ginocchio!’ Così Faraone lo costituì su tutto il paese d’Egitto. E Faraone disse a Giuseppe: ‘Io son Faraone! e senza te, nessuno alzerà la mano o il piede in tutto il paese d’Egitto” (Genesi 41:14, 37-44). Non fu forse presa per volere di Dio, affinchè si adempissero i sogni che Giuseppe aveva avuto sui suoi fratelli tanti anni prima, e affinchè i discendenti di Giacobbe scendessero in Egitto e vi dimorassero quattrocento anni? Non è forse scritto nei Salmi: “I suoi piedi furon serrati nei ceppi, ei fu messo in catene di ferro, fino al tempo che avvenne quello che avea detto, e la parola dell’Eterno, nella prova, gli rese giustizia. Il re mandò a farlo sciogliere, il dominatore di popoli lo mise in libertà; lo costituì signore della sua casa e governatore di tutti i suoi beni per incatenare i principi a suo talento, e insegnare ai suoi anziani la sapienza. Allora Israele venne in Egitto, e Giacobbe soggiornò nel paese di Cham” (Salmo 105:18-23)?

E che dire della decisione saggia di Ciro re di Persia di far ritornare gli esuli di Israele? Non fu anch’essa presa per volere di Dio, secondo che è scritto: “Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio de’ cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme. Tutti quelli che rimangono ancora del popolo dell’Eterno, in qualunque luogo dimorino, la gente del luogo li assista con argento, con oro, con doni in natura, bestiame, aggiungendovi offerte volontarie per la casa dell’Iddio ch’è a Gerusalemme’ ” (Esdra 1:1-4)? Notate che quella decisione fu da lui presa perchè Dio gli destò lo spirito, al fine di mandare ad effetto la Sua parola che aveva preannunciato tramite il profeta Geremia: “Poiché così parla l’Eterno: Quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi tornare in questo luogo” (Geremia 29:10).

Perchè Dario, re di Persia, prese la giusta decisione di lasciare continuare i lavori della ricostruzione del tempio a Gerusalemme? Perchè Dio volse il suo cuore in quella direzione, e quindi fu per volere di Dio. Ma andiamo per ordine e spieghiamo quello che avvenne. Dopo che gli esuli Ebrei furono ritornati da Babilonia, ristabilirono l’altare dell’Iddio d’Israele per offrirvi sopra degli olocausti. Il secondo anno del loro arrivo alla casa di Dio a Gerusalemme, il secondo mese i Giudei gettarono le fondamenta del tempio dell’Eterno. Ma i nemici di Giuda non rimasero indifferenti a questa loro ricostruzione e scoraggiarono e molestarono il popolo per impedirgli di fabbricare. Questo durò per tutta la vita di Ciro, re di Persia. Sotto il regno d’Assuero, al principio del suo regno, i nemici di Giuda scrissero un’accusa contro gli abitanti di Giuda e di Gerusalemme. Poi, al tempo d’Artaserse, Bishlam, Mithredath, Tabeel e gli altri loro colleghi scrissero ad Artaserse, re di Persia. In questa lettera veniva detto al re che i Giudei tornati dalla cattività edificavano la città, e che se Gerusalemme fosse stata riedificata i Giudei non avrebbero più pagato nè tributo nè imposta nè pedaggio al re, ed il tesoro dei re ne avrebbe sofferto. Il re rispose alla lettera dicendo al governatore d’oltre il fiume, al suo segretario ed ai loro colleghi di dare ordine che quella gente sospendesse i lavori di ricostruzione. Essi andarono a Gerusalemme dai Giudei e li obbligarono a mano armata a sospendere i lavori. Così l’opera della casa di Dio a Gerusalemme fu sospesa e rimase sospesa fino al secondo anno del regno di Dario, re di Persia. In quell’anno appunto, avvenne che i profeti Aggeo e Zaccaria profetarono nel nome di Dio al popolo ordinandogli di ricostruire la casa di Dio, ed il popolo mosso da Dio ubbidì all’ordine di Dio e si misero all’opera. Tattenai, il governatore d’oltre il fiume, Scethar – Bozai e i loro colleghi, vennero presso di loro e gli domandarono chi gli aveva dato l’ordine di edificare quella casa. Essi gli risposero che era stato Ciro, re di Persia a dare l’ordine che quella casa fosse ricostruita; al che il governatore e i suoi colleghi mandarono una lettera al re Dario nella quale gli riferirono che in Gerusalemme i Giudei costruivano la casa del grande Dio e che la loro opera era accurata e prosperava nelle loro mani. Gli scrissero pure la risposta che i Giudei gli avevano dato quando essi gli avevano domandato chi aveva dato loro l’ordine di edificare quella casa. Questa lettera terminava con una richiesta al re di fare delle ricerche per accertare se vi fosse stato nel passato un ordine dato dal re Ciro per la costruzione di quella casa a Gerusalemme e di trasmettere loro il suo beneplacito a riguardo. Il re Dario fece fare delle ricerche nella casa degli archivi; e si ritrovò un rotolo nel quale stava scritto che il re Ciro aveva pubblicato un editto concernente la ricostruzione della casa di Dio in Gerusalemme. In seguito a questo ritrovamento, il re Dario mandò una lettera al governatore d’oltre il fiume ed ai suoi colleghi nella quale era scritto: “ ‘Or dunque tu, Tattenai, governatore d’oltre il fiume, tu, Scethar-Boznai, e voi, loro colleghi d’Afarsak, che state di là dal fiume, statevene lontani da quel luogo! Lasciate continuare i lavori di quella casa di Dio; il governatore de’ Giudei e gli anziani de’ Giudei riedifichino quella casa di Dio nel sito di prima. E questo è l’ordine ch’io do relativamente al vostro modo di procedere verso quegli anziani de’ Giudei nella ricostruzione di quella casa di Dio: le spese, detratte dalle entrate del re provenienti dai tributi d’oltre il fiume, siano puntualmente pagate a quegli uomini, affinché i lavori non siano interrotti. E le cose necessarie per gli olocausti all’Iddio dei cieli: vitelli, montoni, agnelli; e frumento, sale, vino, olio, siano forniti ai sacerdoti di Gerusalemme a loro richiesta, giorno per giorno e senza fallo, affinché offrano sacrifizi di odor soave all’Iddio del cielo, e preghino per la vita del re e de’ suoi figliuoli. E questo è pure l’ordine ch’io do: Se qualcuno contravverrà a questo decreto, si tragga dalla casa di lui una trave, la si rizzi, vi sia egli inchiodato sopra, e la sua casa, per questo motivo, diventi un letamaio. L’Iddio che ha fatto di quel luogo la dimora del suo nome, distrugga ogni re ed ogni popolo che stendesse la mano per trasgredire la mia parola, per distruggere la casa di Dio ch’è in Gerusalemme! Io, Dario, ho emanato questo decreto, sia eseguito con ogni prontezza’ ” (Esdra 6:6-12). Quando il governatore d’oltre il fiume e i suoi colleghi ebbero letta la lettera del re, “eseguirono puntualmente i suoi ordini” (Esdra 6:13). L’opera della casa di Dio proseguì, ed essa fu ultimata il sesto anno del regno di Dario. La casa di Dio fu dedicata dai Giudei; poi essi celebrarono la Pasqua il quattordicesimo giorno del primo mese, ed essi celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni “perchél’Eterno li aveva rallegrati, e aveva piegato in loro favore il cuore del re d’Assiria in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di Dio, dell’Iddio d’Israele” (Esdra 6:22). Anche in questo caso dunque, Dio voltò il cuore di un re in favore del suo popolo affinchè si adempissero le parole che Egli aveva detto tramite i profeti. La storia della ricostruzione della casa di Dio in Gerusalemme dopo il ritorno dei Giudei dalla cattività, ci insegna che Dio vigila sulla parola da lui data affinchè essa vada a compimento. Non importa quali siano le difficoltà che sorgeranno, quanto forti e numerosi siano gli avversari, perché Dio manterrà la parola data piegando il cuore di re, di autorità, e di altre persone, siano esse credenti che incredule. Egli dice in Isaia: “Il mio piano sussisterà,  e metterò ad effetto tutta la mia volontà …. Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò..Io opererò; chi potrà impedire l’opera mia?” (Isaia 46:10,11; 43:13) Questa è la ragione per cui noi crediamo che non ci sono circostanze e neppure autorità che possono impedire a Dio di eseguire la sua parola sulla terra. Non stiamo dicendo che nessuno cercherà di impedire l’adempimento dei disegni di Dio, ma solo che Dio annullerà i disegni degli uomini (Salmo 33:10) per fare sussistere i disegni del Suo cuore e dimostrare agli uomini di essere il solo vero Dio la cui Parola sussiste in  ogni età e in mezzo a qualsiasi avversità.

Perchè Nehemia decise di tornare a Gerusalemme per ricostruire le mura che erano in rovina? Non fu forse perchè Dio gli mise in cuore di compiere quell’opera, secondo che disse lo stesso Nehemia: “Così giunsi a Gerusalemme; e quando v’ebbi passato tre giorni, mi levai di notte, presi meco pochi uomini, e non dissi nulla ad alcuno di quello che Dio m’avea messo in cuore di fare per Gerusalemme; non avevo meco altro giumento che quello ch’io cavalcavo” (Nehemia 2:11-12)?

Vediamo ora anche alcuni esempi di decisioni sbagliate prese dagli uomini per volere di Dio.

Perchè Faraone, dopo avere lasciato andare gli Israeliti, prese la decisione di inseguire gli Israeliti nel deserto con l’intento di sterminarli e poi tentò con i suoi soldati di passare il Mare Rosso (cfr. Ebrei 11:29)? Ce lo dice la Scrittura: “E l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: ‘Di’ ai figliuoli d’Israele che tornino indietro e s’accampino di rimpetto a Pi-Hahiroth, fra Migdol e il mare, di fronte a Baal-Tsefon; accampatevi di faccia a quel luogo presso il mare. E Faraone dirà de’ figliuoli d’Israele: Si sono smarriti nel paese; il deserto li tiene rinchiusi. E io indurerò il cuor di Faraone, ed egli li inseguirà; ma io trarrò gloria da Faraone e da tutto il suo esercito, e gli Egiziani sapranno che io sono l’Eterno’. Ed essi fecero così. Or fu riferito al re d’Egitto che il popolo era fuggito; e il cuore di Faraone e de’ suoi servitori mutò sentimento verso il popolo, e quelli dissero: ‘Che abbiam fatto a lasciar andare Israele, sì che non ci serviranno più?’ E Faraone fece attaccare il suo carro, e prese il suo popolo seco. Prese seicento carri scelti e tutti i carri d’Egitto; e su tutti c’eran de’ guerrieri. E l’Eterno indurò il cuor di Faraone, re d’Egitto, ed egli inseguì i figliuoli d’Israele, che uscivano pieni di baldanza. Gli Egiziani dunque li inseguirono; e tutti i cavalli, i carri di Faraone, i suoi cavalieri e il suo esercito li raggiunsero mentr’essi erano accampati presso il mare, vicino a Pi-Hahiroth, di fronte a Baal-Tsefon. E quando Faraone si fu avvicinato, i figliuoli d’Israele alzarono gli occhi: ed ecco, gli Egiziani marciavano alle loro spalle; ond’ebbero una gran paura, e gridarono all’Eterno. E dissero a Mosè: ‘Mancavan forse sepolture in Egitto, che ci hai menati a morire nel deserto? Perché ci hai fatto quest’azione, di farci uscire dall’Egitto? Non è egli questo che ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare, che serviamo gli Egiziani? Poiché meglio era per noi servire gli Egiziani che morire nel deserto’. E Mosè disse al popolo: ‘Non temete, state fermi, e mirate la liberazione che l’Eterno compirà oggi per voi; poiché gli Egiziani che avete veduti quest’oggi, non li vedrete mai più in perpetuo. L’Eterno combatterà per voi, e voi ve ne starete queti’. E l’Eterno disse a Mosè: ‘Perché gridi a me? Di’ ai figliuoli d’Israele che si mettano in marcia. E tu alza il tuo bastone, stendi la tua mano sul mare, e dividilo; e i figliuoli d’Israele entreranno in mezzo al mare a piedi asciutti. E quanto a me, ecco, io indurerò il cuore degli Egiziani, ed essi v’entreranno, dietro a loro; ed io trarrò gloria da Faraone, da tutto il suo esercito, dai suoi carri e dai suoi cavalieri. E gli Egiziani sapranno che io sono l’Eterno, quando avrò tratto gloria da Faraone, dai suoi carri e dai suoi cavalieri’. Allora l’angelo di Dio, che precedeva il campo d’Israele, si mosse e andò a porsi alle loro spalle; parimente la colonna di nuvola si mosse dal loro fronte e si fermò alle loro spalle; e venne a mettersi fra il campo dell’Egitto e il campo d’Israele; e la nube era tenebrosa per gli uni, mentre rischiarava gli altri nella notte. E l’un campo non si accostò all’altro per tutta la notte. Or Mosè stese la sua mano sul mare; e l’Eterno fece ritirare il mare mediante un gagliardo vento orientale durato tutta la notte, e ridusse il mare in terra asciutta; e le acque si divisero. E i figliuoli d’Israele entrarono in mezzo al mare sull’asciutto; e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. E gli Egiziani li inseguirono; e tutti i cavalli di Faraone, i suoi carri e i suoi cavalieri entrarono dietro a loro in mezzo al mare. E avvenne verso la vigilia del mattino, che l’Eterno, dalla colonna di fuoco e dalla nuvola, guardò verso il campo degli Egiziani, e lo mise in rotta. E tolse le ruote dei loro carri, e ne rese l’avanzata pesante; in guisa che gli Egiziani dissero: ‘Fuggiamo d’innanzi ad Israele, perché l’Eterno combatte per loro contro gli Egiziani’. E l’Eterno disse a Mosè: ‘Stendi la tua mano sul mare, e le acque ritorneranno sugli Egiziani, sui loro carri e sui loro cavalieri’. E Mosè stese la sua mano sul mare; e, sul far della mattina, il mare riprese la sua forza; e gli Egiziani, fuggendo, gli andavano incontro; e l’Eterno precipitò gli Egiziani in mezzo al mare. Le acque tornarono e coprirono i carri, i cavalieri, tutto l’esercito di Faraone ch’erano entrati nel mare dietro agl’Israeliti; e non ne scampò neppur uno. Ma i figliuoli d’Israele camminarono sull’asciutto in mezzo al mare, e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra. Così, in quel giorno, l’Eterno salvò Israele dalle mani degli Egiziani, e Israele vide sul lido del mare gli Egiziani morti. E Israele vide la gran potenza che l’Eterno avea spiegata contro gli Egiziani; onde il popolo temé l’Eterno, e credette nell’Eterno e in Mosè suo servo” (Esodo 14:1-31). Non è abbastanza chiaro che quella decisione fu presa da Faraone perchè Dio gli indurò il cuore al fine di manifestare la sua gloria?

Perchè Sihon, re di Heshbon, decise di non far passare gli Israeliti per il suo territorio? Per volere di Dio, infatti Mosè disse: “Allora mandai ambasciatori dal deserto di Kedemoth a Sihon, re di Heshbon, con parole di pace, e gli feci dire: ‘Lasciami passare per il tuo paese; io camminerò per la strada maestra, senza volgermi né a destra né a sinistra. Tu mi venderai a danaro contante le vettovaglie che mangerò, e mi darai per danaro contante l’acqua che berrò; permettimi semplicemente il transito  (come m’han fatto i figliuoli d’Esaù che abitano in Seir e i Moabiti che abitano in Ar), finché io abbia passato il Giordano per entrare nel paese che l’Eterno, il nostro Dio, ci dà’. Ma Sihon, re di Heshbon, non ci volle lasciar passare per il suo paese, perché l’Eterno, il tuo Dio, gli aveva indurato lo spirito e reso ostinato il cuore, per dartelo nelle mani, come difatti oggi si vede. E l’Eterno mi disse: ‘Vedi, ho principiato a dare in tuo potere Sihon e il suo paese; comincia la conquista, impadronendoti del suo paese’. Allora Sihon uscì contro a noi con tutta la sua gente, per darci battaglia a Iahats. E l’Eterno, l’Iddio nostro, ce lo diè nelle mani, e noi ponemmo in rotta lui, i suoi figliuoli e tutta la sua gente. E in quel tempo prendemmo tutte le sue città e votammo allo sterminio ogni città, uomini, donne, bambini; non vi lasciammo anima viva.  Ma riserbammo come nostra preda il bestiame e le spoglie delle città che avevamo prese” (Deuteronomio 2:26-35). Questo Sihon era uno dei due re Amorei che gli Israeliti sconfis­sero al di qua del Giordano prima di entrare nel paese di Canaan. E da quello che apprendiamo dalla Scrittura, Dio gli rese ostinato il cuore affinché rifiutasse ad Israele il transito nel suo paese e affinché gli uscisse contro per dargli battaglia. Dio quindi aveva stabilito di dare in potere di Israele questo re ed il suo terri­torio, e fece sì che egli si opponesse al suo popolo affinché questo lo distruggesse e si impossessasse del suo territorio.

Perchè i re delle città del paese di Canaan presero la decisione di non far pace con Israele? Nel libro di Giosuè è scritto: “Giosuè fece per lungo tempo guerra a tutti quei re. Non ci fu città che facesse pace coi figliuoli d’Israele, eccetto gli Hivvei che abitavano Gabaon; le presero tutte, combattendo; perchè l’Eterno faceva sì che il loro cuore si ostinasse a dar battaglia ad Israele, onde Israele li votasse allo sterminio senza che ci fosse pietà per loro, e li distruggesse come l’Eterno aveva comandato a Mosé” (Giosuè 11:19-20). Quindi la ragione per cui non ci fu nessun re di nessuna città nel paese di Canaan che cercò di fare pace con Israele è dovuto al fatto che Dio rese ostinato il loro cuore affinché dichiarassero guerra ad Israele e fossero votati allo sterminio senza pietà e distrutti come Dio aveva detto doversi fare.

Perchè i figli malvagi del sacerdote Eli rifiutarono di ubbidire al loro padre? Non fu forse perchè Dio aveva deciso di farli morire, secondo che è scritto: “Or Eli era molto vecchio e udì tutto quello che i suoi figliuoli facevano a tutto Israele, e come si giacevano con le donne che eran di servizio all’ingresso della tenda di convegno. E disse loro: ‘Perché fate tali cose? poiché odo tutto il popolo parlare delle vostre malvage azioni. Non fate così, figliuoli miei, poiché quel che odo di voi non è buono; voi inducete a trasgressione il popolo di Dio. Se un uomo pecca contro un altr’uomo, Iddio lo giudica; ma, se pecca contro l’Eterno, chi intercederà per lui?’ Quelli però non diedero ascolto alla voce del padre loro, perché l’Eterno li volea far morire” (1 Samuele 1:22-25). E difatti poi essi morirono.

E perchè Absalom diede retta al consiglio di Hushai, l’Arkita, e non a quello di Ahitofel, e in seguito a questa sua decisione egli fu poi ucciso? Vediamo di spiegarlo mediante la Scrittura. Quando il re Davide commise adulterio con Bath-Sheba e gli fece uccidere il marito, Dio gli mandò il profeta Nathan ad annunziargli i suoi giudizi contro di lui e tra le altre cose gli predisse che stava per suscitare contro di lui la sciagura dalla sua stessa casa. Questo avvenne poco tempo dopo, quando Absalom, suo figlio, congiurò contro Davide. Egli riuscì a radunare attorno a sè una gran parte del popolo d’Israele, e quando Davide lo seppe si levò e fuggì da Gerusalemme con i suoi servi per paura che Absalom in quella stessa notte piombasse rovinosamente su di loro e colpisse la popolazione della città mettendola a fil di spada. Dalla parte di Absalom si schierò pure Ahitofel che era uno dei consiglieri di Davide, e quando Davide lo seppe disse: “Deh, o Eterno, rendi vani i consigli di Ahitofel!” (2 Samuele 15:31). Ma perché Davide elevò questa richiesta a Dio? Perché lui sapeva che i consigli dati da Ahitofel erano come una parola data da Dio in quei giorni a uno che lo avesse consultato.  Ora, Ahitofel che era con Absalom gli consigliò innanzi tutto di entrare dalle concubine di suo padre a vista di tutto Israele al fine di fortificare il cuore di quelli che erano con lui; poi gli disse: “Lasciami scegliere dodicimila uomini; e partirò e inseguirò Davide questa notte stessa; e gli piomberò addosso mentr’egli è stanco ed ha le braccia fiacche; lo spaventerò e tutta la gente che è con lui si darà alla fuga; io colpirò il re solo, e ricondurrò a te tutto il popolo;l’uomo che tu cerchi vale quanto il ritorno di tutti; e così tutto il popolo sarà in pace” (2 Samuele 17:1-3). Questo parlare piacque ad Absalom e a tutti gli anziani d’Israele. Nondimeno Absalom volle sentire anche il parere di un certo Hushai, l’Arkita, che era amico di Davide, e che Davide aveva rimandato indietro per dissipare a suo pro i consigli di Ahitofel. Hushai l’Arkita diede un consiglio diverso ad Absalom infatti gli disse di radunare tutto Israele e di andare in battaglia lui stesso a capo di tutto il popolo che in questo modo avrebbero sterminato Davide e quelli che erano con lui. Quando Absalom sentì queste parole disse: “Il consiglio di Hushai, l’Arkita, è migliore di quello di Ahitofel” (2 Samuele 17:14). Subito dopo la Scrittura dice: “L’Eterno aveva stabilito di render vano il buon consiglio di Ahitofel, per far cadere la sciagura sopra Absalom” (2 Samuele 17:14). Come potete vedere in questo caso, Dio fece sì che Absalom desse retta al consiglio non buono di Hushai l’Arkita (non buono per Absalom ma buono per Davide) affinché la sciagura cadesse sopra di lui, ed abbandonasse il buon consiglio di Ahitofel che avrebbe permesso di mettere a morte Davide ed assicurare il regno nelle mani di Absalom. E così Absalom andò in battaglia con tutto il popolo contro Davide e il suo esercito, e in quella battaglia Israele rimase sconfitto dalla gente di Davide e Absalom morì. Dopo di ciò Davide rientrò a Gerusalemme con tutta la sua gente e continuò a regnare sopra Israele.

E perchè il re Roboamo prese la decisione di dare retta allo stolto consiglio dei giovani anziché a quello saggio degli anziani? Perchè così volle Dio affinchè il regno fosse diviso in due, e una parte andasse a Geroboamo come aveva innanzi predetto Dio tramite il profeta, secondo che è scritto: “Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era venuto a Sichem per farlo re. Quando Geroboamo, figliuolo di Nebat, ebbe di ciò notizia, si trovava ancora in Egitto, dov’era fuggito per scampare dal re Salomone; stava in Egitto, e quivi lo mandarono a chiamare. Allora Geroboamo e tutta la raunanza d’Israele vennero a parlare a Roboamo, e gli dissero: ‘Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora rendi tu più lieve la dura servitù e il giogo pesante che tuo padre ci ha imposti, e noi ti serviremo’. Ed egli rispose loro: ‘Andatevene, e tornate da me fra tre giorni’. E il popolo se ne andò. Il re Roboamo si consigliò coi vecchi ch’erano stati al servizio del re Salomone suo padre mentre era vivo, e disse: ‘Che mi consigliate voi di rispondere a questo popolo?’ E quelli gli parlarono così: ‘Se oggi tu ti fai servo di questo popolo, se tu gli cedi, se gli rispondi e gli parli con bontà, ti sarà servo per sempre’. Ma Roboamo abbandonò il consiglio datogli dai vecchi, e si consigliò coi giovani ch’eran cresciuti con lui ed erano al suo servizio, e disse loro: ‘Come consigliate voi che rispondiamo a questo popolo che m’ha parlato dicendo: – Allevia il giogo che tuo padre ci ha imposto?’ E i giovani ch’erano cresciuti con lui, gli parlarono così: ‘Ecco quel che dirai a questo popolo che s’è rivolto a te dicendo: – Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, e tu ce lo allevia! – Gli risponderai così: – Il mio dito mignolo è più grosso del corpo di mio padre; ora, mio padre vi ha caricati d’un giogo pesante, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte’. Tre giorni dopo, Geroboamo e tutto il popolo vennero da Roboamo, come aveva ordinato il re dicendo: ‘Tornate da me fra tre giorni’. E il re rispose aspramente, abbandonando il consiglio che i vecchi gli aveano dato; e parlò al popolo secondo il consiglio dei giovani, dicendo: ‘Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, ma io lo renderò più pesante ancora; mio padre vi ha castigati con la frusta, e io vi castigherò coi flagelli a punte’. Così il re non diede ascolto al popolo; perché questa cosa era diretta dall’Eterno, affinché si adempisse la parola da lui detta per mezzo di Ahija di Scilo a Geroboamo, figliuolo di Nebat. E quando tutto il popolo d’Israele vide che il re non gli dava ascolto, rispose al re, dicendo: ‘Che abbiam noi da fare con Davide? Noi non abbiam nulla di comune col figliuolo d’Isai! Alle tue tende, o Israele! Provvedi ora tu alla tua casa, o Davide!’ E Israele se ne andò alle sue tende. Ma sui figliuoli d’Israele che abitavano nelle città di Giuda, regnò Roboamo” (1 Re 12:1-17). E si badi che quando la Scrittura dice che il re non diede ascolto al consiglio degli anziani perchè questa cosa era diretta dall’Eterno, vuol dire che ciò avvenne per volere di Dio, e difatti più avanti leggiamo che Dio disse a Roboamo e alla casa di Giuda e a quella di Beniamino (che avevano preso la decisione di combattere contro la casa d’Israele): “Non salite a combattere contro i vostri fratelli, i figliuoli d’Israele! Ognuno se ne torni a casa sua; perché questo è avvenuto per voler mio” (1 Re 12:24)

Perchè il re Achab prese la decisione di andare in guerra contro i Siri, durante la quale poi morì? Perchè Dio aveva messo uno spirito di menzogna in bocca a tutti i suoi profeti, affinchè lo seducessero e lui andasse a Ramoth di Galaad e vi morisse, secondo che gli disse il profeta Micaiah: ” ‘Io ho veduto l’Eterno che sedeva sul suo trono, e tutto l’esercito del cielo che gli stava dappresso a destra e a sinistra. E l’Eterno disse: – Chi sedurrà Achab affinché salga a Ramoth di Galaad e vi perisca? – E uno rispose in un modo e l’altro in un altro. Allora si fece avanti uno spirito, il quale si presentò dinanzi all’Eterno, e disse: – Lo sedurrò io. – L’Eterno gli disse: – E come? – Quegli rispose: – Io uscirò, e sarò spirito di menzogna in bocca a tutti i suoi profeti. – L’Eterno gli disse: – Sì, riuscirai a sedurlo; esci, e fa’ così. – Ed ora ecco che l’Eterno ha posto uno spirito di menzogna in bocca a tutti questi tuoi profeti; ma l’Eterno ha pronunziato del male contro di te’ ” (1 Re 22:19-23)

Perchè Achazia, re di Giuda, prese la decisione di andare a trovare Jehoram, re d’Israele, che era ammalato, e in seguito a quella visita egli fu ucciso? Per volere di Dio, secondo che è scritto: “Ed Achazia, figliuolo di Jehoram re di Giuda, scese ad Jzreel a vedere Jehoram, figliuolo di Achab, perché questi era ammalato. Or fu volontà di Dio che Achazia, per sua rovina, si recasse da Joram; perché, quando fu giunto, uscì con Jehoram contro Jehu, figliuolo di Nimsci, che l’Eterno aveva unto per sterminare la casa di Achab; e come Jehu facea giustizia della casa di Achab, trovò i capi di Giuda e i figliuoli de’ fratelli di Achazia ch’erano al servizio di Achazia, e li uccise. E fe’ cercare Achazia, che s’era nascosto in Samaria; e Achazia fu preso, menato a Jehu, messo a morte, e poi seppellito; perché si diceva: ‘È il figliuolo di Giosafat, che cercava l’Eterno con tutto il cuor suo’. E nella casa di Achazia non rimase più alcuno che fosse capace di regnare” (2 Cronache 22:6-9).

Perchè Amatsia, re di Giuda, prese la decisione di andare in guerra contro il re di Israele? Perchè Dio aveva deciso di darglielo nelle mani a motivo della sua ribellione. Ecco infatti cosa troviamo scritto nelle Cronache: “Allora Amatsia, re di Giuda, dopo aver preso consiglio, inviò de’ messi a Joas, figliuolo di Joahaz, figliuolo di Jehu, re d’Israele, per dirgli: ‘Vieni, mettiamoci a faccia a faccia!’ E Joas, re d’Israele, fece dire ad Amatsia, re di Giuda: ‘Lo spino del Libano mandò a dire al cedro del Libano: – Da’ la tua figliuola per moglie al mio figliuolo. – Ma le bestie selvagge del Libano passarono, e calpestarono lo spino. Tu hai detto: – Ecco, io ho sconfitto gl’Idumei! – e il tuo cuore, reso orgoglioso, t’ha portato a gloriarti. Stattene a casa tua. Perché impegnarti in una disgraziata impresa che menerebbe alla ruina te e Giuda con te?’ Ma Amatsia non gli volle dar retta; perché la cosa era diretta da Dio affinché fossero dati in man del nemico, perché avean cercato gli dèi di Edom. Allora Joas, re d’Israele, salì, ed egli ed Amatsia, re di Giuda, si trovarono a faccia a faccia a Beth-Scemesh, che apparteneva a Giuda. Giuda rimase sconfitto da Israele, e que’ di Giuda fuggirono, ognuno alla sua tenda. E Joas, re d’Israele, fece prigioniero a Beth-Scemesh Amatsia, re di Giuda, figliuolo di Joas, figliuolo di Joahaz; lo menò a Gerusalemme, e fece una breccia di quattrocento cubiti nelle mura di Gerusalemme, dalla porta di Efraim alla porta dell’angolo. E prese tutto l’oro e l’argento e tutti i vasi che si trovavano nella casa di Dio in custodia di Obed-Edom, e i tesori della casa del re; prese pure degli ostaggi, e se ne tornò a Samaria” (2 Cronache 25:17-24).

Ora, questi ultimi tre esempi di re che hanno preso queste decisioni che si sono rivelate dannose per loro, non confermano forse che da Dio dipendono chi erra e chi fa errare (cf. Giobbe 12:16)? E non confermano anche pienamente la Scrittura che dice: “Il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace” (Proverbi 21:1), scrittura peraltro che si può prendere anche nel caso delle decisioni giuste prese dalle autorità?

Perchè i Filistei e gli Arabi attaccarono il regno di Giuda, al tempo del re Jehoram? La risposta ce la dà la Scrittura che dice: “E l’Eterno risvegliò contro Jehoram lo spirito de’ Filistei e degli Arabi, che confinano con gli Etiopi; ed essi salirono contro Giuda, l’invasero, e portaron via tutte le ricchezze che si trovavano nella casa del re, e anche i suoi figliuoli e le sue mogli, in guisa che non gli rimase altro figliuolo se non Joachaz, ch’era il più piccolo” (2 Cronache 21:16-17). Notate che fu Dio a mettere in cuore ai Filistei e agli Arabi di invadere Giuda e fare quello che fecero; e tutto ciò affinché si adempissero le parole di giudizio che il profeta Elia aveva fatto pervenire al re in uno scritto.

Perchè il re Nebucadnetzar prese la decisione di distruggere l’antica città di Tiro? Non fu forse per volere di Dio? Ascoltate quello che dice il profeta Ezechiele: “E il ventisettesimo anno, il primo mese, il primo giorno del mese, la parola dell’Eterno mi fu rivolta, in questi termini: ‘Figliuol d’uomo, Nebucadnetsar, re di Babilonia, ha fatto fare al suo esercito un duro servizio contro Tiro; ogni testa n’è divenuta calva, ogni spalla scorticata; e né egli né il suo esercito hanno ricavato da Tiro alcun salario del servizio ch’egli ha fatto contro di essa. Perciò così parla il Signore, l’Eterno: Ecco, io do a Nebucadnetsar, re di Babilonia, il paese d’Egitto; ed egli ne porterà via le ricchezze, lo spoglierà d’ogni sua spoglia, vi prederà ciò che v’è da predare, e questo sarà il salario del suo esercito. Come retribuzione del servizio ch’egli ha fatto contro Tiro, io gli do il paese d’Egitto, poiché han lavorato per me, dice il Signore, l’Eterno” (Ezechiele 29:17-20). Da queste parole che Dio rivolse al profeta Ezechiele (come anche da altre rivolte al profeta Geremia) emerge in maniera evidente il fatto che il re Nebucadnetsar assieme al suo esercito furono usati da Dio per infliggere castighi alle nazioni del tempo. Non dovete infatti mai dimenticare che Dio è chiamato nei salmi “Colui che castiga le nazioni” (Salmo 94:10), il che significa che Lui punisce i popoli che sono sulla terra. E come lo fà? In diverse maniere, una delle quali è quella di mandare contro di loro eserciti stranieri per distruggerli. Lo so, tutto questo a molti sembra inverosimile per diverse ragioni, ma noi riteniamo che la Parola di Dio sia verità e non possa mentire in alcuna maniera, e perciò accettiamo anche questa parte della Scrittura. Nel caso di Nebucadnetsar e del suo esercito, Dio disse che essi avevano lavorato per lui, e siccome che dal duro servizio che avevano fatto contro Tiro non avevano ricavato alcun salario, Dio gli diede nelle mani l’Egitto le cui ricchezze e le cui spoglie sarebbero state il salario di Dio per loro. In questo modo di agire di Dio vediamo manifestata la sua giustizia perché Lui oltre che a non lasciare impunite le nazioni retribuisce pure materialmente gli eserciti di cui si usa per infliggere i suoi giusti castighi contro di esse.

E che dire della decisione di Giuda Iscariota di tradire il Signore Gesù? Non fu anch’ella presa perchè così Dio aveva decretato innanzi, secondo che disse Gesù ai suoi discepoli: “Perché sia adempita la Scrittura, colui che mangia il mio pane, ha levato contro di me il suo calcagno” Giovanni 13:18)?

E passiamo anche alla decisione di Ponzio Pilato di liberare Barabba e di far flagellare e crocifiggere Gesù: non fu anch’ella una decisione decretata e voluta da Dio, secondo che è scritto: “E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si son raunati Erode e Ponzio Pilato, insiem coi Gentili e con tutto il popolo d’Israele, per far tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio aveano innanzi determinato che avvenissero” (Atti 4:27-28)?

E fino a qua ho parlato di decisioni sbagliate già prese da uomini, ma ce ne sono delle altre che devono ancora essere prese per volere di Dio.

Ecco per esempio quello che Dio dice in Ezechiele: “E la parola dell’Eterno mi fu rivolta, in questi termini: ‘Figliuol d’uomo, volgi la tua faccia verso Gog del paese di Magog, principe sovrano di Mescec e di Tubal, e profetizza contro di lui, e di’: Così parla il Signore, l’Eterno: Eccomi da te, o Gog, principe sovrano di Mescec e di Tubal! Io ti menerò via, ti metterò degli uncini nelle mascelle e ti trarrò fuori, te e tutto il tuo esercito, cavalli e cavalieri, tutti quanti vestiti pomposamente, gran moltitudine con targhe e scudi, tutti maneggianti la spada; e con loro Persiani, Etiopi e gente di Put, tutti con scudi ed elmi. Gomer e tutte le sue schiere, la casa di Togarma dell’estremità del settentrione e tutte le sue schiere, de’ popoli numerosi saranno con te. Mettiti in ordine, prepàrati, tu con tutte le tue moltitudini che s’adunano attorno a te, e sii tu per essi colui al quale si ubbidisce. Dopo molti giorni tu riceverai l’ordine; negli ultimi anni verrai contro il paese sottratto alla spada, contro la nazione raccolta di fra molti popoli, sui monti d’Israele, che sono stati per tanto tempo deserti; ma, tratta fuori di fra i popoli, essa abiterà tutta quanta al sicuro. Tu salirai, verrai come un uragano; sarai come una nuvola che sta per coprire il paese, tu con tutte le tue schiere e coi popoli numerosi che son teco. Così parla il Signore, l’Eterno: In quel giorno, de’ pensieri ti sorgeranno in cuore, e concepirai un malvagio disegno. Dirai: – Io salirò contro questo paese di villaggi aperti; piomberò su questa gente che vive tranquilla ed abita al sicuro, che dimora tutta in luoghi senza mura, e non ha né sbarre né porte. Verrai per far bottino e predare, per stendere la tua mano contro queste ruine ora ripopolate, contro questo popolo raccolto di fra le nazioni, che s’è procurato bestiame e facoltà, e dimora sulle alture del paese. Sceba, Dedan, i mercanti di Tarsis e tutti i suoi leoncelli ti diranno: – Vieni tu per far bottino? Hai tu adunato la tua moltitudine per predare, per portar via l’argento e l’oro, per pigliare bestiame e beni, per fare un gran bottino? – Perciò, figliuol d’uomo, profetizza, e di’ a Gog: Così parla il Signore, l’Eterno: In quel giorno, quando il mio popolo d’Israele dimorerà al sicuro, tu lo saprai; e verrai dal luogo dove stai, dall’estremità del settentrione, tu con de’ popoli numerosi teco, tutti quanti a cavallo, una grande moltitudine, un potente esercito; e salirai contro il mio popolo d’Israele, come una nuvola che sta per coprire il paese. Questo avverrà alla fine de’ giorni: io ti condurrò contro il mio paese affinché le nazioni mi conoscano, quand’io mi santificherò in te sotto gli occhi loro, o Gog! Così parla il Signore, l’Eterno: Non sei tu quello del quale io parlai ai tempi antichi mediante i miei servi, i profeti d’Israele, i quali profetarono allora per degli anni che io ti farei venire contro di loro? In quel giorno, nel giorno che Gog verrà contro la terra d’Israele, dice il Signore, l’Eterno, il mio furore mi monterà nelle narici; e nella mia gelosia, e nel fuoco della mia ira, io lo dico, certo, in quel giorno, vi sarà un gran commovimento nel paese d’Israele: i pesci del mare, gli uccelli del cielo, le bestie de’ campi, tutti i rettili che strisciano sul suolo e tutti gli uomini che sono sulla faccia della terra, tremeranno alla mia presenza; i monti saranno rovesciati, le balze crolleranno, e tutte le mura cadranno al suolo. Io chiamerò contro di lui la spada su tutti i miei monti, dice il Signore, l’Eterno; la spada d’ognuno si volgerà contro il suo fratello. E verrò in giudizio contro di lui, con la peste e col sangue; e farò piovere torrenti di pioggia e grandine, e fuoco e zolfo su lui, sulle sue schiere e sui popoli numerosi che saranno con lui. Così mi magnificherò e mi santificherò e mi farò conoscere agli occhi di molte nazioni, ed esse sapranno che io sono l’Eterno” (Ezechiele 38:1-23). In queste parole di Dio è predetto un avvenimento di grande portata che succederà alla fine dei giorni per espressa volontà di Dio. Dio volgerà il cuore di Gog, principe sovrano di Mescec e Tubal, e dei Persiani, e degli Etiopi e della gente di Put, di Gomer e di Togarma che si trova all’estremo settentrione, contro il suo popolo Israele che in quei giorni vivrà tranquillo; infatti Egli farà sì che il cuore di Gog concepisca un malvagio disegno contro il suo popolo e che molti popoli si alleino con lui per eseguire questo disegno. Sarà veramente Dio a condurre Gog contro il paese d’Israele perché egli ha detto a Gog: “Io ti condurrò contro il mio paese” (Ezechiele 38:16); e tutto ciò per manifestare la sua gloria nel cospetto delle nazioni, per magnificarsi e per santificarsi e per farsi conoscere agli occhi di molte nazioni, come lui ha detto. In che maniera? Venendo in giudizio contro di lui e l’esercito potente che sarà con lui quando questi si troveranno sui monti del suo paese. Dio farà volgere la spada dell’uno contro l’altro, li colpirà con la peste, e farà piovere su loro torrenti di pioggia e grandine, e fuoco e zolfo. Che dire? Diremo ancora una volta che Dio fa tutto quello che gli piace con gli uomini che sono sulla terra: diremo che come Dio indurò il cuore di Faraone e dei suoi servitori volgendolo contro Israele  per eseguire quei tremendi castighi contro l’Egitto e farsi conoscere dagli Egiziani, così alla fine dei giorni Dio opererà in una maniera simile con Gog e tanti altri sempre per farsi conoscere.

Altra importante decisione che prenderanno gli uomini per volere di Dio, è quella trascritta nel libro  dell’Apocalisse e che prenderanno i dieci re che non hanno ancora ricevuto regno e la bestia. Ora, Giovanni in visione vide una donna che sedeva sopra una bestia di colore scarlatto, piena di nomi di bestemmia e avente sette teste e dieci corna. E la donna era vestita di porpora e di scarlatto, adorna d’oro, di pietre preziose e di perle; aveva in mano un calice d’oro pieno di abominazioni e delle immondizie della sua fornicazione, e sulla fronte aveva scritto un nome: Mistero, Babilonia la grande, la madre delle meretrici e delle abominazioni della terra. L’angelo che nello Spirito lo aveva trasportato nel deserto per fargli vedere tutto ciò gli spiegò il mistero della donna e della bestia che aveva sette teste e dieci corna. L’angelo gli disse che  la donna “è la gran città che impera sui re della terra” (Apocalisse 17:18); “le sette teste sono sette monti sui quali la donna siede; e sono anche sette re: cinque sono caduti, uno è, e l’altro non è ancora venuto; e quando sarà venuto, ha da durare poco. E la bestia che era, e non è, è anch’essa un ottavo re, e viene dai sette, e se ne va in perdizione. E le dieci corna che hai vedute sono dieci re, che non hanno ancora ricevuto regno; ma riceveranno potestà, come re, assieme alla bestia, per un’ora. Costoro hanno uno stesso pensiero e daranno la loro potenza e la loro autorità alla bestia. Costoro guerreggeranno contro l’Agnello, e l’Agnello li vincerà, perché Egli è il Signor dei signori e il Re dei re; e vinceranno anche quelli che sono con  lui, i chiamati, gli eletti e fedeli” (Apocalisse 17:9-14). Quello su cui voglio che prestiate attenzione è che sarà Dio  a mettere in cuore a tutti questi re di distruggere la gran città che impera sui re della terra, e sarà sempre Dio a  dare ai dieci re un medesimo pensiero e a fare loro dare alla bestia il loro regno (e badate che costoro uniti combatteranno contro Gesù Cristo quando questi tornerà dal cielo); infatti è scritto: “Le dieci corna che hai vedute e la bestia odieranno la meretrice e la renderanno desolata e nuda, e mangeranno le sue carni e la consumeranno col fuoco. Poiché Iddio ha messo in cuor loro di eseguire il suo disegno, e di avere un medesimo pensiero e di dare il loro regno alla bestia finché le parole di Dio siano adempite” (Apocalisse 17:16-17).

Per terminare questa parte sulle decisioni vorrei dire questo: badate bene che quantunque la Bibbia ci insegna quanto ho dimostrato sino a qua, noi siamo responsabili delle nostre scelte o decisioni, e per esse dovremo un giorno rendere conto a Dio, e quindi dobbiamo badare a noi stessi sforzandoci di prendere decisioni giuste e non decisioni sbagliate altrimenti ne porteremo la pena. E per prendere decisioni giuste dobbiamo essere avveduti ed intendere bene quale sia la volontà di Dio verso di noi. Ecco perchè l’apostolo Paolo ci ha comandato: “Guardate dunque con diligenza come vi conducete; non da stolti, ma da savî; approfittando delle occasioni, perché i giorni sono malvagi. Perciò non siate disavveduti, ma intendete bene quale sia la volontà del Signore” (Efesini 5:15-17). Nessuno vi seduca dunque con vani ragionamenti, e nessuno di voi si illuda.

 

Parte 3- Le manipolazioni apportate dalle ADI ai libri

Alla luce di quanto dicono le ADI contro il destino decretato ed attuato da Dio, e quindi contro la Sua sovranità, dunque, non c’è di che meravigliarsi se quando traducono un libro, tolgono parole e verbi o frasi intere che hanno a che fare con la sovranità di Dio, o le rimpiazzano con parole loro, distorcendo così il pensiero dell’autore del libro.

Ecco a cosa mi riferisco:

 

Libro di Charles Spurgeon ‘Solo per Grazia’

Sovrano e sovranità: parole scomode

Spurgeon dice: ‘God, the infinitely just Sovereign, knows that there is not a just man upon earth that doeth good and sinneth not, and therefore, in the infinite sovereignty of His divine nature and in the splendor of His ineffable love, He undertakes the task, not so much of justifying the just as of justifying the ungodly’ (All of Grace – AOG, versione pdf, pag. 5-6).

La traduzione è: ‘Dio, l’infinitamente giusto Sovrano, sa che non c’è un uomo giusto sulla terra che fa il bene e non pecca, e quindi, nella infinita sovranità della Sua divina natura e nello splendore del suo ineffabile amore, Egli intraprende il compito non tanto di giustificare il giusto quanto di giustificare l’empio’.

Le ADI hanno messo così: ‘Dall’alto della Sua giustizia perfettail Signore sa che non esiste  alcun uomo che sia esente dal peccato, quindi, nello splendore del Suo amore ineffabile, Egli si assume non soltanto il compito di giustificare il giusto, ma, soprattutto, quello di difendere chi è trovato mancante’ (Solo per Grazia, ADI-Media, seconda edizione 2002, pag. 13 – SPG ).

Come si può vedere, le ADI hanno sostituito ‘Dio l’infinitamente giusto Sovrano’ con ‘il Signore, dall’alto della sua giustizia perfetta’; poi hanno fatto sparire ‘la infinita sovranità della natura divina di Dio’, che li disturbava in quanto l’espressione ‘sovranità di Dio’ può far pensare ad un Dio che fa quello che vuole Lui, e quindi che fa misericordia a chi vuole Lui e indura chi vuole Lui, e quindi può indurre a pensare che la salvezza non dipende dalla volontà dell’uomo o dal suo ‘libero arbitrio’; ed infine hanno cambiato l’espressione del compito intrapreso da Dio ‘di giustificare l’empio’, dicendo che Dio si assume il compito di ‘difendere chi è trovato mancante’! Giudicate voi.

 

L’elezione e la predestinazione sparite

Spurgeon afferma: ‘In the first place, nobody else but God would ever have thought of justifying those who are guilty. They have lived in open rebellion; they have done evil with both hands; they have gone from bad to worse; they have turned back to sin even after they have smarted for it, and have therefore for a while been forced to leave it. They have broken the law, and trampled on the gospel. They have refused proclamations of mercy, and have persisted in ungodliness. How can they be forgiven and justified? Their fellowmen, despairing of them, say, “They are hopeless cases.” Even Christians look upon them with sorrow rather than with hope. But not so their God. He, in the splendor of his electing grace having chosen some of them before the foundation of the world, will not rest till He has justified them, and made them to be accepted in the Beloved. Is it not written, “Whom he did predestinate, them he also called: and whom he called them he also justified: and whom he justified, them he also glorified”? Thus you see there are some whom the Lord resolves to justify: why should not you and I be of the number? None but God would ever have thought of justifying me. I am a wonder to myself. ’ (AOG, pag. 10).

La traduzione è: ‘In primo luogo, nessuno altro tranne Dio avrebbe mai pensato di giustificare coloro che sono colpevoli. Essi sono vissuti in aperta ribellione; essi hanno fatto il male con ambedue le mani; sono andati di male in peggio; essi sono tornati al peccato persino dopo che hanno sofferto per [a cagione di] esso, e sono stati quindi per un po’ costretti a lasciarlo. Essi hanno violato la legge, e calpestato il vangelo. Essi hanno rigettato le proclamazioni di misericordia, ed hanno persistito nell’empietà. Come possono essere perdonati e giustificati? I loro simili, disperando per loro, dicono: ‘Essi sono dei casi senza speranza’. Persino i Cristiani guardano a loro con dolore piuttosto che con speranza. Ma non così fa il loro Dio. Egli, nello splendore della sua grazia che elegge, avendo scelto alcuni di essi prima della fondazione del mondo, non avrà riposo fino a quando non li avrà giustificati e fatti accettare [letteralmente: fatti essere accettati] nell’Amato. Non è forse scritto: “Quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati”? Così voi vedete che ci sono alcuni che il Signore decide di giustificare: perché non dovremmo tu ed io far parte del numero?’ Nessuno all’infuori di Dio avrebbe mai pensato di giustificare me. Io sono una meraviglia a me stesso’.

Le ADI hanno messo così: ‘Nessun altro, se non Dio, avrebbe mai pensato di giustificare coloro che sono colpevoli. Costoro sono vissuti in aperta ribellione, hanno fatto il male a piene mani, sono caduti sempre più in basso, sono tornati al peccato persino immediatamente dopo averne subito le conseguenze ed essere stati costretti ad abbandonarlo, almeno per un po’. Hanno infranto la legge e calpestato l’Evangelo. Hanno rifiutato la misericordia e hanno perseverato nell’empietà. Come possono essere giustificati e perdonati? I loro simili, disperando per loro, affermano: ‘Sono casi impossibili’. Persino i cristiani li guardano con dolore più che con speranza. Ma il loro Dio non fa così. Egli li ha conosciuti prima della fondazione del mondo, e non avrà riposo fin quando non li avrà giustificati e resi tali da essere accettati in Cristo Gesù’. Nessuno, tranne Dio, avrebbe pensato di giustificare proprio me. Sono il primo a meravigliarmene (SPG, pag. 24).

Ora, come si può vedere, le ADI hanno scompigliato il pensiero di Spurgeon, e fatto sparire l’elezione e la predestinazione da lui enunciate. Notate infatti che dove Spurgeon ha parlato di elezione, di scelta da parte di Dio di alcuni tra la massa degli empi – elezione che risale a prima della fondazione del mondo – per giustificarli, dicendo ‘nello splendore della sua grazia che elegge, avendo scelto alcuni di essi prima della fondazione del mondo’, le ADI hanno ASTUTAMENTE inserito la preconoscenza dicendo ‘Egli li ha conosciuti prima della fondazione del mondo’, di cui Spurgeon non ha parlato per niente in questa circostanza. E poi hanno eliminato la parte dove Spurgeon cita un passo di Paolo ai Romani dove è dichiarata la giustificazione soltanto di coloro che Dio ha predestinati: “Quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati” (Romani 8:30), come anche le parole di Spurgeon secondo cui Dio decide di salvare solo un certo numero di persone: ‘Voi vedete che ci sono alcuni che il Signore decide di giustificare: perché non dovremmo tu ed io far parte del numero?’

Che dire? Io ritengo che basterebbe solo questa manomissione per dimostrare la disonestà e l’infedeltà da parte di quelli di ADI-Media verso questa opera letteraria di Spurgeon, ma soprattutto verso la verità, perché qui Spurgeon ha detto la verità.

Mi si spezza il cuore nel vedere quello che hanno fatto quelli di ADI-Media, veramente mi si spezza il cuore, perché essi hanno contraffatto il pensiero di Spurgeon, e quindi chi legge questo libro pensa che Spurgeon credeva e parlava come le ADI, quando non è affatto così.

Hanno avuto la sfacciataggine di togliere da questo libro i riferimenti più chiari ed evidenti che Spurgeon ha fatto in tutto il libro sull’elezione e sulla predestinazione. In queste poche righe, lui era riuscito a riassumere il suo pensiero sull’elezione e sulla predestinazione, ma le ADI con la loro diabolica scure le hanno tolte di mezzo. Ah, che non ci vengano a dire che alla fin fine anche Spurgeon credeva e diceva che gli eletti sono stati conosciuti da Dio prima della fondazione del mondo, perché il punto non è se Spurgeon ci credeva o meno, ma se Spurgeon qua ne ha parlato o meno, e qui lui non ha parlato proprio del fatto che Dio ha preconosciuto alcuni, ma ha parlato del fatto che Dio ha eletto o scelto alcuni prima della fondazione del mondo, e li ha predestinati ad essere giustificati.

E poi, dato che siamo in tema, sia chiaro a tutti che Spurgeon combatteva la spiegazione che danno le ADI alla preconoscenza di Dio nei confronti dei credenti, infatti egli affermò che alcuni ‘insistono in modo noioso sulla preconoscenza del nostro ravvedimento e della nostra fede, e dicono che ‘l’elezione è secondo la preconoscenza di Dio’, che è una dichiarazione molto scritturale, ma essi danno una interpretazione molto non scritturale ad essa. Avanzando per lenti gradi, essi poi asseriscono che Dio preconobbe la fede e le opere buone del suo popolo.

Indubbiamente vero, dato che egli preconobbe ogni cosa; ma poi arriva la loro infondata deduzione, cioè, che quindi il Signore ha scelto il suo popolo perché egli preconobbe che sarebbero stati credenti. E’ indubbiamente vero che i meriti [o pregi] preconosciuti non sono le ragioni dell’elezione, dato che vi ho mostrato che il Signore preconobbe tutto il nostro peccato; e sicuramente se c’era abbastanza virtù nella nostra fede e bontà da costringerlo a sceglierci, ci sarebbe stato abbastanza demerito nelle nostre opere cattive da costringerlo a rigettarci; cosicchè se voi fate operare la preconoscenza in una direzione, voi dovete anche prenderla nell’altra direzione, e voi percepirete presto che non avrebbe potuto essere in base ad alcuna cosa buona o cattiva in noi che noi fummo eletti, ma in base al proponimento della sua propria volontà, secondo che è scritto: “Farò grazia a chi vorrò far grazia, e avrò pietà di chi vorrò aver pietà’ (779.621).

Tratto da qua: http://www.reformationtheology.com/2006/02/c_h_spurgeon_quotes_on_the_doc.php

Quindi, anche quando le ADI fanno dire a Spurgeon ‘Egli li ha conosciuti prima della fondazione del mondo’, è vero che non gli fanno dire una menzogna, perché Spurgeon questo lo affermava, ma gli mettono in bocca una frase che nelle ADI interpretano tutti nella maniera sbagliata che sappiamo molto bene (cioè dicendo che Dio sapeva che noi avremmo creduto, e ci scelse in base a questa sua preconoscenza) e che come vi ho appena dimostrato Spurgeon rigettava. E quindi la conclusione è che comunque sia, quelli di ADI-Media con questa manomissione hanno voluto ingannare i fratelli che frequentano le Chiese ADI, perché appena un credente che frequenta le ADI legge queste parole, il suo primo pensiero va alla errata interpretazione che gli danno i pastori ADI. E che questo è il fine che si sono proposti quelli di ADI-Media è evidente dal fatto che poco più in là, hanno CANCELLATO tutta questa parte: ‘Non è forse scritto: “Quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati”? Così voi vedete che ci sono alcuni che il Signore decide di giustificare: perché non dovremmo tu ed io far parte del numero?’

 

Omissione e manomissione che concernono la fede

Spurgeon afferma: ‘Remember this; or you may fall into error by fixing your minds so much upon the faith which is the channel of salvation as to forget the grace which is the fountain and source even of faith itself. Faith is the work of God’s grace in us. No man can say that Jesus is the Christ but by the Holy Ghost. “No man cometh unto me,” saith Jesus, “except the Father which hath sent me draw him.” So that faith, which is coming to Christ, is the result of divine drawing’ (AOG, pag. 22).

La traduzione è: ‘Ricordatevi di questo, o altrimenti potreste cadere nell’errore fissando le vostre menti così tanto sulla fede, che è il canale della salvezza, da dimenticare la grazia che è la fonte e la sorgente persino della fede stessa. La fede è l’opera della grazia di Dio in noi. Nessun uomo può dire che Gesù è il Cristo se non per lo Spirito Santo. ‘Nessun uomo viene a me’, disse Gesù, ‘se il Padre che mi ha mandato non lo attira’’. Così quella fede, che è venire (o che consiste nel venire) a Cristoè il risultato di [una] attrazione divina’.

Le ADI hanno messo così: ‘Ricordatelo bene, altrimenti potresti cadere nell’errore di concentrare la mente sulla fede – che è il canale della salvezza – al punto di dimenticare la grazia di Dio, che è in realtà la sorgente e la fonte della fede stessa. Nessun uomo può dire che Gesù è il Cristo se non per opera dello Spirito Santo. ‘Nessuno viene a me’, disse Gesù, ‘se il Padre non lo attiri’.

Quindi quella fede, che conduce ai piedi di Cristo, è il risultato dell’opera di Dio, che ci attiraa Sé per l’azione dello Spirito Santo, e grazie [al] nostro arrendimento a Lui’ (SPG, pag. 48).

Avete notato cosa hanno combinato le ADI? Hanno fatto sparire la frase ‘La fede è l’opera della grazia di Dio in noi’, e fatto dire a Spurgeon che quella fede conduce ai piedi di Cristo, quando lui ha detto che quella fede consiste nel venire a Cristo. Perché tutto ciò, voi direte?

Semplice, perché in questa maniera i lettori non leggeranno che il venire a Cristo è l’opera della grazia di Dio nell’uomo. Se le ADI avessero tradotto tutto correttamente, siccome nella Bibbia è scritto che Dio farà grazia a chi vuole fare grazia, i lettori avrebbero potuto capire giustamente che quindi a Cristo vanno solo coloro a cui Dio vuole fare grazia, ma le ADI è proprio questo che non vogliono che i credenti sappiano o capiscano.

Notate inoltre che le ADI hanno fatto dire a Spurgeon addirittura che Dio ci attira a Sé, quando invece Dio ci attira a Cristo, e poi che questo lo fa non solo per l’azione dello Spirito Santo, ma anche grazie al nostro arrendimento a Lui! Sì proprio così, le ADI sono riuscite a far dire a Spurgeon, ma soprattutto alla Bibbia, che noi andiamo a Cristo anche grazie al nostro arrendimento a Lui! Come se il nostro andare a Cristo non fosse stato frutto esclusivamente dell’opera di attrazione compiuta da Dio. Scandaloso!

 

‘Il Signore ha operato in noi il volere e l’operare’ è diventato ‘il Signore ha compiuto in noi un lavoro soprannaturale’

Spurgeon afferma: ‘We repent and believe, though we could do neither if the Lord did not enable us. We forsake sin and trust in Jesus, and then we perceive that the Lord has wrought in us to will and to do of His own good pleasure’ (AOG, pag. 46).

La traduzione è: ‘Noi ci ravvediamo e crediamo, sebbene non potremmo fare nessuna delle due cose se il Signore non ci mettesse in grado [o se non ci rendessi capaci]’. Noi abbandoniamo il peccato e confidiamo in Gesù, e poi percepiamo che il Signore ha operato in noi il volere e l’operare per la sua propria buona volontà’.

Le ADI hanno messo così: ‘Noi ci ravvediamo e crediamo, per quanto non potremmo mai farlosenza l’intervento del Signore. Abbandoniamo il peccato e confidiamo in Gesù, allora percepiremo che il Signore ha compiuto in noi un lavoro soprannaturale, secondo la Sua volontà’ (SPG, pag. 94).

Ora, notate innanzi tutto come le ADI hanno fatto sparire sia il fatto che Spurgeon dice che noi abbiamo potuto ravvederci e credere perché Dio ci ha reso capaci di fare ambedue queste cose, e poi il fatto che noi abbiamo abbandonato il peccato e posto la nostra fiducia in Cristo perché il Signore ci ha fatto volere e fatto fare ambedue le cose secondo il beneplacito della sua volontà, perché è questo il significato di ‘il Signore ha operato in noi il volere e l’operare per la sua propria buona volontà’. La ragione di tutto ciò è evidente: nascondere ai lettori che Spurgeon non credeva e insegnava affatto quello che insegnano le ADI a tal proposito, perché egli giustamente insegnava che Dio concede il ravvedimento e la fede solo a coloro che Lui ha preordinato a vita eterna, escludendo gli altri, e questo in base al beneplacito della sua volontà. E quindi se un peccatore ad un certo punto vuole ravvedersi e si ravvede, vuole credere e crede in Gesù, lo fa perché Dio opera in lui il volere e l’operare perché così Egli ha innanzi decretato di fare.

Ora, vorrei farvi notare che l’espressione di Spurgeon ‘il Signore ha operato in noi il volere e l’operare per la sua propria buona volontà’, si fonda su queste parole di Paolo ai Filippesi: “Poiché Dio è quel che opera in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza” (Filippesi 2:13), e difatti queste parole nella versione inglese che usava Spurgeon sono scritte così: “For it is God which worketh in you both to will and to do of his good pleasure” (Philippians 2:13). Notate come le parole di Spurgeon ‘in us to will and to do of His own good pleasure’ sono praticamente identiche a quelle di Paolo: “in you both to will and to do of his good pleasure”. Queste sono parole citate spesso sia direttamente che indirettamente da tutti coloro che credono nella predestinazione, in quanto confermano che il volere andare a Gesù dipende da Dio (cioè dal beneplacito della sua volontà) e non è qualcosa che dipende dall’uomo o dal suo libero arbitrio come dicono le ADI.

A questo punto vorrei domandarvi: ‘Poniamo il caso che la lettera ai Filippesi Paolo l’avesse scritta in un inglese del XVII secolo, perché la Bibbia usata da Spurgeon era la Versione del Re Giacomo che fu pubblicata in quel secolo, non vi pare che quelle parole di Paolo ‘“For it is God which worketh in you both to will and to do of his good pleasure” non possono essere tradotte ‘Poiché Dio è quel che compie in voi un lavoro soprannaturale’ ma per forza di cose così: ‘“Poiché Dio è quel che opera in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza”? Non c’è un alternativa, perché quello è il significato. Come mai allora le ADI hanno pensato di tradurre quelle parole di Spurgeon in quella maniera sbagliata? Lo ripeto, perché loro odiano la dottrina biblica della predestinazione, che fa dipendere la salvezza non dalla volontà di colui che viene chiamato, ma dalla volontà di Colui che chiama; e quindi per evitare a tutti i costi che i membri delle ADI potessero collegare quelle parole di Spurgeon a quelle di Paolo, le hanno fatte sparire.

 

La parola ‘destino’ è diventata ‘futuro’

Spurgeon afferma: ‘Our destiny is linked with that of our Lord, and until He can be destroyed it is

not possible that we should perish’ (AOG, pag. 64).

La traduzione è: ‘Il nostro destino è collegato a quello del nostro Signore, e fino a quando Egli non potrà essere distrutto non è possibile che noi periamo’.

Le ADI hanno messo così: ‘Il nostro futuro è legato a quello del nostro Signore, e, poiché Egli non può essere annientato, allo stesso modo noi non periremo’ (SPG, pag. 128).

Dunque il destino in cui credeva Spurgeon è sparito, ed è stato rimpiazzato con il futuro; d’altronde per le ADI non esiste il destino e quindi non può esistere neppure nel libro di Spurgeon! E poi notate che Spurgeon afferma in maniera categorica che un credente non può perire, mentre le ADI hanno modificato la frase di Spurgeon.

 

 

Libro di Charles Spurgeon ‘Meditazioni del mattino e della sera’

14 Gennaio (Mattino) – ‘Cristo è capace di far ravvedere gli uomini’ è sparito

Spurgeon afferma: ‘Christ is not only “mighty to save” those who repent, but he is able to make men repent’.

La traduzione è: ‘Cristo non è soltanto ‘potente a salvare’ coloro che si ravvedono, ma è anche capace di far ravvedere gli uomini’.

Questa affermazione è sparita. Doveva trovarsi dopo ‘… tutta l’opera della grazia’ (Meditazioni del mattino e della sera, ADI-Media, Seconda Ristampa, 2009, pag. 32 – da ora in poi MMS). La ragione di questa sparizione è perché le ADI non fanno dipendere il ravvedimento degli uomini dalla volontà di Dio ma dalla volontà degli uomini, e quindi questa frase andava eliminata. La Bibbia lo dice chiaramente che è Dio a concedere all’uomo di ravvedersi, e quindi non dipende dalla volontà dell’uomo. Leggi Atti 5:31; 11:18 e 2 Timoteo 2:25.

 

14 Gennaio (Mattino) – Bisogna nascondere che il credere è opera divina e che Cristo può costringere un uomo a inginocchiarsi davanti a Lui

Spurgeon afferma: ‘He will carry those to heaven who believe; but he is, moreover, mighty to give men new hearts and to work faith in them. He is mighty to make the man who hates holiness love it, and to constrain the despiser of his name to bend the knee before him’.

La traduzione è: ‘Egli porterà in cielo coloro che credono; ma egli, inoltre, è potente a dare agli uomini un nuovo cuore e ad operare la fede in loro. Egli è potente a fare sì che l’uomo che odia la santità si metta ad amarla, e a costringere colui che disprezza il suo nome a piegare le ginocchia davanti a lui’.

Le ADI hanno messo così: ‘Cristo porterà in cielo coloro che credono; ma è anche in grado di donare un cuore nuovo a chi va a Lui per fede trasformandolo radicalmente. Egli può far amare la santità all’uomo che la odia, e far inginocchiare davanti a Lui colui che prima disprezzava il Suo nome’ (MMS, pag. 32).

Le ADI hanno così voluto nascondere che la fede o il credere in Cristo è l’opera di Dio nell’uomo, e poi che Cristo è potente a costringere un uomo – sì, costringere, perché il verbo ‘To costrain’ usato da Spurgeon ha proprio questo significato – a piegarsi davanti a Cristo. Non lo ha forse fatto con Saulo da Tarso? Ma purtroppo le ADI non credono che Dio può costringere un uomo a ravvedersi e credere in Cristo, infatti ripetono del continuo ‘Dio non costringe nessuno!’.

 

2 Febbraio (Sera) – La scelta sovrana del Padre di eleggerci è sparita

Spurgeon, commentando le parole “ma queste son cose d’antica data’ (1 Cronache 4:22), afferma:‘Yet not so ancient as those precious things which are the delight of our souls. Let us for a moment recount them, telling them over as misers count their gold. The sovereign choice of the Father, by which he elected us unto eternal life, or ever the earth was, is a matter of vast antiquity, since no date can be conceived for it by the mind of man [….] it was in him (Jesus) that the elect were ordained unto eternal life.’

La traduzione è: ‘Eppure non così antiche come quelle cose preziose che sono la delizia delle nostre anime. Raccontiamole dettagliatamente per un momento, diciamole di nuovo come gli avari contano il loro oro. La scelta sovrana del Padre, tramite cui egli ci ha eletti alla vita eterna, o che la terra fu mai [il significato dovrebbe essere ‘o tramite cui la terra fu creata’], è una questione di vasta antichità, dato che nessuna data può essere concepita per essa dalla mente umana […] fu in lui che gli eletti furono ordinati a vita eterna’.

Le ADI hanno messo così: ‘Eppure non così antiche come le cose preziose che rappresentano il diletto della nostra anima. Per un momento, proviamo a contarle, come gli avari contano l’oro che posseggono. Il nostro Re, un giorno ci dirà: ‘Venite, voi, i benedetti del Padre mio; eredate il regno che v’è stato preparato sin dalla fondazione del mondo’. Il piano di salvezza di Dio per noi risale all’era in cui venne creata la terra, sono questioni così antiche, che la mente umana non è in grado di concepire per esse alcuna datazione …… e fu in Lui che ci fu donata la vita eterna’ (MMS, pag. 71).

Il discorso di Spurgeon è stato stravolto, e manca all’appello questa importante frase ‘La scelta sovrana del Padre, tramite cui egli ci ha eletti alla vita eterna’. E poi la frase fu in lui che gli eletti furono ordinati a vita eterna’ è stata sostituita con ‘e fu in Lui che ci fu donata la vita eterna’ e questo per evitare a tutti i costi che i lettori possano collegare queste parole con Atti 13:48: “E tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero”.

 

5 Maggio (Mattino) – ‘Coloro che Egli ha scelto’ lo hanno fatto diventare ‘Coloro che Lo hanno scelto’: … ecco il libero arbitrio delle ADI!

Spurgeon afferma: ‘The whole world is God’s; the heaven, even the heaven of heavens is the Lord’s, and he reigneth among the children of men; but of those whom he hath chosen, whom he hath purchased to himself, he saith what he saith not of others—“My people.”

La traduzione è: ‘Il mondo intero appartiene a Dio; il cielo, anzi il cielo dei cieli è del Signore, ed egli regna tra i figli degli uomini; ma di coloro che Egli ha scelto, che lui ha comprato per sé stesso, egli dice quello che non dice di altri – ‘Mio popolo’.

Le ADI hanno messo così: ‘Il mondo intero appartiene al Signore, ed Egli regna fra i figli degli uomini; ma per coloro che Lo hanno scelto, per coloro che Egli ha acquistato per Sé, Egli dice di essi ciò che non asserisce degli altri: ‘Mio popolo’ (MMS, pag. 254).

Ritengo che dire che questa manomissione è scandalosa è dire poco. Questi di ADI Media veramente sono insensati, perché oltre a far dire a Spurgeon una cosa che non insegnava e non pensava, vanno sfacciatamente contro la Parola di Cristo che dice: “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi” (Giovanni 15:16). Ma d’altronde per le ADI, è l’uomo che sceglie Cristo e non il contrario, e quindi … avanti con il libero arbitrio, e che libero arbitrio!

Esso arriva persino ad invertire il significato delle parole di Spurgeon! Più libero arbitrio di questo!

 

9 Maggio (Mattino) – La predestinazione non la sopportano proprio le ADI

Spurgeon afferma: ‘In the everlasting settlements of predestinating wisdom and omnipotent decree, the eye of the Lord Jesus was ever fixed on us’.

La traduzione è: ‘Nelle risoluzioni eterne della sapienza che predestina e dell’onnipotente decreto, l’occhio del Signore Gesù fu sempre fisso su di noi …’.

Le ADI hanno messo così: ‘Nell’onnipotente decreto dei patti eterni della sapienza onniscente, lo sguardo del Signor Gesù fu sempre fissato su noi’ (MMS, pag. 262).

Ora, è evidente che manca qualcosa, e cosa manca? Il termine ‘predestina’, che è stato sostituito con ‘onniscente’. Mancano anche le risoluzioni. E poi la frase è stata impostata male.

Tutto per non far leggere che Spurgeon credeva nella predestinazione.

 

12 Giugno (Sera) – ‘Dio ordina a salvezza’ diventa ‘Dio chiama a salvezza’

Spurgeon afferma: ‘The Christian is perfectly saved in God’s purpose; God has ordained him unto salvation, and that purpose is complete’.

La traduzione è: ‘Il Cristiano è perfettamente salvato nel proponimento di Dio; Dio lo haordinato a salvezza, e quel proponimento è completo’.

Le ADI hanno messo così: ‘Il credente è perfettamente salvato nel proposito di Dio; Egli lo hachiamato alla salvezza, e il Suo piano è completo’ (MMS, pag. 331).

Notate come l’essere ordinati a salvezza è diventato essere chiamati alla salvezza, e poi come il termine ‘purpose’, che significa ‘proposito, proponimento’, nel secondo caso è stato tradotto con ‘piano’ che invece in inglese è ‘plan’.

 

29 Luglio (Sera) – Intera meditazione tolta di mezzo. Sapete cosa riguarda? L’elezione

La meditazione è sul passo “tutto quel che il Padre mi dà, verrà a me” (Giovanni 6:37): ‘This declaration involves the doctrine of election: there are some whom the Father gave to Christ. It involves the doctrine of effectual calling: these who are given must and shall come; however stoutly they may set themselves against it, yet they shall be brought out of darkness into God’s marvellous light. It teaches us the indispensable necessity of faith; for even those who are given to Christ are not saved except they come to Jesus. Even they must come, for there is no other way to heaven but by the door, Christ Jesus. All that the Father gives to our Redeemer must come to him, therefore none can come to heaven except they come to Christ.

Oh! the power and majesty which rest in the words “shall come.” He does not say they have power to come, nor they may come if they will, but they “shall come.” The Lord Jesus doth by his messengers, his word, and his Spirit, sweetly and graciously compel men to come in that they may eat of his marriage supper; and this he does, not by any violation of the free agency of man, but by the power of his grace. I may exercise power over another man’s will, and yet that other man’s will may be perfectly free, because the constraint is exercised in a manner accordant with the laws of the human mind. Jehovah Jesus knows how, by irresistible arguments addressed to the understanding, by mighty reasons appealing to the affections, and by the mysterious influence of his Holy Spirit operating upon all the powers and passions of the soul, so to subdue the whole man, that whereas he was once rebellious, he yields cheerfully to his government, subdued by sovereign love. But how shall those be known whom God hath chosen? By this result: that they do willingly and joyfully accept Christ, and come to him with simple and unfeigned faith, resting upon him as all their salvation and all their desire. Reader, have you thus come to Jesus?’

La traduzione è: ‘Questa dichiarazione [“tutto quel che il Padre mi dà, verrà a me” (Giovanni 6:37)] implica la dottrina dell’elezione: ci sono alcuni che il Padre diede a Cristo. Essa implica la dottrina della chiamata efficace: questi che sono dati devono venire e verranno; non importa quanto vigorosamente essi possano mettersi contro di essa, cionondimeno essi saranno trasportati dalle tenebre nella meravigliosa luce di Dio. Essa ci insegna la necessità indispensabile della fede; perché anche coloro che sono dati a Cristo non sono salvati se non vengono a Gesù. Anch’essi devono venire, perché non c’è altra via per il cielo all’infuori della porta, Cristo Gesù. Tutto quello che il Padre dà al nostro Redentore deve venire a lui, e quindi nessuno può andare in cielo se essi non vengono a Cristo.

Oh la potenza e la maestà che riposano nelle parole ‘verrà’. Egli non dice che hanno il potere di venire, e neppure che essi possono venire se essi vogliono, ma che essi ‘verranno’. Il Signore Gesù per mezzo dei suoi messaggeri, della sua parola, del suo Spirito, dolcemente e benignamente costringe gli uomini a entrare affinché essi possano mangiare della cena del suo matrimonio; e questo egli fa, non attraverso una qualche violazione della capacità dell’uomo di agire liberamente [in inglese: free agency], ma attraverso la potenza della sua grazia. Io posso esercitare potere sulla volontà di un altro uomo, e tuttavia la volontà dell’altro uomo può essere perfettamente libera, perché la costrizione viene esercitata in una maniera concordante con le leggi della mente umana. Jehovah Gesù sa come, attraverso ragionamenti irresistibili rivolti alla ragione, attraverso potenti ragioni che fanno appello agli affetti, e attraverso l’influenza misteriosa del suo Spirito Santo che opera su tutti i poteri e le passioni dell’anima, in maniera da sottomettere l’intero uomo, che mentre una volta era ribelle, egli si arrende gioiosamente al suo governo, sottomesso dall’amore sovrano. Ma come si conosceranno coloro che Dio ha scelto? Da questo risultato: che essi volontariamente e gioiosamente accettano Cristo, e vengono a lui con una fede semplice e non finta, appoggiandosi su lui come tutta la loro salvezza e tutto il loro desiderio. Lettore, se tu venuto a Gesù in questo modo?’

Le ADI hanno omesso di tradurla, e quindi non esiste. L’hanno rimpiazzata con una meditazione sulla purezza di cuore, che fa parte di un altro libro di Spurgeon. E’ ovvio il motivo: perché essa confuta il loro insegnamento sul perché gli uomini vengono a Gesù.

 

2 Agosto (Mattino) – Un solo passero non cade a terra senza che Dio lo sappia?

Spurgeon afferma: ‘Look at Providence! Who knoweth not that not a sparrow falleth to the ground without your Father?’

La traduzione è: ‘Guarda alla Provvidenza! Chi non sa che neppure un passero cade a terra senza vostro Padre?’

Le ADI hanno messo così: ‘Considerate la Provvidenza! Sappiamo che nemmeno un passero cade al suolo senza che lo sappia il Padre celeste’ (MMS, pag. 432).

Guardate che ‘coincidenza’: Spurgeon qua intende dire che non cade un solo passero a terra

senza il decreto di Dio, infatti nel suo sermone intitolato: ‘Forte fede in un fedele Dio’, egli dice: ‘Gettate tutto su di lui che conta i capelli del vostro capo, e non permette ad un singolo passero di cadere a terra senza il Suo decreto’ (‘Cast all on him who numbers the hairs of your head, and suffers not a sparrow to fall to the ground without his decree’); ma le ADI gli fanno dire una cosa molto diversa! Da: http://www.iclnet.org/p b/resources/text/history/spurgeon/web/ss-0009.html

E poi, guardate quest’altra ‘coincidenza’: sia la Diodati, che la Nuova Riveduta, che la Nuova Diodati, in Matteo 10:29 traducono che un solo passero non cade a terra “senza il volere del Padre vostro”. Mentre la Riveduta traduce “senza del Padre vostro”. Ma le ADI hanno pensato di mettere ‘ … senza che lo sappia il Padre celeste’!

D’altronde, le ADI non credono che quando un passero cade a terra, cade per volontà di Dio, o per decreto di Dio; come ci credeva Spurgeon! E allora hanno ‘scelto’ di tradurre quella frase in quella maniera! Non potevano mettere neppure come traduce la Riveduta, per evitare che qualcuno leggesse in quelle parole di Spurgeon un altro eventuale decreto di Dio! Avevano quattro Bibbie italiane usate in ambito evangelico, ma nessuna di esse gli andava bene! Giudicate voi.

E inoltre: avete capito quindi perché hanno messo ‘senza che lo sappia il Padre celeste’? Per far credere che Dio sa innanzi che il passero cadrà, ma esso non cade per la Sua volontà! Niente predeterminazione dunque, ma solo preconoscenza! Siamo alle solite!

 

1 Ottobre (Mattino) – Affermazione sul ravvedimento sparita

Spurgeon afferma: ‘Old sins we must regret, but then we have had repentances which he has given us, by which we have wept our way to the cross, and learned the merit of his blood’.

La traduzione è: ‘Noi dobbiamo rammaricarci dei vecchi peccati, ma poi noi abbiamo avuto ravvedimenti che Egli ci ha dato, per mezzo dei quali noi abbiamo pianto sulla nostra strada verso la croce, ed imparato il valore del suo sangue’.

Le ADI hanno messo così: ‘Ci rattristiamo per i vecchi peccati, ma a quel tempo confessammo i nostri errori ed Egli indirizzò nuovamente il nostro cammino alla croce e ci fece comprendere il valore del Suo sangue’ (MMS, pag. 552).

Come potete vedere, le ADI in maniera molto astuta sono riuscite a far scomparire un concetto biblico che Spurgeon sosteneva molto, e cioè che il ravvedimento è Dio a concederlo.

 

1 Ottobre (Sera) – Niente grazia ai Suoi eletti!

Spurgeon afferma: ‘He gives grace to his elect because he wills it, to his redeemed because of his covenant, to the called because of his promise, to believers because they seek it, to sinners because they need it’.

La traduzione è: ‘Egli dà grazia ai suoi eletti perché lo vuole, ai suoi redenti a motivo del suo patto, ai chiamati a causa della sua promessa, ai credenti perché la ricercano, ai peccatori perché ne hanno bisogno’.

Le ADI hanno messo così: ‘Egli dà grazia ai Suoi redenti, a motivo del Suo patto, ai chiamati, in virtù della Sua promessa, ai credenti, perché essi la ricercano, ai peccatori, perché ne hanno bisogno’ (MMS, pag. 553).

Avete notato che secondo le ADI, Dio dà grazia ai suoi redenti, ai chiamati, ai credenti, e ai peccatori, ma non agli ELETTI? Come mai è sparita la grazia agli eletti? Che domanda è questa? E’ ovvio, perché si chiamano eletti, e poi perché Spurgeon dice che la grazia gli viene data perché lo vuole Dio, e quindi non dipende dalla volontà del ricevente ma dalla volontà del donatore. E’ veramente scandaloso quello che hanno fatto le ADI!

 

28 Ottobre (Mattino) – L’alta dottrina dell’elezione scomparsa: fa paura

Spurgeon afferma proprio all’inizio commentando le parole di Gesù “io vi ho scelti di mezzo al mondo” (Giovanni 15:19): ‘Here is distinguishing grace and discriminating regard; for some are made the special objects of divine affection. Do not be afraid to dwell upon this high doctrine of election. When your mind is most heavy and depressed, you will find it to be a bottle of richest cordial’.

La traduzione è: ‘Qui c’è una grazia distinta e un riguardo discriminante: perché alcuni sono fatti l’oggetto speciale dell’affetto divino. Non avere paura di soffermarti su questa alta [o importante] dottrina dell’elezione. Quando la tua mente è maggiormente pesante e depressa, tu troverai che essa sarà una bottiglia del cordiale più ricco’

Le ADI hanno messo così: ‘Qui c’è una grazia che rivela come i credenti sono l’oggetto speciale dell’affetto divino. Quando il tuo spirito è pesante e oppresso, troverai che essa sarà come un balsamo sulle tue ferite’ (MMS, pag. 606).

Ancora una volta le ADI hanno manomesso le parole di Spurgeon, per distogliere i credenti dalla dottrina dell’elezione: la cosa è molto evidente. Veramente scandaloso questo modo di tradurre!

 

8 Novembre (Sera) – Parte sugli eletti e i non eletti sparita

Spurgeon afferma: ‘In like manner it is still discovered who are the Lord’s chosen, and who are not; for when the gospel comes to some, they fight against it, and will not have it, but where men receive it, welcoming it, this is a sure indication that there is a secret work going on in the soul, and that God has chosen them unto eternal life’.

La traduzione è: ‘Similmente è ancora scoperto coloro che sono gli eletti del Signore, e coloro che non lo sono; perché quando il vangelo giunge ad alcuni, essi combattono contro di esso, e non lo avranno, ma dove gli uomini lo ricevono, accogliendolo, questa è una indicazione sicura che c’è una opera segreta che sta andando avanti nell’anima, e che Dio li ha scelti a vita eterna’.

Questa parte manca. Doveva trovarsi tra ‘…. ospitare il Redentore’ e ‘e tu caro lettore’ (MMS, pag. 629).

La ragione di questa omissione è sempre la stessa: le ADI odiano la dottrina biblica dell’elezione.

 

25 Novembre (Sera) – ‘La dottrina dell’elezione’ diventa ‘la dottrina della grazia’

Spurgeon termina la sua meditazione dicendo: ‘How shall those who are the subjects of divine election sufficiently adore the grace of God? They have no room for boasting, for sovereignty most effectually excludes it. The Lord’s will alone is glorified, and the very notion of human merit is cast out to everlasting contempt. There is no more humbling doctrine in Scripture than that of election, none more promotive of gratitude, and, consequently, none more sanctifying. Believers should not be afraid of it, but adoringly rejoice in it’.

La traduzione è: ‘Come adoreranno sufficientemente la grazia di Dio coloro che sono l’oggettodell’elezione divina? Essi non hanno spazio per vantarsi, perché la sovranità lo esclude nella maniera più efficaceSolo la volontà del Signore è glorificata, e la sola nozione del merito umano è gettato via nel disprezzo eterno. Nella Scrittura non c’è una dottrina che umilia più di quella dell’elezione, nessuna dottrina maggiormente promotrice di gratitudine, e conseguentemente, nessuna dottrina più santificante. I credenti non dovrebbero avere paura di essa, ma rallegrasi in essa con venerazione’

Le ADI hanno messo così: ‘Come potranno coloro che sono oggetto della grazia divina adorare a sufficienza il Salvatore? Non hanno ragione di vantarsi, poiché la salvezza appartiene all’Eterno, la Sua volontà è glorificata. I meriti umani non possono nulla. Non c’è nella Scrittura una dottrina più ‘umiliante’ di quella della grazia, nessuna suscita maggiore gratitudine, nessuna è più santificante’ (MMS, pag. 663)

Avete notato? Le ADI hanno messo che noi siamo oggetto della grazia divina invece che dell’elezione divina, e poi hanno sostituito ‘la sovranità lo esclude nella maniera più efficace’ con ‘la salvezza appartiene all’Eterno’, e poi hanno sostituito ‘la dottrina dell’elezione’ con ‘la dottrina della grazia’. Ed infine hanno fatto sparire ‘I credenti non dovrebbero avere paura di essa, ma rallegrasi in essa con venerazione’, perché le ADI insegnano ai credenti ad avere paura di essa e a disprezzarla.

 

4 Dicembre (Mattino) – Un popolo eletto? No, semplicemente ‘un popolo’. E il decreto della predestinazione scompare

Spurgeon afferma: ‘This should be a great encouragement to try to do good, since God has among the vilest of the vile, the most reprobate, the most debauched and drunken, an elect people who must be saved. When you take the Word to them, you do so because God has ordained you to be the messenger of life to their souls, and they must receive it, for so the decree of predestination runs.’.

La traduzione è: ‘Questo dovrebbe essere un grande incoraggiamento per cercare di fare del bene, dato che Dio ha tra i più vili dei vili, tra i più reprobi, tra i più dissoluti e i più ubriachi, un popolo eletto che deve essere salvato. Quando tu porti loro la Parola, tu fai così perché Dio ha ordinato che tu sia il messaggero di vita per le loro anime, ed essi la devono ricevere, perché così va [o funziona] il decreto della predestinazione’.

Le ADI hanno messo così: ‘Questo dovrebbe essere un grande incoraggiamento per cercare di fare il bene, poiché tra i più perversi, tra i più reprobi, i più dissoluti e beoni, Dio possiede un popolo che deve essere salvato per la potenza dell’Evangelo. Quando porti loro la Parola, lo fai perché Dio ti ha comandato di essere per loro un messaggero di vita, ed essi devono riceverla,questo è ciò che Egli ha stabilito’ (MMS, pag. 680).

E’ stata tolta una piccola parola, cioè ‘eletto’, ma con un grande significato. Ma le ADI questa parola la detestano, perché detestano la dottrina dell’elezione. Mentre è stata aggiunta la frase ‘per la potenza dell’Evangelo’. E poi le ADI hanno fatto sparire il decreto della predestinazione, perché così va o funziona il libero arbitrio delle ADI!

 

Libro di Myer Pearlman ‘Le Dottrine della Bibbia’

‘Il destino’ viene sostituito con ‘l’uomo’

David S. Clarke afferma nella sua introduzione al libro di Pearlman: ‘The truth about God and destiny and the way to eternal life can never be unimportant to an immortal being’ (Myer Pearlman, Knowing the Doctrines of the Bible, 24esima stampa 2007, Gospel Publishing House, Springfield, Missouri USA, pag. 7 – da ora in avanti userò la sigla KDB).

La traduzione è: ‘La verità su Dio, sul destino e sulla via [che mena] alla vita eterna non può mai essere priva di importanza per un essere immortale’.

Le ADI hanno messo così: ‘La verità su Dio, sull’uomo e sulla via che conduce l’uomo alla vita eterna non può mai essere priva di importanza’ (Myer Pearlman, Le Dottrine della Bibbia, Quarta edizione (emendata), ADI-Media, 1996 – Introduzione – da ora in avanti userò la sigla DDB).

Ecco sparito ‘il destino’. Perché? Perché per le ADI non esiste. Poi è stato tolto di mezzo ‘per un essere immortale’.

 

‘Il destino celeste’ diventa ‘la destinazione celeste’

Pearlman afferma: ‘Human life is a journey from time to eternity, and it matters much whether one believes that it is an aimless, meaningless journey, or one planned by man’s Maker, and directed to a heavenly destiny’ (KDB, pag. 9).

La traduzione è: ‘La vita umana è un viaggio dal tempo all’eternità, e conta tanto se uno crede che si tratta di un viaggio senza meta e senza significato, o un viaggio pianificato dal Fattore dell’uomo e diretto ad un destino celeste’.

Le ADI hanno messo così: ‘La vita umana è un viaggio dal tempo all’eternità e vi è una grande differenza tra chi crede che questo viaggio non abbia scopo né significato e chi, invece, crede che esso è stato progettato dal Fattore dell’uomo ed ha una destinazione celeste’ (DDB, pag. 2).

Il termine inglese ‘destiny’ si deve per forza tradurre con ‘destino’ e non si può tradurre con ‘destinazione’ che invece in inglese si dice ‘destination’. Siamo alle solite, le ADI devono far sparire il termine ‘destino’.

 

L’espressione ‘Provvidenza che domina’ va annacquata perché troppo forte

Pearlman esibisce come prova dell’esistenza di Dio l’argomento storico, affermando: ‘Human history gives evidences of an overruling Providence. (Historical argument.)’ (KDB, pag. 35).

La traduzione è: ‘La storia umana dà prova di una Provvidenza che domina (Argomento storico).

Le ADI hanno messo così: ‘La storia umana dà prova di una Provvidenza che regola tutte le cose (argomento storico)’ (DDB, pag. 25).

Come potete vedere, il fatto che ci sia una Provvidenza che domina o governa è stato modificato in Provvidenza ‘che regola tutte le cose’. Il significato è stato annacquato perché alle ADI dà fastidio sentire dire che Dio domina la storia umana.

 

Sparita parte importante sull’argomento storico

Pearlman afferma: ‘The march of events in the world’s history gives evidence of an overruling Power and Providence. All the history of the Bible was written to reveal God in history, that is, to illustrate God’s workings in human affairs. “The principles of God’s moral government are exhibited in the history of nations as well as in the experience of men,” writes D. S. Clarke. (Psalm 75:7; Dan. 2:21; 5:21.) “English Protestantism looks upon the defeat of the Spanish Armada as a Divine intervention. The settlement of America by Protestant immigrants saved it from the fate of South America and thereby saved the world for democracy. Who will deny that God’s hand is in all this?” “The history of mankind, the rise and fall of nations, like Babylon and Rome, show that progress accompanies the use of God-given faculties and obedience to God’s law, and that national decline and decay follow disobedience.” (D. L. Pierson.) A. T. Pierson, in his book, the New Acts of the Apostles, sets forth evidences of God’s overruling providence in modern missions. Especially do God’s dealings with individuals evidence His active presence in the affairs of men ’ (KDB, pag. 43).

La traduzione è: ‘La marcia degli eventi nella storia del mondo prova l’esistenza di una Potenza e Provvidenza che domina. Tutta la storia della Bibbia fu scritta per rivelare Dio nella storia, cioè per illustrare le operazioni di Dio negli affari umani. ‘I principi del governo morale di Dio sono esibiti nella storia delle nazioni come pure nell’esperienza degli uomini’, scrive D. S. Clarke. (Salmo 75:7; Daniele 2:21; 5:21). ‘Il Protestantesimo Inglese considera la sconfitta dell’Armada Spagnola come un intervento Divino. L’insediamento degli immigranti Protestanti in America la salvò dalla sorte del Sud America e a causa di ciò salvò il mondo per la democrazia. Chi negherà che la mano di Dio è in tutto ciò?’ ‘La storia dell’umanità, la nascita e la caduta delle nazioni, come Babilonia e Roma, mostrano che il progresso accompagna l’uso delle facoltà date da Dio e l’obbedienza alla legge di Dio, e che il declino e la corruzione nazionale seguono la disobbedienza’ (D.L. Pierson) A. T. Pierson, nel suo libro ‘I Nuovi Atti degli Apostoli’ mette in evidenza le prove della provvidenza di Dio che domina nelle missioni moderne.Specialmente il rapporto di Dio con gli individui prova la Sua attiva presenza negli affari degli uomini’.

Le ADI hanno messo così: ‘Il corso degli avvenimenti nella storia prova l’esistenza di una Potenza e di una Provvidenza che governa il mondo. Tutta la storia narrata dalla Bibbia è stata scritta per rivelare Dio e per illustrare le Sue opere nella storia degli uomini. D.S. Clarke scrive: ‘I princìpi del governo morale di Dio vengono esibiti tanto nella storia delle nazioni, quanto nell’esperienza degli uomini’ (vedi Salmo 75:7; Daniele 2:21; 5:21). In particolare, il rapporto che Dio ha con gli individui mostra la Sua presenza attiva negli affari degli uomini’ (DDB, pag. 30-31).

Che dire? Le ADI hanno tolto proprio una parte sostanziosa. Notate poi come le ADI hanno trasformato ‘per rivelare Dio nella storia, cioè per illustrare le operazioni di Dio negli affari umani’ in ‘per rivelare Dio e per illustrare le Sue opere nella storia degli uomini’ falsandone il senso, perché Pearlman sta dicendo che la storia narrata nella Bibbia è trascritta per rivelare Dio, e spiega cosa vuol dire con questa affermazione, infatti subito dopo dice ‘cioè ….’, e quindi lo scopo è uno; mentre come l’hanno messa le ADI ci sono due scopi distinti!

 

Sparite fondamentali parole concernenti la dottrina della sovranità di Dio

Pearlman afferma: ‘Observes D. S. Clarke: The doctrine of God’s sovereignty is a most helpful and encouraging doctrine. If we had our choice, which should we choose – to be governed by blind fate, or capricious chance, or irrevocable natural law, or shortsighted and perverted self, or a God infinitely wise, holy, loving and powerful? He who rejects God’s sovereignty may take his choice of what is left’ (KDB, pag. 63).

La traduzione è: ‘D.S. Clarke osserva: La dottrina della sovranità di Dio è una dottrina molto utile ed incoraggiante. Se noi avessimo la nostra scelta [o la possibilità di scegliere], che cosa sceglieremmo? Di essere governati dal fato cieco, o dal capriccioso caso, o dall’irrevocabile legge naturale, o dall’io miope e pervertito, o da un Dio infinitamente savio, santo, amorevole e potente? Colui che rigetta la sovranità di Dio può scegliere tra quello che resta.

Le ADI hanno messo così: ‘Osserva D.S. Clarke: La dottrina della sovranità di Dio è molto incoraggiante e di grande aiuto. Se potessimo scegliere, che cosa sceglieremmo? Di essere governati da un destino cieco, dal caso capriccioso, o da una irrevocabile legge naturale, o dal nostro io miope e pervertito? Colui che rigetta la sovranità di Dio, può scegliere tra ciò che rimane’ (DDB, pag. 47).

Ora, dire che quello che hanno fatto le ADI è scandaloso è dire poco. Ma come si fa a togliere da questa domanda proprio l’ultima parte, alla luce della quale ha senso poi l’affermazione finale? Evidentemente le ADI hanno tolto queste parole per evitare che i lettori leggessero cosa vuole dire Clarke quando parla della dottrina della sovranità di Dio; non c’è altra spiegazione, essendo che non credo che si tratti di una dimenticanza.

 

‘L’atto sovrano di Dio’ è diventato ‘atto esclusivo di Dio’

Nel parlare della preparazione umana alla rigenerazione, Pearlman afferma: ‘Strictly speaking, man cannot co-operate in the act of regeneration, which is the sovereign act of God; but he has part in the preparation for the new birth. What is that preparation? Repentance and faith’ (KDB, pag. 247).

La traduzione è: ‘A rigor di termini, l’uomo non può cooperare nell’atto della rigenerazione, che èl’atto sovrano di Dio, ma egli ha una parte nella preparazione per la nuova nascita. In cosa consiste questa preparazione? Nel ravvedimento e nella fede’.

Le ADI hanno messo così: ‘A rigor di termini, l’uomo non può cooperare nell’atto della rigenerazione, il quale è esclusivo di Dio; ma egli ha una sua parte nella preparazione per la nuova nascita e questa sua parte è il ravvedimento e la fede’ (DDB, pag. 196).

L’atto sovrano di Dio dunque è stato reso ‘atto esclusivo di Dio’ perché le ADI detestano l’uso di parole come ‘sovrano’, ‘sovranità’, ‘atto sovrano’, in relazione alla salvezza o alla rigenerazione o alla giustificazione. E questo perché per loro la salvezza dipende dall’uomo o meglio dalla sua volontà e non dalla volontà di Dio, e quindi non da un atto sovrano di Dio.

 

‘Decretata’ diventa ‘attuata’

Pearlman afferma: ‘The Cross was a demonstration of the truth that the power of Satan over the lives of men was broken, and that his complete destruction was decreed. Heb. 2:14, 15; 1 John 3:8; Col. 2:15; Rom. 16:20’ (KDB, pag. 304).

La traduzione è: ‘La Croce fu una dimostrazione della verità che la potenza di Satana sopra le vite degli uomini fu spezzata, e che la sua completa distruzione fu decretata. Ebrei 2:14,15; 1 Giovanni 3:8; Colossesi 2:15; Romani 16:20’.

Le ADI hanno messo così: ‘La Croce fu una dimostrazione della verità che la potenza di Satana veniva spezzata, nella vita degli uomini, e che la sua completa distruzione (Ebrei 2:14,15; 1 Giovanni 3:8; Colossesi 2:15; Romani 16:20) veniva attuata’ (DDB, pag. 241).

Il verbo inglese ‘To decree’ significa ‘decretare, ordinare, emettere un decreto’. Ma nelle mani delle ADI cambia significato e significa ‘attuare’. D’altronde si sa che non nutrono simpatia verso questo verbo.

 

Il Nuovo Commentario Biblico Illustrato di Merrill F. Unger

‘L’operare sovrano di Dio’ diventa ‘la sovranità di Dio’

In 1 Samuele 1:1-18, nel commentare la nascita di Samuele, Merrill afferma: ’1-2. God’s sovereign working is seen in the child’s birth‘ (The New Unger’s Bible Handbook, Merrill F. Unger, revised by Gary N. Larson, Revised and Updated edition 2005, The Moody Bible Institute of Chicago, pag. 150), che tradotto è: ’1-2. L’operare sovrano di Dio si vede nella nascita del bambino’, mentre le ADI hanno messo così: ‘vv. 1,2. La sovranità di Dio è evidente nella nascita del bambino’ (Merrill F. Unger – Gary N. Larson, Nuovo Commentario Biblico Illustrato, ADI-Media, 2009, pag. 150 – NCBI). Notate come Merrill parla dell’operare sovrano di Dio, mentre loro hanno messo un generale ‘la sovranità di Dio’, che però noi sappiamo che loro non la intendono affatto come la intende la Bibbia. Tutto questo per non far leggere che Dio opera sovranamente nella vita delle persone.

 

‘Sotto la direzione divina’ diventa ‘sotto il controllo sovrano di Dio’

In 2 Cronache 36:22-23 Merrill commenta così: ‘Decree of Cyrus (538 B.C.). See Ezra 1:1-4 in fulfillment of Jer 29:10, under divine direction (Isa 44:28-45:3)’ (NUBH, pag. 213), che tradotto è: ‘Editto di Ciro (538 A.C.). Vedi Esdra 1:1-4 in adempimento di Geremia 29:10, sotto la direzione divina (Isaia 44:28-45:3), mentre le ADI hanno messo così: ‘Editto di Ciro (538 a.C.). Vedi Esd. 1-4 in adempimento di Ger. 29:10, sotto il controllo sovrano di Dio (Is. 44:28-45:3)’ (NCBI, pag. 213).

Avete notato? ‘Sotto la direzione divina’ è diventato ‘sotto il controllo sovrano di Dio’. Perchè questo? Perchè loro non credono che sia Dio a dirigere gli eventi nel mondo, in quanto per loro Dio li controlla e basta!

 

Sparita la potenza irresistibile di Dio

Sempre in merito al re Ciro, in Isaia 41:25-29, dove c’è la predizione su Ciro, Merrill dice: ‘The Lord Himself produces proof of His sole deity. He alone has irresistible power to effect Cyrus’s rise, and infallible foresight to foretell it over a century and a half in advance’ (NUBH, pag. 272), che tradotto è: ‘Il Signore stesso fornisce prova della Sua unica Divinità. Lui solo ha la potenzairresistibile per effettuare [o causare] l’ascesa di Ciro, e l’infallibile prescienza per predirla oltre un secolo e mezzo prima’, mentre le ADI hanno messo così: ‘Il Signore stesso fornisce prova della Sua Deità. Soltanto l’Eterno può far sorgere Ciro, e soltanto Lui possiede la prescienza per la quale può preannunciarlo con oltre un secolo e mezzo d’anticipo’ (NCBI, pag. 272).

Notate come sia sparita la potenza irresistibile di Dio, e l’aggettivo ‘infallibile’ in relazione alla prescienza di Dio. Questo ovviamente perchè le ADI non sopportano che si parli in questa maniera di Dio, perchè lo fanno apparire come un Dio che domina o determina gli eventi, mentre le ADI presentano Dio come uno che controlla gli eventi!

 

La storia scritta in anticipo è sparita

In Isaia 21:1-10 Merrill afferma in merito al giudizio di Dio contro Babilonia: ‘This event was some two centuries in the future, but the prophet envisioned the Persian conquerors advancing.Such is the accurancy of the prophetic word, history prewritten‘ (NUBH, pag. 264-265), che tradotto è: ‘Questo evento era circa due secoli lontano nel futuro, ma il profeta previde i conquistatori Persiani avanzareTale è l’accuratezza della parola profetica, la storia scritta in anticipo‘, mentre le ADI hanno messo così: ‘Questo evento si sarebbe verificato circa due secoli dopo’ (NCBI, pag. 264), omettendo dunque una parte importante del discorso di Merrill, che siccome non va d’accordo con il pensiero ADI era meglio togliere di mezzo!

 

Sparita la sovranità divina di Cristo

In Apocalisse 10:1-6 Merrill commenta dicendo tra le altre cose: ‘His oath that ‘there will be no more delay’ shows Christ’s divine sovereignty and control in these matters of judgment, 6′ (NUBH, pag. 675), che tradotto è: ‘Il suo giuramento che ‘non ci sarà più indugio’ mostra la sovranità divina di Cristo e il suo controllo divino in queste questioni di giudizio, 6′, mentre le ADI hanno messo così: ‘…il quale giura che: ‘Non ci sarebbe più indugio’ (Gr. non ci sarebbe più tempo), nel senso che il piano di Dio per l’umanità deve ora necessariamente adempiersi (in contrasto a 6:11)’ (NCBI, pag. 675).

Anche qui è evidente che le ADI hanno voluto far sparire la sovranità divina sugli eventi che accadono sulla terra.

 

‘Il destino’ diventa ‘il compito’

In Apocalisse 12:5, Merrill in merito al figlio maschio afferma: ‘The male child. Four things are declared: (1) His birth, 5a; (2) His destiny, 5b, which is to break His foes to pieces (Ps 2:9) ….’ (NUBH, pag. 677), che tradotto è: ‘Il figlio maschio. Quattro cose sono dichiarate: (1) La sua nascita, 5a; (2), il Suo destino, 5b, che è quello di fare a pezzi i Suo nemici (Ps 2:9) ….’, mentre le ADI hanno messo così: ‘Il figlio maschio. Sono descritti quattro eventi: (1) la sua nascita, v. 5a; (2) il Suo compito, v. 5b, che è quello di distruggere i Suoi nemici (Sal. 2:9) ….’ (NCBI, pag. 677).

Ecco come nelle mani delle ADI il destino di qualcuno diventa il suo compito!

 

‘Predestinato’ diventa ‘preannunciato’

In Apocalisse 20:10 Merrill commenta la fine che farà Satana dicendo: ‘Satan’s predestined judgment (Gen 3:15) is now executed’ (NUBH, pag. 686), che tradotto è: ‘Il predestinatogiudizio di Satana ora viene eseguito’, mentre le ADI hanno messo così: ‘Il giudiziopreannunciato su Satana (Gen. 3:15) viene ora eseguito’ (NCBI, pag. 687). La differenza tra predestinato e preannunciato è enorme, ma le ADI all’occorrenza riescono pure a sostituire il verbo predestinare con preannunciare!

 

Conclusione

Qualcuno forse – dopo questa lunga lista di manipolazioni – mi domanderà: ‘Ma allora anche la decisione di alcuni nelle ADI di manipolare quei libri è stata presa per volere di Dio?’ Certo, affinchè sia manifestata la loro insensatezza e la loro astuzia, e gli uomini accorti possano diventare savi. Questo comunque non li discolpa e non li giustifica, perchè chi fa il male porterà la pena del male che ha compiuto: questo è quanto insegna la Scrittura.

La Scrittura insegna infatti che quan­tunque Dio si usi anche di persone malvagie, bugiarde, disoneste, furbe e sleali, per adempiere i suoi disegni, queste non sono giustificate da Dio perché è scritto: “La malvagità farà perire il malvagio” (Salmo 34:21).

Quando parliamo della sovranità di Dio noi non addebitiamo a Dio niente di male fatto, e niente di ingiusto; il male va addebitato a colui che lo fa anche se questo lo fa per volontà di Dio e non può essere addebitato a Dio perché egli è giusto. Certo è che Dio agendo in questa maniera si è sempre attirato delle critiche da parte degli uomini, però è bene ricordare che Dio, non importa quanto irragionevole ed assurdo possa sembrare il suo modo di agire, rimane sempre vincitore quando viene giudicato. Basta pensare alle critiche che Giobbe rivolse a Dio in mezzo alla sua afflizione per rendersi conto di questo. Giobbe era un uomo giusto e integro, che temeva Dio e fuggiva il male eppure Dio si levò contro di lui per rovinarlo senza motivo (lo disse Lui stesso a Satana in questi termini: “Egli si mantiene saldo nella sua integrità benché tu m’abbia incitato contro di lui per rovi­narlo senza alcun motivo” Giobbe 2:3). Che male aveva fatto Giobbe per meritare tutte quelle sofferenze che gli piombarono addosso all’improvviso? Nessuno, eppure Dio si mise contro di lui. Giobbe difese la sua integrità davanti a Dio accusando Dio di essere ingiusto nei suoi confronti comportandosi così. Agli occhi di molti avrebbe potuto sembrare un discorso assennato quello di Giobbe perché non faceva altro che difendersi da un attacco che non aveva ragione di essere scagliato da Dio contro di lui (umanamente parlando), però le sue parole non piacquero affatto a Dio che riprese Giobbe severamente. Fu solo quando Dio lo riprese che Giobbe riconobbe che aveva parlato male e per questo si pentì infatti disse: “Io riconosco che tu puoi tutto, e che nulla può impedirti d’eseguire un tuo disegno. Chi è colui che senza inten­dimento offusca il tuo disegno? Sì, ne ho parlato; ma non lo capivo; sono cose per me troppo maravigliose ed io non le cono­sco. Deh, ascoltami, io parlerò; io ti farò delle domande e tu insegnami! Il mio orecchio aveva sentito parlar di te ma ora l’occhio mio t’ha veduto. Perciò mi ritratto, mi pento sulla polvere e sulla cenere” (Giobbe 42:1-6).

Dio ancora una volta rimase vincitore; neppure le parole di un uomo integro e retto come era Giobbe riuscirono a scalfire la giustizia di Dio. Leggendo il libro di Giobbe, dall’inizio alla fine, riconosciamo che chi sbagliò a parlare fu Giobbe e non Dio,  ed anche che Dio è giusto e che non commette ingiustizie di nessun genere anche se apparentemente alcune volte sembri proprio il contrario.

Spesso non si intende il motivo per cui Dio agisce in una parti­colare maniera mentre lo si vede operare ‘contro di noi’;  siamo tentati a pensare che Egli sia diventato nostro nemico benché siamo rimasti nei sentieri di giustizia; che Egli si sia messo a odiarci benchè noi lo continuiamo ad amare; però quando il suo disegno ci è fatto da lui conoscere allora dobbiamo riconoscere che Egli ha agito in maniera giusta verso noi.

Concludo, dunque, esortando tutti i fratelli che frequentano Chiese ADI, a rigettare questo falso insegnamento delle ADI che presenta un Dio fatto a loro immagine e somiglianza, in quanto è un Dio che anzichè un sovrano che domina è un sorvegliante che controlla.

La Bibbia infatti presenta Dio come Colui il cui Regno signoreggia su tutto (Salmo 103:19), come Colui che “domina sul regno degli uomini” (Daniele 5:21), come Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà (Efesini 1:11), e tra queste cose c’è pure la caduta a terra di un solo passero (cf. Matteo 10:29); come Colui che “fa tutto ciò che gli piace, in cielo e in terra, nei mari e in tutti gli abissi” (Salmo 135:6), ed ancora come Colui che afferma: “Ricordate il passato, le cose antiche: perché io son Dio, e non ve n’è alcun altro; son Dio, e niuno è simile a me; che annunzio la fine sin dal principio, e molto tempo prima predìco le cose non ancora avvenute; che dico: ‘Il mio piano sussisterà, e metterò ad effetto tutta la mia volontà’; che chiamo dal levante un uccello da preda, e da una terra lontana l’uomo che effettui il mio disegno. Sì, io l’ho detto, e lo farò avvenire; ne ho formato il disegno e l’eseguirò” (Isaia 46:9-11), e Colui da cui “dipendono chi è ingannato e chi inganna” (Giobbe 12:16 – Nuova Diodati); e quindi un Dio senza il cui volere non accade proprio niente nell’intero universo.

Mentre le ADI hanno sconvolto l’immagine di Dio, presentandolo come un Dio spettatore degli eventi, una specie di sorvegliante dell’universo dove fa fare agli uomini quello che vogliono e li controlla, anzichè presentarlo per quello che Egli è, cioè il creatore e dominatore degli eventi, sia di quelli buoni che di quelli cattivi, che Egli opera per mandare ad effetto i suoi disegni. E questo è grave, molto grave.

Fratelli, la nostra esistenza è composta da un enorme numero di eventi, che neppure noi riusciamo a tenere a mente tutti, tanto sono numerosi e vari. E tutti sono collegati fra di loro in una maniera o nell’altra perché fanno parte di quel piano di Dio verso la nostra vita da lui prestabilito e che si va realizzando pian piano. E’ come un puzzle che prende via via forma, man mano che si uniscono i suoi pezzi; è come un quadro che tocco dopo tocco prende l’aspetto che ha deciso di dargli il pittore. E così nella nostra vita la mano di Dio è all’opera per realizzare il disegno benevolo che Dio ha formato per noi. Sì, benevolo perché alla fin fine Lui ci farà sempre del bene anche se di esso fanno parte dei brutti eventi che però abbiamo la certezza che lui convertirà in bene come nella storia di Giuseppe il figlio di Giacobbe.

Non ci preoccupiamo quindi quando ci succedono le cose più ingiuste e strane; perseveriamo nella fede e nel timore di Dio, cercando sempre di non fare male alcuno al prossimo, vegliamo e preghiamo, e accettiamo dalla mano di Dio sia il bene che il male che Lui ci ha destinato.

A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti coloro che lo amano con purità incorrotta

Giacinto Butindaro

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