Home > Temi caldi > Predestinazione > Predestinazione e perdita della salvezza

La dottrina della predestinazione e la perdita della salvezza

[mail inviata il 11.07.2009 alla mailing list Evangelitalia, gruppo su yahoo]

Pace a voi tutti fratelli,

dopo aver letto quanto è stato già detto, ho desiderato contribuire al dibattito in merito alla “predestinazione” e “la possibilità che un credente nato di nuovo possa perdere la salvezza”.

Dalle sacre Scritture ho compreso che vi sono tre categorie di persone: una è costituita da coloro che non sono mai nati di nuovo e vanno a finire all'inferno; la seconda è costituita da coloro che hanno conosciuto il Signore, cioè che sono nati di nuovo, ma hanno creduto per un tempo e non perseverano nella fede fino alla fine, e anche costoro vanno a finire all'inferno; la terza è composta dai santi che sono nati di nuovo e perseverano nella fede sino alla fine, portando frutto, chi trenta, chi sessanta e chi cento, questi vanno nella città santa: La Nuova Gerusalemme.

Parliamo ora della predestinazione.

Le sacre Scritture insegnano che l'uomo viene salvato ed entra nel regno dei cieli “solo” per la volontà di Dio, senza la partecipazione della volontà dell'uomo, senza nessuna opera dell'uomo, infatti, tra gli altri passi, sta scritto:

(Giovanni 1:12,13) “…ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma son nati da Dio.”

(Romani 9:11) “poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell'elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama,…”

(Romani 9:16) “Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.”

(Giacomo 1:18) “Egli ci ha di sua volontà generati mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature.”

(Efesini 1:4,5) “…siccome in lui ci ha eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi ed irreprensibili dinanzi a lui nell'amore, avendoci predestinati ad essere adottati, per mezzo di Gesù Cristo, come suoi figliuoli, secondo il beneplacito della sua volontà:…”

Qui aggiungo il fatto che Dio rigenera secondo la sua volontà anche coloro che poi alla fine non saranno salvati, perché non perseverano nella fede sino alla fine.

Ed è qui che si scandalizzano gli avversari di questa parte del Consiglio di Dio, dandosi a imprecazioni e pensieri a volte irripetibili a voce e tanto meno per iscritto (ma qualcosa è sfuggito loro, come ho letto nelle mails precedenti, e chi ha seguito ha potuto verificare di persona).

Ma a costoro io dico di risparmiarsi tutto il loro sarcasmo, battutine, doppi sensi, sofismi e offese e provocazioni di ogni tipo, perché non fanno altro che manifestare quello che hanno nel loro cuore (infatti sta scritto dell'abbondanza del cuore la bocca parla).

Inoltre, a costoro che osteggiano sia la predestinazione che la perdita della salvezza una volta rigenerati, chiedo loro di riflettere su questi passi:

(Romani 9:19-22) “Tu allora mi dirai: Perché si lagna Egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà? Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa formata dirà essa a colui che la formò: Perché mi facesti così? Il vasaio non ha egli potestà sull'argilla, da trarre dalla stessa massa un vaso per uso nobile, e un altro per uso ignobile? E che v'è mai da replicare se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta longanimità de' vasi d'ira preparati per la perdizione,…”

Iddio fa come vuole Lui, non fa come vogliamo noi, e nel fare secondo la sua volontà non è assolutamente ammissibile giudicare il Suo operato.

Ora passiamo a sciogliere il nodo che riguarda i credenti che nascono di nuovo, ma ad un certo punto naufragano quanto alla fede e non perseverano nella fede sino alla fine.

A tal riguardo leggiamo qualche passo:

(Matteo 10:22) “E sarete odiati da tutti a cagion del mio nome; ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.”

(Matteo 24:13) “Ma chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.”

(Luca 21:19) “Con la vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre.”

(Giovanni 8:31) “Gesù allora prese a dire a que' Giudei che aveano creduto in lui: Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli;…”

(Atti 13:43) “E dopo che la raunanza si fu sciolta, molti de' Giudei e de' proseliti pii seguiron Paolo e Barnaba; i quali, parlando loro, li persuasero a perseverare nella grazia di Dio.”

(Atti 14:22) “…confermando gli animi dei discepoli, esortandoli a perseverare nella fede, dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni.”

(Colossesi 1:22,23) “…ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d'esso, per farvi comparire davanti a sé santi e immacolati e irreprensibili, se pur perseverate nella fede, fondati e saldi, e non essendo smossi dalla speranza dell'Evangelo che avete udito, che fu predicato in tutta la creazione sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono stato fatto ministro.”

(1 Timoteo 4:16) “Bada a te stesso e all'insegnamento; persevera in queste cose, perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano.”

(Apocalisse 2:26) “E a chi vince e persevera nelle mie opere sino alla fine io darò potestà sulle nazioni,…”

Ora, avendo visto che tante volte la Parola di Dio ci esorta a perseverare sino alla fine, bisogna domandarsi perché lo fa e che cosa succede a chi non persevera sino alla fine. Ricordatevi, fratelli, che tutto ciò che è scritto è scritto per nostro ammaestramento e non dobbiamo assolutamente pensare che vi siano dei passi che non sono utili al nostro ammaestramento.

Nella parabola del seminatore sono citati quelli fra le spine che si compiacciono nei piaceri della vita e quelli del terreno roccioso che “credono per un tempo”, poi, quest'ultimi, a cagione di persecuzione e di prove si traggono indietro.

Poi abbiamo quelli che bestemmiano contro lo Spirito santo: (Matteo 12:31) “Perciò io vi dico: Ogni peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata.”

Poi abbiamo ancora coloro che commettono il peccato che mena a morte: (1 Giovanni 5:16) “Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non meni a morte, pregherà, e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono peccato che non meni a morte. V'è un peccato che mena a morte; non è per quello che dico di pregare.”

Commentiamo: Prima di tutto il peccato che mena a morte lo possono commettere solo coloro che sono nati di nuovo e sono stati rigenerati da Dio. Infatti, Giovanni si riferisce al fatto di pregare per i fratelli che hanno peccato, parla di fratelli, rigenerati da Dio, altrimenti perché li chiamerebbe fratelli se non sono rigenerati da Dio? Ancora, si può pregare per tutti i peccati che compiono i fratelli, ma non per quelli che hanno commesso il peccato che mena a morte, per un tale peccato non vi è remissione in eterno.

Poi abbiamo le parole dell'apostolo Paolo ispirate dallo Spirito santo: (2 Timoteo 2:12,13) “…se abbiam costanza nella prova, con lui altresì regneremo; se lo rinnegheremo, anch'egli ci rinnegherà; se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso.”

Vedete, dunque, che se pecchiamo e andiamo di nuovo a chiedere perdono a Dio per i nostri errori, Egli ci perdona, ma se un credente lo rinnega, anch'Egli a sua volta sarà rinnegato da Dio (rinnegare = sostenere, dicendo il falso, di non aver mai conosciuto il Signore, rifiutando implicitamente i rapporti di devozione e affetto che ci legano a Lui) [Scusatemi se non vi ho appesantiti la mente su quel termine con vari ragionamenti della lingua greca, perché tanto la maggior parte di voi non andrà mai a verificarlo di persona e quindi mi limito a citarvi solo cose che voi, come bravi bereani, potete verificare].

Poi ancora, leggiamo due passi in ebrei:

(Ebrei 6:4-6) “Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia.”

In questo passo, lo scrittore agli ebrei con la parola "caduta" si riferisce al peccato che mena a morte, perché non può essere più purificato; inoltre voglio farvi notare che dice che costoro “sono stati fatti partecipi dello Spirito santo”; noi sappiamo che quando si nasce di nuovo si riceve lo Spirito santo, si viene fatti, quindi, partecipi dello Spirito santo, perché come dice Paolo ai Romani “chi non ha lo Spirito di Cristo egli non è di Lui; di conseguenza, possiamo dire che chi ha lo Spirito di Cristo è di Cristo.

Ancora leggiamo:

(Ebrei 10:29) “Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia? …”

Vedete cosa dice la Scrittura per certuni? Dice che il sangue di Gesù, il sangue del patto, che ha santificato il credente, se commette il peccato che mena a morte, perché di questo parla lo scrittore agli ebrei in tale punto, cade nelle mani di Dio ed è meritevole di un castigo eterno.

Ora, per agevolare la comprensione dei ragionamenti sulla predestinazione dei santi ovvero proponimento della elezione di Dio, unitamente alla esposizione della dottrina che la salvezza si può perdere, voglio riassumere in breve tali concetti, cercando di rendere la cosa il più semplice possibile, ricordando quanto ho già detto all'inizio di questo scritto, ho detto, cioé, che ci sono tre categorie di persone: i perduti; quelli che sono nati di nuovo ma non perseverano nella fede; i nati di nuovo che perseverano nella fede.

Quando leggiamo la Bibbia affrontando il tema della predestinazione, dobbiamo tenere conto di due punti di vista di tale dottrina, cioè il punto di vista di Dio e quello nostro, cioè dell'uomo. Questo perché i passi della Bibbia talvolta si riferiscono alla dottrina della predestinazione dal punto di vista di Dio, altra volta si riferiscono al punto di vista dell'uomo.

Iddio sa già chi sono gli eletti, molti sono i chiamati ma pochi gli eletti (Romani 8:30 quelli che sono chiamati li ha pure giustificati, ma non tutti i chiamati sono eletti a salvezza da Dio).

Iddio conosce quelli che sono suoi sin dal principio.

Gli eletti, qualora commettano dei peccati e vivano disordinatamente, il Signore dà loro di ravvedersi, perché anche il ravvedimento è Dio che lo concede secondo la sua volontà, come sta scritto:

(2 Timoteo) 2:25,26 “…correggendo con dolcezza quelli che contradicono, se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità; in guisa che, tornati in sé, escano dal laccio del diavolo, che li avea presi prigionieri perché facessero la sua volontà.”

Come avete letto, Paolo parla di credenti che sono fuori di sé e sono stati fatti prigionieri dall'avversario ed è Iddio che concede il ravvedimento per riconoscere la verità e tornare in sé stessi.

Dal punto di vista dell'uomo, che è il nostro, invece, non sappiamo se ciascuno di noi è eletto a salvezza, noi sappiamo che oggi siamo nella fede e siamo salvati, ma non sappiamo se fra 10 anni saremo ancora nella fede; non lo possiamo sapere, a meno che Iddio non ce lo riveli. Quindi, quando parliamo della nostra salvezza, se pure siamo nati dall'alto, dobbiamo dire che oggi siamo certi di essere salvati perché siamo nella fede, ma fra 5, 8, 10, … anni, dobbiamo dire che saremo salvati se, ripeto a condizione “se”, avremo perseverato nella fede sino ad allora.

In questa maniera, comprendiamo come la predestinazione s' incastra perfettamente con i passi rivolti ai santi di perseverare nella fede fino alla fine.

Non c'è, quindi, necessità di fare acrobazie linguistiche e intellettive per "annullare" quei passi che dimostrano chiaramente che un "vero credente" può perdere la salvezza. Tanto è inutile, non si può nulla contro la verità. Ci si può solo illudere nel cercare di annullare la Parola di Dio.

Vedete, diletti nel Signore, comprendere queste cose è molto importante, perché credere che una volta salvati siamo sempre salvati è una dottrina perniciosa, molto pericolosa per i santi, che quando si trovano a dover scegliere tra la rinuncia di qualcosa per amore di Cristo, nella mente penetra sempre un pensiero sospinto dalla carne che dice: “ma tanto anche se lo fai non succede niente, tanto sei salvato!”. Di pensieri simili possono essercene molti, e ne avete certamente conferma da voi stessi.

Quello che mi sospinge nel vivere la mia vita in Cristo, come qualcuno può pensare, non è il timore di Dio, ma l'amore di Dio e il desiderio di vedere più peccatori possibile salvati, non tutti perché sappiamo che saranno salvati solo quelli a cui è dato da Dio. Comunque, dentro di me abita anche il timore di Dio, perché Gesù ha ordinato anche di temere Iddio, di non temere gli uomini ma di temere Dio sì, lo ha detto il nostro Signore Gesù Cristo, il nostro duce e perfetto esempio di fede; ed è terribile cadere nella mani dell'Iddio vivente, perché tra gli attributi di Dio non c'è solo l'amore, ma questo è un altro argomento e lo lasciamo per un'altra occasione.

Salvato per grazia, mediante la fede in Cristo Gesù: Giuseppe Piredda


Vai ad inizio pagina.

Se vuoi commentare brevemente su questo argomento, compila il modulo, metti in modo corretto e veritiero tutti i dati richiesti, nell'oggetto il titolo dello scritto a cui intendi riferirti, stando attento a non sbagliare l'indirizzo e-mail, e invialo.

Se il tuo commento sarà completo dei dati e ritenuto utile e costruttivo all'argomento in questione, sarà aggiunto tra i commenti qui sotto.

Clicca qui per compilare il modulo e inviare il tuo commento