Roma, 1° dicembre 1846.
Mio caro Eugenio,
è qui in Roma un proverbio, il quale dice: Luomo
propone, e Dio dispone, e questo proverbio si verifica oggi in
me. Io mi proponeva la conversione al cattolicismo di un Puseita, e
Dio ha disposto di farmi forse strumento della conversione di altri
due Protestanti. Eppure, lo crederesti, mio buon amico? le
opposizioni a cotali conversioni le trovo piuttosto dalla parte de
miei maestri, che dalla parte de Protestanti: però i
buoni Padri agiscono così per prudenza, non per altro motivo;
ma pure tanta prudenza non posso comprenderla. Basta, sarà
quello che Dio vorrà; io metto tutto nelle sue mani; ed a te,
come mio amico dinfanzia, voglio confidare tutto, sicuro della
tua discrezione.
Tiraccontai come mi separai dal signor Manson per larrivo di que
due forestieri. Quando mi separai, era il mezzogiorno. Due ore dopo,
ricevo un biglietto del Padre P. che è uno de miei
maestri, nel quale era invitato a portarmi la stessa sera da lui al
Collegio Romano, avendomi a parlare di cose interessanti. Io mi recai
allinvito, allora indicatami.
Il Padre P. mi accolse da principio con un po di sussiego; ma poco
dopo, riprendendo il suo solito tuono paternale, mi disse: Figliuol
mio, gli esercizii di S. Ignazio vi hanno poco giovato, mi pare.
Fui
mortificato di quel rimprovero, che mi pareva non aver meritato, e
pregai il Padre a spiegarsi.
Cosa
avete fatto questa mattina?
Allora
incominciai a raccontargli candidamente la conversazione avuta col
signor Manson; ma egli minterruppe.
So
tutto, ed è perciò, figliuol mio, che vi ho fatto
venire da me. Voi non avete voluto seguire il mio consiglio; vi siete
messo a disputare, ed avete rovinato tutto.
Mi
era impossibile comprendere le parole del buon Padre; io teneva quasi
in pugno la vittoria sul mio Inglese, ed il mio maestro di teologia
mi rimproverava, e mi diceva di aver tutto rovinato. Lo pregai di
spiegarsi meglio.
Figlio
mio, rispose il buon Padre, se vi foste regolato secondo i miei
consigli, la vostra visita non sarebbe stata così lunga; que
signori che sono giunti dopo non vi avrebbero trovato lì, e,
se vi avessero trovato, non vi avrebbero trovato in aria di
discussione: la loro visita si sarebbe passata in una visita di
complimento, e tutto sarebbe finito bene. Ma sapete voi cosa è
accaduto dopo la vostra partenza? Quei due signori han voluto sapere
di che parlava il signor abate (
Nota 1) che era tanto riscaldato. Il
signor Manson lo ha detto, e così è venuta voglia anche
a loro di entrare in discussione con voi.
Oh!
Padre mio, interruppi, tanto meglio: la verità è dalla
mia parte, ed io non temo nulla.
Presunzione,
figlio mio, presunzione! Voi non sapete con chi avrete a fare: quei
due non sono già Puseiti come il signor Manson; ma sono due
Protestanti ostinati, i quali vi attaccheranno con la Bibbia, e voi
non saprete cosa rispondere. La Bibbia, interpretata nel suo vero
senso, cioè in quello che le dà la nostra santa madre
Chiesa, distrugge tutte le eresie; ma quando disputate con coloro che
non ammettono quel senso, vi fanno vedere che la Bibbia è
contro di noi. La santa madre Chiesa non permette neppure
aglinquisitori di disputare con gli eretici sulla Bibbia sola.
No, figlio mio, se avete commesso il primo errore, non commettete il
secondo; ritiratevi da questa discussione; scusatevi sulla mancanza
di tempo: adesso voi avete le scuole e non potete occuparvi daltro:
procurate solo di condurre da me il vostro Inglese e non pensate ad
altro.
Il
discorso del mio maestro non mi aveva persuaso; ma, pensando che mio
dovere era lobbedire, partii da lui determinato di non andare
più dal mio Inglese; e, se egli mi avesse eccitato a
continuare la discussione, scusarmi con bella maniera. Ma, lo ripeto,
luomo propone e Dio dispone. Le circostanze mimpedirono
di star fermo alla presa risoluzione.
La
mattina dopo, mentre tornava in casa dopo la scuola, trovai il signor
Manson che mi aspettava. Dopo le politezze di uso, egli mi raccontò
che que due signori che avevano interrotta la nostra
conversazione, avevano voluto sapere sopra quale soggetto
discutevamo; ed avendolo saputo, ne avevano mostrato un grande
interesse, e desideravano continuarla. Mi disse che il signor
Sweeteman, il più giovane di essi, era il figlio di un
gentiluomo inglese assai ricco; che egli aveva conosciuto questo
giovane in Oxford, ove era stato a fare i suoi studi; ma che,
essendosi innamorato delle dottrine del dottor Pusey, il padre che
era un assiduo lettore del
Record (
Nota 2) si era fitto in
capo che il suo figlio potesse divenire cattolico; e lo aveva mandato
a Roma, nella persuasione che vedendo la corte romana da vicino ne
prendesse orrore. A tale scopo gli aveva dato per aio il signor
Pasquali, che era laltro signore anziano che lo accompagnava.
Mi disse che il signor Pasquali era un Piemontese appartenente alla
setta de Valdesi, il quale conoscendo bene Roma e la Chiesa
romana, era nellimpegno di mostrare al signor Sweeteman tutta
la corruzione del cattolicismo. Io, continuava egli, non sono
cattolico romano, ma non mi piacciono que fanatici che trovano
tutto cattivo quello che è nella Chiesa romana. Certo la
Chiesa romana ha degli errori; ma essa merita rispetto, essendo la
più antica di tutte le Chiese cristiane. Sicchè
uniamoci per far conoscere al signor Pasquali il suo fanatismo.
Questo
discorso era per me una forte tentazione per non obbedire più
al mio maestro: pure ebbi la forza di resistervi e mi scusai, dicendo
che mi dispiaceva moltissimo non potere entrare in quella
discussione; che il mio tempo era tutto occupato, che doveva seguire
le mie lezioni che non mi lasciavano tempo disponibile. Sembra che il
signor Manson fosse pago della mia scusa e non insistè. Rimase
ancora un momento; poi mi disse: Almeno non mi negherete unora
di tempo questa sera per prendere una tazza di tè con me; la
sera non avete lezioni. Mi pareva troppa durezza ricusare, ed
accettai linvito.
Allora convenuta, andai ma il signor Manson non era solo come io credeva: il signor Sweeteman ed il signor Pasquali erano già con lui. Io non aveva preveduto quellincontro: se lo avessi preveduto, non
sarei andato; ma poichè vi era, non mi parve conveniente
ritirarmi; solo rinnovai nel mio cuore il proponimento di non entrare
in alcuna discussione. Il signor Manson mi presentò ad
ambedue, secondo la etichetta inglese. Si parlò di varie cose;
poi il signor Manson cominciò a parlare delle belle chiese che
si vedono in Roma, e dei stupendi monumenti dellantichità
specialmente ecclesiastica; e conchiuse dicendo, che se que
dissidenti (
Nota 3) che gridano tanto contro la Chiesa romana vedessero Roma, considerassero coscienziosamente i suoi monumenti, osservassero i suoi magnifici templi, la maestà dei suoi riti e della sua gerarchia, certo non griderebbero tanto contro di essa.
Io sono di un sentimento tuttaffatto opposto al vostro, disse il
Valdese; e sostengo che un Protestante di buona fede che vede Roma, e
la considera quale essa è, trova appunto nei suoi monumenti,
ne suoi templi, nella sua gerarchia, ne suoi riti,
fortissimi argomenti per condannarla e giudicarla decaduta dalla
pristina fede predicata da S. Paolo ai primi Cristiani di questa
città. Anzi dico che se un Cattolico sincero ed illuminato,
non educato ne pregiudizi, volesse seriamente esaminare queste
cose, se volesse essere cristianamente logico, bisognerebbe che
abbandonasse la sua Chiesa (
Nota 4).
Si dissero molte cose su questo proposito. Il signor Manson sosteneva
con calore la sua tesi: il Valdese freddo come il ghiaccio non cedeva
un dito di terreno: il signor Sweeteman cercava tenere la via di
mezzo; ed io fremeva nel mio cuore, ma taceva perchè non
voleva disobbidire al mio maestro. Però pensava dentro di me,
che, senza disobbidire, avrei potuto entrare a parlare, perchè
non si parlava punto di Bibbia, ma di monumenti e di riti.
Mentre
era in questa incertezza, il signor Sweeteman, dirigendomi la parola,
disse: Signor abate, voi non dovreste tacere sopra una
questione che vi riguarda così da vicino.
Il
signor abate si tace, disse il Valdese, perchè egli sa bene
che la ragione è dalla mia parte, ma a lui non conviene
confessarlo.
A
queste parole sentii salirmi un fuoco sul viso, ed un sentimento di
santo zelo mi spingeva a scagliarmi su quellostinato eretico
per insegnargli a parlar meglio della nostra santa religione. Non
ricordai più i prudenti consigli del mio maestro, e, con voce
soffocata dallo sdegno, risposi che il mio silenzio era tuttaltro
che una tacita approvazione: era piuttosto compassione per la sua
ostinazione nellerrore, che lo conduceva a sragionare; ed io
taceva perchè cotali sofismi non mi parevano degni di
risposta. Come, soggiunsi, vedendo cotali monumenti che
attestano della veneranda antichità del Cattolicismo, potete
voi conchiudere che esso è falso? Forsechè una
religione per esser vera deve essere moderna?
Il
Valdese, in luogo di offendersi, mi porse la mano in segno di
amicizia, e, stringendo la mia nella sua, disse: Sempre più
mi confermo nella buona opinione che io aveva concepita di voi: voi
siete un Cattolico sincero: siete cattolico perchè credete di
essere nella verità; se giungerete a conoscere di essere
nellerrore, io son certo che voi abbandonerete il cattolicismo
per giungere al Vangelo.
Non
puoi figurare, caro Eugenio, quanto una tale proposizione mi
offendesse. Io abbandonare la santa religione cattolica! vorrei
piuttosto morire prima di avere un solo dubbio sopra la sua verità.
Allora ricordai le esortazioni del mio maestro, e ne apprezzai la
prudenza: mi pentii di non aver seguito i suoi savi consigli, e
proposi di non più imbarazzarmi con eretici di tal fatta.
Pensai al modo di uscire al più presto da quella casa, per non
mettervi giammai più il piede; e mi contentai di rispondere
che il signor Pasquali era le mille miglia lontano dal vero nel suo
pensare al mio riguardo.
Ebbene,
rispose il Valdese, alla prova: io vi propongo una disfida, non di
parole, ma di fatti. Voi avrete la bontà di condurci a vedere
que monumenti che, secondo voi, provano la verità del
cattolicismo romano: li esamineremo insieme; ed io vi do la mia
parola donore, che se con essi vi riescirà a convincermi
della verità del cattolicismo, io immediatamente mi faccio
cattolico; allopposto, se a me riuscirà convincervi del
contrario, voi farete quello che vi detterà la vostra
coscienza. Ma se voi non accettate una disfida così
ragionevole, e tutta a vostro vantaggio, mi permetterete di credere
che voi sete già persuaso di avere il torto.
Per
quanto un tale progetto mi adescasse, pure, risoluto di obbedire al
mio maestro, mi scusava sulla mancanza di tempo: ma il Valdese mi
fece osservare che trattandosi di condurre alla verità tre
uomini che io credeva nellerrore, si doveva sacrificare a
questa grande opera qualunque altra occupazione: inoltre mi fece
osservare che, avendo già incominciata la discussione col
signor Manson, la scusa della mancanza di tempo sembrava un pretesto;
ed in realtà io non poteva più ritirarmi
coscienziosamente. Daltronde, mi disse, noi non abbiamo
fretta; se piace a Dio, passeremo linverno in Roma: voi il
giovedì non avete lezioni; avrete quindici giorni di vacanze
per il Natale, dieci per il carnevale; ci darete dunque il giovedì,
e le vacanze, e così non occuperete con noi il tempo destinato
ai vostri studi. Io non aveva più alcuna scusa onesta da
opporre; quindi accettai, e si convenne che il prossimo giovedì
si sarebbe andati insieme: quella sera era martedì.
Il
mercoledì andai alla scuola, e mi avvidi che il professore mi
guardava con occhio bieco, ed introduceva nella lezione delle frasi
che mi ferivano, e, pronunciandole, mi fissava con uno sguardo
significante. Possibile, diceva fra me, chegli abbia
saputo il fatto di ieri sera! Chi mai potrebbe averglielo
raccontato? Dopo la lezione, pregai il professore di ascoltarmi
per un momento. Quando fummo soli, mi rimproverò fortemente
per la mia disobbedienza; e Badate, mi disse, io non vi
garantisco dalle terribili conseguenze che essa potrebbe avere per
voi. Fui atterrito dai rimproveri del buon Padre; egli mi
volgeva le spalle per lasciarmi; ma io mi gettai a suoi piedi,
strinsi le sue ginocchia, e tanto pregai, fino a che si commosse, e
riprese il suo tuono amorevole.
Ebbene,
mi disse, vediamo se è possibile di porre un rimedio alla
vostra imprudenza; ma vi giuro che è per lultima volta
che vi consiglio: se voi non obbedite puntualmente, vi abbandono a
tutte le conseguenze della vostra imprudenza. Io promisi
obbedirlo puntualmente; ed allora il buon Padre mi condusse nella sua
camera per darmi tutte le istruzioni opportune.
Io
ti dico tutto, caro Eugenio, perchè tu sei lamico del
mio cuore; e perchè tu conosca la prudenza di que buoni
Padri, i quali conoscendo la mia poca esperienza, e temendo della mia
giovinezza, mi davano buoni consigli perchè potessi uscire con
onore da questa disputa.
Giunti
nella sua camera, Figlio mio, mi disse, giacchè siete
entrato in questo terribile impegno, bisogna che ne usciate con
onore. Domani andate allappuntamento; ma, badate bene, domani
solamente. Bisogna scegliere un punto che sia capitale, che confermi
il Puseita, non attacchi il signor Sweeteman, e faccia andare in
bestia il Valdese, e che non sia difficile ad essere onorevolmente
sostenuto. Lesito di una discussione dipende moltissimo dalla
scelta del tema, e, secondo i patti, sta a voi sceglierlo. Voi dovete
condurre i vostri Protestanti alla visita de monumenti; ebbene
dove pensate condurli?
Alle
catacombe, risposi.
Non
potreste scegliere di peggio. Il Valdese vi dirà che le
catacombe erano cemeteri pubblici ove si seppellivano e Gentili e
Cristiani alla rinfusa; che quelli non potevano essere luoghi di
sacre riunioni; che i Gentili custodivano con molta cura il loro
cemeteri, e non avrebbero mai permesso che i Cristiani andassero colà
a celebrare i loro misteri da essi giudicati profani: e se voi gli
mostrate le cattedre di pietra, gli altari ed altri monumenti, vi
dirà che vi sono stati posti dopo, per la ragione che i
Gentili non avrebbero permesso ne loro cemeteri quelle riunioni
che non permettevano altrove: vi dirà tante altre cose alle
quali voi non potreste rispondere. No figlio mio, fate a mio modo,
non li conducete alle catacombe. Il tema delle vostre ricerche di
domani sia S. pietro, ed ecco il vostro itinerario. Conduceteli a S.
Pietro
in vinculis; e là il P. Abate, che
sarà avvisato da me, mostrerà a loro i documenti che
dimostrano quella chiesa essere stata fabbricata da Pudenzio
Senatore, e consacrata dallo stesso S. Pietro: gli mostrerà
anche le catene con le quali fu legato lApostolo per ordine di
Erode e di Nerone. Di là, scendete al Foro romano, detto Campo
Vaccino, e conduceteli al carcere Mamertino, ove S. Pietro fu in
prigione: salite poscia al Gianicolo, e nella chiesa di S. Pietro in
Montorio, mostrategli il luogo ove S. Pietro fu crocifisso:
conduceteli a S. Maria in Traspontina, e nella quarta cappella a
sinistra di chi entra, mostrategli quelle due colonne alle quali
furono legati i due Santi Apostoli Pietro e Paolo e vi furono
flagellati. Finalmente conduceteli al Vaticano a vedere i corpi de
Santi Apostoli e la cattedra di S. Pietro. Da tutti questi monumenti
voi dedurrete facilmente essere cosa evidente che S. Pietro ha seduto
in Roma come Vescovo, e che è morto in questa città; e
quindi che i Vescovi di Roma sono suoi successori: e siccome S.
Pietro era il primo degli Apostoli, ed aveva particolari promesse,
cioè le chiavi del regno dei cieli, il primato, il diritto di
confermare gli altri Vescovi, e la infallibilità, queste cose
da lui sono passate per diritto di successione ai Papi seguenti, i
quali per una continua successione sono giunti fino ai nostri giorni.
Qui il Valdese vorrà fuggirvi, e vorrà argomentare con
la Bibbia; ma voi lo richiamerete allordine: la disfida essendo
stata proposta ed accettata solo per discutere sui monumenti: il buon
Puseita sarà dalla vostra parte, non ne dubitate.
Ma
credete voi , Padre mio, che il signor Pasquali ceda così
presto?
Non
si tratta, figlio mio, di farlo cedere: ci vuol altro per vincere la
ostinazione di un Valdese un poco dotto! Si tratta solamente di farvi
uscire con onore dallimbarazzo nel quale vi siete posto. Egli
non cederà certo; anzi vedrete che incomincierà a
cavillare sopra questi monumenti: voi allora vi mostrerete offeso,
per qualche parola irriverente che certamente gli uscirà di
bocca; lo rimprovererete di non essere stato ai patti; esagererete,
se ve ne sarà bisogno, il vostro sdegno; e li lascerete, e
così vi trarrete dimpaccio.
Io
so che tutto quello che dicono questi buoni Padri è alla
maggior gloria di Dio; ma, ti dico sinceramente, io non era contento
di que consigli. Mi pareva che non vi fosse dirittura; e poi mi
sembrava viltà abbandonare così il campo sul più
bello.
Il
Padre si avvide che io titubava, e percuotendo leggermente sulla mia
spalla: Povero Enrico, mi diceva amorevolmente, siete molto
sfortunato! La prima volta che vi provate a fare il missionario vi
capita un Puseita che non dovete convertire, ed un Valdese ostinato e
dotto col quale non vi dovete cimentare. Ma non perdete il coraggio;
unaltra volta avrete miglior successo.
Ma
non potrei?......
No,
interruppe bruscamente il Padre; non potete e non dovete fare
altrimenti di quello che io ho detto. Sapete voi cosa accadrà,
se non mi obbedite? Entrerete in questioni dalle quali non potrete
uscirne con onore: dai monumenti si passerà alla Bibbia: e con
quella maledetta arte che hanno costoro in maneggiarla, finirà
che il Puseita ci abbandonerà e tornerà protestante;
laltro si confermerà sempre più ne suoi
errori; il Valdese trionferà, e voi gli avrete data la
vittoria. E di voi allora che sarà? Ricordatevi che a Roma
esiste la inquisizione, non solo per gli eretici, ma anche per
chiunque porta il menomo danno alla S. Chiesa. Ciò
detto, mi aprì la porta e mi congedò.
Le
ultime parole del mio maestro mi atterrirono. Andai in casa assai
preoccupato su quello che avrei fatto; ed in casa trovo un biglietto
del Segretario del Vicariato, che mi ordina di presentarmi al
Vicariato subito, per sentire alcuni ordini di Sua Eminenza che mi
riguardavano.
Quando
un ecclesiastico è chiamato in quel modo alla segreteria del
Vicariato, è segno che è stato accusato di qualche
mancanza. Senza perdere un istante, corsi alla segreteria; e que
preti impiegati si scambiarono fra loro delle occhiate
dintelligenza, e guardarono me con un sorriso sardonico.
Domandai del signor Canonico segretario, e fui introdotto.
Il Canonico segretario di cui ti parlo è un prete dai 70 agli 80
anni, vecchio venerando, che è lesempio e lo specchio di
tutti i preti di Roma: amato dal Papa, e da quasi tutti i Cardinali,
riverito, e direi quasi venerato da tutto il clero: predicatore
zelante, confessore istancabile, lo trovi sempre eguale a se stesso
dalla mattina quando si leva per dire la messa, fino alla sera nella
sua partita alle carte che mai non lascia (
Nota 5). Il buon Canonico mi fe sedere al suo fianco, e mi disse, essere molto dolente di dovermi fare una riprensione, ma che era obbligo del suo ufficio il farla: e dopo molte parole sulla cautela e la prudenza che debbono usare gli ecclesiastici per non compromettere la S. Chiesa, mi disse che il Cardinal Vicario non era punto contento della mia condotta, per le frequenti conversazioni che io aveva co Protestanti; ed a nome del Cardinal Vicario mi ordinò di cessare assolutamente
da quelle conversazioni. Voi sapete, soggiunse, i canoni de
sacrosanti concilii III e IV di Laterano cosa insegnano a riguardo
degli eretici (
Nota 6); eppure voi ieri sera avete preso il tè
con loro: ma vi pare, figliuolo mio!
Io non sapeva più in che mondo io fossi: accusato, rimproverato,
minacciato, e perchè? per unopera che a me pareva la
migliore che avessi fatta in tutta la mia vita. Non potei più
resistere; il mio cuore era pieno, e traboccò in un dirotto
pianto convulsivo che mi soffocava. Il Canonico chiamò aiuto,
ed i preti della segreteria accorsero: fui soccorso; e, calmato
alquanto, pregai il buon Canonico ad ascoltarmi: tutti si ritirarono,
e narrai al Canonico segretario tutto il fatto.
Quando ebbi tutto raccontato, Rassicuratevi, mi disse; il Cardinal
Vicario era stato informato diversamente; ma io credo a voi: il
vostro racconto è naturalissimo, e tutto mi dice che la cosa
sta precisamente come voi la dite: e sebbene non sarebbe in mia
facoltà cangiar lordine del Cardinale, pure ne prendo la
responsabilità su di me: il Cardinale è assai
ragionevole, e si persuaderà facilmente. Seguitate pure,
figliuol mio, limpegno preso; ma con prudenza, per carità!
Voi non potete in nessun caso compromettere la causa della S. Chiesa,
perchè non avete nessun carattere ufficiale: solo vi prego di
badare per voi, figlio mio: cotesti eretici sono pericolosi. Prima
dincominciare ogni discussione dite tre
Ave Maria
alla Madonna, che, come cinsegna la S. Chiesa,
sola ha
uccise tutte leresie; e poi non temete di nulla.
Così parlò quellottimo prete.
Allora io mi tranquillizzai, e decisi di seguire i suoi consigli piuttosto
che quelli del mio maestro, e tornai in casa contento, ed ho
impiegato il resto del giorno e la sera a scriverti questa lettera.
Domani sarà la prima visita alle antichità romane, e
penso servirmi del programma datomi dal mio maestro: dopo domani, se
piace a Dio, ti scriverò lesito.
Enrico.
NOTE ALLA TERZA LETTERA.
Nota 1. - Chi sono gli abati?
In Roma si dà il titolo di Abate a tutti coloro che vestono abito
ecclesiastico: in altri paesi dItalia il titolo di Abate si dà
ad alcune dignità ecclesiastiche; ma in Roma si dà a
tutti i preti semplici, ed anche ai ragazzi che, per frequentare
alcune scuole, sono obbligati ad indossare la sottana.
Nota 2. - Il Record.
Il
Record è un giornale religioso inglese, organo di
quella parte della Chiesa anglicana che si chiama evangelica; esso
combatte le dottrine della Chiesa alta, e specialmente combatte il
Puseismo.
Nota 3. - I dissidenti.
Gli Anglicani chiamano dissidenti tutti que Protestanti che non
appartengono alla Chiesa anglicana.
Nota 4. - Perchè alcuni Protestanti divengono cattolici in Roma?
Nel 1836, ho conosciuto in Roma un giovine dotto e coscienzioso che era
venuto dal Belgio in Roma per istudiare teologia e farsi prete. Per
essere più lontano dal mondo, prese stanza nel convento de
SS. dodici Apostoli, ove io lo andava a visitare. Dopo di essere
stato in Roma circa due mesi, partì abbandonando la idea di
farsi prete: e prima di partire disse a me, chegli tornava al
suo paese scandalizzato per tutto quello che aveva veduto in Roma; e
partiva per non perdere interamente la fede, che sentiva avrebbe
perduta se prolungava ancora il suo soggiorno in quella città
che per ironia è chiamata santa.
Ma come avviene, mi si dirà, che molti inglesi ed altri
forestieri, che vanno a Roma protestanti, dopo qualche tempo
divengono cattolici? La risposta non è difficile per chi
conosce Roma. Parliamo prima deglInglesi. LInglese, più
che qualunque altro forestiere, ama parlare la sua lingua, e
conversare co suoi compatriotti. I Romani non sono molto
portati per la lingua inglese; e, cosa strana, mentre Roma è
sempre piena dInglesi, quasi nessun Romano conosce quella
lingua: quindi gli Inglesi che vanno in Roma sono ordinariamente in
comunicazione co rettori dei collegi inglese, irlandese o
scozzese; collegi che sono più o meno sotto la direzione de
Gesuiti. Il Wiseman, il Grant erano rettori del collegio inglese: il
Cullen, ora primate dIrlanda, era rettore del collegio
irlandese. Frequentano altresì il convento de
Francescani inglesi in S. Isidoro, quello degli Agostiniani irlandesi
a S. Maria in Posterula, ed altri. Con la compagnia di cotali mentori
cosa devono apprendere? Inoltre lInglese vuol vedere tutto: ma
cosa gli fanno vedere cotesti ciceroni? quello che può
invogliarli del Cattolicismo; e si guardano bene di fare, come
vedremo che fece il nostro imprudente parroco. Li conducono a vedere
i monumenti, ma non è con loro un signor Pasquali. Li
conducono alle funzioni papali in S. Pietro, ed i buoni Inglesi
restano incantati; e, senza pensare se sono in una chiesa o ad uno
spettacolo, non vedono che il bello, senza considerare che esso non è
al suo posto. Oltreacciò Roma sceglie uno de migliori
oratori inglesi, per fare un sermone ogni domenica, e glinglesi
protestanti vi accorrono per sentire loratore. Il governo
stesso inglese sembra, almeno indirettamente, complice di cotale
cospirazione; imperciocchè vi è in Roma, è vero,
un cappellano inglese; ma spesso è o puseita, o appartenente
allalta Chiesa, e si guarda bene dal far rilevare gli errori
della Chiesa romana, per timore di essere rimandato. Vi è
stato un cappellano inglese, il quale un giorno fece un sermone sulle
lodi di Maria; un altro impedì di funzionare al vescovo di
Gibilterra dott. Tomlinson, per la ragione, egli diceva, che in Roma
essendovi un vescovo, cioè il papa, nessun altro vescovo
poteva funzionare in quella città.
Posto ciò, è chiaro il perchè alcuni Inglesi in Roma
divengano cattolici: essi per lo più appartengono al partito
puseita; ed allora lo splendore delle funzioni e della gerarchia li
attrae; e sono talmente attratti, che si vedono, la domenica delle
palme, de Protestanti andare ai piedi del papa, baciare la
santa pantofola, per prendere dalle sue mani il ramoscello di ulivo
benedetto. Un poco di logica daltronde, come dice il padre P.,
basta per condurre un Puseita al Cattolicismo.
Vi sono degli altri Inglesi che divengono cattolici per altre ragioni.
Fra glInglesi, come in tutte le nazioni, vi sono delle persone
che seguono la religione nella quale sono nate, senza aver fatte mai
serie riflessioni sopra essa, e senza averne acquistata una profonda
cognizione: niente più facile che produrre un cambiamento (non
di religione che non ne hanno, ma di forme religiose) in cotali
persone. Nellaristocrazia romana vi sono delle dame inglesi,
parte nate cattoliche per unirsi in matrimonio con un Cattolico; esse
esercitano una grande influenza suglInglesi che vanno in Roma;
e per ciò si vedono giovani Inglesi di ambo i sessi
abbracciare il Cattolicismo, o, meglio, le forme fattoliche, sotto
tale influenza. Nessuno deglInglesi che sia andato in Roma col
Vangelo nel cuore, è divenuto cattolico.
Quanto agli altri forestieri; essi sono per lo più tedeschi, che
vanno in Roma, pochissimi per il commercio, molti per lo studio delle
belle arti. Ognuno sa che gli artisti ed i commercianti (se si
eccettuino glInglesi, fra quali vi sono nel commercio
uomini religiosissimi) non si occupano di religione; ma in Roma è
necessario mostrare di averne una, ed a preferenza di tutte le altre,
quella del paese. Io ho conosciuto assai bene un commerciante tedesco
luterano, figlio di una madre cattolica; ebbene costui ogni anno nel
giorno anniversario della morte di sua madre faceva cantare una messa
nella parrocchia, pel riposo della sua anima; ed egli e tutti i suoi
giovani protestanti andavano ad ascoltarla. Domandato da me perchè
non si dichiarasse cattolico, mi rispose che non lo faceva per non
perdere il posto che occupava di console per il suo sovrano.
In quanto agli artisti; la moralità, senza la quale non vi può
essere vera religione, è quasi interamente bandita da quella
classe di persone. Racconterò un uso che è in Roma fra
gli artisti. Vi sono una quantità di giovanette del popolo,
che, profittando della loro bellezza, esercitano la professione
orribile di
modelle; anzi vi è una strada in
Roma, verso la Piazza de Barberini, centro degli artisti
scultori, chiamata la via de Modelli. Ogni mattina queste
giovani modelle vanno a visitare gli studi di pittura e di scultura,
per vedere se si ha bisogno di esse. I giovani artisti le fanno
mettere interamente nude, per osservarle: e per vedere e palpare così
una giovane modella si pagano
due paoli: se poi si fa
posare, allora si pagano cinque paoli per ora, o anche meno se la
posa è lunga. Con cotale scuola di moralità, quale deve
essere la religione di que giovani artisti? Ma una forma
esteriore di religione si deve avere: se essi si stabiliscono in
Roma, devono lavorare Madonne e santi, e servire alle chiese; per
avere più facilmente lavori e protezioni, bisogna essere
cattolici; ed ecco il perchè parecchi artisti divengono
cattolici. Ma lo sono essi per convinzione? Dio solo deve giudicarlo.
Ed ecco spiegato lenimma delle conversioni al Cattolicismo (almeno
nella maggior parte) di Protestanti che si convertono a Roma.
Nota 5. - Il giuoco di carte.
Il giuoco di carte in Roma è il passatempo il più onesto.
I preti di buona fama si uniscono la sera e la passano giuocando al
tresette, o alla calabresella; e questi sono i divertimenti i più
innocenti del clero romano.
Nota 6. - Leggi canoniche contro gli eretici.
Secondo le leggi della Chiesa romana, sarebbe vietata ogni qualunque
comunicazione cogli eretici, anche civile e politica. Si tollerano in
vero tali comunicazioni; ma le leggi che le proibiscono sono ancora
in vigore, e si mettono in esecuzione quando si può. Tutte le
leggi relative al commercio vietato con gli eretici e scomunicati
sono state compendiate da teologi in questi due barbari versi:
Si pro delictis anathema quis efficiatur, Os, orare, vale,
comunio, mensa negatur. Ed ecco come essi li spiegano: Os: si
deve negare agli eretici non solo il bacio di amicizia; ma si deve
evitare qualunque colloquio con essi, fosse anco per lettera, per
messi, per segni; insomma qualunque segno di corrispondenza.
Orare:
è proibito di pregare con essi.
Vale: non si debbono
neppure salutare, e non si deve mostrar loro nessun segno di
rispetto, fossero anche superiori.
Comunio: non si deve avere
con un eretico nessun commercio, nessun affare, nessun contratto
sotto qualunque pretesto.
Mensa: è proibito non solo
invitarli a desinare, ma di desinare alla stessa tavola con loro. E
tali leggi sono ancora oggi in pieno vigore, almeno per la coscienza
de Cattolici romani!
Oltre a ciò, il diritto canonico, che è in pieno vigore nella
Chiesa romana, e sinsegna ne seminari e nelle università
cattoliche, è pieno di leggi contro gli eretici. Chi volesse
avere la pazienza, ovvero avesse la curiosità di conoscere
tali leggi veramente degne di cannibali, può consultare i
documenti che noi accenniamo, nei quali, sebbene non sien tutti, pure
vi è abbastanza per conoscere lo spirito di carità e di
tolleranza che ha sempre animato i preti.
Cospus Juris Canonici, Gregorii XIII P.M. jussu edictum: decr. 2, par.
Causa 23, g. 4, cap. 38, 39, 40, 41, 42, 43, 48, 51;
Quest. V, cap. 20, 32, 43, 47;
Quest. VI, cap. 9, 13, 16.
Decret. Gregorii PP. IX, lib. v, tit. 7, cap. 9, 10, 11, 13.
Ma vi è anche di più, il diritto canonico non solo
permette anche
ai particolari di uccidere gli eretici,
ma anche lo ordina. Queste accuse contro la Chiesa romana sarebbero
atroci, se non fossero provate. Proviamo dunque primo, che essa
permetta che un particolare, senza alcuna forma di giudizio, possa
uccidere gli eretici.
Il diritto canonico, decret. P. 2, caus. 23, q. 6, cap. 47, riporta un
decreto di Papa Urbano II in questi termini, che noi traduciamo
letteralmente, lasciando la briga ai preti ed ai dotti di
riscontrarlo nelloriginale da noi esattamente citato, e
sfidandoli a smentirci, se lo possono.
Tu imporrai agli uccisori degli scomunicati una specie di penitenza
proporzionata alla intenzione che li avrà mossi a quellatto,
come hai veduto che si pratica qui in Roma. Noi non crediamo che
debbano considerarsi come omicidi, coloro ai quali, accesi di zelo
per la santa madre Chiesa, avverrà di trucidare un qualche
scomunicato. Però, affinchè la disciplina della santa
madre Chiesa non sia del tutto abbandonata, imporrai loro una
penitenza conveniente nel modo che abbiamo detto; con la quale
possano attirare sopra loro gli sguardi della divina semplicità,
nel caso che la umana fragilità gli avesse fatto mescolare in
quellatto una qualche intenzione men pura.
Questo orribile decreto è tanto piaciuto a preti, che lo hanno
inserito nel diritto canonico, che è il codice della Chiesa
romana. I glossatori di questo passo, dicono che la penitenza imposta
a tali assassini è solo
ad cautelam, e per non
abolire luso; che il peccato, se ve ne è,
è
straniero allatto di trucidare gli scomunicati: ma che
luccisore avrebbe potuto avere una cattiva intenzione, ed in
tale ipotesi avrebbe peccato non per lazione, ma per
lintenzione.
Proviamo ora che non solo è permesso, ma che è anche ordinato di uccidere gli eretici.
Il diritto canonico, 2 p. decr. caus. 23, q. 5, c. 32; dopo aver citato
il capo XIII del Deuteronomio, ed il fatto di Matatia, secondo il
libro 1 de Maccabei cap. II, dice: Che se prima della
venuta di Cristo sono stati osservati questi precetti (di uccidere,
anche di privata autorità, coloro che si oppongono alla
religione stabilita), quanto più debbono essere osservati dopo
la sua venuta, allorchè Egli con la sua venuta ci ha esortato
ed eseguirli non solo con le parole, ma anche co fatti?
Ci si dirà: Ma cotali leggi sono andate in disuso.
Tuttaltro, noi rispondiamo: se il papa non può farle
eseguire per mancanza di forza, non solo non le ha mai abolite, ma
piange di non poterlo eseguire. Nelleccellente libro
intitolato;
Saggio sul potere de Papi:
al tomo 2, è riportata una istruzione data nel 1805 da Pio
VII, la quale, fra le altre cose, dice: Non solo la Chiesa ha
sempre procurato dimpedire che gli eretici occupassero i beni
ecclesiastici; ma ha anche ordinato che per il delitto di eresia
fossero confiscati tutti i beni degli eretici. Per quello che
riguarda i beni de particolari, cotal pena è decretata
nella decretale dInnocenzo III (
Decret. Greg. IX, lib.
v, tit. 7, cap. 10) al capo
Vergentis de haereticis: e per
quello che riguarda i principati ed i feudi, è ugualmente una
regola di diritto canonico nel capo
Absolutos XVI de
haereticis, che cioè i sudditi di un principe
manifestamente eretico, rimangono assoluti da qualunque omaggio,
fedeltà, ed ossequio verso del medesimo... ..ma
disgraziatamente noi viviamo in un tempo così umiliante per la
sposa di Gesù Cristo, che siccome a lei non è possibile
usare, così neppure è espediente ricordare
queste
sue santissime massime di giusto rigore contro i
nemici e ribelli della fede. Ma se non può esercitare il suo
diritto di deporre dai loro principati, e di dichiarare decaduti dai
loro beni gli eretici; non ne siegue ec. ec. ec.
Un papa più recente, Gregorio XVI, nella sua enciclica (15 Agosto
1882), chiama la libertà di coscienza una massima
assurda ed erronea, anzi un delirio; la libertà della
stampa è per lui una libertà funesta per la quale
non si può mai avere tanto orrore che basti.
Ecco una semplice idea di quello che pensano i preti intorno agli eretici.