Home > Per non dimenticare > Il parlare in altre lingue è anche preghiera

Parlare in altre lingue:

«Stava pregando per dei fratelli a noi sconosciuti»

“Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza.” (1 Corinzi 14:13-15)

Alcuni anni fa durante un culto qui a Roma, mentre eravamo in piedi pregando e lodando Iddio, un fratello rumeno che era dietro di noi, mentre mio fratello Illuminato stava parlando in altra lingua (tuttavia non con voce elevata ma piuttosto normale), intese per lo Spirito quello che mio fratello stava dicendo in altra lingua. Secondo quanto ci riferì in seguito (perché lui non interpretò il parlare per la chiesa radunata in quella circostanza) mio fratello in quel momento stava pregando per dei fratelli missionari, di cui faceva anche i nomi, affinché Dio provvedesse ai loro bisogni. Questo ci rallegrò molto e glorificammo Dio (facemmo tuttavia presente al fratello rumeno che egli avrebbe dovuto subito riferire alla chiesa l’interpretazione di quel parlare in altra lingua): in verità riconoscemmo la veracità della Scrittura che dice che lo Spirito intercede per i santi secondo Dio.

Tratto da: Giacinto Butindaro, Confutazione del libro di Tommaso Heinze ‘La Bibbia e il movimento pentecostale, Roma 2000, pag. 22


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