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Confessori di monache

Nota 4. alla lettera ventesima di Roma Papale 1882

Le storie scandalose dei confessori di monache sono talmente frequenti, che, se si scrivessero, se ne potrebbe fare una biblioteca. Il carattere generale di queste storie è questo. Che il confessore non si presenta ad esse come un libertino, ma sotto specie di santità e di misticismo. Spesse volte il confessore si presenta colla mistica dottrina dei quietisti, e incomincia ad insegnare che, purché l’ anima sia unita a Dio, non dobbiamo badare a quello che fa il corpo; che il perfetto amore di Dio consiste nel sollevarsi intieramente a lui, senza curarsi per nulla di quello che accade nella nostra parte animale; anzi certe azioni del corpo sono cose meritorie innanzi a Dio, perchè esercitano l’ anima a combattimento. Altre volte insegnano che certe azioni sono cattive quando si fanno con cattiva intenzione, ma dirigendo l’ intenzione alla gloria di Dio, ed avendo il cuore puro, ogni azione è buona, e citano il passo di S. Paolo: Omnia munda mundis. Altre volte insegnano che bisogna combattere le tendenze della carne fino a vincerle. E così operava in Roma il confessore di un noto conservatorio, il quale insegnava alle giovani che allora sarebbero perfette, quando fossero giunte a vincere tutti i moti della carne: ed egli santamente le ne insegnava la pratica, ed ogni volta che veniva ad un atto domandava se avessero sentito nulla, e diceva che bisognava replicarlo fino che si fosse giunti alla desiderata perfezione.

Fra le tante storie di questo genere, ne citeremo una delle molte raccontate da don Llorent nella sua storia dell’ inquisizione di Spagna.

Un cappuccino, confessore in un conservatorio di Cartagena, avea sedotte diciassette giovani, e le avea sedotte in questo modo. Egli avea finto una santità straordinaria: acquistata una volta la fama di santo, incominciò a parlare ad una ad una, alle giovani che voleva sedurre, in questa maniera: “Il nostro Signore Gesù Cristo ha avuto la bontà di lasciarsi vedere da me nella S. Ostia, e mi ha detto: Quasi tutte le anime che tu dirigi in questo conservatorio mi sono gradite, ma specialmente la tale (e qui nominava la giovane che seduceva) è la mia prediletta; essa sarebbe perfetta se potesse vincere intieramente una passione, ma non può, e perciò, onde ricompensare le sue virtù, e accordarle quella tranquillità e quella pace che è propria dei santi, io ti ordino di accordarle in mio nome la dispensa di cui bisogna acciò, senza peccato, anzi con merito, possa soddisfare quella passione a queste due condizioni: prima, che sia con te e non con altri; seconda, che serbi il segreto più rigoroso con tutti, anche coi confessori.”

Con questo discorso il santo Cappuccino sedusse diciassette giovani. Ma sventuratamente una di esse cadde gravemente malata; presa da scrupolo di coscienza, manifestò il tutto ad un altro confessore, il quale la obbligò a denunziare al S. Uffizio il Cappuccino.

Il S. Uffizio non procedè contro il frate per timore che il popolo scoprisse la cosa: ma il frate fu chiamato a Madrid innanzi al grande inquisitore. Il suo interrogatorio è curiosissimo: quando l’ inquisitore gli diceva essere incredibile che Gesù Cristo gli fosse comparso nell’ ostia per dispensarlo dall’ osservanza di uno dei comandamenti del decalogo; il frate rispose che Dio avea dispensato Abramo dal comandamento di non uccidere, avendogli ordinato di uccidere suo figlio. Interrogato perchè il Signore gli avesse dato questa dispensa solamente per le giovani, e mai per nessuna delle vecchie del conservatorio, rispose che lo Spirito soffia dove vuole. Finalmente al terzo interrogatorio confessò che tutto era stato una sua impostura; allora il S. Uffizio, tanto rigoroso che faceva bruciare vivi coloro che leggevano la Bibbia, condannò l’ empio Cappuccino a cinque anni di prigionia assegnandogli per prigione uno dei conventi del suo ordine.

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