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La polizia papale

Nota 2. alla lettera diciannovesima di Roma Papale 1882

La polizia romana è la migliore di tutte le polizie sotto un aspetto, ma sotto l’ aspetto della moralità (se moralità vi può essere in un officio di polizia) è la più infame di tutte. La polizia romana ha sotto di sè tutti i così detti precettati. Cosa sono i precettati? Sono ladri, i quali, dopo essere usciti dalla galera, hanno il precetto dalla polizia, di non uscire di casa la notte. Questi precettati vivono nell’ ozio, perché, dopo usciti dalla galera per ladri, nessuno li vuole nè in casa nè in bottega; il loro numero in Roma è dai cinque ai seimila: tutta questa gente vivono di furti; la polizia li conosce tutti e li lascia fare, perché vi ha il suo tornaconto. Il capo della polizia era il famoso colonnello Filippo Nardoni, ladro anch’ esso.

Ecco come il Nardoni incominciò la sua carriera. Da ragazzo fu messo come apprendista presso un negoziante d’ Ancona, certo Sig, Spallazzi; il giovane apprendista Nardoni un giorno ruppe un cassetto dello scrittoio, credendo di trovarvi molto danaro, ma non vi trovò che diciannove scudi. Ciò accadeva nel tempo del governo francese; scoperto il furto, il Nardoni fu condannato alla berlina sulla piazza di Ancona, a cinque anni di galera, al bollo che doveva farglisi sulla spalla destra con ferro rovente, ed alla sorveglianza di polizia per tutto il tempo della sua vita. Subì la pena della berlina, andò in galera; ma ottenne la grazia del bollo a cagione della sua tenera età e mal ferma salute.

Tornato il governo dei preti, Nardoni fu liberato dalla prigione e fu ascritto nel corpo dei carabinieri pontifici: di mano in mano giunse al grado di colonnello e capo dello spionaggio; come colonnello avea lo stipendio di ottanta scudi al mese, e quaranta scudi avea come capo dello spionaggio. Per i furti e per i delitti comuni, le sue spie erano i precettati, i quali erano da lui pagati non a stipendio fisso, ma secondo la importanza delle delazioni. Quindi accadeva spesso che, per farsi onore, Nardoni immaginava un qualche delitto, un qualche furto eclatante, comunicava il suo progetto  a qualcuno dei precettati suoi fidi, e questi seduceva dei compagni per commettere il delitto, ed avvertiva Nardoni del giorno e dell’ ora nella quale dovea commettersi. Allora Nardoni appostava i suoi uomini, e sorprendeva i ladri sul fatto; il delatore qualche giorno dopo era rimandato libero dal giudice istruttore, gli altri subivano la galera, e Nardoni si faceva onore come d’uomo avveduto, e riceveva buona mancia da colui che era stato preservato dal furto. Un’ altra ragione per cui i precettati sono così ben veduti dalla polizia è questa. Accade qualche volta un qualche furto a danno di qualche forestiere di riguardo, l’ ambasciatore di quella potenza domanda soddisfazione alla polizia; allora Nardoni chiamava a sè i capi dei precettati, che sono capi di compagnie organizzate di ladri, e gl’ imponeva nel termine di poche ore di consegnare alla polizia l’oggetto derubato. La polizia allora restituiva l’ oggetto al forestiere, il quale non sapendo il mistero, faceva mille elogi dell’avvedutezza della polizia romana.

Servono ancora i precettati a commettere dei furti, o politici o diplomatici, per conto del governo. Ecco un fatto su questo proposito. Mentre era segretario di Stato il cardinale Lambruschini, fu mandato in Roma da Luigi Filippo un diplomatico con una missione straordinaria. Il cardinale Lambruschini desiderava sapere, prima di ricevere quel diplomatico, quali fossero le istruzioni che avea ricevute dal suo governo. Il diplomatico domandò udienza al cardinale, e l’ ottenne per il giorno seguente. Lambruschini mandò a chiamare Nardoni e gli disse, che nella serata voleva assolutamente il portafogli di quel diplomatico, ma che lo voleva in modo che egli non si avvedesse che gli fosse stato nè tolto, nè aperto.

Nardoni non si sgomentò punto a quest’ ordine, e chiamato a sè uno dei nobili romani, che per mantenere un certo lusso servono la polizia, gli disse che avesse pensato a fare nella sera, con qualche pretesto, uscire il diplomatico, e tenerlo fuori della locanda almeno per due ore. Il pretesto fu subito trovato; il diplomatico fu invitato al teatro, e, mentre era fuori, Nardoni fece rubare il suo portafogli, lo portò al cardinale Lambruschini, e con appositi ordigni, di cui era ben fornito, lo aprì; il cardinale lesse le istruzioni, il portafogli fu richiuso e rimesso al suo posto; il cardinale ebbe tempo di sventare i progetti del diplomatico, dando gli opportuni ordini preventivi. Questa operazione non costò al governo che quaranta scudi.

Nella polizia romana vi è un’ altra iniquità, o a meglio dire un ladroneggio organizzato. Quando si sorprendono oggetti derubati di oro o di argento, il giudice istruttore li ha in consegna durante il processo: nel descrivere questi oggetti se sono di argento, egli li descrive come oggetti di metallo bianco, per la ragione, egli dice, che egli non è obbligato a conoscere il valore dei metalli; se sono d’oro, li descrive come oggetti di metallo giallo. Intanto quegli oggetti vanno dall’orefice, che io potrei nominare, il quale prende il modello, e fa quei medesimi oggetti in falso; i buoni sono venduti, metà a profitto dell’ orefice, metà a profitto del processante. Quando il derubato è chiamato a riconoscere i suoi oggetti dice che non sono i suoi, perchè i suoi eran buoni, e quelli sono falsi. Non essendo stati riconosciuti gli oggetti, ed essendo essi di nessun valore, il ladro non è condannato, ed il vero ladro riceve i ringraziamenti del derubato.

La grande occupazione della polizia romana non è di prevenire i delitti o di scoprirli dopo che sono commessi, ma di sapere chi sono i liberali, e quali discorsi essi facciano. A tale effetto, la polizia manda ogni giorno uno dei suoi alla posta, quando giungono i corrieri, ad aprire e leggere tutte le lettere sulle quali essa può avere il più piccolo sospetto. Insieme all’impiegato di polizia vanno due artisti per aprire e richiudere le lettere in modo che non appaia sieno state aperte. In questo modo agisce la moralissima polizia del S. Padre.

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