Home > Per non dimenticare > Roma Papale > Lettera sedicesima

Vitto dell' inquisizione

Nota 8. alla lettera sedicesima di Roma Papale 1882

Il vitto dell' Inquisizione differisce secondo il carcere. I sollecitanti, e coloro che si prevede che ben tosto dovranno uscire dalla prigione, hanno buona carcere, buon letto e ottimo vitto: gli eretici però, i quali non escono da quelle prigioni se non per qualche rara eccezione, sono trattati come il nostro Enrico. Ecco il vitto che si dà ai primi.

Il cibo si porta una volta al giorno al mezzogiorno; esso consiste in una buona minestra composta di tre once di riso o di pasta cotta al brodo, nei giorni di grasso; mezza libbra di carne bollita senz' osso, mezza libbra di carne arrostita o preparata in altro modo; una libbra e mezza di pane bianco, ed un mezzo litro di buon vino. Se vogliono caffè, latte, cioccolata o altre cose possono averle pagando. Nei giorni di magro invece di carne si dànno pesce ed uovi, ben cucinati ed in proporzioni equivalenti alla carne. Lo scopo di così buon trattamento è questo: coloro che sono così ben trattati devono uscire e tornare nella società; allora essi sono tanti testimoni viventi per contradire coloro che parlano dell' orrore delle prigioni inquisitoriali; essi raccontano come sono stati trattati come sono stati alloggiati, come sono stati nutriti ed il povero popolo crede che tutti i prigionieri dell' Inquisizione sieno trattati a quel modo, e crede esagerazione dei libertini tutto quello che si dice del S. Tribunale.

« Nota precedente | Lettera | Nota successiva »