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Parabola dell'economo infedele

Nota 20. alla lettera quindicesima di Roma Papale 1882

I Gesuiti si servono della parabola dell'economo infedele (Luca XVI) per conchiudere, che coloro i quali o con usure, o con furti, o con altre pratiche illecite sono divenuti ricchi, se vogliono salvarsi, debbono dare le loro ricchezze ai santi nel cielo, abusando di quella parola: "Fatevi degli amici delle ricchezze ingiuste, affinchè quando verrete meno vi ricevano nei tabernacoli eterni." Quegli amici, secondo i Gesuiti, sarebbero i santi: quindi dando i denari rubati, o male acquistati, ai preti ed ai frati in onore dei santi, con essi si comprerebbe il cielo. Questa interpretazione è empia ed è assurda: essa autorizza e canonizza il furto; si fan complici dei furti i santi del cielo: i preti ed i frati, anzichè obbligare i loro penitenti alla restituzione, li incoraggiscono al furto.

Il senso della parabola ci sembra chiaro: Dio confida all' uomo i beni della terra, affinchè ne faccia traffico per la gloria di Dio e l'avanzamento del suo regno, e per il sollievo degl'infelici. Il malvagio amministratore non pensa che a sè stesso, e abusa di quei beni contro la volontà del padrone che glieli ha confidati: Dio gli annunzia il rendiconto, vale a dire gli mostra vicina la morte e il giudizo. Risvegliato allora il peccatore non sa cosa fare; lavorare la terra, vale a dire giustificarsi colle proprie opere, comprende essere cosa impossibile; mendicare gli sarebbe inutile e non n' ha il coraggio; si fa degli amici beneficando. Non è Gesù, ma è il padrone mondano che loda l' ingiusto fattore per avere operato abilmente: e Gesù prende di là occasione per dire: "Fatevi degli amici delle ricchezze ingiuste:" cioè quando non avete amministrati i beni che Dio vi ha dati secondo la sua volontà, voi sarete ricchi, ma quelle ricchezze saranno ingiuste; ebbene quando conoscete il male fatto rimediatevi, fate bene ai vostri simili, e, quando il giorno del Signore verrà, voi vi troverete una quantità di amici nei tabernacoli eterni. Ecco il senso ovvio e naturale di quella parabola.
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