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I Gesuiti carpiscono le eredità

Nota 18. alla lettera quindicesima di Roma Papale 1882

Se si volesse fare una storia delle donazioni e dei testamenti carpiti dai Gesuiti a danno dei legittimi eredi, bisognerebbe fare un grosso volume. I tribunali sono pieni di cause che dimostrano la avidità dei Gesuiti per impadronirsi delle eredità altrui. Il Giudeo errante di Sue è un romanzo, ma contiene molte verità sul fatto dell'avidità gesuitica. Molte volte i legittimi eredi sono stati dispersi, molte volte sono stati accalappiati nei monasteri, altre volte calunniati, fatti cacciare nelle prigioni e condannati alle galere, insomma nulla si è lasciato intentato dai Reverendi padri per appropriarsi alla maggior gloria di Dio le eredità altrui. Gioberti nel suo Gesuita moderno porta un numero bastevole di fatti in prova di questa verità, ed i tribunali del Belgio nello scorso anno doverono giudicare la Causa di un infelice fatto dai Gesuiti scacciare dalla casa paterna a forza di calunnie: per le stesse calunnie candannato alla galera ed alla perdita dei diritti civili, il tutto affinchè i Reverendi padri potessero godersi in pace la vistosa di lui usurpata eredità.

Quando si stabilisce per principio la maggior gloria di Dio e la indifferenza dei mezzi, ogni iniquità può divenire opera meritoria.
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