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Il 16 novembre 1848

Nota 9. alla lettera quindicesima di Roma Papale 1882

Sembrò cosa evidente che in quella circostanza Pio IX e la sua Camerilla cercassero tutte le vie per far nascere i più terribili disordini. Rossi fu assassinato la mattina del 15 novembre, e fino al dopo desinare del 16 il papa si ostinava a non voler dare al paese un governo nè provvisorio nè stabile, e vi volle una rivoluzione del popolo che domandava di essere governato, per obbligare il sovrano a dare un governo.

Appena morto il Rossi, i ministri suoi colleghi si rimpiattarono e si resero invisibii: la polizia se ne stette inoperosa ed inerte; l' assassino, che ferì in mezzo ad una folla di popolo, di carabinieri, di agenti di polizia, non fu veduto da nessuno e miracolosamente sparì: il papa si beava ne' piagnistei, i retrogradi aumentavano l' imbarazzo del pusillanime principe, sperando così convincerlo a distruggere il regime rappresentativo. Così passò il resto del giorno 15.

Nella notte, il Circolo popolare, vedendo il pericolo del paese lasciato a sè stesso in momenti così solenni, si unì per consultare sul da farsi, e si statuì per la mattina vegnente una imponente dimostrazione popolare, e, poichè il papa non si determinava a comporre neppure un ministero interino, si stabilì proporre al papa la nota dei soggetti aggraditi al popolo per il nuovo ministero. Il papa poteva scongiurare la tempesta, perchè di tutto era informato: se la mattina avesse pubblicato un ministero, la dimostrazione non aveva più ragione di essere, e non sarebbe stata fatta. Il cardinal Soglia dapprima, poi Monsignor Pentini consigliarono il papa a ciò, ma egli se ne sdegnò; il Galletti uomo assai liberale andò anch' egli dal papa per lo stesso oggetto, ma nulla ottenne.

Suonarono le dieci, e, mentre la dimostrazione partiva in bella ordinanza dalla piazza del Popolo, senza un' arma, il papa era a consiglio sul da farsi co' due presidenti e vice-presidenti delle Camere, ed i colonnelli della guardia nazionale, e tutti consigliavano al papa di dare subito un governo: ma il papa non accondiscese; anzi sembrava aspettasse esser difeso dai popolani di Trastevere e de' Monti, e così si sarebbe dalla sua finestra goduta la strage de' suoi dilettissimi figli.

Il popolo giunse in buon ordine e silenzioso, ed empiè la immensa piazza del Quirinale. La intera Camera de' deputati era nella dimostrazione, e cinque di essi furono destinati a presentare al papa i desideri del suo popolo. Il papa non volle neppure riceverli, anzi li fece accomiatare con parole dure. Andò allora dal papa il Galletti; ma il papa fu durissimo. Il Galletti arringò allora il popolo, e sarebbe forse riuscito a quietarlo, ed a sciogliere la dimostrazione; ma questo non era il conto della Camerilla, a capo della quale era il cardinal Antonelli.

Erano le tre quando il Galletti arringava il popolo. Il cardinal Antonelli, prefetto allora del palazzo, ordinò ad una sentinella svizzera che era nella torretta di far fuoco. A quel primo colpo di fuoco partito dal sacro palazzo, il popolo come per incanto sparì; ma pochi minuti dopo era tornato con le sue armi, e perfino con un cannone: la zuffa prese serie proporzioni, ed il papa tremò; e chiamato il Galletti, gli ordinò di annunziare al popolo che egli accordava tutto.

Il Galletti, che conosceva bene Pio IX, non si fidò della parola santissima, ma volle uno scritto che il papa fece all' istante. Il popolo non appena parlò il Galletti depose le armi, e ne fu lieto e tranquillo: il papa innanzi al corpo diplomatico protestava contro la patita violenza, e chiamava i suoi Romani traditori e scellerati. Ma chi fu che volle la violenza? chi costrinse il popolo a farla? perchè il papa attese fino a quel punto? Perchè sperava che il popolo de' rioni reagisse in suo favore; perchè, in una parola, sperava una carneficina.
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