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Ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini

Nota 7. alla lettera quindicesima di Roma Papale 1882

"Bisogna ubbidire piuttosto a Dio che agli uomini." Questo passo è la grande arma de' bigotti, dei fanatici, degli uomini di malafede, i quali ipocritamente vogliono coprire la loro ribellione col manto della religione. Ogni volta che il governo ordina una qualche cosa che contrari i loro interessi, i loro comodi, il loro potere, li sentite ipocritamente ripetere quel passo; ma il loro Dio a cui professano ubbidire, non è l' Iddio del cielo, è il papa di Roma, è il loro comodo, il loro ventre, la loro ambizione. Una moglie bigotta trasgredirà gli ordini di suo marito, perchè sa a mente quel passo; ma il suo Dio allora è il suo confessore.

Ma, ci si dirà: È egli vero, sì o no che gli Apostoli insegnassero quella massima? E se è vero, quale è il vero senso di essa?

Gli Apostoli, rispondiamo, per ben due volte proclamarono quella massima davanti al sinedrio; ma quelli stessi Apostoli insegnavano altresì che ogni persona, sia pur vescovo, prete o papa, deve essere sottoposta alle potestà, non solo per timore, ma per coscienza e per amor del Signore (Rom. XIII, 1-7; 1 S. Pietr. II, 13-17): o si dovrà dire dunque che essi fossero come certuni che una cosa dicono e l' altra fanno, o quella massima santissima degli Apostoli, o meglio dello Spirito Santo, deve avere un senso opposto a quello che le si dà dai bigotti? Quale sarà dunque il suo vero senso? Non andiamo a cercarlo ne' commentatori, perchè non ve ne è bisogno alcuno; essendo uno de' passi più facili di tutta la Bibbia. Gli Apostoli avevano ricevuto ordine espresso da Gesù Cristo di annunziarlo prima in Gerusalemme, poi per tutta la terra (Matt. XXVIII, 19, 20: Atti I, 3): essi eseguivano quest' ordine, quando il concistoro, chiamatili innanzi a sè, "ingiunse loro che del tutto non parlassero e non insegnassero nel nome di Gesù" (Atti IV, 18). Gli Apostoli si trovavano qui fra due ordini opposti: Dio comandava loro di predicare, gli uomini glielo vietavano: da qui quella bella risposta: "Giudicate voi, s' egli è giusto nel cospetto di Dio d' ubbidire a voi, anzichè a Dio;" e gli Apostoli continuarono a predicare. I sacerdoti li chiamarono di nuovo e gli dissero: "Non vi abbiamo noi del tutto vietato d'insegnare in cotesto nome?" e gli Apostoli risposero: "Conviene ubbidire anzi a Dio che agli uomini" (Atti V, 28, 29); che è quanto dire: Dio deve essere ubbidito in preferenza di qualunque uomo.

Ora ecco il senso chiaro e netto di quel passo: Dio ordina di ubbidire alle autorità create dagli uomini, ai re, ai magistrati ec.; ma Dio comanda altresì che si ubbidisca ai suoi ordini immediati: quando dunque una autorità umana si mettesse in contraddizione con Dio, comandando di non fare ciò che Dio ordina, o di fare ciò che Dio vieta, allora il Cristiano è in obbligo di soffrire, senza ribellarsi, tutte le pene della legge o dell' arbitrio, piuttosto che disubbidire a Dio. Quest' atto non dà mai il diritto al Cristiano nè di rivoltarsi, nè di cospirare contro la legittima autorità, ma di soffrire obbedendo a Dio.

Il nodo della questione sta nel sapere se ubbidire al papa, al confessore o al prete, sia ubbidire a Dio, e se ciò autorizzi a recalcitrare contro la legge. A noi pare che non vi sia bisogno di essere grandi teologi per isciogliere una tale questione. Gli Apostoli avevano ricevuto da Dio l'ordine espresso di predicare Gesù Cristo, e gli uomini volevano impedirglielo: il papa non è Dio, ma uomo; quando dunque un sovrano, un magistrato comandasse cose evidentemente contrarie al Vangelo, allora il Cristiano deve servirsi di quella massima come se ne servirono gli Apostoli, senza mormorare, senza ribellarsi, senza cospirare; ma se si tratta di ordini di uomini, sieno essi papi, sieno Concilii, allora si deve ubbidire a Dio, che dice: "Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori," cioè alle autorità create dagli uomini, come spiega S. Pietro.
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