Home > Per non dimenticare > Roma Papale > Lettera quindicesima

Potere ed arti de' Gesuiti

Nota 3. alla lettera quindicesima di Roma Papale 1882

Come i Gesuiti siensi resi necessari ai governi lo abbiamo detto nella lettera precedente. Essi o visibilmente o invisibilmente sono in ogni paese; e sono divenuti così potenti che dominano dappertutto per mezzo de' loro ausiliari. Nomineremo alcuni di questi eserciti ausiliari de' Gesuiti, affinchè non sia tacciata di esagerazione la nostra proposizione.

I Paolotti sono ora l'armata la più numerosa e la più potente de' Gesuiti; essi sono sparsi dappertutto, ed hanno affigliati uomini potenti: essi hanno i loro uomini nei dicasteri, nel parlamento... essi avversano ed incagliano le misure liberali del governo; seminano il malcontento nelle classi del popolo; e tutto ciò a nome della religione, e per la maggior gloria di Dio.

Le Dame del Sacro Cuore sono una potente armata de' Gesuiti; sono essi, ed in loro assenza, i Paolotti, che cercano d'introdurle nelle grandi città, ed introdotte di mantenervele. Il loro istituto è pura emanazione ed istrumento dello spirito gesuitico. Esse si procurano la educazione esclusiva delle giovanette delle alte classi. La educazione di queste ragazze è diretta a fare di esse tante gesuitesse, affinchè il gesuitismo si propaghi nelle famiglie. Finita la loro educazione, e tornate alle loro famiglie, si obbligano a scrivere alla superiora due volte al mese, ed a questo modo si riesce a mantenere lo spionaggio nelle famiglie.

Le monache del Buon Pastore sono un altro ramo del Gesuitismo: esse si occupano della educazione delle figlie del popolo, e della correzione delle donne perdute; e così insinuano il Gesuitismo nelle classi popolari; e traggono preziosi tesori dalle confessioni di quelle donne.

Gl'Ignorantelli sono ausiliari potentissimi de' Gesuiti; ma bene spesso per la loro imprudenza compromettono i loro principali; ma trovano sempre e dappertutto protezioni dai numerosissimi affigliati al Gesuitismo.

Una gran parte del clero sì secolare che regolare è venduto al Gesuitismo; e molti di essi sono tali senza saperlo. Si vergognerebbero di essere Gesuiti, perchè sono onesti; ma appartengono a quelle congreghe dirette occultamente da' Gesuiti, e così sono membra di quel corpo senza avvedersene.

Vi è poi una congregazione organizzata sotto il nome di S. Dorotea, che è il capo d'opera dello spionaggio organizzato. Essa ha per pretesto di togliere le bambine dal male: ma non si vanno a cercare e raccogliere le bambine che il giorno vanno accattando e la sera facendo di peggio, per toglierle dal male; si vanno cercando le bambine che sono in famiglia, e si aggregano, e si allettano con regali, con passeggiate, con merende. La congregazione è presieduta da grandi signore; sotto di esse sono le ispettrici, o, come altri le chiamano, le anziane; e da queste dipendono le ragazze. Tutte, poi, e dame, ed ispettrici, e ragazze, si confessano dai Gesuiti, o da chi per loro; da qui nascono le inobbedienze ai genitori e a' mariti, per essere fedeli ai doveri della congregazione; le risse e le questioni nelle famiglie, e mille altri inconvenienti. Le ragazze sono tenute a svelare alle anziane tutto quello che accade nelle loro famiglie, e le anziane (che non sono vecchie) devono di tutto fare minuta relazione ai preti direttori della congregazione.

Ma poichè siamo a parlare di spionaggio e delle arti che usano i Gesuiti per rilevare i segreti più intimi, ne vogliamo rivelare un'altra comunissima in tutte le scuole dei Gesuiti e gesuitanti: i memoriali di S. Luigi.

I Gesuiti han fatto dichiarare dal papa il loro S. Luigi Gonzaga protettore della gioventù. In forza di questa carica, S. Luigi è mediatore presso Dio dei ragazzi, e presenta a Lui le loro dimande.

Ogni anno per la festa di S. Luigi, tutti gli scolari de' Gesuiti e gesuitanti debbono fare un memoriale a S. Luigi, nel quale ciascuno, esponendo al santo lo stato di sua coscienza, gli chiede quella grazia che maggiormente desidera. Ogni memoriale è chiuso in apposita busta di seta più o meno ricca, ricamata in oro o no, secondo la possibilità del giovinetto, ed è consegnato al rispettivo maestro. La vigilia della festa, prima dei vespri solenni, i ragazzi accompagnati dai maestri, portano sull'altare del santo, con grande solennità, sopra vassoi d'argento, i memoriali, e li pongono in bell'ordine. Colà restano il giorno della festa.

Circa un mese dopo, si fa nel giardino una gran festa, ed in essa si portano tutti i memoriali tolti dalle lore buste, e si bruciano solennemente. In quel mese, i Gesuiti hanno avuto il tempo di leggerli tutti, e di conoscere i segreti più nascosti, che il semplicetto credeva rivelare al suo protettore S. Luigi. Iniquità! abusare così della semplicità dei giovinetti!
Un personaggio di lealtà e pietà specchiatissima, così scriveva all'abate Gioberti intorno al Gesuitismo, specialmente nella Liguria:
"Colle accennate leve della nobiltà, del medio ceto, del popolo, della magistratura, dei precipui impiegati, concentrano in se stessi le fila di una immensa tela, con cui tendono a padroneggiare, e veramente non havvi chi possa far loro ragionevole resistenza. Pari in qualche modo al monopolio commerciale dell'Inghilterra, posseditrice d'immensi capitali, di meccanismi superiori ad ogni altro paese, che non può venir disturbato o ristretto finchè tutte le altre nazioni non sieno collegate per formare un capitale maggiore dell'inglese, con cui possano lottare e entrare in concorrenza de' profitti e distruggerne l'esclusivo egoismo. Ma nel caso nostro questa unione non è possibile, umanamente parlando; perchè, sebbene in diffidenza col pubblico, i Gesuiti possedono una unità centrale e suprema, in cui tutte raccolgonsi le fila di un ordito che abbraccia l'universo.

Per la parte opposta, non esistono che sforzi isolati, o di persone, o di famiglie, o di provincie; ma non mai universali. Essi hanno ovunque aderenti secreti, e niuno può averne presso di loro. In ogni tempo i furbi profittarono sui babbei; gli Scribi e i Farisei abusarono della società ebraica ec.; ma quelle sette erano influenti sopra una sola religione, sopra una sola nazione, erano quindi limitate, circoscritte, non avevano un sistema fisso, tenace, costante; qui tutto è calcolo e disciplina; l'azione è universale nel tempo e nello spazio. Senza un miracolo della provvidenza, è impossibile all'uomo por freno a questa irruzione d'ogni errore; ma è rigoroso dovere di chi ha fede e religione svelare la verità a qualunque costo. Sia però costui disposto alle più gravi persecuzioni ed alle più solenni mentite. Citerà documenti che contro di essi esistevano in Propaganda? Quei documenti saranno al certo scomparsi. Citerà i noti processi? Ma questi non si trovano più. Citerà dei fatti? Con testimonianze o compre o ufficiose saranno controversi. Si citeranno persone? Queste o saranno costrette a mentire, o periranno per castigo di S. Ignazio.

Come fatto municipale, è lecito di riferire che gli uomini veramente sommi che in Genova combattevano colla voce o colla penna il Gesuitismo, l'abate Massa, il canonico Perrone, il P. Spotorno, perirono in questi ultimi anni con sintomi alla cavità del ventre che resistettero ad ogni medicazione (* E la morte dello stesso Gioberti non è stata anch'essa un castigo di S. Ignazio?)

"Lo spirito di spionaggio è ormai universalmente riconosciuto. Niuno va a confessarsi da costoro, o dai loro affigliati, che non sia interrogato sul nome, cognome, età, stato, condizione, parentela, relazioni ec. A tutti promettono, ed a molti accordano efficace protezione o per riuscire negli affari, vincer liti, sostenere impegni, o per ottenere uffici pubblici che in gran parte passano per le mani loro. I pochi impiegati che non sono ligi loro ne hanno un timore panico. Avendo le Curie dal loro canto, tutti i benefici passano poco per volta agli addetti.

"Quanto ai redditi, ecco quanto ho di certo per ora. Nel 1816, un viglietto R. di Vittorio Emanuele impose all'Università (malgrado ogni resistenza) di consegnare ai Gesuiti tutti i beni fondi che possedeva dal 1773, come originari loro, e che dalla Repubblica erano stati solennemente donati all'Università. Dai registri appare che il loro reddito ascendeva a lire 44,000. Da quell'epoca, il reddito comune de' fondi è triplicato. Questo abuso d'autorità ha rovinato l'Università, mentre, non volendo il governo supplire a questa deficienza (sebbene lo avesse in parole promesso il buon Vittorio), non vi è cattedra che abbia più di 1200 lire. I valenti non vogliono quindi esser professori, quei che le accettano le curano assai poco. La deputazione degli studi è tutta composta di affigliati gesuitici.

"Hanno una quantità di legati pii per messe, esercizi spirituali, missioni, elemosine ec..

"Dal 1840 hanno cominciato ad andare chiedendo essi in persona l'elemosina in tutte le case. Da gran numero furono respinti: ma non pochi, o per vanità o per paura, dànno loro un regolare sussidio. Da accurate indagini pare ascenda a più di mille lire il mese.

"Altra sorgente di lucro è questa. Tutte le case magnatizie hanno nel loro bilancio una vistosa somma (20, 30, ed anche quarantamila lire all'anno) per elemosine. Di queste procurano i PP. esserne i distributori.

"Con questi redditi e colle loro economie, hanno i PP. di Genova acquistato un grandioso tenimento nella provincia di Tortona, nel luogo detto Montebello. Dicesi che monti a diecimila lire.

"L'istancabilità loro a cercar denari non pare richiegga dimostrazioni. Voci, aneddoti ne corrono molti, ben circostanziati: eccone due. Nel 1844 moriva la vasaia che aveva bottega all'estremità del veicolo Notai, che si reputava danaiosa in grado massimo. Assistita nell'ultima malattia da' Gesuiti, gli eredi nulla rinvennero, e tanto questi come il pubblico credettero tutto fosse passato a mano de' Gesuiti. In aprile 1845 moriva in una casa a fronte della porteria di S. Ambrogio, certo signor Negretto con un asse di settecentomila lire. Gli eredi ne ebbero trecento. Aveva speso per il monastero di Santa Agata (affigliazione gesuitica) lire novantamila; pel buon Pastore, lire ventimila. Il resto è passato nelle mani de' Gesuiti. Una somma vistosa era presso il banchiere Ricci, e gli furono presentati degli assegni in perfetta forma del Negretto morto per versarli al portatore. Esistono due facchini che due volte carichi d'oro, dal banchiere lo portarono a S. Ambrogio (casa de' Gesuiti). Il P. Jourdan era sempre in casa del Negretto. Esiste persona che lo vide uscire da quella casa ed entrare in convento ben carico di scudi.

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

"Il potere del gesuitismo è il sintomo più evidente della decadenza dello stato civile di una nazione. I PP. han perduto Carlo X, D. Carlo, D. Michele; e perderanno i governi italiani, se questi non vi rimediano."

I Gesuiti di Genova, di cui si parla nel citato documento, non sono differenti dai Gesuiti degli altri paesi: per tutto si potrebbe dire di essi la stessa cosa: aveva dunque ragione l'abate di dire, che essi, o sotto un nome o sotto un altro, dominano il mondo.
Vai ad inizio pagina.
« Nota precedente | Lettera | Nota successiva »