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Marco Antonio de Dominis

Nota 19. alla lettera quattordicesima di Roma Papale 1882

Marco Antonio De Dominis fu uomo celebre nel principio del secolo XVII. Egli fu Gesuita, e fu fra di essi professore prima di belle lettere, poi di filosofia. Uscì dai Gesuiti e fu fatto vescovo di Segni, e poscia arcivescovo di Spalatro. In quel tempo regnava in Inghilterra Giacomo Il figlio della disgraziata Maria Stuarda. Il papa aveva buone speranze di ricondurre l'Inghilterra al romanesimo, sotto un re figlio di una che Roma chiamava martire; e la speranza era tanto più fondata, perchè re Giacomo si occupava molto di teologia. Bisognava dunque mandare in Inghilterra un uomo che fosse abilissimo nella politica e nella teologia, e che potesse esercitare una grande influenza senza dare il più piccolo sospetto. A questa bisogna fu scelto l'arcivescovo di Spalatro; il quale fingendo di voler divenir protestante, emigrò in Inghilterra. I vescovi e preti della Chiesa anglicana non capivano in loro stessi per la gioia; l'arcivescovo di Spalatro fu accolto a braccia aperte; il re Giacomo lo ricolmò di benefici, e De Dominis viveva da protestante.

Ma in poco tempo aveva sapute eccitare tali discordie, ed aveva saputo tanto furbescamente seminare il romanesimo, che il re Giacomo suo protettore lo scacciò d'Inghilterra, e poco dopo, in seguito delle discordie cagionate dal De Dominis, bandì dal regno tutti i Cattolici.

Il De Dominis tornò in Roma, a reclamare la realizzazione delle promesse che gli erano state fatte; ma papa Paolo V non era in umore di mantenerle, tanto più che la sua missione era male riuscita. Lo fece dunque rinchiudere nel Castel S. Angelo, come apostata, e mise il suo processo nelle mani del S. Uffizio. Il De Dorninis vedendosi a tale stato prese il veleno e mori. Il S. Uffizio continuò il suo processo, e bruciò il suo cadavere sulla piazza di Campo di Fiore. Poi ordinò che si facesse in memoria di lui una fontana all'angolo destro del palazzo Simonetti sulla piazza di S. Marcello, ove fosse scolpito il De Dominis in figura di facchino che tiene nelle mani un barile, dal quale esce acqua: e la fontana con quella statua esiste ancora.
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