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Le missioni in Roma

Nota 14. alla lettera quattordicesima di Roma Papale 1882

I gesuiti in Roma fanno una missione perpetua. In ogni mese vanno in una chiesa di Roma a fare la missione la domenica e le altre feste. La congregazione della missione è composta di uomini della bassa classe, devoti e devote. Esce la missione del Caravita; uno de' congregati, vestito di nero con un mantello nero alla Don Basilio, porta un gran crocifisso; quattro o sei altri congregati vestiti nello stesso modo lo sieguono cantando in tuono nasale le litanie; vengono poi i padri missionari in gran mantello, berretta, ed un crocifisso sul petto, e sono seguiti dal resto de' congregati de' due sessi che rispondono al canto. Giunti alla chiesa, il crocifisso è posto sulla piattaforma ove vanno i missionari, ed i cantori inginocchiati in mezzo alla chiesa cantano nello stesso tuono nasale una invocazione a Maria in questi precisi termini:
			Dio ti salvi, regina,
		E madre universale,
		Per cui favor si sale
					Al paradiso
E il popolo risponde:
		Per cui favor si sale
					Al Paradiso.
					
Continuano i cantori, ripetendo il popolo i due ultimi versi
d'ogni strofa;

			Voi siete gioia e riso
		Di tutti i sconsolati,
		Di tutti i tribolati
					Unica speme.
			A voi sospira e geme
		Il nostro afflitto cuore
		In un mar di dolore
					E di amarezza.
			Maria, mar di dolcezza,
		I vostri occhi pietosi,
		Materni ed amorosi,
					A noi volgete.
			Noi miseri accogliete
		Nel vostro santo velo,
		E il vostro Figlio in cielo
					A noi mostrate.
			Gradite ed ascoltate,
		O Vergine Maria,
		Dolce, clemente, e pia,
					Gli affetti nostri.
			E dei nemici nostri
		A noi date vittoria,
		E poi l'eterna gloria
					In Paradiso.

	Questi ultimi versi si ripetono tre volte.
Dopo ciò incomincia il dialogo. Due gesuiti sono seduti su due seggioloni sulla piattaforma: uno di essi fa da confessore, l'altro da penitente. Costui parla il linguaggio del popolo, e dice tante scurrilità da far crepare dalle risa. Dopo il dialogo, un altro Gesuita fa una predica seria, e poi finisce per invitare gli uomini alla sera al Caravita. Al calar del sole escono dal Caravita diversi gruppi di bigotti vestiti di nero, ed uno di essi porta in un sacco nero un crocifisso pieghevole, e vanno a fermarsi nelle piazze frequentate a quell'ora dal popolo basso e da' contadini. Viene un Gesuita, ed allora si tira dal sacco il crocifisso, s'improvvisa con un tavolino o una panca un pulpito, sul quale monta il Gesuita: i bigotti cominciano il canto, finoacchè si raduna un poco di gente: allora il Gesuita incomincia a predicare. Qualche volta accade che un cavadenti, o un giocoliere fa concorrenza al Gesuita sulla stessa piazza; ed allora tutta la gente abbandona il Gesuita e corre dal giocoliere che la diverte meglio. Finita la predica, i devoti col crocifisso inalberato, seguiti dal P. predicatore, tornano cantando al Caravita, e qualcuno li siegue. L'ultima domenica di ciascun mese, vi è la comunione generale nella chiesa ove hanno fatta la missione. I Gesuiti empiono allora i confessionali, e cercano di confessare quanto più possono, sempre per la maggior gloria di Dio.
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