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I condannati ed i Gesuiti

Nota 12. alla lettera quattordicesima di Roma Papale 1882

Nelle fondamenta del maschio di Castel S. Angelo, nel luogo il più sudicio e più fetente di Roma dopo il ghetto, sono accatastati due o trecento galeotti rei di delitti comuni. Questi galeotti hanno un prete cappellano, e sono obbligati ogni giorno ad andare alla cappella per sentire la messa. Ogni anno sono obbligati a fare gli esercizi spirituali, confessarsi e comunicarsi; ma i predicatori ed i confessori sono quasi sempre derubati o dell'oriuolo o della barsa, o, se prevedendo il furto non portano queste cose, sono derubati se non altro del fazzoletto.

I gesuiti hanno stabilita una congregazione fra questi malfattori; e la domenica raunano nella cappella i congregati, ai quali fanno una predica, poi si trattengono con loro in conversazioni familiari. Non vi è obbligo di ascriversi a quella congregazione; ma chi non vi è ascritto, non può aspettarsi nessun favore, nè ricevere alcuna grazia; anzi è segnato come incredulo. All'opposto, chi si mostra zelante ottiene quello che vuole, e facilmente ottiene anche l'assoluzione della pena; ed ecco la ipocrisia anche obbligatoria.
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