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Si può essere Gesuita ed onesto

Nota 2. alla lettera quattordicesima di Roma Papale 1882

Il fatto del nostro Enrico dimostra altresì che si può essere gesuita in buonissima fede, e si può anche essere onesto, essendo gesuita. Io conosco de' gesuiti, ai quali sono lieto di poter render questa testimonianza, che essi sono uomini onesti, profondamente religiosi, sebbene superstiziosi: essi stanno fra' gesuiti perchè sinceramente credono che quello sia il mezzo sicuro di salvezza: essi non conoscono nulla degli intrighi gesuitici, sono ciechi istrumenti in mano del superiore. Tutti i miei coetanei hanno conosciuto in Roma il cardinal Odescalchi: egli era cardinale dell'ordine de' vescovi, vicario del papa, principe romano; la sua condotta era stata sempre illibata; la calunnia stessa non aveva mai potuto attaccarlo; era stimato e rispettato da tutti; eppure una bella notte fugge da Roma, si ritira in Verona, rinunzia al cappello cardinalizio, al vescovato, a tutte le cariche, a tutti gli immensi benefici, al principato, e prende l'abito di novizio gesuita. Chi potrebbe dire che il cardinal Odescalchi avesse fatto quel cambiamento perchè era malvagio? No: il P. Odescalchi continuò da gesuita ad essere quell'onesto uomo che era sempre stato. Non è dunque meraviglia se anche fra i gesuiti vi sono degli onesti: ma non perchè vi sono degli onesti si deve dire che il gesuitismo è cosa buona. Anche fra' Turchi vi sono degli onesti: si dovrà perciò dire che l'Islamismo è buono?
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