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Notai. Spontanee

Nota 6. alla lettera tredicesima di Roma Papale 1882

Nelle tavole poste nella prima sala degli archivi scrivono i notai sostituti, sotto la direzione del capo notaio: essi ricevono le denunzie e le spontanee, e scrivono gl'interrogatori e le risposte degli accusati, e le deposizioni de' testimoni.

Mi si domanderà: "Cosa sono le spontanee?" Esse sono le confessioni di coloro che spontaneamente si accusano di qualche delitto appartenente al S. Uffizio. Se la spontanea è fatta dal reo prima che giunga al S. Uffizio la denunzia, allora il reo è assoluto, mediante una salutare segreta penitenza, e quando viene la denunzia si pone in archivio e per quella volta non si procede. Io so di un frate il quale era stato per sedici volte denunciato di avere sedotte delle giovani al confessionale, e non era stato mai punito, perchè sempre, prima che arrivasse la denuncia, egli aveva fatta la sua spontanea.

Però le replicate spontanee si ammettono per questi delitti, non si ammettono per l'eresia: la prima spontanea si ammette per l'eretico occulto, non mai per il dommatizzante; e quando l'eretico anche occulto facesse una seconda spontanea, si procede contro di lui come relapso (ricaduto).

Per facilitare le denunzie, il S. Uffizio di Roma dà la facoltà a confessori, se sono di suo genio, di riceverle: ma questa facoltà deve essere data volta per volta, e per buone ragioni. Per esempio, se la denunciante è una monaca, ed andando il notaio del S. Uffizio al monastero producesse uno scandolo: se è una donna che non potesse per ragioni di famiglia o per timore panico andare al S. Uffizio; se il denunciante è malato ecc. Allora il S. Uffizio dà al confessore un foglio col formulario delle interrogazioni da farsi, ed il confessore deve riportarlo riempito, e firmato con giuramento dal denunciante e da lui. Io ho ricevuto parecchie di queste denuncie, ed in un caso particolare anche una spontanea.
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