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La strage del S. Bartolommeo

Nota 3. alla lettera tredicesima di Roma Papale 1882

Potremo trovare nelle storie antiche ed anche in quelle del medioevo esempi di barbara ferocia; ma nelle storie moderne de' paesi civili, è impossibile trovare una ferocia maggiore di quella che albergava nel cuore del feroce Michele Ghislieri, che la Chiesa romana venera su' suoi altari sotto il nome di S. Pio V. Abbiamo detto nel testo che questo papa eccitò Carlo IX a fare la strage del S. Bartolomeo: dobbiamo provarlo.

L'autore anonimo, ma cattolico, della storia de' papi (*Histoire des Papes depuis S. Pierre jusque à Benoit XIII: à la Haye chez Ilenry Scheurber 1734, Tom. V, pag. 18), nella vita di S. Pio V scrive: "Pio V riuscì meglio ad imbrogliare le cose di Francia. Egli non poteva soffrire che i Protestanti avessero la libertà di pregare Dio alla loro maniera; e, secondato dalla casa di Guisa, non gli fu difficile fare ricominciare la guerra, persuadendo alla regina madre Caterina dei Medici di mancare di parola al partito calvinista, alla qual cosa quella perfida e crudele principessa aveva già naturalmente grandissima propensione…… La regina aveva stimolato il papa di accordare al re il permesso di alienare una porzione dei beni ecclesiastici fino alla concorrenza di cinquantamila scudi di rendita. Ma il papa invece di far spedire il breve puro e semplice, vi aveva fatto inserire alcune condizioni, capaci di nuocere al re molto più che non gli giovassero i denari del clero. Sua Santità voleva che quella somma fosse impiegata a rinnovare la guerra contro i Calvinisti, e che la corte non facesse con loro nè pace nè tregua, finoacchè non fossero interamente distrutti." Questo fatto dimostra la carità eroica di S. Pio V, il quale non solo eccitava il re, già per sè crudele, alla strage degli Ugonotti, ma con la pienezza del suo potere faceva pagare al clero francese le spese di quella guerra.

Ci si dirà forse, che quell'autore, sebbene cattolico, non era affezionato alla corte di Roma. Ebbene lasciamo quell'autore, e citiamo documenti irrecusabili; le lettere stesse di S. Pio V, che sono state pubblicate a Brusselles e a Parigi. In una di esse il S. papa eccita il re Carlo IX "ad esterminare tutti que' scellerati eretici, a massacrare tutti i prigionieri di guerra, senza aver riguardo per alcuno, senza rispetto umano, e senza pietà; imperocchè non vi poteva nè vi doveva mai esser pace fra Satana e i figli della luce." Essi dovevano essere intieramente sterminati, "affinchè la razza degli empi non pullulasse di nuovo, ed anche per piacere a Dio, il quale preferisce ad ogni altra cosa che si perseguitino apertamente e piamente i nemici della religione cattolica." Quindi, abusando della parola di Dio, spaventava il superstizioso Carlo IX, dicendo che Dio aveva severamente punito Saul e lo aveva privato del regno, perchè aveva usata una qualche misericordia verso gli Amalechiti.

In un'altra lettera allo stesso re, S. Pio V si esprime così: "E questo otterrai (cioè di ristabilire la Francia nel suo splendore), se niun riguardo di persone o di cose potrà giammai indurti a perdonare ai nemici di Dio…… imperciocchè in niun altro modo potrai placare Iddio, se non punirai severissimamente, con le pene dovute, le ingiurie che questi uomini scelleratissimi fanno a Dio."

Temendo il santissimo Pio V che il crudelissimo Carlo IX non fosse abbastanza crudele, scriveva così alla regina madre: "Ci è stato detto che costì vi sieno alcuni i quali si adoperano acciò sieno liberati alcuni di quegli eretici prigionieri, e cerchino rimandarli impuniti. Tu adunque devi fare di tutto acciò cotali scelleratissimi uomini sieno puniti co' dovuti supplizi." In un'altra lettera alla stessa, scrive lo stesso santo: "Guardati bene, carissima figlia in Cristo, dal credere che si possa fare qualche cosa più cara e più accetta a Dio, fuori di quella di distruggere i suoi nemici per amore della religione cattolica." Così insegnava la religione un papa che la Chiesa romana venera su' suoi altari!

Ma non solo il re e la regina, bensì tutta la famiglia reale voleva questo papa istruita in codesta infame (ho fallato, santissima) dottrina. Egli scriveva al Duca d'Anjou: "Tu proverai non solamente di fare in tutti i modi che si faccia luogo alla giustizia ed alle leggi, e che non si pecchi giammai per indulgenza; ma ti mostrerai altresì inesorabile verso coloro che ardiranno supplicarti a favore dei scelleratissimi eretici." Così il santissimo Pio V preparò la strage del S. Bartolomeo.

La storia di quell'orribile tradimento è nota a tutti per non doverla ripetere in questa nota. Ma i preti, falsando sempre la storia, dicono che essa fu fatta a loro insaputa, e contro la loro volontà: e che poi fu piccola cosa, e non tale come la hanno esagerata i Protestanti. Noi abbiamo già veduto come essa fosse preparata dal Santo Pio V: vediamo come essa fosse accolta da Roma quando fu eseguita.

Giacomo Augusto de Thou Presidente del parlamento di Parigi, autore cattolico, nel libro 53 della sua Storia Universale, racconta la gioia che fu dimostrata dalla corte di Roma al primo annunzio della strage eseguita. Il cardinal di Lorena che era allora in Roma, fu preso da tanta gioia a quella notizia che regalò mille scudi d'oro (8,640 fr.), somma enorme per que' tempi, al messo che gli portò così consolante notizia. Ma traduciamo le parole di de Thou: "Giunta in Roma la notizia del massacro di Parigi, la gioia che essa vi arrecò fu al di là di quanto possa dirsi. Le lettere del Nunzio furono lette il 6 settembre nel concistoro: e tosto fu risoluto che il papa accompagnato da' Cardinali andrebbe alla Chiesa di S. Marco per ringraziare Dio solennemente della grazia singolare che aveva fatto alla S. sede ed a tutta la cristianità: che il lunedì seguente si canterebbe una messa di ringraziamento alla Minerva colla assistenza del papa e cardinali, e che si pubblicherebbe un giubbileo universale; perchè i nemici della verità e della Chiesa erano stati massacrati in Francia." Poi racconta che, ad istanza del cardinal di Lorena, il papa andò due giorni dopo in processione alla chiesa di S. Luigi de' Francesi "ove era grande concorso di nobili e di popolo: i Vescovi ed i Cardinali camminavano alla testa della processione; dopo loro venivano le guardie svizzere; poi gli ambasciatori de' sovrani: poi il papa sotto un baldacchino, avendo ai lati due cardinali diaconi. L'ambasciatore dell'imperatore reggeva la coda del papa, invece del padrone. La cavalleria leggiera chiudeva il corteggio. Giunti alla chiesa, il Cardinale di Lorena cantò la messa con una pompa superba; la chiesa era magnificamente parata. Sulla porta vi era una iscrizione, la quale diceva che il Cardinal di Lorena, a nome del re cristianissimo Carlo IX, rendeva grazie a Dio e felicitava il papa, il Sacro Collegio, il Senato e popolo romano del successo stupendo ed incredibile che avevano avuto i consigli, i soccorsi, e le preghiere che la S. Sede, e sua Santità aveva fatte per ben dodici anni."

Tanta fu la consolazione del papa per questa strage, che fece immediatamente dipingere i principali episodi di essa dal celebre Vasari, nella sala de' re al Vaticano, e fece coniare una medaglia col busto del papa da un lato, e dall'altro un angelo colla spada nella destra, e una croce nella sinistra, in atto di uccidere gli Ugonotti, col motto UGONOTTORUM STRAGES 1572. Dopo tali fatti, ci vuole una impudenza singolare per negare che il papa non fosse l'autore di quella carnificina!

Nè si dica che il numero degli Ugonotti uccisi in quella circostanza fu piccolo: fosse stato uno solo, pure il papa sarebbe stato reo di omicidio premeditato con tradimento; ma, secondo tutti gli storici, gli uccisi furono più di quarantamila: e tutti pesano sull'anima di S. Pio V, che la Chiesa romana ha posto su' suoi altari.
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