Home > Per non dimenticare > Roma Papale > Lettera dodicesima

Adorazione della croce

Nota 15. alla lettera dodicesima di Roma Papale 1882

Dicano pur quanto vogliono i teologi romani; lambicchino pure il loro cervello per trovare ragioni onde dire che nella Chiesa romana il culto di adorazione si dà solo a Dio; che le loro ragioni, a fronte di questo fatto, non potranno convincere che coloro che fingono di esserlo. Questa funzione è chiamata non solo comunemente, ma ufficialmente dal messale romano, adoratio Crucis, l'adorazione della croce. Il prete usando le parole del salmo XCV che esprimono l'adorazione dovuta a Dio, invita il popolo a prestare quella adorazione alla Croce: Venite adoremus, appena dette queste parole tutti si prostrano: ed il messale romano dice cantantibus ed adorantibus. Innoltre il prete va scalzo ad adorare la croce facendo tre genuflessioni con ambe le ginocchia: mox depositis calceamentis, accedit ad adorandam crucem, ter genuaflectens. Poi tutti i chierici ed i laici vanno due a due, e fatta la triplice genuflessione con ambe le ginocchia, adorano la croce: postmodum ministri altaris deinde alii clerici et laici, bini et bini, ter genibus flexis crucem adorant. È dunque una vera adorazione.

E per confermare maggiormente la cosa, se ne avesse bisogno, abbiamo le parole che canta il coro: "Signore, noi adoriamo la tua croce:" crucem tuam adoramus, Domine; e l'inno della croce che si canta in quel giorno, ed anche in altri, nel quale è detto: "Noi ti salutiamo, o croce, nostra unica speranza: in questo tempo di passione, tu accresci la grazia ai pii, e cancella i peccati dei rei."

O Crux, ave, spes unica:
Hoc passionis tempore,
Piis adauge gratiam,
Risque dele crimina.

E quella croce che così si adora, non è già la vera croce, ma una immagine di essa fatta da un legnaiuolo.

Vai ad inizio pagina.

« Nota precedente | Lettera | Nota successiva »