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I sepolcri

Nota 12. alla lettera dodicesima di Roma Papale 1882

Per il sepolcro nella Cappella Paolina si fa un altare provvisorio, posto in mezzo alla cappella: un'alta e graziosa gradinata parte dall'altare e s'innalza a grande altezza: i gradini sono pieni di alti candellieri con grossi cerei. Nel centro della gradinata vi è una preziosa urna sepolcrale tutta fatta di cristallo di rocca, ed ornata di metalli dorati; là dentro si pone l'ostia chiusa in calice, come in sepolcro, e si chiude l'urna con chiave che si porta via. In qualche paese si usa consegnare la chiave del sepolcro a qualche personaggio benemerito della chiesa; ed egli lo ritiene per un grande onore.

In tutte le chiese di Roma si fanno questi sepolcri, e si gareggia in lusso, specialmente di fiori. Le chiese che più si distinguono per ricchezza e sfarzo nel sepolcro sono S. Antonino dei Portoghesi, San Silvestro in capite, la chiesa delle monache di Torre dei specchi, la quale per quella circostanza è tutta coperta con un parato di paglia, così ben lavorato che le mura della chiesa sembrano d'oro.

Quello che vi è d'incoerente in questi sepolcri è l'anacronismo. Si mette Gesù nel sepolcro il giovedì mattina; cioè più di un giorno prima della sua morte. Il venerdì mattina si fa la predica della passione, poi si canta la storia della passione, poi immediatamente si toglie dal sepolcro, e sole ventiquattro ore dopo si fa risuscitare. Il venerdì dopo mezzogiorno si fanno le tre ore dell'agonia del Signore, e si rappresenta la scena del Calvario, da quelli stessi preti che già lo avevano il giorno avanti sepolto, e la mattina tolto dal sepolcro. Tutte queste incoerenze accadono perchè si vuol fare uno spettacolo delle cose le più serie.
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