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Messone

Nota 17. alla lettera undicesima di Roma Papale 1882

Il popolo ha una idea assai vaga intorno al mercimonio delle messe; esso sa che quando si sono presi i denari per molte messe, si soddisfa a tutte con un messone; ma non ha che una idea confusa del messone: rendiamola dunque chiara.

Nella pratica di sagrestia vi sono tre specie di messe, cioè le perpetue, le avventizie, le manuali. Ogni sagrestia in Roma deve avere due libri uno per le messe perpetue, l'altro per le avventizie: le manuali non si scrivono. Le perpetue sono quelle che debbono celebrarsi in perpetuo in forza di un lascito: per esempio, un tale lascia la sua eredità o tutta o in parte ad una chiesa, ad un convento, coll'obbligo di dire in perpetuo tante messe al giorno, o all'anno in suffragio della sua anima. La chiesa s'impossessa della eredità, accetta la condizione ed allibra la partita delle messe; e queste sono le messe perpetue. Le messe avventizie sono quelle che si fanno celebrare in occasione di mortori, di funerali, di tridui, di feste ecc., ovvero che si portano alle sagrestie per qualunque occorrenza. Queste sono allibrate nel libro delle messe avventizie, ed ogni prete prende il denaro per la sua messa, e scrive sotto quella partita il suo nome aggiungendovi celebravi. Le messe manuali poi sono quelle che i devoti non portano alla sagrestia, ma dànno in mano al confessore od altro prete; e queste non si scrivono in libro alcuno.

Ora ecco cosa accade. Le messe avventizie hanno la precedenza perchè si riceve il denaro nell'atto; le messe manuali, sono spesso dimenticate; e se non lo sono, sono dette quando mancano le avventizie. Nelle chiese accreditate, ove non mancano mai le avventizie, le premanuali corrono grande pericolo.

Ma più grande pericolo corrono le messe perpetue: ed eccone la ragione. Da tanti secoli si fanno lasciti alle chiese ed ai conventi, e tutti coll'obbligo di messe perpetue; il numero di esse dunque aumenta ogni giorno. Il numero de' preti all'opposto è in ragione inversa dell'aumento delle messe: quindi ogni anno resta in ogni chiesa un numero significante di messe non dette. Per fare tacere il libertini, il papa ha stabilita una sacra congregazione chiamata della Visita apostolica, la quale ogni anno in Roma visita i libri di messe e non trovandole dette, si fa pagare a ragione di baiocchi quindici per ogni messa non detta, ed essa si assume l'obbligo di farle dire; e le dà difatti ai generali e procuratori generali de' Cappuccini, Francescani ec. Che ne fanno poi quel mercimonio di cui abbiamo parlato in un'altra nota. La chiesa ci guadagna; perchè essa non prende messe a meno di baiocchi venti, e ne paga 15; ma la maggior parte delle chiese, prima che i libri vadano alla visita, domandano la riduzione, o assoluzione, che volgarmente chiamasi il messone. La riduzione è per le messe perpetue; l'assoluzione, per le avventizie o manuali. La riduzione consiste nel ridurre a minor numero di messe gli obblighi assunti, e pe' quali si è preso il denaro; l'assoluzione, nell'essere assoluti dall'obbligo assunto di celebrare le messe, ritenendo però in buona coscienza il denaro.

L'assoluzione o riduzione, si domanda sempre al papa, ma per mezzo delle varie congregazioni, alle quali egli ha comunicato il suo potere illimitato. Gran cosa comoda pe' preti il potere illimitato del papa! Se essa è domandata da un vescovo, o da un superiore regolare, si va ordinariamente alla S. congregazione de' Vescovi e regolari, e con nove paoli si ottiene il rescritto. Si domanda per esempio che mille messe perpetue da dirsi ogni anno, sieno ridotte a cento; la S. congregazione rescrive favorevolmente; ma aggiunge di suo, per le novecento messe annue che riduce, una messa cantata, e questo si chiama il messone. Si domanda l'assoluzione di un numero di messe non dette, e la S. congregazione dichiara che saranno tutte soddisfatte con una messa cantata (messone).

Si racconta di papa Pio VI che domandato dal p. abate di S. Lorenzo fuori le mura, di cambiare in un messone 500 messe all'altare privilegiato, per le quali aveva intascato 500 scudi; il papa rispondesse che sarebbe andato egli stesso a dire il messone. Vi andò difatti; ma dopo la messa volle dal p. abate i 500 scudi.

Se poi si tratta di chiese non cattedrali, e non appartenenti a regolari; ovvero si tratti di messe manuali, allora bisogna ricorrere per l'assoluzione, o alla S. Penitenzieria, o alla Rev. Fabbrica. La S. Penitenzieria dà l'assoluzione gratis, ma con tali clausole che, appunto perchè sono giuste, non accomodano molto ai preti. Le clausole della Penitenzieria sono, primo, se le cose esposte sono interamente vere; secondo, se la povertà del petente è tale che non gli permetta assolutamente di soddisfare all'obbligo assunto; terzo, se non può soddisfare per intero, soddisfi in quella parte che gli è possibile; quarto, se in alcun tempo, anche remoto, della vita del petente egli si trovasse in grado di soddisfare o in tutto, o in parte, quell'assoluzione non gli vale, ed è obbligato a soddisfare. Queste clausole sono giustissime, e noi non oppositori per sistema, ne lodiamo la S. Penitenzieria. Però esse non tranquillizzano la coscienza di chi vuol mangiare l'altrui senza uno scrupolo al mondo. Si ricorre dunque alla Rev. Fabbrica. Il prete destinato a ricevere cotali suppliche, non le riceve senza il deposito preventivo di un baiocco per ogni messa della quale si domanda l'assoluzione: così diciannove baiocchi restano al prete, ed uno va a vantaggio della fabbrica di S. Pietro; e le messe? Un libertino potrà dire che questo è un autorizzare i furti; ma si ricordi che il papa ha la pienezza del potere; e che se egli fa da' suoi prelati condannare alla galera un povero padre di famiglia che ha rubato qualche soldo per non veder morir di stento i suoi figli, lo fa come principe temporale; mentre quando assolve i preti, lo fa come principe ecclesiastico.

Quando poi si tratta dell'assoluzione di un numero assai grande di messe, si viene anche ad una composizione; ed è perciò che il nostro prete voleva mercanteggiare per ottenere un risparmio.

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