Home > Per non dimenticare > Roma Papale > Lettera undicesima

Il giuoco delle carte

Nota 8. alla lettera undicesima di Roma Papale 1882

Noi Italiani non abbiamo sul giuoco di carte quelle idee così rigorose che ne hanno i forestieri. Il giuoco delle carte noi lo stimiamo cattivo quando si giuoca a que' giochi di azzardo ne' quali si può perdere molto, e si eccitano le passioni; lo stimiamo cattivo quando si perde in esso molto tempo: ma quando si giuoca a quei giuochi ne' quali non vi è azzardo, non vi è eccitamento alle passioni, e che ha per iscopo una distrazione onesta; noi lo stimiamo un divertimento in se stesso innocente. Potremo errare; ma noi non vediamo una differenza essenziale fra il tresette, per esempio, ed il giuoco di dama o di scacchi, e non sappiamo comprendere perchè l'uno sia stimato innocente, e l'altro colpevole. Del resto noi siamo abituati così; in Roma i preti i più esemplari non si fanno scrupolo di passare al sera una o due ore al giuoco delle carte: si giuoca ordinariamente fra' preti, di un baiocco per partita, per attaccarvi un piccolo interesse, senza pericolo nè di rovinarsi, nè di eccitare le passioni. È vero che vi sono in Roma de' preti che giuocano a giuochi di azzardo; ma cotali giuochi sono stimati illeciti, e si fanno nascostamente.

« Nota precedente | Lettera | Nota successiva »