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Due prelati romani

Nota 5. alla lettera undicesima di Roma Papale 1882

Si fa qui allusione a due prelati che erano allora, per dirlo con un francesismo, i leoni delle dame romane. Di questi due prelati uno è caduto in disgrazia, per tutt'altro che per la sua galanteria; l'altro conserva, insieme colla galanteria, la grazia di Pio IX, ed è in posto cospicuo. Que' due prelati erano sempre insieme nelle loro imprese galanti. Avevano preso in affitto un giardino in luogo remoto (sui prati di Castel S. Angelo, verso porta Angelica) con casino; ed io ho saputo dal profumiere che fornì gli oggetti di toelette per quel giardino, che i prelati pagarono per essi la ingente somma di cinquecento scudi romani: doveva al certo essere magnificamente fornita. Essi, dopo le veglie che finiscono al più tardi alle undici, cambiavano abiti, ed andavano al giardino, e trovavano da' loro provveditori il casino fornito per finire allegramente la notte. Allo spuntare del giorno, e nell'inverno anche prima, andavano in casa, e si levavan da letto sempre dopo il mezzogiorno. Queste cose non erano misteri per nessuno; eppure nessuno de' superiori vi ha trovato nulla a ridire. Io conosceva uno di questi prelati intimamente, e potrei raccontare degli aneddoti assai brutti della sua vita. Una volta mi credei obbligato in coscienza di avvertirne il cardinal vicario, ma egli mi si strinse nelle spalle, e mi disse che non poteva far nulla. Poteva però far tutto quando si trattava di gente povera e senza protezione.

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