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Vescovi in Roma

Nota 1. alla lettera undicesima di Roma Papale 1882

Il vescovato nella curia romana non è più considerato tanto come un ufficio, quanto come dignità: esso è considerato come una croce di un ordine cavalleresco. Il Concilio Lateranense V, sotto Leone X, stabilì i vescovi titolari, cioè vescovi senza Chiesa, che comunemente si chiamano vescovi in partibus, cioè vescovi col titolo di un paese posseduto dai Turchi o dagli idolatri. Ordinariamente sono tutti arcivescovi, ed anche patriarchi, e sono impiegati nelle missioni come vicari apostolici, ed allora sono eletti dalla Propaganda, e pubblicati dal papa nel prossimo concistoro: ovvero sono impiegati nella diplomazia, o sono segretarii delle principali congregazioni ecclesiastiche: o sono canonici delle patriarcali eletti vescovi non per altro che per cantare le messe. Vi sono anche in Roma de' patriarchi titolari, per avvilire, sembra, la Chiesa orientale; imperciocchè quando il papa funziona, il patriarca titolare di Costantinopoli e quello di Alessandria sono seduti sopra una panchetta allato del trono, ed uno di essi deve sostenere il libro aperto avanti al papa, e l'altro tenere in mano la candela per fargli lume.

Nella diplomazia è stabilito che i nunzi debbono essere arcivescovi: ed ognuno sa che i diplomatici non sono gli uomini i più spirituali. Quando dunque il papa ha bisogno di un nunzio, cerca un diplomatico, lo fa arcivescovo e lo manda. Io ho conosciuto in Roma un avvocato che era tutt'altro che buon cattolico; ma era diplomatico: oggi questo avvocato è arcivescovo e nunzio apostolico. È noto in Roma il fatto di un arcivescovo nunzio apostolico presso una corte di Europa, il quale sfidò a duello un altro diplomatico per gelosia di una ballerina. Oggi cotesto arcivescovo è cardinale.

Vi sono in Roma degli impieghi per i quali bisogna, non si sa perchè, essere vescovi: l'Elemosiniere, cioè colui che dispensa le elemosine del Papa, deve essere un vescovo in partibus: vescovo deve essere il sagrestano del Papa che ha la custodia del guardarobe pontificio. Così in Roma non vi sono mai meno di un quaranta vescovi, senza contare i cardinali che lo sono quasi tutti; eppure nel 1837, quando vi era il colera, non si trovava un vescovo che andasse a cresimare i bimbi colerosi negli ospedali; ed il papa, invece di andar lui, o di obbligare i vescovi ad andarvi, con la pianezza del suo potere, diede la facoltà ad un Capuccino, che era nell'ospedale di S. Spirito presso il Vaticano, di cresimare, sebbene non fosse che semplice prete.

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