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Studio delle antichità ecclesiastiche

Nota 9. alla lettera decima di Roma Papale 1882

Lo studio delle antichità cristiane è utilissimo, e direi quasi necessario per coloro che sono chiamati ad insegnare e difendere il Cristianesimo; ma due qualità difficili a trovarsi sono necessarie nella persona che si dà a quello studio, acciò esso sorta un effetto giovevole al cristianesimo. La prima è di darsi a quello studio scevro dai pregiudizi. Se si va con animo prevenuto per trovare nell'antichità di che appoggiare le nostre opinioni preconcette, quello studio non servirà che a mantenerci nell'errore. È in questa maniera che si studiano le antichità ecclesiastiche in Roma, è in questa maniera che sono studiate da' Puseiti. La seconda difficoltà a superarsi in quello studio è questa. Per poter studiare con profitto le antichità ecclesiastiche, bisogna essere profondamente istruiti nella critica, nella patristica e nell'archeologia, senza di che, si darà corpo alle ombre come ha fatto il P. Mamacchi.

Bisogna inoltre ritenere che lo studio dell'antichità non può essere un criterio di verità: un errore non diviene una verità perchè è antico. Quindi in materia religiosa l'antichità ecclesiastica non può fare autorità in materia di dottrina; l'autorità in materia di dottrina non può essere che la Bibbia. L'antichità ecclesiastica bene studiata ci porta anzi a conoscere l'origine ed il progresso degli errori in materia religiosa, e sotto questo punto di vista quello studio è utile, e forse anche necessario ai ministri del Vangelo.

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