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Come la interpretano i Cattolici

Nota 3. alla lettera decima di Roma Papale 1882

Il Valdese accondiscese a servirsi della regola data dal Concilio di Trento, per combattere la Chiesa romana con le stesse sue armi, e convincerla di contraddizione. Del resto noi non conosciamo decreto più assurdo che quello del Concilio di Trento sulla interpretazione della Bibbia. Il Concilio ordina (sess. IV) che, nelle cose appartenenti alla fede, ai costumi ed alla edificazione, s'interpreti la Bibbia nel senso della Chiesa romana, alla quale solo appartiene giudicare del vero senso e della interpretazione delle Scritture. Ridotto questo decreto alla più semplice espressione, è il papa l'unico interprete della Bibbia, come lo confessano tutti i teologi della Chiesa romana. Egli determina quello che si deve credere, quello che si deve fare; la Bibbia così diviene la espressione della volontà del papa, non la religione di Cristo; ed i seguaci del papa potranno esser chiamati papisti, cattolici romani, ma cristiani non mai. Il papa in questo sistema è superiore, o almeno eguale a Dio.

Supponete uno stato retto a monarchia assoluta, nel quale il sovrano è l'unico legislatore; chi avrà l'autorità d'interpretare la legge? solo il sovrano. E, a maggiore chiarezza di questa dottrina, rammentiamo che l'interprete può agire in tre modi: in modo autoritativo, dando una interpretazione che sia legge, che definitivamente decida; in questo modo il solo legislatore, e nessun altro può interpretare. Vi è un secondo modo d'interpretazione, ed è il modo chiamato ministeriale, che è il modo col quale i magistrati nelle loro sentenze interpretano le leggi. Questa interpretazione è soggetta alle leggi, e non forma legge. Nel primo modo interpreta il papa, obbligando tutti sotto pena di dannazione eterna a ricevere la sua interpretazione come una legge: nel secondo modo interpretano le Chiese protestanti nelle loro professioni di fede, senza obbligare nessuno ad accettarle e senza condannare all'inferno coloro che non le accettano. Ed ecco il perchè le professionali di fede protestanti possono essere soggette a modificazioni, perchè sono sottoposte alla Bibbia, come le sentenze de' magistrati possono essere riformate, perchè sottoposte alla legge.

Vi è un terzo modo d'interpretazione che è il giudizio privato, o come altri lo chiamano il libero esame, e questa è la interpretazione che si fa da' predicatori, da' dottori, ed anche dai semplici fedeli; ma questa è una interpretazione privata e personale che non obbliga alcuno a seguirla, è la interpretazione che concilia (come abbiam detto nella nota precedente) l'autorità assoluta della Bibbia con la libertà dell'individuo.

Ora vediamo brevemente le differenze che passano fra la interpretazione della Bibbia secondo i Cattolici, e la interpretazione secondo i Protestanti; ritenendo però sempre in mente questa differenza essenziale che le interpretazioni cattoliche sono autoritative e sono obbligatorie come la Bibbia, ed anche più; mentre le interpretazioni nostre non lo sono.

La prima differenza consiste in questo, che quando i Protestanti vogliono interpretare un passo della Bibbia, cercano nella Bibbia stessa de' passi paralleli più chiari: e così avviene che le interpretazioni protestanti non possono mai essere contrarie, ed annullare un passo della Bibbia sotto pretesto d'interpretarlo. Ma le interpretazioni cattoliche romane, prese per la più parte dalla pretesa tradizione, hanno sovente il difetto che avevano le interpretazioni dei Farisei, di annullare cioè un comando espresso di Dio per la loro tradizione. Per esempio, Dio dice nel secondo comandamento della legge: "Non farti scultura alcuna nè immagine alcuna… non adorar quelle cose, e non servir loro." Il comando è chiaro, e, per noi e per tutte le persone che non hanno rinunciato al senso comune, non ha bisogno di essere interpretato. Ma la Chiesa romana lo interpreta, togliendo in primo luogo questo comandamento da' suoi catechismi; poi, invocando non so quale tradizione, lo annulla, facendo sculture ed immagini, ed ordinando il culto di esse. E quando le è rimproverato cotal culto e le è citato il secondo comandamento di Dio, essa lo interpreta inventando tre barbari nomi di latria, iperdulia e dulia, dicendo che il culto di latria è dovuto solo a Dio, e gli altri si possono dare alle creature ed alle immagini. Questo è un solo esempio; ma potremmo dire altrettanto di tutte le altre particolari dottrine della Chiesa romana.

La seconda differenza è, che quando noi interpretiamo un passo della Bibbia con altri passi, esortiamo i nostri ascoltatori a verificare i passi che citiamo. Perciò si vedono i Protestanti che si occupano seriamente di religione, andare alla chiesa con la loro Bibbia e riscontrare i passi citati dal predicatore. Così facevano i discepoli di Berrèa che sono perciò lodati dallo Spirito Santo nel capo XVII degli Atti apostolici. La Chiesa romana, al contrario, prima toglie la Bibbia dalle mani del popolo; poi la cita in latino, cioè in una lingua non conosciuta dal popolo; finalmente non permette controllo alcuno.

La terza differenza è che noi non diamo le nostre interpretazioni come leggi, e non ci rendiamo nè giudici della Scrittura, nè legislatori del popolo; imperciocchè noi insegnamo che tutte le cose necessarie a salute sono contenute così chiaramente nella Scrittura da non aver bisogno di alcuna interpretazione. La Chiesa romana, al contrario, dice di essere il giudice infallibile delle Scritture, e vuole che le sue interpretazioni abbiano la stessa autorità che la Parola di Dio. Tale pretensione a noi sembra empia ed assurda; i papi sono uomini peccatori, benchè si facciano chiamare santissimi; ed è una empietà ed una assurdità insieme, che i peccatori vogliano essere giudici infallibili del senso della legge che condanna i loro peccati. Se questo principio si ammettesse nella legislazione criminale, ogni ladro, ogni assassino sarebbe il più grande galantuomo. Ammettere che uomini peccatori possano essere giudici ed infallibili interpreti del senso della Parola di Dio sulla quale dovranno essere giudicati, è una empietà ed una assurdità inconcepibile. Dio nel suo giudizio potrà aver riguardo alle loro pretese infallibili interpretazioni? Invece di essere essi sottomessi alla Parola di Dio, essi sottomettono la Parola di Dio a loro! Come sarebbe servito un padrone, se i servi potessero interpretare i suoi ordini positivi, spesso in senso contrario? Gli uomini debbono essere soggetti alla religione; ma i papi assoggettano la religione a loro stessi. Il solo re può autorevolmente interpretare i suoi editti; il solo Spirito Santo può dunque autorevolmente interpretare la Bibbia, che è il suo editto. Anzi posto che vi sia un uomo il quale possa autorevolmente interpretare la Parola di Dio, cotesto uomo avrebbe una autorità maggiore di quella di Dio; perchè il popolo non potrebbe seguire la legge, ma dovrebbe seguirne la interpretazione: quindi egli sarebbe al di sopra del legislatore. Ecco l'empietà e le assurdità che si ammettono ammettendo il tribunale preteso infallibile della Chiesa romana per la interpretazione della Bibbia!

Oltre a ciò, come farò io per assicurarmi che la Chiesa romana è la sola infallibile interprete della Bibbia? lo crederò perchè essa lo dice? Ma allora essa sarebbe giudice e testimonio nella propria causa. Dovrò cercare i suoi titoli nella Scrittura? Ma dovrò cercarli nella Scrittura come essa è, o come è dalla Chiesa romana interpretata? Nel primo caso, io sarò l'interprete della Scrittura; e se posso interpretarla in questo caso, perchè non potrò farlo egualmente negli altri? Nel secondo caso, la Chiesa romana testimonierebbe del suo giudizio disinteressato in causa propria?

La quarta differenza fra le nostre interpretazioni e quelle della Chiesa romana, consiste in questo: nessuno ci ha potuto, fino ad ora almeno, accusare di contorcere la Scrittura per il nostro guadagno, o servirsi di essa per accumulare ricchezze o dignità mondane. Ma la Chiesa romana è innocente su questo? Nel diritto canonico, 1. p. dist. 22 cap. Sacrosancta, vi è un decreto attribuito all'infallibile Anacleto nel quale è detto che S. Pietro fu chiamato Cefa cioè il capo, ed il principio dell'apostolato: ed ogni scolaretto sa che Cefa è parola siriaca che significa Pietro e niente altro: ecco una infallibile interpretazione! Nella nona sessione del Concilio Lateranense V, le parole del salmo LXXII, ove è detto: "Tutti i re della terra lo adoreranno, tutte le nazioni gli serviranno," sono interpretate come se fossero state dette per il papa; e poco dopo, interpretate come dette per il papa, quelle parole di Gesù Cristo: "Ogni podestà mi è stata data e nel cielo e sulla terra." L'infallibile Bonifacio VIII, nella sua estravagante unam Sanctam, dice che tutti debbono essere soggetti al papa, perchè è scritto: "E vi sarà un sol gregge, ed un solo pastore:" dice che anche la potestà civile deve essere sottomessa al papa, perchè è scritto: "Nel principio Iddio creò il cielo e la terra;" il papa deve avere anche il potere temporale, perchè nel capo XXII di Luca sta scritto: "Ecco qui due spade." Ecco alcuni pochi esempi dell'uso che fanno i papi del monopolio della interpretazione della Bibbia!

La quinta ed ultima differenza consiste in questo, che i protestanti non possono essere accusati di volgere con le loro interpretazioni la Bibbia in un senso profano e ridicolo; ma la Chiesa romana giunge anche a questa empietà con le sue interpretazioni. Non vogliamo qui parlare delle scurrilità individuali tanto frequenti, che abbiamo accennate in un'altra nota; ma indicheremo alcuni esempi d'interpretazioni ufficiali, nelle quali la Parola di Dio è esposta allo scherno. Il secondo concilio Niceno per definire la adorazione delle immagini, interpreta alcuni passi della Bibbia per applicarli a quella adorazione: si cita quel passo del capo II, V. 14 de' Cantici: "Fammi vedere il tuo aspetto, fammi udir la tua voce," e quell'altro: "Dio creò l'uomo alla sua immagine, secondo la sua simiglianza;" e quell'altro: "Abrahamo s'inchinò al popolo del paese;" "Mosè s'inchinò al suo suocero;" e: "Giacobbe benedisse Faraone;" e finalmente il passo del Vangelo (Luc. VIII, 16): "Niuno accesa una lampana, la copre con un vaso o la mette sotto il moggio; anzi la mette sopra il candelliere." Queste interpretazioni ridicole sono date da un Concilio infallibile, ritenuto dalla Chiesa romana per Concilio universale; ma oltre a ciò, papa Adriano, rispondendo ad un libro di Carlo Magno contro il culto delle immagini, aggiunge alla infallibilità del Concilio la infallibilità propria; dice che i padri di quel Concilio citarono giustamente que' passi.

Chi poi desiderasse vedere qualche cosa di peggio, per vedere come la Chiesa romana con la sua pretesa infallibile interpretazione mette in ridicolo la Parola di Dio, non ha che a prendere in mano il libro del gran papa Innocenzo III sui misteri della messa, il cerimoniale romano, il razionale di Durante, il libro del Toledo sulla istruzione pe' preti, i libri di S. Alfonso de' Liguori approvati ultimamente dalla Chiesa romana, nella sua canonizzazione. In essi troverà che l'altare sopra il quale si dice la messa deve essere di pietra, perchè è scritto che la pietra era Cristo, che si debbono accendere i lumi in pieno giorno, perchè Gesù Cristo ha detto: Io sono la luce del mondo; che il prete deve baciare l'altare, perchè sta scritto: Bacimi egli de' baci della sua bocca (Cant. I, 2); che il prete volta le spalle al popolo, perchè è scritto! Tu mi vedrai di dietro (Esodo XXXIII, 23); che il chierico che serve la messa, ed il diacono e suddiacono delle messe cantate, debbono sempre essere vicini al prete, perchè è scritto: Là ove io sarò, sarà altresì il mio servitore; che il prete si lava le mani due volte nella messa, perchè è scritto: Amplius lava me; che il vescovo cambia di scarpe prima di cantare la messa, perchè è scritto: Tratti le scarpe da' piedi; perciocchè il luogo sopra il quale tu stai è terra santa (Es. III, 5); che calza le scarpe di tela d'oro, perciocchè è scritto: O quanto son belli sopra questi monti i piedi di colui che porta le buone novelle! (Is. LII, 7); il vescovo si cuopre le mani co' guanti di seta, perchè è scritto: Non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra (Matt. VI, 3). Potremmo citare una quantità immensa di passi così interpretati dalla Chiesa romana; ma questi bastino, perchè ognuno possa conoscere l'uso che la Chiesa romana fa della Bibbia, e quanto sia empia ed assurda la sua pretensione al monopolio della interpretazione.
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