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Come si seppelliscono i morti in Roma

Nota 15. alla lettera nona di Roma Papale 1882

Per chi non sapesse come fino al 1847 si seppellivano i morti in Roma, lo diremo in questa nota.

Vi è in Roma un cemeterio presso la basilica di S. Lorenzo, circa un miglio fuori della città. Ma quel cemeterio è per i non privilegiati: i cardinali non vi vanno, i frati e le monache neppure; i nobili hanno tutti la sepoltura gentilizia in qualche chiesa, e tutti costoro sono sepolti nelle chiese. Il cemeterio è formato di larghe fosse o camere sotterranee; si apre la bocca di una di queste fosse profonde, e si gettano in essa i cadaveri alla rinfusa: poi si mette sopra una pietra quadrata, e così si seppelliscono i cadaveri nella santa città.

La maniera poi del trasporto era la più barbara che si potesse immaginare. La sera nella prima ora partiva il cadavere dalla parrocchia: precedeva un chierico con una piccola croce ed un lanternino chiuso, ed un prete; seguivano due beccamorti col cadavere sopra una piccola bara, e così si andava all'ospedale della Consolazione, ov'era il deposito de' cadaveri di tutte le parrocchie. Per molte parrocchie il tragitto è assai lungo, quindi i beccamorti dovevano riposarsi; allora lasciavano il cadavere sulla strada, ed essi col prete entravano in una osteria per rinfrescarsi. Nelle serate oscure e piovose è più volte accaduto che i passanti e le carrozze abbiano urtato e rovesciato il cadavere abbandonato.

Giunti al deposito, seguiva un'altra scena di orrore: i beccamorti seduti sulle casse o giocavano alla mora, o facevano conversazioni della moralità che può immaginarsi da quella feccia di canaglia che essi sono. Quando tutti i cadaveri erano stati portati, allora erano posti sopra un carro scoperto accatastati gli uni sopra gli altri, e così erano trascinati al cemeterio accompagnati da due beccamorti che andavano fumando e cantando canzoni oscene: là erano scaricati dal carro e gettai nelle sepolture.

Nel 1847 il trasporto de' cadaveri incominciò a farsi in modo non indecente, ed io che scrivo vi ebbi molta parte. Un principe romano, che non voglio nominare, domandò la privativa di trasportare con decenza i cadaveri al cemeterio, a condizione che le famiglie pagassero otto paoli di più per ciascun morto. Il cardinal Patrizi mi fece l'onore di comunicarmi quel progetto, e domandarmi il mio parere. Io dimostrai che quello era un vero mercato di cadaveri; e che l'appaltatore ne avrebbe ricavato un benefizio netto di circa 1500 scudi all'anno. Feci un controprogetto nel quale dimostrai che, senza aggravare di più le famiglie e con quello stesso che si spendeva per quell'orribile trasporto, se ne sarebbe fatto uno più decente. Il mio progetto fu adottato: si fecero quattro decenti carri funerari, che ogni sera vanno a raccogliere i cadaveri nelle parrocchie, e ciascun carro, accompagnato da un prete, conduce direttamente i cadaveri al cemeterio. Il modo però di seppellirli non è cambiato.

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