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Argomenti del card. Bellarmino per le reliquie

Nota 13. alla lettera nona di Roma Papale 1882

Cardinal Bellarmino, de reliquiis sanctor. lib. 2, cap. 2, prova il culto delle reliquie co' seguenti argomenti biblici.

Primo: Esodo XIII, 19, ove è detto che Mosè nel partire dall'Egitto col popolo prese seco le ossa di Giuseppe.

Secondo: Deuteron. XXIV, 5, 6, ove è detto che il Signore seppellì il corpo di Mosè.

Terzo: 2 Re XIII, 21. Le reliquie di Eliseo risuscitano un morto che le tocca.

Quarto: 2 Re XXIII, 18. Giosia bruciò le ossa de' morti, ma rispettò quelle di un profeta, ed ordinò che si rispettasse il suo sepolcro.

Quinto: Isaia XI, 10. "Il suo sepolcro sarà glorioso:" parla del sepolcro di Cristo.

Sesto: Matt. IX, 20. La donna malata di flusso di sangue guarisce toccando la veste di Gesù Cristo.

Settimo: Atti XIX, 12, ove è detto che gli asciugatoi e li grembiuli di S. Paolo guarivano gl'infermi.

Ottavo: Atti V, 15, ove è detto che l'ombra di S. Pietro guariva gl'infermi.

Vediamo ora brevemente quanto valgano queste ragioni.

Il primo fatto citato dal Bellarmino potrà esser di qualche valore per chi non ha mai letta la Bibbia; ma chi la conosce sa che quel fatto prova tutt'altro che il culto delle reliquie. In primo luogo, Mosè trasportò il corpo di Giuseppe nella terra promessa per seppellirlo, non già per adorarlo, nè mai fu adorato, nè gli furono indirizzate preghiere di sorta: dunque questo fatto non prova il culto delle reliquie.

In secondo luogo, chi ha la Bibbia in mano legge il passo citato dal Bellarmino, e vede che se Mosè trasporta il corpo di Giuseppe, fu per tutt'altro che per prestargli un culto: "E Mosè prese seco le ossa di Giuseppe; perciocchè egli (Giuseppe) aveva espressamente fatto giurare i figliuoli d'Israele, dicendo: Iddio per certo vi visiterà; allora trasportate di qui le mie ossa con voi." Gl'Israeliti dunque le trasportarono per adempiere il loro giuramento; e Giuseppe ordinò tal cosa, perchè fosse una testimonianza della sua profezia ch'egli aveva fatta per fede: "Per fede Giuseppe, trapassando, fece menzione dell'uscita de' figliuoli d'Israele, e diede ordine intorno alle sue ossa" (Ebr. XI, 22). Difatti cosa fecero gl'Israeliti? Non seppellirono Giuseppe, ma lo imbalsamarono e lo posero in un cataletto (Gen. L, 26); e quando furono entrati nella terra promessa, non misero il corpo di Giuseppe sopra un altare, non lo divisero in pezzetti, ma lo seppellirono in Sichem (Gios. XXIV, 32). Ecco quanto vale questo primo argomento.

Il secondo argomento prova ancor meno del primo, se fosse possibile. "E il Signore lo seppellì (Mosè) nella Valle, nel paese di Moab, dirimpetto a Betpeor; e niuno, infino a questo giorno, ha saputo ove fosse la sua sepoltura" (Deut. XXXIV, 6). Tanto è lungi questo fatto di provare il culto delle reliquie, che prova tutto il contrario. Dio nascose il corpo di Mosè, acciò non fosse occasione di un culto superstizioso.

Il terzo argomento trova parimente la sua soluzione nella Bibbia. Pochi versetti prima lo Spirito Santo dice che Eliseo moribondo promise tre vittorie consecutive degl'Israeliti sopra i Siri che erano allora potentissimi. Un anno dopo la morte, di Eliseo, mentre alcuni Giudei andavano a seppellire un morto videro certe schiere di Moabiti, e presi dal timore gettarono il cadavere nel sepolcro di Eliseo, e si diedero alla fuga. Dio risuscitò quel cadavere, perchè gl'Israeliti si rammentassero le parole del suo profeta, e non temessero. Difatti la Scrittura non dice che portassero appositamente quel cadavere al sepolcro di Eliseo; ma che vi si trovarono a caso: non lo posero lì acciò fosse risuscitato; ma ve lo gittarono per fuggir presto; e dopo la risurrezione di quel morto, non è mai detto che gl'Israeliti venerassero le reliquie del profeta.

Il quarto fatto citato dal Bellarmino non prova neppur nulla. La Bibbia ci dice che quando Geroboamo stabilì la idolatria, ed eresse un altare in Betel, "un uomo di Dio venne di Giuda in Betel" e profetizzò solennemente alla presenza del re e del popolo, che sarebbe venuto un re per nome Giosia, che avrebbe distrutto quell'altare e bruciate sopra esso le ossa de' morti (1 Re XIIII, 1, e seg.). Quando tanti anni dopo il re Giosia distrusse quell'altare, e bruciò sopra di esso le ossa degl'Israeliti idolatri (2 Re XXIII), vide un sepolcro, e domandò di chi era; allora gli fu detto che era il sepolcro di quel profeta che aveva predetto quello ch'egli aveva fatto; allora disse: "Lasciatelo stare, niuno muova le ossa di esso." Da qui al culto delle reliquie vi è gran differenza. Giosia non s'inginocchiò davanti a quel corpo, non ordinò che si venerasse; anzi ordinò che si lasciasse in pace nel suo sepolcro.

Quando poi il cardinal Bellarmino cita il passo del cap. XI d'Isaia si mostra uomo di malafede. Il profeta parla del Messia, ma non parla del suo sepolcro; e quand'anche parlasse del suo sepolcro, non direbbe che deve essere adorato: un sepolcro può dirsi glorioso senza che però gli si dovesse prestare un culto religioso. Però il profeta non parla del sepolcro di Cristo, e Bellarmino lo sapeva, perchè conosceva l'ebraico. Isaia non si serve della voce ebraica scheol che significa sepolcro; ma della voce menuchat che significa sede, riposo: onde la versione letterale di quel passo è: "E la sua sede sarà gloria."

La donna che guarì dal flusso di sangue non fu guarita per la virtù che uscisse dalla veste, ma dalla persona del Signore, e Gesù Cristo stesso ce ne avverte (Luc. VIII, 46), perchè egli sapeva l'abuso che si sarebbe fatto di quel miracolo; inoltre, parlando alla donna, egli non dice: La mia veste, ma: La tua fede ti ha sanata.

I due ultimi fatti provano soltanto che Dio per mezzo de' miracoli ha voluto confermare la predicazione de' suoi Apostoli, e nulla più di questo. Trovatemi difatti che que' primi Cristiani adorassero o pregassero l'ombra di S. Pietro o i fazzoletti di S. Paolo.
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