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Penna di S. Michele

Nota 10. alla lettera nona di Roma Papale 1882

Non vi è nessuno che in Roma non sia persuaso della falsità delle reliquie; ma i preti dicono che non è la reliquia che opera i miracoli, ma la fede di chi prega; inguisachè quand'anche la reliquia sia falsa, pure essa opera prodigi quando è adoperata con fede. A questo proposito vi è fra' preti questo proverbio: "Non è il legno della barcaccia, è la fede che mi caccia." Per intenderlo bisogna conoscere il fatto che si dice gli abbia dato origine. Si cacciava il diavolo dal corpo di una donna ossessa, e si cacciava con una reliquia della croce; quella reliquia però era falsa; invece di essere un pezzo di legno della vera croce, era un pezzo di legno che aveva appartenuto ad una vecchia barca: perciò il diavolo nell'uscire disse quella parola che è passata in proverbio in bocca de' preti.

Un fatto accaduto ai nostri tempi in Roma merita di essere qui rapportato. Vi era in Roma un prete, un tale abate Petrucci, che era un vero tipo d'ignoranza, di sciocchezza e di bigottismo. Un prete impiegato alla custodia, delle reliquie gli fece credere che fra le reliquie, nella custodia vi era una penna dell'arcangelo S. Michele che aveva perduta nel combattimento avuto con Satana. L'abate Petrucci s'invogliò di averla, e tormentava ogni giorno il prete suo amico; questi, per levarsi la noia e per ridere sulla semplicità di quello stupido, prese una penna di cigno, vi appiccò con un filo di seta un suggello e la consegnò allo stupido abate; il quale andò subito all'ospizio di S. Michele a Ripa, per far vedere questo tesoro all'abate D. Giuseppe Bianchini che era allora superiore di quell'ospizio. Il Bianchini rise della semplicità del Petrucci e cercò persuaderlo che S. Michele non era un animale a piume, poi lo licenziò. Il Petrucci stimava molto il Bianchini; ma temeva di fare un atto di profanazione, gettando via la santa piuma. Prese dunque questo espediente degno di lui. Nel tornare in casa doveva passare sul ponte Sisto; quando fu sul ponte, s'inginocchiò e pregò S. Michele ad operare un prodigio per chiarirlo se quella piuma era sua o no; il prodigio doveva essere questo; se la piuma è di S. Michele essa deve galleggiare, sulle acque del Tevere, se non la è di lui, deve andare al fondo. Pieno di fede si alza, e getta dal ponte la piuma nel fiume. Come è naturale, la piuma galleggiò. Allora il povero Petrucci fu alla disperazione, e corse gridando alla riva per ricuperare la santa piuma.

Le persone che lo avevano veduto inginocchiato sul ponte, si erano fermate per curiosità; e vedendo che gettava una piuma, e che si disperava per ricuperarla, gli andarono dietro, e volevano condurlo al manicomio, e ve lo avrebbero condotto, se non vi fossero state persone che lo conoscevano le quali lo condussero in casa.
Il prete impiegato alla custodia, per aver fatta questa burla, fu destituito.
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