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Tribunale criminale del Vicariato

Nota 12. alla lettera ottava di Roma Papale 1882

La polizia romana non può far nulla sopra le donne di mala vita; esse sono sotto la giurisdizione assoluta del Vicariato. Affinchè si conosca alquanto questo tribunale, vediamo come esso procedeva fino al 1842. Quando un parroco denunciava o faceva carcerare una donna, od anche un uomo, per mal costume, la informazione del parroco formava la base del processo. Il parroco nel fare la sua denuncia la dirigeva o al cardinal Vicario, o a Monsignor Vicegerente, come meglio gli piaceva; e mandava la informazione al luogotenente criminale per mezzo del suo beccamorti. Il luogotenente criminale procedeva alla carcerazione, e poi mandava alle carceri il giudice istruttore per fare il costituto: di rado era ascoltato un qualche testimonio. Dopo questo che chiamavasi processo, il luogotenente portava la causa avanti il Vicario o Vicegerente, secondochè era indirizzata la relazione del parroco. Il cardinal Vicario o Vicegerente, testa a testa col luogotenente, senza ascoltare l'imputato, senza ammetterlo alla difesa, pronunziava la condanna che poteva estendersi fino a dieci anni, senza appello.

Quando nel 1842 (o 1843, non ricordo bene) fu fatto Vicegerente Monsignor Vespignani, uomo non dotto, ma coscienzioso, raccappricciò nel dover condannare persone senza neppure ascoltarle. Parlò col cardinal Patrizi Vicario, per moderare quella infame pratica, e lo trovò contrario: allora ne parlò al papa, il quale comprese la ragione e con un chirografo moderò quella pratica: ed ora le difese sono ammesse: il cardinal Vicario e Vicegerente non sono più giudici singolari, ma giudicano con due assessori; non possono pronunziare una pena maggiore di tre mesi; e le cause di pena maggiore devono essere giudicate in una congregazione di otto giudici, alla quale deve assistere il procuratore del fisco e l'avvocato de' poveri.

Il povero Monsignor Vespignani incorse per cotal cosa l'odio del cardinal Patrizi, il quale lo fece levare da Vicegerente, e lo fece mandare vescovo ad Orvieto, ove è ancora senza aver potuto avere il cappello cardinalizio.
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