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Perchè S. Pietro non voleva che Gesù morisse?

Nota 7. alla lettera settima di Roma Papale 1882

Il fatto che S. Pietro soleva dissuadere il Signore dall'incontrar la morte, è, secondo noi, una prova che la promessa fatta in quel momento da Gesù non riguardava per nulla un papato che avrebbe incominciato a godere S. Pietro dopo la morte di Gesù. Se tale fosse stato il senso di quella promessa, S. Pietro si sarebbe per lo meno taciuto nel sentire annunziare la prossima morte del suo maestro, e se per inconsideratezza, o per un eccesso di amore avesse fatto la osservazione che fece, il Signore nè lo avrebbe chiamato Satana, nè lo avrebbe così fortemente rimproverato. La ragione per cui lo rimproverò così fortemente è data dal Signore istesso: "Tu non hai il senso alle cose di Dio, ma alle cose degli uomini." Pietro, educato nella dottrina giudaica, aveva per la rivelazione di Dio conosciuto che Gesù era "il Cristo, il figliuolo dell'Iddio vivente;" ma intendendo carnalmente la Bibbia, come la intendevano i Giudei, sebbene credesse che Gesù fosse il Cristo, il Messia, non però comprendeva ch'egli fosse il Salvatore delle anime. Egli pensava, come tutti i Giudei, che il Cristo dovesse venire non per salvare il mondo, ma per ristabilire nel suo splendore terrestre la nazione giudaica: egli credeva che Gesù fosse il Messia; lo aveva allora allora confessato; ne aveva riportato lode: quindi sentire annunziare la sua morte, rovesciava tutte le sue idee; e perciò dice: "Signore, tolga ciò Iddio; questo non ti avverrà punto." Il Messia, secondo lui, doveva regnare, non essere ucciso. E non comprendeva, come non lo comprendevano neppure gli atri discepoli, che Gesù doveva prima riscattare le anime soddisfacendo alla divina giustizia, e poi assidersi alla destra di Dio, per tornare a suo tempo a compiere le promesse fatte ad Israello.

Sopra questo fatto dobbiamo osservare che S. Pietro errava materializzando le profezie appartenenti a Cristo, mentre i pretesi loro successori errano nel senso opposto.

Due generi di profezie vi sono nell'antico Testamento riguardo al Cristo: quelle che descrivono il suo regno glorioso come Messia sopra Israele e sul mondo; e quelle che riguardano il Cristo come Redentore degli uomini. Gli Ebrei, che non riguardavano che la loro propria nazione, che credevano maledetti da Dio tutti quelli che non erano ebrei, si erano fitti in capo che il Cristo non dovesse venire che per loro. L'opera del Cristo, secondo loro, doveva consistere unicamente nel ristabilire la loro nazione, e renderla la prima nazione della terra; e molte in vero ve ne sono altre che predicano chiarissimamente il Cristo Redentore, che doveva soffrire e morire per mano de' Gentili, che doveva essere l'uomo de' dolori, che doveva portare tutti i nostri peccati, per procacciarci salvezza.

Queste profezie non erano da' Giudei rigettate; ma, a forza d'interpretazioni teologiche, i rabbini facevano loro dire il contrario di quello che realmente dicevano; e nessuno fra' Giudei, non eccettuato Pietro, credeva che il Messia dovesse essere ucciso. Il Signore, dopo che i discepoli confessarono per bocca di Pietro ch'egli era il Messia, voleva fargli ben comprendere le profezie: ed allora fu che Pietro ritornò al senso carnale di esse, e fu dal Signore rimproverato.

Abbiamo detto che la Chiesa romana va all'eccesso opposto spiritualizzandole, difatti essa non ammette la seconda gloriosa venuta di Gesù Cristo come Messia, e così a forza di spirituralizzare le profezie che riguardano la seconda gloriosa venuta del Cristo, le annullano per le loro interpretazioni.

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