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Il P. Perrone calunniatore de' Protestanti

Nota 4. alla lettera sesta di Roma Papale 1882

Fa pietà nel vedere quale orribile abuso facciano della storia e del buon senso i preti romani, quando parlano de' Protestanti: le più atroci calunnie, le mille volte confutate, sono da essi, con faccia di bronzo, le mille volte ripetute.

Perchè i nostri lettori possano averne un saggio, citeremo alcuni brani dell'operetta popolare che il più grande teologo romano vivente, il P. Giovanni Perrone gesuita, pubblicava nel 1852 col titolo "Catechismo intorno al Protestantesimo ad uso del popolo."

"Il nome di protestante, e di protestantesimo viene adoperato a significare la ribellione di tutte le moderne sette contro la Chiesa cattolica fondata da Gesù Cristo, ovvero, ciò che riesce al medesimo, la ribellione degli uomini orgogliosi contro Gesù Cristo fondatore della medesima Chiesa." Il Protestantesimo dunque, secondo insegnano i teologi romani, non è una religione, ma una ribellione contro Gesù Cristo.

La riforma del secolo XVI non fu occasionata dagli abusi della Chiesa romana, come tutti gli storici ne convengono; ma, secondo il P. Perrone, "gli abusi non furono che il pretesto di cui si servirono i perversi per proclamare la libertà della carne, e far setta." Gli abusi, secondo lui, "furono sempre combattuti dalla Chiesa, la quale non mai cessò dal condannarli."

Parla l'esimio teologo (pag. 14,25-28) de' riformatori nel modo il più calunnioso ed indecente. Lutero non era che un furibondo declamatore, un apostata, che rapì una monaca per farsene una moglie; un uomo che dopo aver passata l'ultima giornata di sua vita a Islebia sua patria in lauto banchetto tra buffonerie e molte risate, fu colpito la sera di apoplessia, e morì in breve ora impenitente. Calvino era un uomo diffamato per le sue disonestà, "e per ultimo morì disperato, bestemmiando e invocando il diavolo, di una malattia la più vergognosa, roso da' vermi" (pag. 14, 28). Zuinglio era un prete e curato apostata, falso profeta, e morto impenitente sul campo di battaglia (pag.14, 27). Melantone era un ipocrita, un simulatore crudele, un bestemmiatore (pag.26). Beza fu un pubblico dissoluto, un ingannatore; uno sfacciato falsificatore della Bibbia (pag.26,27). Insomma la culla del protestantesimo "è stata quella di una greggia di Epicuro sotto ogni rispetto, ed i Protestanti di qualsivoglia colore e generazione dovranno sempre vergognarsi rivolgendo i loro occhi ed il loro pensiero ai loro primi apostoli" (pag.28). Con tali veri colori sono dipinti i riformatori dal più grande teologo romano contemporaneo!

Dalle persone passando alle dottrine, egli insegna che il Protestantesimo "consiste nella piena ed assoluta indipendenza della ragione di ciascuno da ogni autorità in materie religiose o di fede" (pag.14). Non è possibile che un uomo dotto, il quale è il P. Perrone, possa confondere il razionalismo col Protestantesimo: è dunque evidente ch'egli travisi e falsifichi con malafede la natura del Protestantesimo per renderlo odioso.

I Protestanti, secondo lui, non solo non hanno alcuna fede, "ma non la possono neppure avere per due motivi: primo perchè mancano di certezza intorno alla divinità e interezza della Bibbia; secondo perchè mancano di certezza sopra il vero senso della Bibbia inteso da Dio" (pag.17). E se essi spargono le Bibbie, lo fanno per impostura, per spargere la polvere negli occhi degl'ignoranti, e dànno Bibbie troncate e corrotte a modo loro, "come si dànno i fantocci ai fanciulli perchè con essi si trastullino" (pag. 18). Perciò 'il farsi protestante non è altro che un'aperta apostasia dalla religione cristiana, ed un rigettare la fede della vera dottrina di Gesù Cristo, degli Apostoli, della Chiesa" (pag. 18). Nel Protestantesimo "si cangia dottrina può dirsi ad ogni cangiar di luna. Ella poi è tanto varia, quanta è la varietà del cervello di ogni protestante, avendo ognuno una dottrina propria, differente da quella di un altro" (pag. 19).

I Protestanti non sono obbligati a seguire una professione di fede, "perchè ogni protestante, in virtù della libertà di esame, può colla Bibbia foggiarsi altri articoli diversi da quelli che si contengono nella professione comune, e niuno può essere astretto da qualsivoglia simbolo di fede" (pag. 21). "Se vi fate a domandare ad un protestante se Gesù Cristo sia Dio, vi risponderà di sì; se lo domandate ad un altro, vi risponderà di no; se lo chiedete ad un terzo, vi risponderà che Gesù Cristo storico, qual ci vien descritto da'santi Evangeli, non è neanco esistito, e che tutta la sua storia è un mito, ossia una favola. E ciò che si dice di questo articolo fondamentale del Cristianesimo, molto più si verifica d'ogni articolo del simbolo apostolico cominciando dal Credo in Dio Padre fino alla vita eterna. Amen" (pag. 23). Il protestantesimo non è soltanto una vera Babele; ma "esso contiene una dottrina orribile in teoria, ed immorale in pratica, cioè una dottrina oltraggiosa a Dio, oltraggiosa all'uomo, dannosa alla società, e contraria al buon senso ed al pudore... nè i pagani, nè i turchi sono mai giunti a tanta empietà di dottrina" (pag. 23, 24). Noi non perdiamo il tempo a confutare cotali asserzioni: certi gioielli gesuitici, sono come le carogne; basta mostrarle per eccitare il ribrezzo: solo i corvi e gl'insetti schifosi vi accorrono con piacere.

Ma non basta al P. Perrone di calunniare i protestanti nella dottrina; egli, fidando nella più grossolana ignoranza che suppone nei suoi lettori, dipinge i protestanti come altrettanti Torquemada. "Essi (i protestanti, dice a pag. 36, 37) hanno incrudelito con tale isquisitezza di supplizi e di tormenti contro i Cattolici, che vinsero in crudeltà gli stessi imperatori pagani. Il ferro, il fuoco, gli eculei, le ruote, i lacci, tutto fu messo in opera contro i Cattolici fedeli al loro Dio, e alla loro religione. I protestanti non perdonarono nè a donne, nè a fanciulli. Istituirono inquisizioni tremende per iscoprire se si appiattassero nei loro paesi preti e religiosi. Si stabilì in varii regni la pena di morte contro qualsiasi prete che vi avesse passata una notte."

I peggiori fra i protestanti, ed i più persecutori, non sono già quei protestanti indifferenti che restano nel Protestantesimo solo perchè vi sono nati; "ma quelli che sono protestanti per principio (cioè per convinzione), questi sono i peggiori. Fomentano costoro gli odii inveterati, fanno leghe ed associazioni per opporsi ai Cattolici, a fin di privarli d'impieghi, di lavoro, di commercio, di servizio, e perfin del pane, se fosse loro possibile, come si è fatto sempre per lo passato, e come si va ora facendo in varii paesi di Germania, nell'Olanda, in Inghilterra, in Ginevra, ed altrove...... il protestantesimo non vive che di odio; l'odio è quello che lo anima e che lo informa" (pag. 40).

Sembra impossibile che un teologo romano, con la storia della inquisizione sullo stomaco, con la storia del S. Bartolommeo, dei dragoni, delle stragi di Merindolo, delle Calabrie e della Valtellina, possa avere il coraggio di parlare cesì de' protestanti! Ma questo dimostri in qual modo s'insegna la teologia e la storia in Roma.

Da teologo il P. Perrone passa a recitare la parte di profeta di sventure; e predice alla società che da cotesti giovani evangelici essa "ha da aspettarsi ogni più rea sciagura. Possono essi considerarsi come rivoltosi nati, i quali son sempre pronti ad ogni novità; e ad ogni sommossa che si ecciti vi accorrono ad occhi chiusi, senza calcolare nè i pericoli loro, nè i danni altrui... Questo puro Vangelo è il veicolo della immoralità e la sentina d'ogni male domestico, religioso e politico. Questo puro Vangelo, come lo chiamano, ossia il protestantesimo, non è altro che la irreligione e la scostumatezza mantellata di belle parole, è il più terribile flagello che pesi sopra la umanità; esso conduce la società sordamente all'anarchia, allo scioglimento; e va infine a terminare nel più spiegato dispotismo, come sempre la esperienza lo fece vedere e toccare con mano" (pag. 44, 45). Ci vuole una sfrontatezza senza pari per insegnare e pubblicare cotali cose in pieno secolo XIX!

Nella ottava lezione, il P. Perrone diviene scrutatore de' cuori, e svela i più occulti pensieri di coloro che in Italia cercano propagare in Vangelo. Essi non lo fanno per zelo religioso. "Oh! Pensate, se cotal genìa incredula e scostumata ha premura della religione! Nulla lor cale della religione; e si servono del nome di religione riformata, di puro Vangelo, di Cristianesimo primitivo solamente per far velo alle loro turpitudini, ed alle novità di altro genere che si propongono introdurre. Il protestantesimo non è nelle mani di costoro se non se un mezzo a recare più facilmente nell'Italia l'irreligione e la licenza, il libertinaggio e l'incredulità; ed infine il comunismo ed il socialismo" (pag. 45, 46). "Gli Anglicani propagatori non sono nella loro propaganda che emissari politici." (pag. 55): "la Chiesa anglicana, di cui il re, o la regina, è il capo, non sa, nè cosa creda, nè che cosa non creda; i così detti Vescovi son tanti vili schiavi che s'ingrassano colle enormi entrate che loro si pagano dal governo medesimo... per la morale poi i protestanti presi nella loro generalità, sono i più dediti alla scostumatezza de' sensi, ai furti, agli omicidi e suicidi, come risulta dalle loro statistiche" (pag. 56).

Ci era venuta un tantino la voglia di rispondere per le rime al P. Perrone sull'articolo della moralità, citando specialmente le statistiche, alle quali egli fa appello, e che testimoniano precisamente il contrario; ma ci siamo ricordati che scriviamo una nota, e non un libro. Invitiamo perciò i nostri lettori che volessero essere pienamente edificati su questo punto di leggere la eccellente opera di Napoleone Roussel intitolata: "Les nations catholiques et les nations protestantes comparées sous le triple rapport du bîen-être, des lumieres, et de la moralité." In quell'opera si dimostra con abbondanza di documenti cattolici e di statistiche che il benessere, la istruzione, e la moralità, è di gran lunga superiore ne' paesi protestanti.

Niuno può negare che i Gesuiti sono i veri Farisei del Cattolicismo: come i loro padri mentivano, denigravano e calunniavano gli Apostoli ed i primi Cristiani; così i degni loro successori calunniano coloro che lasciano la Chiesa romana, per seguire il Vangelo. Chi sono costoro, secondo il piissimo e caritatevolissimo Gesuita? "Sono la schiuma della ribalderia e della immoralità in ogni paese... non hanno altra convinzione che quella della carne, che lor diede la loro donnetta... è il rifiuto d'Italia, è il sozzume più vile degl'Italiani che passa nelle file de' barbetti. Tutti i malviventi che non osservano nessuna pratica religiosa, tutti i settari venduti al diavolo anima e corpo, tutti gli atei ed increduli che vivon da bestia, sono le reclute le più preziose del protestantesimo in Italia... Se costoro prevalessero, l'Italia diverrebbe un campo di guerre civili le più accanite; il sangue cittadino scorrerebbe per le città e per le campagne; scomparirebbero tutte le istituzioni di carità e di beneficenza cristiana; si farebbe scempio di tutti i buoni; si manderebbero in rovina i più superbi edifizi de' quali ora va altera la nostra penisola; si perpetuerebbero odii scambievoli. Tutto ciò avvenne nella Germania, nell'Olanda, ne' paesi del Nord, nell'Inghilterra... È certo di certezza di fede che quanti Cattolici si fanno protestanti, tutti sono dannati... e basta il non essere ateo per esserne persuaso... essi sono peggiori degli stessi pagani ed infedeli... debbono aversi in orrore ed abominazione, altrimenti voi siete perduto... essi sono nell'ordine religioso e morale ciò che la peste e gli appestati sono nell'ordine fisico... dovete trattarli, dall'odio in fuori, come si trattano i ladri e gli assassini... e questo è l'atto più esimio della carità" (pag. 68, 70, 71, 73, 98, 99, 101, 104, 105, 107, 108).

Il P. Perrone, lo ripetiamo, è il più grande teologo vivente della Chiesa romana, egli ha stampate queste cose, ed i preti di tutti i paesi d'Italia spargono a piene mani quel libretto. Se gli Evangelici in Italia non sono fatti a pezzi, ciò non dipende dalla bontà de' Gesuiti; ma dal buon senso degl'Italiani.

Nè si creda che il P. Perrone sia colui che calunnia gli Evangelici più degli altri suoi colleghi; egli è forse il più moderato. I predicatori specialmente ne' piccoli paesi, ed i confessori nel confessionale dicono anche di peggio.

Questo P. Perrone era il maestro del nostro Enrico; quindi non è meraviglia, se, istruito da tale maestro, avesse così cattiva opinione del protestantesimo.
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