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Ermete e il libro del Pastore

Nota 3. alla lettera quarta di Roma Papale 1882

Circa la metà del secolo secondo, un tale Erma o Ermete, fratello di papa Pio I, scrisse un libro che intitolò il Pastore, pieno di favole e di visioni. Quel libro fu condannato come apocrifo nel concilio romano sotto papa Gelasio. S. Girolamo dice sul capo I del profeta Abacuc, che quel libro è pieno di stoltezze: Tertulliano nel libro de pudicitia capo 10 dice che quel libro favorisce i libertini. Ebbene, da questo scempio libro dichiarato apocrifo, la Chiesa romana non ha vergogna di tirare le sue tradizioni quando le fanno comodo!

Daremo ora un succinto ragguaglio intorno ad Erma ed al suo libro.

Si è disputato fra gli eruditi se Erma che ha scritto il libro del Pastore sia quell'Erma di cui parla S. Paolo nella lettera a' Romani, ovvero un altro Erma che visse nella metà del secondo secolo e fu fratello di Pio vescovo di Roma. Ma oggi non si può più ragionevolmente dubitare che Erma autore di quel libro fosse il fratello di Pio.

Il nostro Muratori nella dissertazione 43 delle sue antichità italiane, ha pubblicato un frammento di un libro di Caio prete romano, contemporaneo di Erma, frammento che si trova in un antichissimo codice della biblioteca Ambrosiana, nel quale è detto: Pastorem vero nuperrim, temporibus nostris, in urbe Roma Herma conscripsit, sedente cathedra urbis Romæ ecclesiæ Pio Episcopo frater ejus.

Il libro del Pastore fu dichiarato apocrifo da papa Gelasio nel concilio romano, ed il decreto è riportato nel diritto canonico.

Ma vedi coincidenza! lo stesso diritto canonico riporta un decreto di Pio I anteriore a Gelasio, il quale aveva dichiarato Erma dottore della fede ed il suo libro del Pastore un libro rivelato. Oltre S. Girolamo, Tertulliano, e Gelasio già citati, S. Prospero nel libro che ha scritto contro Cassiano, lo rimprovera perchè citava il libro del Pastore, il quale non ha autorità alcuna. Ma cosa contiene codesto libro? Esso è diviso in tre parti: la prima parte contiene le visioni; la seconda, i precetti che un angelo per nome Tiro, vestito da pastore, dava alla Chiesa; la terza contiene similitudini. Diamo un piccolo saggio di questo libro. Vi è raccontato che l'autore di esso ebbe una visione, nella quale vide una vecchia, che gli fece vedere una torre in costruzione. I lavoranti tagliavano le pietre; ma alcune le mettevano al posto, altre ne gittavan via. L'autore domandò alla vecchia cosa ciò volesse significare; ed essa rispose, che la torre significava la Chiesa; le pietre gettate via erano i Cristiani peccatori, che dovevano scendere in luogo sotterraneo per far penitenza, per essere poi ammessi anch'essi a far parte della torre. Domandò allora all'angelo chi fosse quella vecchia; e ne ebbe la risposta essa essere la sibilla. Ecco a quali autorità si attaccano i teologi romani per sostenere le loro dottrine! lasciano la parola di Dio per andar dietro alle favole da vecchie (1 Tim. IV, 7).
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