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La versione degli esercizi del P. Rootan

Nota 6. alla lettera prima di Roma Papale 1882

Il libro degli esercizi di S. Ignazio è scritto in lingua spagnuola nel suo originale; ma i Gesuiti lo tradussero in latino, e quella traduzione fu approvata in un capitolo generale, e fu proibito di farne altra traduzione. L'ultimo generale dei Gesuiti, il P. Rootan, diceva di avere trovato l'autografo spagnuolo e ne fece una traduzione nuova, che arricchì di note e pubblicò in Roma in un volume in ottavo grande. Però la traduzione del P. Rootan non si vendeva: egli la aveva riserbata tutta per sé, per distribuirla ai Padri Direttori, ed a qualche persona affezionata alla compagnia. Quando il P. Rootan regalò una copia della sua traduzione all'autore di questo libro, gli disse che la custodisse gelosamente perchè egli non la lasciava vedere che agli amici, e che l'avea negata a qualche cardinale che gliela avea domandata. L'autore non prevedendo l'uso che avrebbe potuto fare di quel libro, lo ha lasciato con tutti gli altri suoi libri in Roma.

La versione antica dice: Creatus est homo ad hunc finem, ut Dominum Deum suum laudet ac revereatur, eique serviens, tandem salvus fiat.

La versione del P. Rootan dice: Creatus est homo ad hoc, ut serviat, et reverentiam exhibeat Domino Deo suo, et ei serviens salvet animam suam.

Nella prima versione vi è il semipelagianismo; ma nella seconda vi è il pelagianismo puro. Perchè questa essenziale differenza fra la prima e la seconda versione? Perché, quando si fece la prima, si agitavano le famose questioni sulla grazia, e se i Gesuiti avessero messa fuori una tale traduzione, di un libro che per loro fa testo, sarebbero stati infallantemente condannati; ma i tempi del P. Rootan, che la dottrina pelagiana trionfa nella teologia gesuitica impunemente, non vi era più tale pericolo. Ecco un saggio della buonafede gesuitica!

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