Roma Papale, descritta in una serie di lettere con note, da Luigi De Sanctis (1882)

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Lettera prima

Esercizi di S. Ignazio

Enrico ad Eugenio

Roma, Novembre 1846.

Mio caro Eugenio,

Tu hai ben ragione di lagnarti della mia negligenza, per aver lasciato passare un così lungo tempo senza scriverti: ma, cosa vuoi? ne’ giorni di scuola non ho un momento di tempo; le vacanze autunnali le ho passate parte in ripassare tutte le lezioni dell’anno, e parte negli esercizi spirituali di S. Ignazio. Ora però non sarò più così negligente col mio caro amico d’infanzia; e, credessi anche rubare una qualche ora la sonno, ti scriverò tutte le settimane.

Mi rincresce non poter rispondere adeguatamente alla tua domanda: tu vorresti sapere da me cosa io mi pensi intorno a Pio IX ed alle sue riforme. Tu sai bene, caro Eugenio, che io m’intendo poco o nulla di affari, che vivo molto ritirato, che attendo con tutte le mie forze agli studi teologici: e che in conseguenza io sono quella persona che meno di ogni altra potrebbe ragguagliarti di tali cose: io non converso con nessuno, salvo che co’ buoni Padri della Compagnia di Gesù, che sono i miei maestri, i miei direttori, i miei amici. Questi buoni Padri però mi dicono che le concessioni che Pio IX fa ai liberali, finiranno per apportare un grave danno alla nostra santissima religione: ecco quanto io so su questo punto, né mi curo di saperne altro.

Forse tu che sei protestante, ed educato nella perniciosa dottrina del libero esame (Nota 1. - Il libero esame degli Evangelici), ti riderai di tali timori; ma, se avessi avuta la fortuna di nascere nel grembo della santa Chiesa cattolica apostolica romana, come vi sono nato io, comprenderesti che la religione di Gesù Cristo è un giogo; giogo leggiero invero, come è detto in S. Matteo capo XI, vers. 30: ma pure è sempre un giogo che non bisogna alleggerire di più, ma bisogna che pesi sul collo e costringa; amorevolmente sì, ma assolutamente: ora lasciare al popolo tanta libertà, dicono i buoni padri, è come se si togliesse il freno al puledro. Essi aggiungono, ed è vero, che Gesù Cristo ordinava a’ suoi discepoli, ed in essi a tutti i Vescovi, e specialmente al Papa che il Vescovo de’ Vescovi, ed il suo Vicario, di costringere, di sforzare tutti ad entrare nella sua Chiesa, compelle entrare (Nota 2. - Spiegazione del compelle entrare) Luc. XIV, 23; e Pio IX sembra che invece apra la porta, perchè tutti ne escano; facendo rientrare ne’ suoi Stati tutti i liberali esiliati dal santissimo Gregorio XVI, i quali sono tanti lupi rapaci che divorano la greggia. Così dicono i buoni Padri: del resto io non penso che ad una cosa, cioè alla salvezza dell’anima mia.

I miei maestri sembrano essere contenti di me, e spero nell’anno venturo di aver finiti i miei studi teologici, e tornare nella mia cara Ginevra.
Oh come desidererei riabbracciarti come un fratello in Gesù Cristo! Tu sei buono, tu sei diritto di cuore, ed io spero molto nella tua conversione. Intanto voglio raccontarti quanto mi è accaduto negli scorsi giorni; acciò tu conosca quanto siano calunniati i buoni Padri Gesuiti da coloro che non li conoscono.

Nel tempo delle vacanze autunnali, ho avuto il privilegio di essere stato ammesso a fare gli esercizi spirituali di S. Ignazio nella pia casa di S. Eusebio. Negli ultimi dieci giorni di Ottobre, si dànno in quella pia casa gli esercizi per i soli ecclesiastici: eravamo in tutti cinquanta; vi era un cardinale, quattro prelati, alcuni parrochi, diversi frati, il resto tutti preti, eccettuato me che era il solo chierico.

La chiesa e casa annessa di S. Eusebio donata ai Padri Gesuiti da Leone XII, è situata sul monte Esquilino, e cuopre una gran parte degli avanzi delle terme di Gordiano. Il convento o casa è stata da que’ buoni Padri destinata al ritiro per quelle persone pie che desiderano fare gli esercizi di S. Ignazio; e più volte all’anno que’ buoni Padri riempiono quella casa di persone, che per la tenue spesa di trentacinque paoli sono ammessi in essa per dieci giorni a fare que’ pii esercizi sotto la direzione de’ Padri. Nella tua religione non vi sono cotali cose, e perciò voglio descriverti con qualche precisione questi esercizi, acciò tu possa avere una idea dei vantaggi infiniti che noi Cattolici abbiamo sopra i Protestanti.

Almeno otto giorni prima del giorno stabilito per l’ingresso, bisogna presentarsi ai Padri, e provvedersi del biglietto: que’ buoni Padri vogliono sapere qualche giorno prima chi sono coloro che desiderano fare i santi esercizi, acciocchè possano informarsi intorno a quelle persone; e ciò nel santo scopo di poter meglio dirigere le coscienze. Inoltre, vogliono essere sicuri, ed han ragione, che coloro che vanno agli esercizi sieno persone come si deve, e non vi vadano per fini cattivi.

Appena messo il piede nella pia casa, due Padri con religiosa cortesia vi ricevono, ed un servo prende il vostro piccolo bagaglio, e vi conduce nella celletta che vi è destinata: già il vostro nome è stampato a grosse lettere e messo in elegante quadretto sulla porta della vostra cella, la quale è netta, ma assai semplicemente mobiliata. Un letto discretamente comodo, un piccolo tavolino con l’occorrente per scrivere, due sedie di paglia, un genuflessorio, una acquasantiera, un Crocifisso, ed un cartone sul quale sono incollati i regolamenti da osservarsi; ecco tutta la mobilia di quella cella.
Una mezz’ora circa dopo l’ingresso, viene nella camera uno dei Padri, e con le più amorevoli parole s’informa della vostra salute, e con le maniere le più civili e le più amorevoli, s’informa de’ motivi che vi hanno spinto a fare que’ santi esercizi: e ciò al santo fine di poter meglio dirigere la vostra coscienza. Finita questa prima visita che è fatta a tutti, suona la campana che chiama tutti alla cappella.

La cappella è situata nel centro della casa: quattro lunghi corridoi ove sono le camere, finiscono come a centro alla cappella. Essa è dedicata alla Vergine, ed il quadro dell’altare la rappresenta seduta sopra una nuvola, col bambino Gesù sul braccio sinistro, mentre con la destra porge a S. Ignazio il libro degli esercizi spirituali (Nota 3. - Il libro degli esercizi di S. Ignazio). Nel centro della cappella, sopra un tappeto verde disteso sul pavimento, sta un grande Crocifisso di rame, e ciascuno, entrando nella cappella, prima di andare al suo posto, si prostra innanzi a quel Crocifisso e lo bacia. Quando tutti sono al posto, entra un Padre, e va a sedersi nel seggiolone preparato sulla predella dell’altare, ed incomincia il discorso di introduzione. Il soggetto di quella predica d’introduzione fu preso dal vers. 31 del capo VI, di S. Marco: "Venite voi in disparte in qualche luogo solitario, e riposatevi un poco." Con quel testo, il buon Padre dimostrò la necessità assoluta per ogni Cristiano, e specialmente per ogni ecclesiastico, di ritirarsi ne’ santi esercizi; perchè Gesù Cristo stesso li fece ne’ quaranta giorni che fu nel deserto, perchè ordinò agli Apostoli di farli, come apparisce chiaro dal testo: quindi disse che tutti gli eccessi ne’ quali cadde il clero nel medio evo, erano cagionati perchè si era smessa la pratica de’ santi esercizi; e perciò Dio suscitò S. Ignazio a proporli di nuovo, ma con un metodo migliore; e la santa Chiesa li ha grandemente raccomandati. Passò quindi a dare le regole per farli con profitto (Nota 4. - Gli esercizi sono un mezzo potente per iscoprire i segreti), e parlò fino a che alcuni tocchi della campana lo avvisarono che poteva cessare.

Per una circostanza impreveduta, venni poi a sapere il significato di que’ tocchi della campanella, ed ecco quale è. Nel tempo della predica, que’ buoni Padri, zelanti della maggior gloria di Dio e del bene delle anime, fanno il giro di tutte le camere, e visitano i bagagli di tutti, non già per togliere cosa alcuna, ma solo per sapere quali carte, quali libri, quali oggetti l’esercitante ha con sé; quali cose egli scriva; e ciò onde essere bene illuminati per poter regolare la di lui coscienza. Vedi che questa è una santa industria diretta al bene di coloro che fanno i santi esercizi. I tocchi della campanella sono per avvisare il Padre che la visita è finita. Dopo la predica, ciascuno va nella sua camera, e trova sul suo genuflessorio una lucernina di ottone con un sol becco, ed un libretto stampato a grossi caratteri ove è il compendio della predica fatta; il quale compendio di ogni predica si trova poi ogni volta che dalla predica si va in camera. Da questo vedi la sapienza de’ Padri, che non lasciano al predicatore la libertà di dire ciò che vuole, ma lo obbligano a dire le cose approvate da’ vecchi. Dopo una mezz’ora che deve essere occupata nella meditazione, si va alla cena comune.

Durante il pranzo e la cena, uno de’ Padri legge l’ammirabile origine degli esercizi di S. Ignazio, le meravigliose conversioni in essi avvenute, ed i miracoli co’ quali Iddio ha voluto manifestare il suo aggradimento e la sua approvazione di quelli esercizi; tutte cose raccolte e pubblicate dal P. Carlo Gregorio Rosignoli. Dopo la cena, si torna in silenzio, ciascuno nella sua camera, ed allora tutti i buoni Padri sono in moto per visitare tutti, e trattenersi in santa conversazione con essi sulle cose di coscienza. La serata finisce con l’esame di coscienza che si fa in comune nella cappella sotto la direzione dei Padri.

Il giorno dopo, che a propriamente parlare è il primo giorno degli esercizi, è destinato interamente alla meditazione e spiegazione della grande massima chiamata da S. Ignazio il fondamento della vita cristiana, perchè essa è veramente la base di tutto l’edifizio religioso (Nota 5. - Fondamento del Cristianesimo); massima che ha dati tanti santi alla Chiesa, e che è il principio fondamentale di tutte le azioni de’ buoni Padri. La massima è questa: "L’uomo è stato creato acciò lodi e riverisca il suo Signore e il suo Dio, e che servendolo salvi la sua anima." Nella traduzione antica diceva: "E che servendolo sia finalmente salvato:" ma il piissimo P. Rootan, generale de’ Gesuiti, ha corretta l’antica traduzione sopra l’autografo spagnolo, quello stesso che la Vergine donò a S. Ignazio in Manresa, il quale dice: "Salvi l’anima sua" (Nota 6. - La versione degli esercizi del P. Rootan). Prosegue a dire S. Ignazio che "tutte le cose che sono sulla terra, sono state create a cagione dell’uomo; affinchè esse lo aiutino a conseguire il fine della creazione." Vedi come l’uomo è nobilitato!

Da questo principio S. Ignazio trae due conseguenze, la prima che "dobbiamo servirci od astenerci dalle cose create, inquantochè esse ci sono giovevoli o dannose per conseguire il nostro fine;" la seconda che dobbiamo essere indifferenti nella scelta delle cose create, le quali non sono che mezzi per giungere al fine; quindi nella scelta de’ mezzi non dobbiamo fantasticare sul loro intrinseco valore; ma dobbiamo soltanto vedere se i mezzi che scegliamo ci conducono o no al fine. Il Cristiano non deve considerare quelle cose come le considerano i mondani che capiscono poco o nulla delle cose spirituali; ma deve guardare unicamente a scegliere que’ mezzi che meglio conducono al conseguimento del fine. Sopra questa massima fondamentale ci fanno quattro lunghe prediche, e ti assicuro che non sono di troppo per isvellere quel pregiudizio che la nostra superbia ha radicato nel nostro cuore; di volere cioè giudicare i mezzi in loro stessi, e non piuttosto giudicarli in relazione col fine.

Difatti io aveva molte difficoltà per ammettere totalmente il principio di S. Ignazio: a me pareva che la salvezza dell’anima fosse una grazia di Dio; che il servire al Signore fosse un effetto della grazia; quindi non comprendeva come la salvezza dell’anima fosse l’effetto del mio servigio prestato al Signore. A me pareva che S. Ignazio avesse dovuto parlare di grazia e di amore; eppure non trovava nulla di ciò.

Secondo i regolamenti, posi in iscritto le mie difficoltà, e le consegnai al P. Direttore. La sera venne da me un Padre venerando, avendo in mano la carta da me scritta, e mi parlò in questi sensi: "Si vede bene, mi diceva sorridendo, che soffrite ancora le influenze di Ginevra: i vostri Calvinisti portano tutte le cose all’eccesso, e la loro rigoristica influenza si fa sentire anche sulla popolazione cattolica; ma vi si porrà rimedio.
Intanto, figlio mio, apprendete che la verità come la virtù non istà negli estremi: il giusto mezzo, ecco la grande dottrina che concilia tutto. Rammentate le dottrine teologiche che avete apprese dal nostro P. Perrone, ed ogni vostra difficoltà svanisce. Voi sapete che la giustificazione, la quale è il principio della nostra salvezza, è una grazia; ma non è una grazia interamente gratuita: per riceverla, bisogna che l’uomo vi si disponga, e che la meriti se non de condigno almeno de congruo (Nota 7. - Cosa vuol dire de congruo e de condigno): vi dovete ricordare che il concilio di Trento, nella sessione VI al canone nono, fulmina l’anatema contro i protestanti che insegnano l’uomo essere giustificato per la fede e non per le opere. Rammentate la dottrina del nostro Cardinal Bellarmino, il quale, comentando il capitolo citato del concilio di Trento, dice nel suo libro I della giustificazione capo 13, che la giustificazione bisogna che trovi nell’uomo sette disposizioni, cioè la fede, il timore, la speranza, l’amor di Dio, la penitenza, l’odio al peccato, ed il proposito di ricevere i sacramenti.
Voi sapete che la giustificazione, può e deve essere da noi aumentata per la mortificazione e per la osservanza de’ comandamenti di Dio e della Chiesa, come insegna il concilio di Trento alla sessione VI capo 10. Con queste considerazioni tutte le vostre difficoltà svaniscono: la salvezza dell’anima, in un certo senso, è una grazia, sebbene noi possiamo e dobbiamo meritarla; è grazia, perchè è un favore di Dio; ma essa dipende da noi, in quanto che noi ci disponiamo per ricevere la giustificazione, e ricevutala ne procuriamo l’aumento fino al conseguimento della vita eterna. Vedete dunque con quanta ragione S. Ignazio insegna che noi salviamo l’anima nostra servendo a Dio. In quanto poi all’amore, se S. Ignazio non lo nomina, non lo esclude neppure. Ma qui, continuò il buon Padre, voglio darvi un avvertimento: il libro degli esercizi è stato dato a S. Ignazio dalla S. Vergine con le stesse sue mani, come si vede nel quadro della cappella; è dunque una rivelazione divina: quindi bisogna guardarsi bene di non spingere tropp’oltre la critica: meno discussione, figliuol mio, e più sottomissione."

Non puoi credere quanto bene mi facessero le parole del P. Direttore. Imposi selenzio a Satana che suggeriva alla mia mente tutte quelle difficoltà; e d’allora in poi mi posi con tutta docilità ad attingere nel libro del S. Patriarca la sua celeste dottrina.

Il terzo giorno, le meditazioni sono: la prima sul peccato degli angeli, la seconda sul peccato di Adamo, la terza sui peccati degli uomini; applicando sempre la grande massima del fondamento che cioè il peccato è una deviazione dal fine, e che esso consiste specialmente nello scegliere male i mezzi per raggiungerlo. Quel giorno ed i due che seguono sono destinati ad incutere al peccatore un terrore salutare: quindi tutto è ordinato a quellon scopo. Le imposte delle finestre sono quasi interamente chiuse, e non si lascia penetrare nella camera che pochissima luce quanta ne basti per non urtare: ciò ti sembrerà una piccolezza; ma quella solitudine, quel silenzio, quella oscurità, unita alle tetre idee delle meditazioni, atterrisce in guisa che ti senti spinto ad aprire tosto tutta la tua coscienza ai buoni Padri. Oltre a ciò, il regolamento prescrive di mortificarsi nel vitto e nel sonno. Tutte queste cose insieme santamente combinate, producono un tale fervore, al quale difficilmente si resiste.

Nel quarto giorno, si continuò la meditazione sopra oggetti di santo terrore: si meditò sopra la morte ed il giudizio. E qui voglio raccontarti un piccolo aneddoto che ti dimostrerà la santa industria che adoperano i buoni Padri, per far restare impresse nella mente quelle sante massime. Tornato in camera pieno di fervore dopo la prima meditazione della mattina che era stata sulla morte, andai a gettarmi in ginocchio sul mio genuflessorio, e chinai con grande veemenza la fronte per pregare, ma fui respinto da un forte colpo cagionato dall’urto della mia fronte contro un corpo duro che era stato posto sopra il mio genuflessorio: sbalordito guardo, ed immagina quale fu il mio terrore nell’avvedermi di aver cozzato con la fronte contro un teschio, posto colà affinchè si avesse la immagine parlante della morte. Dopo la seconda predica sullo stesso soggetto, andai al genuflessorio con maggiore cautela; ma, invece del teschio, trovo una immagine colorita incollata sopra un cartone: era la immagine di un cadavere in piena dissoluzione: i ratti correvano da tutti i lati a saziarsi di quelle carni putrefatte, le membra cadevano dislogate, ed i vermi brulicavano su quel cadavere: sotto la immagine vi era il motto: "Quale io sono tu sarai." Io sfido il cuore più duro a resistere a tante scosse. Dopo la predica dell’inferno, si trova la immagine di un’anima dannata circondata da fiamme, da demoni, da serpenti, e da mostri di ogni specie che la tormentano.

Il quinto giorno, le prediche furono sul giudizio particolare, sul giudizio universale, e sul giudizio che Gesù Cristo farà in particolar modo sugli ecclesiastici: e ti assicuro che quelle prediche non furono le meno spaventose. Intanto in que’ giorni di spavento, i buoni Padri vanno ad ascoltare le confessioni degli esercitanti, ed ognuno si dispone a fare la confessione generale di tutta la sua vita incominciando dalla fanciullezza.

Il sesto giorno, s’incomincia un nuovo metodo: le imposte delle finestre sono più aperte per dare maggior luce, i corridoi stessi sono più illuminati, si sospendono tutte le mortificazioni, e la tavola è più delicata. La grande meditazione delle due bandiere e le sue conseguenze occupano quella giornata, nella quale si fa particolarmente l’applicazione della gran massima del fondamento; ed in questa giornata, per chi bene lo comprende, sta lo sviluppo della gran macchina spirituale de’ santi esercizi. Nella meditazione delle due bandiere, S. Ignazio conduce il Cristiano prima ne’ campi di Damasco, ove Dio creò l’uomo (Nota 8. - Dove fu creato Adamo), e gli fa vedere Gesù che inalberando la sua croce invita gli uomini a seguirlo nella via delle annegazioni, della umiltà, e della penitenza; ma pochissimi sono coloro che lo seguono. Quindi, con slancio veramente ispirato, trasporta l’uomo ne’ vasti campi di Babilonia, ed ivi fa vedere Satana seduto sopra una cattedra di fuoco e di fumo, che chiama gli uomini a seguirlo per la via dei piaceri, e molti lo seguono. L’uomo deve militare sotto uno di questi capitani, arruolarsi sotto una di queste due bandiere: ebbene allora l’esercitante si figura là in mezzo sul punto di scegliere (Nota 9. - La meditazione delle due bandiere). Oh caro Eugenio, qual punto solenne della mia vita è stato quel giorno! Quel giorno è giorno di esaltazione di spirito, e Dio si fa sentire sensibilmente in tutti.

Dopo la predica, si va in camera, e tutti i buoni Padri sono in moto per visitare tutti e così mantenere il fervore. In quel giorno, si fa il così detto esercizio della elezione; ed ecco in che esso consiste. O voi siete già in uno stato fisso ed immutabile, come per esempio i preti; o non avete ancora definitivamente eletto, come era io: in amendue i casi, dovete fare il vostro esercizio di elezione, e si fa così. Si divide un foglio in tre colonne: nella prima si scrivono le ragioni che avete, o che avete avute, per iscegliere quello stato in cui siete o desiderate di essere; nella seconda, le ragioni che vi fanno o vi farebbero essere contento di quello stato; nella terza, le ragioni contrarie. Quel foglio deve essere, in una parola, lo stato della vostra coscienza, per sentire il consiglio de’ buoni Padri, i quali nella loro esperienza vi dirigono nella elezione. Se si consegna quello scritto al P. Direttore, come quasi tutti fanno, ciò è perchè esso possa conoscere bene lo stato delle coscienze, e d’altronde egli lo riceve sotto il suggello della confessione, e, dopo che lo ha letto, lo brucia.

E qui voglio ribattere un’altra calunnia che si dà a quei buoni Padri, che cioè la casa di S. Eusebio sia come il visco per impaniare i giovani, e farli Gesuiti. Falso, caro amico, falsissimo; ed io ne ho la prova.
Io, per esempio, aveva eletto di farmi Gesuita, parendomi quello il mezzo più sicuro di salvarmi: ma il P. Direttore mi fece osservare che io non aveva bene scelto il mezzo che conducesse alla maggior gloria di Dio; ma mi ero lasciato sedurre dal mio egoismo. "La maggior gloria di Dio esige, mi diceva egli, che voi torniate nella vostra patria: là Dio vi apre un vasto campo; ed essendo Gesuita non vi potreste tornare. Siate dunque Gesuita di cuore, e non di abito; mantenete la nostra amicizia, lasciatevi dirigere da noi; ma tornate in patria semplice prete, e Dio ne sarà maggiormente glorificato."

Dopo questo giorno così solenne, il resto degli esercizi non è più così interessante. Nel settimo giorno, si medita tutta la vita di Gesù Cristo in compendio; perchè sia il modello della vita del Cristiano, e specialmente del sacerdote; nell’ottavo giorno, si medita la sua passione e morte; nel nono, la risurrezione, la ascensione, e la discesa dello Spirito Santo.

Nel decimo, vi è una sola predica sull’amor di Dio.

La mattina del decimo giorno, venne a dirci la messa il R. P. Generale, e ci fece una pia esortazione sulla divozione al Sacro Cuor di Maria (Nota 10. - Cuori di Gesù e di Maria), e sull’obbligo che hanno tutti gli ecclesiastici di propagare una tale divozione. Dopo ciò fummo accomiatati da que’ buoni Padri con le lacrime agli occhi.

Vedi, mio caro Eugenio, con quali sante industrie quei buoni Padri cercano la salute delle anime e la gloria di Dio? I tuoi Calvinisti o Metodisti non fanno nulla di somigliante. Io sono uscito da quella santa casa un tutt’altro uomo di quello che vi era entrato: vorrei che tutti gli uomini fossero cattolici; e, per quanto è in me, farò quanto posso per la conversione specialmente de’ Protestanti. Anzi Dio mi ha messo già sulle traccie di un ministro anglicano, ed ho già incominciata con lui l’opera della conversione, e ne spero assai bene. Nella prossima lettera ti dirò come mi sono incontrato con lui, e quale è il risultato della discussione incominciata.

Addio, caro Eugenio, ama sempre il tuo

Enrico.

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Riepilogo delle note alla Lettera prima

  1. Nota I - Il libero esame degli Evangelici;
  2. Nota II - Spiegazione del compelle entrare;
  3. Nota III - Il libro degli esercizi di S. Ignazio;
  4. Nota IV - Gli esercizi sono un mezzo potente per iscoprire i segreti;
  5. Nota V - Fondamento del Cristianesimo;
  6. Nota VI - La versione degli esercizi del P. Rootan;
  7. Nota VII - Cosa vuol dire de congruo e de condigno;
  8. Nota VIII - Dove fu creato Adamo;
  9. Nota IX - La meditazione delle due bandiere;
  10. Nota X - Cuori di Gesù e di Maria.
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prima pubblicazione: 23 settembre 2001;
ultimo aggiornamento: 2007;
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