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Bibbie e opuscoli cristiani contrabbandati oltre la cortina di ferro


[...]

Una guardia cominciò a frugare nell'occorrente per il campeggio. Negli angoli e nelle pieghe del mio sacco a pelo e della tenda avevo accuratamente nascosto scatole colme di opuscoli. “Signore, rendi ciechi quegli occhi!”.

“Ha qualcosa da dichiarare?”

“Beh, ho denaro, un orologio da polso, la mia macchina fotografica…”

L'altra guardia dava un'occhiata all'interno della Volkswagen. Mi chiesero di levare una valigia. Sapevo che era colma di opuscoli sparsi tra gli abiti.

“Certo, signore,” dissi. Spinsi avanti il sedile anteriore e sollevai la valigia. La posai per terra e l'aprii. La guardia sollevò le camicie, sotto le quali ben visibili apparivano i trattati nelle due lingue jugoslave, sloveno e croato. In che modo Dio avrebbe potuto risolvere il problema?

“Nonostante la stagione in cui siamo, il clima è secco,” dissi a una delle guardie e, senza guardare quella che perlustrava la valigia, mi misi a parlare del tempo. Raccontai della mia patria, dell'umidità dei polders. Finalmente, quando non riuscii più a trattenermi, lanciai un'occhiata alle mie spalle. La guardia non si occupava nemmeno della valigia. Stava seguendo la nostra conversazione. Quando mi voltai si riprese e, guardandomi, mi chiese:

“Ebbene, ha altro da dichiarare?”

“Solo piccolezze”, dissi. Dopo tutto gli opuscoli erano piccoli.

“Non è il caso di controllare,” rispose la guardia.

Con un cenno mi fece capire che potevo chiudere la valigia e salutandomi mi ridiede il passaporto.

A Zagabria feci la prima sosta. Avevo ricevuto dalla Società Biblica Olandese il nome e l'indirizzo di un responsabile cristiano di quella città, che chiamerò Jamil. …

 

… Proprio in quel momento parcheggiai l'auto vicino al marciapiede e scesi a mezzo metro da Jamil che, naturalmente riconobbe subito le targhe. Mi strinse la mano e ci raccontammo le nostre avventure. Jamil era molto contento di poter accogliere un credente straniero nel suo Paese. Ripetè più volte ciò che avevo già udito in Polonia: la mia “presenza” significava molto per loro. Si sentivano tanto soli, tanto isolati.

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[Racconto tratto da: Il contrabbandiere di Dio. Fratello Andrea, in collaborazione con John ed Elizabeth Sherril. EUN, 3a ediz. Italiana ottobre 2001, pagg. 110 - 112]