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Fratello, quando riprendi e correggi gli altri, fallo bene, altrimenti provochi dei danni

Come l'acqua è una cosa che porta benefici alla terra e agli animali, così pure la riprensione e la correzione porta benefici nei confronti di coloro che errano e si trovano in una situazione riprovevole.

Però, quando scende dal cielo molta acqua e in modo violento, essa non porta benefici ma produce dei danni alle cose e alle persone; così pure è della riprensione, se non viene fatta nella maniera corretta e con la guida dello Spirito santo, ma viene fatta con impeto violento, senza cuore e senza discernere quello che si sta facendo, perdendo di vista il motivo per cui deve essere fatta una correzione, si producono notevoli danni spirituali nella persona che subisce questa aggressione e in tutti quelli che vi assistono, se è il caso che delle persone assistano alla riprensione (questo è doveroso considerarlo, perché molto si risolverebbe se si considera se è il caso di procedere alla riprensione in privato e non davanti a tutti).

L'apostolo Paolo, sapendo cosa significhi riprendere e quale sia la sua utilità, scrive queste parole seguenti a Timoteo, che era un apostolo giovane, su cui gravavano notevoli responsabilità riguardo alla Chiesa, ed aveva perciò bisogno di una guida e di un aiuto di una persona più anziana che aveva già vissuto molte esperienze utili per poterlo indirizzare verso la direzione giusta anche sulla riprensione e l'esortazione.

«Non riprendere aspramente l'uomo anziano, ma esortalo come un padre; i giovani, come fratelli; le donne anziane, come madri; le giovani, come sorelle, con ogni castità.» (1 Timoteo 5:1-2)

Quando si riprende qualcuno non basta aver rilevato l'errore commesso da quel tale, ma bisogna considerare anche altri elementi che risultano fondamentali per procedere efficacemente in quello che si sta facendo. Bisogna considerare, ad esempio, da chi è stato commesso e perché è stato fatto quell'errore. Insomma, bisogna meditare bene su quello che è stato fatto, su chi l'ha fatto e che rapporto intercorre tra te e lui. Bisogna interrogarsi su cosa bisogna fare, con l'obiettivo non di frustrare e avvilire la persona che viene ripresa, ma bensì di correggerlo ed insegnargli, anche esortandolo, a chiedere perdono per quello che ha fatto e a non farlo più, in modo che la sua reputazione e la sua dignità ne esca rafforzata e migliorata evitando o cessando di commettere certi errori.

Quindi, prima di correggere o riprendere, bisogna farsi delle domande ed esaminare bene tutte le cose che si è in grado di poter accertare e conoscere e, alla fine, bisogna domandarsi qual è l'obiettivo che ci si pone nel riprendere qualcuno in una certa maniera. Tanto più il giovane si protende in avanti per poter riprendere gli altri, tanto deve impegnarsi ad investigare bene quello che è stato commesso e come affrontare la riprensione, affinché porti il frutto alla gloria del Signore, e non avvenga solo per mostrare sé stessi al pubblico che assiste. Non è bello che un anziano sia ripreso in modo violento e arrogante da un giovincello, che non sa niente della vita, ma è appena venuto a conoscenza di certi passi della Bibbia e non vede l'ora di far sapere al mondo che ne è venuto a conoscenza volendoli imporre a tutti quelli che incontra. Calmo, fratello, stai calmo, rifletti bene prima di agire, te ne troverai bene.

Fratello giovane, prima di riprendere qualcuno giovane come te o più anziano, pensa ad un tuo errore che hai commesso e a come avresti voluto che altri ti riprendessero per correggerti dall'errore che hai commesso. Dopo aver pensato attentamente ed aver trovato una soluzione per te stesso, prova a metterlo in pratica con gli altri, e vedrai come si volgerà bene la cosa, certamente meglio di come si sarebbe svolta di impeto e senza pensare.

Bisogna riflettere attentamente alle parole dette da Paolo a Timoteo che era giovane, il quale doveva assolvere anche al compito di riprendere e correggere i fratelli che avessero sbagliato, tuttavia non poteva prescindere da certe considerazioni, concernenti il rapporto che c'era tra lui e la persona ripresa e l'età. Aggiungo anche che bisogna considerare il tipo di errore che viene commesso e le motivazioni per cui quel fratello è giunto a commettere un tale errore. Il fatto che non bisogna tollerare il peccato, non vuole dire che il peccato può essere ripreso come si vuole e a piacere di colui che riprende. Puoi anche aver ragione, ma se sbagli il modo, passi dalla parte del torto e anziché produrre dei benefici, provochi dei malefici. Se non sai cosa fare o come farlo, lascia stare, è meglio che non fai niente.

Mi viene in mente che Luca, il medico diletto, nel libro degli Atti degli apostoli, ci fa sapere un errore nel riprendere e nell'ingiuriare commesso dall'apostolo Paolo, perché IGNORAVA completamente chi fosse e quale carica rivestiva la persona da lui ripresa:

«E Paolo, fissati gli occhi nel Sinedrio, disse: Fratelli, fino a questo giorno, mi son condotto dinanzi a Dio in tutta buona coscienza. E il sommo sacerdote Anania comandò a coloro ch'erano presso a lui di percuoterlo sulla bocca. Allora Paolo gli disse: Iddio percoterà te, parete scialbata; tu siedi per giudicarmi secondo la legge, e violando la legge comandi che io sia percosso? E coloro ch'eran quivi presenti, dissero: Ingiurii tu il sommo sacerdote di Dio? E Paolo disse: Fratelli, io non sapevo che fosse sommo sacerdote; perché sta scritto: 'Non dirai male del principe del tuo popolo'.» (Atti 23:1-5)

L'apostolo Paolo aveva essenzialmente ragione, quello che gli disse a riguardo della legge era giusto, ma si lasciò andare a parole in più che non erano corrette davanti al Signore, la sua ignoranza su chi fosse la persona che accusava di averlo fatto percuotere ingiustamente, la sua voglia di rivalsa nei suoi confronti per l'ingiustizia subita, lo ha spinto a sbagliare a sua volta. Infatti, subito riconobbe il suo errore e si corresse, citando pure le Scritture sacre a tal proposito. Paolo non sapeva che quel tale che lo fece percuotere fosse il Sommo sacerdote!

E Tu, fratello nel Signore, che riprendi gli altri, sai bene chi è colui che riprendi e qual è il motivo per cui quel tale va ripreso? E con quale tono va ripreso quel fratello? Innanzi tutto, sai se colui che tu intendi riprendere è un fratello in Cristo? Comincia da questo, comincia innanzi tutto ad investigare se la persona che devi riprendere è un fratello, perché se non lo fosse, allora tu non hai l'obbligo neppure di riprenderlo, perché egli è di quelli di fuori e se lo fai devi spiegargli che è per il suo bene, tenendo conto che la Chiesa non è implicata nel peccato di coloro che sono di fuori. Come cambiano le cose quando uno si documenta e conosce chi deve riprendere. Poi ricorda, se con facilità ti lanci nel riprendere gli altri, sappi che devi essere altrettanto ben disposto anche ad essere ripreso, quindi non ti devi sottrarre alla riprensione in nessuna maniera quando viene il tuo turno, perché di certo verrà anche il tuo turno, e chi ha osservato come tu hai ripreso gli altri, così procederà nei tuoi confronti.

Caro fratello, impara anche tu come ha fatto Timoteo e come ha fatto Paolo, meditando bene su quello che bisogna fare prima, durante e dopo la riprensione nei confronti di qualcuno. La riprensione è frutto di maturità spirituale solo se viene fatta nella maniera corretta, ma se viene fatta in modo errato, allora è segno solo di arroganza e di presunzione, che non tarderà a manifestarsi e a portare quei cattivi frutti che saranno poi visibili a tutti.

Nella riprensione serve più cuore che in altre cose, non è utile solo la bocca per parlare e le mani per scrivere, ma tutte queste cose vanno collegate prima alla mente dove devono avvenire certi processi, ed al cuore dove si provano i sentimenti che ci guidano nel compiere l'opera, per agire prima di tutto con intelligenza e poi con una buona coscienza.

Nella legge si legge:

«Non odierai il tuo fratello in cuor tuo; riprendi pure il tuo prossimo, ma non ti caricare d'un peccato a cagion di lui. Non ti vendicherai, e non serberai rancore contro i figliuoli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono l'Eterno. Osserverete le mie leggi.» (Levitico 19:17-18)

Non si riprende chi sbaglia con odio, né con spirito di rivalsa, né con rancore nel cuore, altrimenti si pecca; in tal modo non si compie il servigio sacro della correzione con fini puri e con amore verso quella persona. È vero che bisogna mostrare amore per la verità, ma si deve mostrare anche amore verso il prossimo che viene ripreso.

Che Dio abbia pietà di noi e ci sostenga in ogni cosa, dandoci sempre di agire secondo la sua volontà e per il bene della Chiesa.

Giuseppe Piredda


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