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La parola della croce – Potenza e sapienza di Dio per coloro che credono -

Dio mi ha chiamato a predicare la parola della croce, e sono felice di poterlo fare sia a voce che per iscritto. E’ una grazia concessami da quell’Iddio che per tanti anni non ho servito, il cui appello al ravvedimento mi gettai alle spalle svariate volte dicendo che ancora non era giunto il tempo. Ma grazie siano rese a Dio in Cristo Gesù perchè un giorno mi diede il ravvedimento e mi attrasse a Cristo, liberandomi dalla schiavitù del peccato e facendomi rinascere a nuova vita. E non solo per questo gli rendo grazie, ma anche perchè Egli mi rivelò la sua volontà, e cioè che mi aveva appartato sin dalla mia fanciullezza per annunciare la parola della croce ossia l’Evangelo della sua grazia. Il giorno che venni a sapere che Lui mi aveva rivolto questa santa chiamata, dentro di me si accese come un fuoco, il desiderio di spandere dappertutto il suo Vangelo, quello stesso Vangelo che tanti secoli fa annunciarono i santi apostoli del Signore, e di spanderlo come fecero gli apostoli cioè con lo Spirito Santo, con ogni franchezza e con pienezza di convinzione. Non dunque con sapienza di parola o con discorsi persuasivi di sapienza umana, perchè in questa maniera renderei vana la parola della croce e questo non voglio fare non solo perchè spoglierei della sua potenza quel messaggio che è l’unico messaggio potente a salvare l’uomo dal peccato e dalla perdizione eterna, ed il mio desiderio come quello di Dio è che gli uomini siano salvati; ma anche perchè mi attirerei l’ira di Dio perchè gli disubbidirei, e non avrei più pace nell’anima mia. Molti savi di questo mondo, si fanno beffe di questo messaggio, lo considerano una pazzia, ma non è affatto così perchè quello che sembra una pazzia non è altro che sapienza di Dio. Pazzia semmai è la loro sapienza, quella umana, di cui essi vanno fieri e si gloriano, quella sì che è pazzia agli occhi di Dio perchè è scritto che Lui prende i savi nella loro astuzia e che egli conosce i pensieri dei savi e sa che sono vani. Dio ha reso pazza la sapienza di questo mondo. Per altri questo messaggio è uno scandalo, ma anche questi sbagliano grandemente lasciandosi trarre in inganno da una vana apparenza, perchè questo messaggio è potenza di Dio per la salvezza di ognuno che crede.

Io dunque non mi vergogno della parola della croce perchè sono pienamente persuaso che Essa è potente a salvare l’uomo che crede. Ho constatato di persona la potenza di questa parola, ho visto con i miei propri occhi quello che questa parola è capace di fare in chi l’accetta. Ero infatti un peccatore, ed Essa mi ha santificato; ero perduto ed Essa mi ha salvato; ero un nemico di Dio ed essa mi ha riconciliato con Dio; stavo andando nelle fiamme all’inferno ed essa mi ha scampato dal fuoco; ero senza speranza ed Essa mi ha dato una speranza; ero afflitto ed Essa mi ha dato una consolazione eterna; ero un figlio dell’ira ed essa mi ha reso un figlio di Dio; ero morto nei miei peccati, ed Essa mi ha vivificato. E queste stesse ed identiche cose le possono dire molti altri. A Dio sia la gloria ora e in eterno. Amen.

O uomini e donne, vi annuncio dunque la parola della croce che può salvarvi e riconciliarvi con Dio e darvi l’eredità con tutti i santi. Ve l’annuncio perchè voglio che siate salvati pure voi, voglio che pure voi gustiate la bontà di Dio nella vostra vita. Ascoltate, e prestate orecchio, perchè questa non è una parola di poco conto ma è la vostra vita.

Gesù Cristo, il Figlio di Dio nato a Betleem di Giuda, in Israele, ai giorni di Cesare Augusto (circa duemila anni fa), dopo essere stato battezzato da Giovanni Battista nel fiume Giordano, e dopo che fu unto di Spirito Santo da Dio (poco dopo essere stato battezzato), andò in giro per tutta la Galilea e la Giudea, annunciando l’Evangelo del Regno, e facendo del bene e guarendo tutti coloro che erano sotto il dominio del diavolo, perchè Dio era con lui.

Ma gli abitanti di Gerusalemme e i loro capi, non riconobbero in lui il Cristo, il Figlio di Dio che Dio aveva promesso anticamente tramite i suoi profeti di mandare nel mondo, e lo condannarono a morte, e lo diedero in mano di Ponzio Pilato, il governatore della Giudea, che sentenziò che fosse crocifisso. Ma tutto ciò avvenne per il determinato consiglio di Dio e per la sua prescienza, perchè Dio aveva preordinato che il suo Figliuolo, il Giusto, fosse dato nelle mani degli uomini peccatori e fosse appeso al legno della croce come un malfattore; così egli si sarebbe caricato delle nostre iniquità e sarebbe stato trafitto a motivo di esse. Queste cose Dio le aveva preannunciate tramite i suoi profeti. Ecco quello che ebbe a dire Isaia: ‘Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione. Noi tutti eravamo erranti come pecore, ognun di noi seguiva la sua propria via; e l’Eterno ha fatto cader su lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, umiliò se stesso, e non aperse la bocca. Come l’agnello menato allo scannatoio, come la pecora muta dinanzi a chi la tosa, egli non aperse la bocca. Dall’oppressione e dal giudizio fu portato via; e fra quelli della sua generazione chi rifletté ch’egli era strappato dalla terra de’ viventi e colpito a motivo delle trasgressioni del mio popolo?” (Isaia 53:5-8). E così i capi dei Giudei di Gerusalemme, disconoscendo Gesù Cristo e condannandolo a morte, adempirono le dichiarazioni dei profeti secondo le quali le cose dovevano andare esattamente in questa maniera.

Dunque Gesù Cristo, il Figlio di Dio, morì per i nostri peccati, per compiere con il suo sacrificio l’espiazione dei nostri peccati. Era necessario che Lui, il Santo, Colui che non conobbe peccato, spargesse il suo sangue perchè senza spargimento di sangue non v’è remissione. Questo principio lo ritroviamo nella legge che Dio diede al popolo d’Israele al monte Sinai, legge che ha l’ombra dei futuri beni e non la realtà stessa delle cose, infatti il popolo quando commetteva un peccato contro Dio doveva offrire per il suo peccato un sacrificio per il peccato che consisteva in un giovenco e il sacerdote che lo offriva doveva prendere del sangue dell’animale e farne aspersione davanti a Dio sette volte e poi metterlo sui corni dell’altare (quello dei profumi) che era davanti a Dio nella tenda di convegno e spargere il rimanente ai piedi dell’altare dell’olocausto che invece stava all’ingresso della tenda di convegno. Ecco quello che dice la legge: “Se tutta la raunanza d’Israele ha peccato per errore, senz’accorgersene, e ha fatto alcuna delle cose che l’Eterno ha vietato di fare, e si è così resa colpevole, quando il peccato che ha commesso venga ad esser conosciuto, la raunanza offrirà, come sacrificio per il peccato, un giovenco, e lo menerà davanti alla tenda di convegno. Gli anziani della raunanza poseranno le mani sulla testa del giovenco, davanti all’Eterno; e il giovenco sarà sgozzato davanti all’Eterno. Poi il sacerdote che ha ricevuto l’unzione porterà del sangue del giovenco entro la tenda di convegno; e il sacerdote intingerà il dito nel sangue, e ne farà aspersione sette volte davanti all’Eterno, di fronte al velo. E metterà di quel sangue sui corni dell’altare che è davanti all’Eterno, nella tenda di convegno; e spanderà tutto il sangue appiè dell’altare dell’olocausto, che è all’ingresso della tenda di convegno. E torrà dal giovenco tutto il grasso, e lo farà fumare sull’altare. Farà di questo giovenco, come ha fatto del giovenco offerto per il peccato. Così il sacerdote farà l’espiazione per la raunanza, e le sarà perdonato” (Levitico 4:13-20), questo nel caso il popolo commetteva un peccato in un qualsiasi giorno dell’anno. Ma c’era un’altra occasione in cui doveva essere offerto un animale per compiere l’espiazione dei peccati del popolo ed era il giorno dell’espiazione che cadeva il decimo giorno del settimo mese; in quel giorno il sommo sacerdote doveva scannare sia un giovenco per i suoi peccati che un capro come sacrificio per il peccato del popolo e portarne il sangue dentro il luogo santissimo, ecco infatti quello che dice la legge: “Aaronne offrirà dunque il giovenco del sacrifizio per il peccato per sé, e farà l’espiazione per sé e per la sua casa; e scannerà il giovenco del sacrifizio per il peccato per sé. Poi prenderà un turibolo pieno di carboni accesi tolti di sopra all’altare davanti all’Eterno, e due manate piene di profumo fragrante polverizzato; e porterà ogni cosa di là dal velo. Metterà il profumo sul fuoco davanti all’Eterno, affinché il nuvolo del profumo copra il propiziatorio che è sulla testimonianza, e non morrà. Poi prenderà del sangue del giovenco, e ne aspergerà col dito il propiziatorio dal lato d’oriente, e farà sette volte l’aspersione del sangue col dito, davanti al propiziatorio. Poi scannerà il capro del sacrifizio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dal velo; e farà di questo sangue quello che ha fatto del sangue del giovenco: ne farà l’aspersione sul propiziatorio e davanti al propiziatorio” (Levitico 16:11-15). Dunque, come il sommo sacerdote doveva spargere il sangue di quel giovenco per compiere l’espiazione dei suoi propri peccati e il sangue di quel capro per compiere l’espiazione per il peccato del popolo, così Gesù Cristo, il sommo sacerdote dei futuri beni, doveva spargere il suo proprio sangue per compiere l’espiazione per i nostri peccati. Sia il sangue di quel giovenco che di quel capro dunque prefigurava il suo sangue; il sangue di quel giovenco e di quel capro era dunque un’ombra del sangue di Cristo Gesù. Adesso dunque che abbiamo la realtà, non abbiamo più bisogno dell’ombra se non per spiegare perchè fu necessario che Gesù Cristo spargesse il suo sangue.

Dopo che Gesù Cristo spirò sulla croce, il suo corpo fu preso e posto in un sepolcro dove non era ancora stato posto nessuno. Ma il terzo giorno Dio lo risuscitò dai morti, perchè non era possibile che la morte lo tenesse legato, ed anche la sua resurrezione era stata preannunciata da Dio nell’antichità infatti Davide ebbe a dire del Messia: ‘Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza’ (Atti 2:25-28). E così Dio non permise che il suo Santo vedesse la corruzione, ma lo risuscitò dai morti. Ma perchè fu necessario che Gesù Cristo risorgesse dai morti? Perchè, come nel rituale del giorno dell’espiazione il sommo sacerdote doveva prendere prima il sangue del giovenco e poi quello del capro e portarlo nel luogo santissimo del santuario che Dio aveva fatto costruire, così il sommo sacerdote dei futuri beni dopo avere offerto se stesso quale sacrificio per i nostri peccati, doveva entrare anche lui in un santuario, ma non fatto da mano d’uomo, cioè non di questa creazione, e non con sangue di giovenchi o di becchi, ma con il suo proprio sangue per acquistarci una redenzione eterna, e questo santuario era il cielo stesso. Se dunque il sommo sacerdote dei futuri beni, cioè Gesù Cristo, doveva morire per spargere il suo sangue per i nostri peccati, è evidente che per portare a termine la sua opera di redenzione doveva pure risuscitare per entrare mediante il suo proprio sangue, e non quello di tori o di becchi, nel cielo stesso al cospetto di Dio, cosa quest’ultima che egli fece alcune settimane dopo essere risorto dai morti. Ecco quanto afferma la Scrittura a tale riguardo: “Ma venuto Cristo, Sommo Sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso il tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto con mano, vale a dire, non di questa creazione, e non mediante il sangue di becchi e di vitelli, ma mediante il proprio sangue, è entrato una volta per sempre nel santuario, avendo acquistata una redenzione eterna” (Ebrei 9:11-12), ed anche: “Poiché Cristo non è entrato in un santuario fatto con mano, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora, al cospetto di Dio, per noi; e non per offrir se stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel santuario con sangue non suo; ché, in questo caso, avrebbe dovuto soffrir più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine de’ secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio” (Ebrei 9:24-27). La risurrezione di Cristo dunque fu necessaria “per la nostra giustificazione” (Romani 4:25).

E dopo essere risorto, Gesù Cristo si fece vedere dai suoi discepoli in svariate occasioni, mangiò e bevve con loro, e parlò con loro, per quaranta giorni, dopo di che fu assunto in cielo alla destra di Dio da dove tornerà, come lui stesso ha promesso, a suo tempo nella gloria del Padre suo con i suoi angeli.

Siavi dunque noto, che chi crede in Gesù Cristo, riceve la remissione dei peccati mediante il suo nome (“Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome” Atti 10:43), viene giustificato da Dio (Egli è “giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù” Romani 3:26), ed ottiene la vita eterna (“Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna” Giovanni 3:36) per cui quando morirà la sua anima andrà immediatamente in paradiso dove Dio fa regnare la sua pace. Mentre chi rifiuta di credere in lui, l’ira di Dio rimane su di lui, i suoi peccati rimangono sulla sua coscienza e quando morirà la sua anima andrà nelle fiamme dell’inferno dove piangerà e striderà i denti in attesa del giorno del giudizio. Davanti a voi è posta sia la vita che la morte, la benedizione e la maledizione, scegliete la vita, scegliete la benedizione, per vivere in pace con Dio ed ereditare la gloria eterna.

La salvezza quindi è per grazia, perchè si ottiene soltanto per fede, quello che dovete fare per ottenerla è solo ravvedervi dei vostri peccati e credere nella morte espiatoria e nella resurrezione del Signore Gesù Cristo, la prima cosa avvenuta a cagione delle nostre offese e la seconda per la nostra giustificazione (cfr. Romani 4:25). E se è per grazia, non è per opere, altrimenti grazia non è più grazia. Che grazia sarebbe infatti se si potesse meritare? E poi, a che gioverebbe la morte di Cristo se la salvezza si potesse ottenere per mezzo della propria giustizia? Proprio a nulla secondo che è scritto: “Se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente” (Galati 2:21). Ed ancora, se la salvezza si potesse ottenere mediante le proprie opere buone, non è forse vero che una volta ottenuta ci si potrebbe gloriare dinnanzi a Dio? Certo che sì. Ma proprio per togliere all’uomo ogni occasione di gloriarsi di se stesso di avere potuto ottenere la salvezza, Dio ha stabilito che essa fosse per grazia secondo che è scritto: “Non è in virtù d’opere, affinché niuno si glori” (Efesini 2:9). L’unica cosa che può, anzi che deve, fare quindi l’uomo che viene salvato è quella di gloriarsi nel Signore.

Non pensate quindi che potete essere salvati dai vostri peccati in qualche altra maniera, magari compiendo opere meritorie, sacrifici espiatori personali, atti di mortificazione vari, perchè non è così, lo ripeto, non è così. Anzi, sappiate che se voi vi basate sulle vostre opere buone per ottenere la salvezza, siete sotto maledizione perchè è scritto: “Poiché tutti coloro che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione; perché è scritto: Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica!” (Gal. 3:10). Parole dure, lo so, ma veraci. E potete essere liberati da questa maledizione solo credendo in Gesù Cristo perchè Dio lo ha mandato proprio per riscattarci dalla maledizione della legge essendo divenuto maledizione per noi poiché è scritto: ‘Maledetto chiunque è appeso al legno’, e affinché la benedizione d’Abramo, cioè la giustificazione che dà vita, venisse su di noi in Cristo.

Che farai dopo avere udito questo lieto messaggio? Lo accetterai o lo rigetterai? Accettalo, e ne avrai del bene; sì, ne avrai del bene.

[Tratto dal libro di Giacinto Butindaro V.D.M.: "Messaggi per chi ancora non conosce Dio"]


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