Domande e relative risposte sui doni spirituali

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Ma quando uno parla in altra lingua a chi si rivolge?

Quando uno parla in altra lingua - secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi - egli parla a Dio infatti Paolo dice: "Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l'intende, ma in ispirito proferisce misteri" (1 Cor. 14:2). Questo parlare può consistere in una preghiera, in un salmo, in un rendimento di grazie. Ecco le parole di Paolo che confermano ciò: "Poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l'intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l'intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen' al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l'altro non è edificato" (1 Cor. 14:14-17). Ovviamente la direzione del parlare in altra lingua non cambia a secondo delle circostanze, cioè non è che chi parla in altra lingua in privato parla a Dio e poi quando è assieme ad altri fratelli parla agli uomini.

Ma il parlare in lingue più l'interpretazione costituisce una profezia?

No, non costituisce una profezia e questo perchè dato che - come abbiamo visto precedentemente - chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio, è ovvio che anche l'interpretazione corrisponderà ad un parlare a Dio e non ad un parlare agli uomini. Se tu dici in inglese: 'Praise the Lord' (tradotto in italiano 'Lode al Signore') come farà chi interpreta a dire che tu hai detto: 'Così parla l'Eterno: 'Non temere, io sono con te'? Non potrà. Non ti pare? Come si può dunque interpretare una preghiera, un salmo, o un rendimento di grazie rivolto a Dio, con un messaggio rivolto agli uomini?

In che cosa consiste il dono di parola di sapienza?

Il dono di parola di sapienza (cfr. 1 Cor. 12:8) consiste nella predizione di un evento che deve ancora avvenire. Nella Scrittura ci sono molti esempi di parola di sapienza; uno di questi è la predizione di una carestia fatta dal profeta Agabo secondo che è scritto "levatosi, predisse per lo Spirito che ci sarebbe stata una gran carestia per tutta la terra" (Atti 11:28).

In che cosa consiste il dono di parola di conoscenza?

Consiste nella rivelazione da parte dello Spirito Santo di un fatto che è avvenuto o sta avvenendo e di cui è all'oscuro chi riceve la rivelazione. Questa rivelazione può essere data in visione o in sogno o mediante una voce udibile. Alcuni esempi biblici in cui troviamo la manifestazione di questo dono sono i seguenti.

Gesù disse alla donna samaritana: "Va' a chiamar tuo marito e vieni qua. La donna gli rispose: Non ho marito. E Gesù: Hai detto bene: Non ho marito; perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto il vero. La donna gli disse: Signore, io vedo che tu sei un profeta" (Giov. 4:16-19). In questo caso Gesù, mediante una parola di conoscenza, seppe che quella donna aveva avuto cinque mariti e che quello che aveva in quel momento non era suo marito. La donna comprese da questo che chi le parlava era un profeta.

Negli Atti è scritto: "Un certo uomo, chiamato Anania, con Saffira sua moglie, vendé un possesso, e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e portatane una parte, la pose ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: Anania, perché ha Satana così riempito il cuor tuo da farti mentire allo Spirito Santo e ritener parte del prezzo del podere? Se questo restava invenduto, non restava tuo? E una volta venduto, non ne era il prezzo in tuo potere? Perché ti sei messa in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio. E Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E gran paura prese tutti coloro che udiron queste cose. E i giovani, levatisi, avvolsero il corpo, e portatolo fuori, lo seppellirono" (Atti 5:1-6). Pietro mediante una parola di conoscenza poté sapere che Anania e Saffira non avevano ricavato dalla vendita di quel loro possesso quanto Anania aveva messo ai piedi degli apostoli ma di più e poté riprendere Anania per aver mentito allo Spirito Santo.

Il profeta Eliseo mediante il dono di parola di conoscenza poté far sapere per diverse volte al re d'Israele dove il re di Siria avrebbe posto il suo campo: "Ora il re di Siria faceva guerra contro Israele; e in un consiglio che tenne coi suoi servi, disse: ‘Io porrò il mio campo nel tale e tal luogo'. E l'uomo di Dio mandò a dire al re d'Israele: ‘Guardati dal trascurare quel tal luogo, perché vi stan calando i Sirî'. E il re d'Israele mandò gente verso il luogo che l'uomo di Dio gli aveva detto, e circa il quale l'avea premunito; e quivi si mise in guardia. Il fatto avvenne non una né due ma più volte. Questa cosa turbò molto il cuore del re di Siria, che chiamò i suoi servi, e disse loro: ‘Non mi farete dunque sapere chi dei nostri è per il re d'Israele?' Uno de' suoi servi rispose: ‘Nessuno, o re, mio signore! ma Eliseo, il profeta ch'è in Israele, fa sapere al re d'Israele perfino le parole che tu dici nella camera ove dormi" (2 Re 6:8-12). Non bisogna pensare però che Eliseo poteva sapere mediante questo dono tutto quello che accadeva o che era accaduto, tanto è vero che nel caso della morte del figlio della Shunamita lui non sapeva che il suo figlio era morto difatti è scritto: "Ella dunque partì, e giunse dall'uomo di Dio, sul monte Carmel. E come l'uomo di Dio l'ebbe scorta di lontano, disse a Ghehazi, suo servo: ‘Ecco la Shunamita che viene! Ti prego, corri ad incontrarla, e dille: - Stai bene? Sta bene tuo marito? E il bimbo sta bene?' - Ella rispose: ‘Stanno bene'. E come fu giunta dall'uomo di Dio, sul monte, gli abbracciò i piedi. Ghehazi si appressò per respingerla; ma l'uomo di Dio disse: ‘Lasciala stare, poiché l'anima sua è in amarezza, e l'Eterno me l'ha nascosto, e non me l'ha rivelato" (2 Re 4:25-27).

Perchè non tutti i credenti parlano in altre lingue?

Se per parlare in altre lingue si intende il parlare in lingue quale segno immediato del battesimo con lo Spirito Santo, evidentemente è perché non tutti i credenti sono battezzati con lo Spirito Santo. E perché non tutti i credenti sono battezzati con lo Spirito Santo? Le ragioni sono svariate; o perchè non sanno che esiste questo battesimo (un po' come quei discepoli di Efeso) o perchè gli è stato detto che il battesimo con lo Spirito Santo lo hanno già ricevuto quando sono nati di nuovo e non è accompagnato dal parlar in altra lingua (per cui non hanno nessuna intenzione di chiedere e desiderare qualche cosa che hanno già!), o perché stanno ancora aspettando di essere battezzati con lo Spirito Santo.

Se invece per parlare in altre lingue si intende il dono della diversità delle lingue – che è uno dei doni dello Spirito Santo citati da Paolo ai Corinzi -, evidentemente perché non tutti i credenti hanno questo particolare dono secondo che è scritto: "Parlan tutti in altre lingue?" (1 Cor. 12:30). In quest'ultimo caso va precisato però che quando diciamo che non tutti i credenti hanno questo particolare dono ci riferiamo a credenti battezzati con lo Spirito Santo che quindi parlano in altra lingua. Essi parlano tutti almeno in una lingua straniera, ma non tutti sono in grado di parlare più lingue straniere appunto perché questo è un dono dello Spirito non concesso a tutti. Ho voluto fare questa precisazione perché so che alcuni pastori prendono queste parole di Paolo per sostenere che non tutti coloro che sono battezzati con lo Spirito Santo necessariamente parlano in lingue, cosa che non può essere vera perché il parlare in lingue è una manifestazione spirituale presente in ogni credente battezzato con lo Spirito Santo; la manifestazione spirituale che invece non è presente in tutti i credenti battezzati con lo Spirito Santo è la diversità delle lingue.

Per riassumere diciamo quindi quanto segue; siccome il parlare in altre lingue è parte integrante del battesimo con lo Spirito Santo che si riceve dopo essere nati di nuovo, chi non parla per lo Spirito in nessuna lingua straniera non è ancora stato battezzato con lo Spirito Santo (è tuttavia stato battezzato dallo Spirito nel corpo di Cristo, per cui è a tutti gli effetti un credente, un figliuolo di Dio). Mentre chi è stato battezzato con lo Spirito Santo, benché parli in altra lingua non necessariamente ha il dono della diversità delle lingue, perché questa manifestazione dello Spirito non è concessa a tutti.

Quando si parla in lingue chi è che parla, il credente? e perché parla a se stesso? perché attraverso il parlare in lingue si edifica se stesso e cosa avviene?

Certamente chi parla in altre lingue è il credente; i seguenti passi biblici lo attestano chiaramente: "E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d'esprimersi" (Atti 2:4), ed anche: " … li udivano parlare in altre lingue … " (Atti 10:46), ed ancora: "… chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio … " (1 Cor. 14:2), per citare alcuni dei tanti passi. Va tuttavia detto che nonostante sia il credente a parlare in altra lingua, le parole sono pronunciate mediante lo Spirito Santo che è in lui e che lo sospinge a proferire quelle parole sconosciute. Quando per esempio il giorno della Pentecoste i circa centoventi furono ripieni di Spirito Santo è detto che cominciarono a parlare in altre lingue "secondo che lo Spirito dava loro d'esprimersi". Quindi quelle espressioni che essi proferirono venivano dallo Spirito di Dio. In altre parole il credente si mette a parlare mediante lo Spirito di Dio. Che sia così è confermato dal fatto che Paolo nell'esortare a pregare in altra lingua dice: " … orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni …." (Ef. 6:18), e Giuda: "… pregando mediante lo Spirito Santo … " (Giuda 20). Ecco perché il credente ripieno di Spirito Santo è sicuro di proferire parole sante e giuste quando prega in altra lingua, perché sa che esse vengono proferite dallo Spirito di Dio che è santo. Ho detto ‘dallo Spirito' perchè la Scrittura dice anche: "Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio" (Rom. 8:26-27). Come potete vedere in queste parole è detto che è lo Spirito che prega o intercede. Per essere completi però su questo punto occorre dire anche che c'è anche una parte compiuta dallo spirito dell'uomo in questo pregare infatti Paolo dice: "Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa" (1 Cor. 14:14). Quindi lo Spirito Santo prega insieme con il nostro spirito.

Ora, vengo al secondo quesito. In base a quanto dice Paolo il parlare in altra lingua è rivolto a Dio e non agli uomini, egli dice infatti che chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio (cfr. 1 Cor. 14:2). Non abbiamo forse visto poco fa che chi parla in altra lingua prega Dio? Quindi nel caso il parlare in altre lingue sia interpretato, l'interpretazione che ne verrà fuori non consisterà in una esortazione rivolta a tutti i presenti o solo a qualcuno dei presenti, ma in una preghiera (o in un cantico spirituale o in un ringraziamento rivolto a Dio). Ovviamente anche nel caso il parlare in lingue non fosse interpretato la direzione di quel parlare è sempre verso Dio. Naturalmente questo significa implicitamente che il credente che parla in altra lingua non parla a se stesso.

Come si spiega allora il fatto che Paolo dica che se nella chiesa dopo che hanno parlato in altra lingua due o tre e non c'è chi interpreta "si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio" (1 Cor. 14:28)? Si spiega così: quel parlare a se stessi e a Dio non è da intendersi come un parlar in lingue perché se è vero che nel caso del parlare a Dio il parlare in lingue potrebbe pure starci, non potrebbe invece starci nel parlare a se stessi perché altrimenti Paolo si sarebbe contraddetto. Il credente dunque in questo caso deve – sottovoce - parlare nella sua lingua conosciuta sia a se stesso che a Dio.

Vengo adesso al terzo quesito. Chi parla in altra lingua edifica se stesso perché fa una cosa giusta, santa, e pura, mediante lo Spirito di Dio. Quando diciamo che egli edifica se stesso vogliamo dire che egli si fortifica tramite questa esperienza spirituale, ossia egli acquisisce nuove forze. Per usare un termine di paragone terreno (con tutti i suoi limiti naturalmente), è come se il credente in quel momento ricaricasse le batterie che si erano un po' scaricate. E questo ‘ricaricamento' egli lo sente in maniera reale. D'altronde se ci sentiamo ricaricati, spiritualmente parlando, dopo avere pregato e cantato a Dio nella nostra lingua, non ci si deve sorprendere che questo ‘ricaricamento' avvenga anche nel caso il pregare e il cantare a Dio siano effettuati in altra lingua.

Le lingue sono cessate?

No, le lingue, sia come segno immediato dell'avvenuto battesimo con lo Spirito Santo, che come capacità di parlare più lingue straniere (in questo caso si tratta dunque del dono della diversità delle lingue), non sono affatto cessate e non cesseranno fino a che non sarà venuta la perfezione. Ecco infatti cosa dice Paolo ai Corinzi: "La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita; poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito" (1 Cor. 13:8-10). Ma perché le lingue cesseranno quando la perfezione sarà venuta?

Perché dato che chi parla in altra lingua parla a Dio poiché in ispirito proferisce misteri (cioè cose che lui non conosce), e quando giungerà la perfezione non ci saranno più misteri perché la conoscenza sarà abolita o meglio perché conosceremo appieno e non solo in parte, le lingue non avranno più ragione di esistere. Le lingue invece sono necessarie oggi perché tramite di esse, mediante lo Spirito Santo, si notificano a Dio delle richieste particolari per dei fratelli (i misteri di cui parla Paolo appunto) senza conoscere i loro bisogni e spesso senza conoscere personalmente neanche i fratelli per cui preghiamo. Ma io vi domando; se noi conoscessimo personalmente tutti i fratelli che si trovano adesso sulla terra, uno per uno, e conoscessimo pure tutti i loro bisogni, sia quelli materiali che spirituali, e conoscessimo qualsiasi distretta in cui si vengono a trovare nella loro vita, che bisogno avremmo dell'aiuto dello Spirito? Cioè, che bisogno avremmo che lo Spirito intercedesse egli stesso per i santi tramite la nostra bocca? Nessuno, non vi pare? Ma proprio perchè non sappiamo come pregare, cioè non sappiamo cosa chiedere a Dio, in un certo periodo o giorno, per un fratello che conosciamo, o per un fratello che non conosciamo e che abita per esempio nello stato del Niger, allora lo Spirito sovviene a questa mancanza (o debolezza) mettendosi a pregare per il fratello che si trova nel bisogno.

Ma le lingue cesseranno quando sarà giunta la perfezione anche perché essendo che tramite di esse si prega Dio per i santi, quando la perfezione sarà giunta non ci sarà più bisogno di pregare per i santi. In altre parole perché in quel giorno non ci saranno più bisogni materiali e spirituali in cui si troveranno dei santi, per cui non ci sarà bisogno che lo Spirito Santo interceda per essi in altra lingua, con sospiri ineffabili.

Un'altra ragione per cui le lingue in quel giorno cesseranno è perché le lingue sono un segno per i non credenti secondo che è scritto: "Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d'altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore" (1 Cor. 14:21), e dato che quando la perfezione sarà giunta la porta della grazia sarà chiusa, nel senso che gli uomini non avranno più la possibilità di pentirsi e credere nel Signore, il segno delle lingue sarà del tutto inutile. Come d'altronde saranno inutili tutti gli altri segni e prodigi che adesso accompagnano la predicazione del Vangelo (cfr. Mar. 16:17-20) e che hanno come scopo quello di trarre gli uomini all'ubbidienza della fede (cfr. Rom. 15:18-19).

A cosa servono le lingue o meglio a cosa serve il parlare in altra lingua?

Per capire a cosa serve parlare in altre lingue, è necessario innanzi tutto sapere in che cosa consiste questo parlare soprannaturale prodotto dallo Spirito di Dio nel credente.

Paolo dice ai Corinzi: "Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l'intende, ma in ispirito proferisce misteri" (1 Cor. 14:2). Dunque già il fatto che uno, quando parla in lingue, parla a Dio, è una cosa utile. Ma usiamo la logica: se è una cosa utile parlare a Dio nella nostra lingua natìa, come potrà essere inutile parlargli in una lingua a noi sconosciuta prodotta dallo Spirito Santo? Ma vediamo il contenuto di questo parlare a Dio, Paolo dice infatti che il credente in ispirito (o in altra lingua) proferisce misteri per cui si tratta di cose che la persona che parla e quella che ascolta non conoscono. Ma di che tipo di misteri si tratta? Lo dice sempre Paolo, però ai santi di Roma, quando dice che "lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio" (Rom. 8:26-27). Dunque quei misteri che vengono proferiti in ispirito (cioè in altra lingua) consistono in richieste che lo Spirito fa al Padre in favore dei santi. Ciò è confermato dal fatto che il parlare in altra lingua in alcuni casi Paolo lo chiama ‘pregare in altra lingua', come per esempio quando dice: "Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio" (1 Cor. 14:14), ed anche: "Io pregherò con lo spirito…" (1 Cor. 14:15). E questo è confermato dai fatti; ci sono stati dei credenti che in un particolare giorno e ora del giorno (e anche della notte, in taluni casi), hanno improvvisamente cominciato a parlare in altre lingue perché lo Spirito si è messo a pregare per certi credenti che in quel particolare momento si trovavano in particolari bisogni che loro naturalmente non sapevano; ma che ben conosceva lo Spirito che conosce ogni cosa. Dunque in questo caso il parlare in lingua non è altro che un parlare mediante lo Spirito in cui il credente, per lo Spirito, intercede per i santi senza conoscere i loro bisogni. E' un aiuto dunque che viene dallo Spirito nel campo della preghiera. Il punto su cui voglio mettere enfasi è che in questo caso, cioè nel caso un nostro fratello a noi sconosciuto e i cui bisogni sono a noi sconosciuti, l'unica maniera per poter essergli di aiuto con la preghiera è questa perché in questo caso lo Spirito Santo si mette ad intercedere egli stesso per quel fratello nel bisogno. Il fratello che deve pregare non può fare la medesima cosa pregando con la sua conoscenza, perché la sua conoscenza è limitata. Ecco perché Paolo dice ai Romani che lo Spirito sovviene alla nostra debolezza perché noi non sappiamo come pregare (cfr. Rom. 8:26). Va tuttavia detto che lo Spirito può intercedere anche per dei fratelli che conosciamo ma i cui bisogni ci sono sconosciuti. E' evidente dunque – alla luce di ciò - che questa manifestazione spirituale è utile ai santi.

Ho detto poco fa che il parlare in altra lingua è chiamato pregare in altra lingua in alcuni casi e non in tutti perché ci sono casi in cui chi parla in altra lingua rivolge a Dio un cantico o un rendimento di grazie. Paolo lo spiega questo quando dice: "…. salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l'intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen' al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l'altro non è edificato" (1 Cor. 14:15-17). In questo caso dunque il parlare in altra lingua è utile nel campo della lode e del ringraziamento a Dio. Quello infatti che il credente oltre un limite non può fare basandosi sulla sua conoscenza e sulla sua intelligenza, lo fa anche in questo caso mediante lo Spirito Santo. In questo caso, i cantici che vengono cantati sono prodotti dallo Spirito.

E' possibile ricevere più di un dono dello Spirito Santo? 

Sì, è possibile. Basta considerare che Paolo nel parlare ai santi di Corinto dei doni spirituali dice: "Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia" (1 Cor. 14:1), ed anche: "… cercate di abbondarne per l'edificazione della Chiesa" (1 Cor. 14:12), per intendere questo. Si noti nel primo passo da me citato che Paolo dice di ricercare in primo luogo il dono di profezia non escludendo quindi gli altri.

Anche il fatto che Paolo dica: "Chi parla in altra lingua, preghi di poter interpretare" (1 Cor. 14:13), lascia intendere questo concetto, infatti se un credente che ha il dono della diversità delle lingue non potesse ricevere nessun altro dono spirituale non gli verrebbe detto di potere anche interpretare perché anche la capacità di interpretare le lingue è uno dei doni dello Spirito Santo.

Va poi anche detto che è possibile ricevere più doni dello Spirito Santo perché la Scrittura insegna che il credente per essere riconosciuto come profeta deve avere oltre il dono di profezia anche i doni di rivelazione che sono il dono di parola di sapienza, il dono di parola di conoscenza, e il dono del discernimento degli spiriti. Vedi a questo riguardo il mio insegnamento concernente i doni di ministerio e precisamente dove parlo del ministerio di profeta.

Quando degli Evangelici dicono a proposito dei Pentecostali che chi oggi parla in lingue, e caccia i demoni, e fa guarigioni nel nome di Gesù, includendo anche loro tra questi, compie queste cose per l'aiuto di Satana o comunque sotto l'influenza di forze spirituali malvagie, come occorre giudicarli? Si può dire che parlano contro lo Spirito Santo?

Sì, si può con ogni franchezza dire che essi parlano contro lo Spirito Santo. Perché questo? Perché il parlare in altra lingua, sia che il credente parla in una sola lingua straniera e sia che parli in più lingue straniere, è una manifestazione dello Spirito Santo, come è anche una manifestazione dello Spirito Santo l'espulsione dei demoni dai corpi degli indemoniati nel nome di Gesù Cristo, come anche sono una manifestazione dello Spirito le guarigioni e i miracoli compiuti nel nome di Gesù Cristo. Ecco le prove scritturali che attestano ciò.

Il giorno della Pentecoste quando i circa centoventi cominciarono a parlare in altre lingue lo fecero perché sospinti dallo Spirito Santo secondo che è scritto: " … secondo che lo Spirito dava loro di esprimersi" (Atti 2:4). E Paolo quando parla dei doni dello Spirito, o della manifestazione dello Spirito, annovera tra di essi la diversità delle lingue (cfr. 1 Cor. 12:10). E se, come dice Paolo, a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l'utile comune (1 Cor. 12:7), è inconcepibile che il parlare in altre lingue sia dato dagli spiriti maligni che non procacciano affatto l'utile comune del corpo di Cristo ma il suo male e la sua rovina. E poi dico ancora questo, se chi parla in altra lingua edifica se stesso, come dice Paolo (cfr. 1 Cor. 14:4), come si fa a pensare che sia una opera del demonio?

Gesù cacciava i demoni per l'aiuto dello Spirito di Dio che era su e in Lui difatti disse a coloro che invece dicevano che lui cacciava i demoni per l'aiuto del diavolo: "Ma se è per l'aiuto dello Spirito di Dio che io caccio i demonî, è dunque pervenuto fino a voi il regno di Dio" (Matt. 12:28), e quando alcuni discepoli gli vennero a dire che avevano visto qualcuno che cacciava i demoni nel suo nome ma non li seguiva e perciò gli avevano vietato di continuare a cacciare i demoni, Gesù non attribuì le opere di quell'uomo al diavolo tanto è vero che disse ai suoi discepoli di non vietare a quell'uomo di cacciare i demoni (Mar. 9:38-40). D'altronde è inconcepibile che uno che caccia e sgrida gli spiriti maligni nel nome di Cristo Gesù, faccia questo per l'aiuto di Satana perché Satana non può aiutare un discepolo di Cristo a cacciare i demoni dal corpo di qualcuno. "Come può Satana cacciar Satana?" (Mar. 3:23), domandò un giorno Gesù a coloro che lo accusavano di cacciare i demoni per l'aiuto del principe dei demoni.

Per ciò che concerne le guarigioni e i miracoli essi sono compiuti in virtù dei doni di guarigioni e di potenza di operare miracoli, che sono anch'essi dei doni distribuiti dallo Spirito Santo (cfr. 1 Cor. 12:9-10).

Questi Evangelici dunque parlano e ragionano stoltamente su questi punti. A sostegno di questa loro diabolica tesi, costoro prendono anche il fatto che hanno costatato che tra i Pentecostali che compiono queste cose asserendo di farle per lo Spirito Santo, avvengono scandali e vengono insegnate false dottrine. Ora, io non nego questo, cioè che tra i Pentecostali avvengono scandali e in alcuni casi vengono insegnate false dottrine e tanto è vero che io denuncio queste cose. Ma se è per questo, gli scandali e le false dottrine ci sono pure tra i Cristiani Evangelici che non sono Pentecostali; diremo quindi che costoro hanno il demonio in corpo, o che cantano e pregano nella loro lingua per l'aiuto del diavolo? Così non sia. A me non pare che l'apostolo Paolo quando gli furono riferiti gli scandali e i comportamenti sconvenienti che c'erano tra i santi di Corinto, che quando seppe che tra quei santi si erano insinuati dei falsi apostoli, che quando seppe che c'erano alcuni credenti in quella chiesa che insegnavano che non c'era resurrezione dei morti, cominciò ad attribuire al diavolo e agli spiriti maligni le lingue e le altre manifestazioni spirituali che avvenivano in seno ai santi di Corinto. Eppure le false lingue, i falsi prodigi e i falsi segni generati dal diavolo c'erano pure ai giorni degli apostoli! O forse ci si verrà a dire che a quel tempo il diavolo non falsificava il parlare in lingue e i veri miracoli e le vere guarigioni? No, Paolo non fece capire nelle sue lettere che aveva a che fare con gente posseduta dal demonio; egli non si mise ad insinuare che il parlare in lingue dei santi di Corinto come anche le altre manifestazioni spirituali che avvenivano tra quei credenti erano fenomeni prodotti dal diavolo. Questo a dimostrazione che il fatto che dei credenti che parlano in lingue e facciano guarigioni e miracoli nel nome di Gesù Cristo, compiano degli scandali o insegnino delle dottrine sbagliate, non può essere preso come dimostrazione che queste manifestazioni siano dal diavolo. Ma Paolo era savio, grazie a Dio; invece questi Evangelici non lo sono. I fatti e le loro parole lo dimostrano.

Butindaro Giacinto


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