Domande sulla circoncisione

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1. Vorrei avere maggiori informazioni su come deve essere interpretata la circoncisione e se al giorno di oggi è ritenuta indispensabile o meno?

Per ciò che concerne la circoncisione della carne ordinata da Dio al patriarca Abramo, l'Ebreo, e che gli Ebrei di oggi ancora praticano in obbedienza a questo ordine, essa in seno all'Ebraismo è certamente ritenuta molto importante ma non indispensabile per essere definiti Ebrei infatti se la circoncisione non può essere effettuata sul neonato per motivi di salute o nel futuro non viene compiuta sempre per motivi di salute è sufficiente per l'ortodossia ebraica che la madre sia ebrea per essere considerato lo stesso ebreo. Dico per l'ortodossia ebraica perché gli Ebrei riformati, dal 1982, considerano ebreo anche chi ha solo il padre ebreo e la madre gentile. Anche qui però va fatta una precisazione perché ci sono Ebrei riformati, quelli in Canada e in Israele, che non accettano questa decisione. In linea generale si può dire che non è la circoncisione a decidere se un maschio è ebreo ma lo status della madre (o in certi casi anche quello del padre).

Nel caso un Gentile si converta al Giudaismo mentre per gli Ortodossi il proselita deve essere circonciso (a meno che non ci siano pericoli di salute), per i Riformati la circoncisione non è obbligatoria.

Secondo quanto dice la Scrittura la circoncisione nella carne era il segno del patto tra Dio e Abramo e la sua progenie (cfr. Genesi 17:11), ed era così importante per Dio che il maschio incirconciso doveva essere messo a morte (cfr. Genesi 17:14). La Scrittura dice anche che Dio cercò di fare morire Mosè perché questo non aveva circonciso suo figlio. Fu sua moglie a evitargli di morire perché visto quello che Dio stava per fare circoncise suo figlio (cfr. Esodo 4:24-26).

Ora, però con tutta l'importanza che ha la circoncisione della carne per un Ebreo, dato che siamo sotto la grazia, nel senso che dato che siamo nel tempo seguente alla venuta di Cristo, la circoncisione nella carne non ha alcun valore per coloro che hanno creduto in Gesù Cristo, ossia per noi Cristiani. L'apostolo Paolo è molto chiaro a riguardo quando dice: "La circoncisione è nulla..." (1 Corinzi 7:19) ed anche: "Infatti, in Cristo Gesù, né la circoncisione né l'incirconcisione hanno valore alcuno..." (Galati 5:6). Quindi non solo la circoncisione della carne non ha valore alcuno per noi ma anche la incirconcisione. Dunque chi ha creduto nel Signore Gesù Cristo, se quando fu chiamato era incirconciso non si deve fare circoncidere (cfr. 1 Corinzi 7:18). Ma perché per noi che siamo sotto la grazia la circoncisione della carne non ha alcun valore? Per questo motivo; perchè essa era l'ombra della vera circoncisione che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto nel Messia che doveva venire che sappiamo e proclamiamo essere Gesù di Nazareth. Quando lo scrittore agli Ebrei dice: "La legge, avendo un ombra dei futuri beni..." (Ebrei 10:1) vuole dire che anche la circoncisione della carne costituiva un ombra di un futuro bene. Ma se la circoncisione della carne era l'ombra qual'è la realtà? La realtà è costituita dalla CIRCONCISIONE DEL CUORE, per altro predetta dalla stessa legge di Mosè (cfr. Deuteronomio 30:6), che consiste nella sua purificazione dal peccato. Purificazione che avviene mediante il sangue prezioso di Gesù Cristo. Come con la circoncisione della carne veniva e viene rimosso il prepuzio del neonato, con la circoncisione del cuore vengono rimossi i peccati che lo contaminano. L'apostolo Paolo spiega in che cosa consiste questa circoncisione dicendo che "consiste nello spogliamento del corpo della carne" (Colossesi 2:11).

Ecco perché Paolo dice ai Filippesi che i veri circoncisi siamo noi cristiani (cfr. Filippesi 3:3), ed ai Romani che la circoncisione è quella del cuore, in ispirito, non in lettera (cfr. Romani 2:29), perchè lui sapeva che ora in Cristo questa è la circoncisione vera, quella che conta agli occhi di Dio. Questa circoncisione del cuore è operata da Gesù Cristo quando la persona si pente dei suoi peccati e va a lui per ottenere il perdono dei suoi peccati, in quel momento egli lo circoncide purificandolo dai suoi peccati. Anche questa circoncisione è un segno e precisamente è il segno del nuovo patto tra Dio e l'uomo che crede in lui. Nuovo Patto che è migliore dell'Antico perché fondato su migliori promesse.

Come però c'è una circoncisione spirituale c'è pure una incirconcisione spirituale che possiedono tutti coloro che ancora non credono in Cristo, compresi gli Ebrei che sono circoncisi nella carne. Ecco perchè io annuncio agli uomini di pentirsi e di credere nel Signore Gesù Cristo, affinché ricevano la circoncisione del loro cuore, affinché possano così riconciliarsi con Dio. Altrimenti, se non ricevono questa circoncisione periranno per l'eternità. Quando moriranno andranno all'inferno ad attendere il giorno del giudizio.

Quindi, per ricapitolare, per gli Ebrei la circoncisione è importante perchè con essa il neonato entra nel patto che Dio fece con Abramo e con la sua progenie, però per certi particolari motivi può anche non essere praticata a tempo indefinito e ciò non annulla lo status di Ebreo; ma questa circoncisione carnale per noi Cristiani non ha valore alcuno perchè quello che conta è avere il proprio cuore circonciso. E poi mentre per gli Ebrei, per certi motivi un neonato può anche non ricevere la circoncisione ed essere considerato lo stesso Ebreo (ripeto che la madre però deve essere ebrea per i rabbini ortodossi), per noi Cristiani la circoncisione del cuore è indispensabile per entrare a fare parte del popolo di Dio, in altre parole uno che si definisce Cristiano per essere considerato da noi un vero Cristiano deve avere ricevuto questa circoncisione del cuore ALTRIMENTI rimane un non Cristiano cioè un incredulo un peccatore che ancora si deve riconciliare con Dio.

 

2. Come mai Paolo che non predicava la circoncisione circoncise Timoteo?

Lo spiega Luca nel libro degli Atti degli apostoli in questi termini: "A cagione de' Giudei che erano in quei luoghi; perché tutti sapevano che il padre di lui era greco" (Atti 16:3). Dunque fu per non creare un intoppo ai Giudei, cosa che Paolo si studiava sempre di fare facendosi Giudeo coi Giudei al fine di guadagnarli a Cristo (cfr. 1 Cor. 9:20). Se Paolo avesse lasciato Timoteo incirconciso, siccome la madre di lui era una Giudea mentre il padre era greco, egli avrebbe sicuramente incontrato grossissime difficoltà nell'evangelizzare i Giudei di quelle zone dove Timoteo era conosciuto. Essi non avrebbero sopportato che Paolo avesse come collaboratore un giovane che era figlio di una Giudea, e quindi Giudeo di nascita, ma nello stesso tempo incirconciso nella carne, ossia senza quel segno esteriore di appartenenza al popolo ebraico. Certamente se Timoteo avesse avuto sia il padre che la madre di origine greca, Paolo non avrebbe sottoposto Timoteo alla circoncisione perché i Giudei non avrebbero avuto nessuna occasione per biasimarlo, ma siccome la madre di Timoteo era ebrea allora lui sapeva bene quale sarebbe stata la reazione dei Giudei nei suoi confronti.

Il comportamento di Paolo dunque, nel caso della circoncisione di Timoteo, non è per nulla da biasimare come magari potrebbe sembrare. Egli infatti non praticò la circoncisione a Timoteo perché riteneva questo rito indispensabile alla salvezza, e neppure perché non voleva essere perseguitato per la croce di Cristo, ma solo per non essere un intoppo ai Giudei, ossia per dimostrargli che lui non sprezzava la legge di Mosè ma la rispettava, il che è una cosa del tutto diversa. Un simile comportamento coi Giudei Paolo lo tenne quando dopo essere tornato a Gerusalemme dal suo viaggio in Asia, dietro suggerimento degli anziani della chiesa di Gerusalemme che erano Giudei di nascita, si purificò e offerse delle offerte nel tempio per lui e altri suoi compagni per dimostrare alle migliaia di Giudei che avevano creduto che lui si comportava da osservatore della legge, e non invece da uno che ordinava ai Giudei che si trovavano tra i Gentili ad abbandonare Mosè dicendogli di non circoncidere i propri figli e di non conformarsi ai riti, una voce questa che correva sul suo conto (cfr. Atti 21:17-26).

Butindaro Giacinto


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