Domande sull'immortalità dell'anima

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Ti scrivo per avere dei chiarimenti intorno alla dottrina dell'immortalità dell'anima. Ho letto dall'indice degli avventisti il capitolo 5 che tratta l'anima. Fino ad oggi sono sempre stato convinto di un'esistenza dell'anima nel corpo fisico e di una sua esistenza anche dopo la morte. Ultimamente ho intrapreso questo studio dietro coinvolgimento di un Pastore avventista (Paolo Benini). La mia domanda che rivolgo a te è la seguente: Se Gesù è la vita, che tutte le cose sussistono in Lui, che in Dio ci muoviamo, viviamo e siamo, come può un'anima avere esistenza all'inferno seppure punitiva? La morte è separazione da Dio ch'è vita, ma l'eterna condanna di satana, dei demoni e degli uomini comporta un'esistenza. Vorrei capire come una cosa può esistere essendo anche separata da Dio. Un altro punto per me ancora incomprensibile è: Se alcune anime con la morte vanno direttamente all'inferno e quindi patiscono i tormenti del fuoco, come mai la Bibbia insegna la risurrezione dei morti e il giudizio finale?

Fratello, la risposta è perché Dio ha stabilito che l'anima dell'uomo fosse immortale, per cui essa a prescindere che sia un anima giusta o un anima empia, continuerà a vivere dopo la morte. La stessa cosa vale sia per Satana, e i demoni, anche loro sono immortali, nel senso che sono degli esseri spirituali che sono destinati a vivere per sempre, nel loro caso però essi non hanno un corpo di carne e ossa come lo abbiamo noi essendo delle entità spirituali, quindi hanno una fisionomia e un aspetto, ma sono creature che vivranno per sempre. Ovviamente, dal momento che saranno condannati al fuoco eterno, cominceranno a patire i tormenti ai quali sono stati destinati a motivo della loro ribellione. Certamente, vivranno separati da Dio per l'eternità, ma potranno farlo, cioè potranno continuare ad esistere, solo perché è Dio a volerlo. Lui può fare pure questo. Potrebbe annientarli, magari dopo un certo tempo che si trovano nel fuoco eterno, è vero, perché Lui è Onnipotente, e quindi risparmiargli dei tormenti; ma NON E' LA SUA VOLONTA'. Come faccio a dirlo? Perché la Scrittura, che non può essere annullata, dice che cosa aspetta satana e i suoi demoni, il tormento eterno. E dato che la Scrittura è la Parola di Dio, io ritengo che Dio così ha deciso riguardo a Satana e i suoi demoni, e così farà a suo tempo, li scaraventerà nel fuoco eterno dove saranno tormentati nei secoli dei secoli.

In merito alla tua seconda domanda, rispondo dicendoti che anche in questo caso è così perché così Dio ha stabilito. E credo che Egli abbia stabilito una cosa giusta, perché come il peccatore pecca usando il suo corpo, così è giusto che per i suoi misfatti sia punito assieme al suo corpo e non senza. La punizione certamente lo aspetta di già dopo morto, infatti la sua anima va nel fuoco dell'Ades, ma è una punizione parziale e temporanea perché il peccatore quando risorgerà in quel giorno, allora recupererà il suo corpo nel quale aveva vissuto dandosi ai piaceri della carne, e con esso comparirà davanti al tribunale di Dio per essere giudicato secondo le sue opere, e ricevere la misura di condanna che egli merita in base ai suoi peccati. Se il peccatore fosse punito solo dopo morto con il fuoco, quindi senza il proprio corpo, Dio agirebbe ingiustamente perché il corpo che il peccatore ha utilizzato per peccare contro Dio, non incorrerebbe in nessuna punizione eterna; mentre invece Dio risuscitando in quel giorno le anime di tutti peccatori, facendoli tornare in vita con un corpo, e gettando l'uomo - anima e corpo - nella morte seconda mostra la sua eccelsa giustizia. Non dimenticarti che Gesù ha chiamato il Padre suo "Colui che può fare perire l'anima e il corpo nella geenna" (Matt. 10:28), il che lascia sottointendere che il giusto e completo giudizio di Dio nei confronti degli empi è quello di farli patire sia con l'anima che con il loro corpo per l'eternità nel fuoco della geenna o fuoco eterno. Ma per fare ciò, egli deve prima risuscitare gli empi che sono morti, da qui quindi la ragione per cui è necessaria la resurrezione degli empi e il giudizio finale.

Ciao Giacinto. Vengo subito al dunque. In Matteo 10:28 "E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l'anima e il corpo nella Geenna." Questo secondo la traduzione nuova riveduta della Bibbia Cei. A mio parere qui Gesù si riferiva al fatto che l'uomo ha timore di chi uccide non di chi tormenta. Altrimenti avrebbe detto non temete quelli che possono torturare solo il corpo... Quindi di temere chi in realtà può uccidere sia l'anima che il corpo, che è nei pieni poteri del creatore. In ogni caso Dio può uccidere anche l'anima visto che l'ha creata. E' il creatore che stabilisce le regole. Non è vero che l'anima è immortale. Dio la può distruggere, quindi di per sè non è affatto invulnerabile alla morte. Spero di avere il tuo parere alle mie considerazioni.

Nei miei scritti ho ampiamente dimostrato che secondo l'insegnamento della Scrittura l'uomo ha all'interno del suo corpo mortale un'anima immortale che quindi continua a vivere dopo la morte. E ho spesso citato anche le parole di Gesù in Matteo 10:28, dico ‘anche' perchè non sono le sole parole che dimostrano che l'anima dell'uomo non muore con il corpo. E' evidente infatti che se Gesù ha detto che noi non dobbiamo temere coloro che possono uccidere il corpo, ma non possono uccidere l'anima, egli ha implicitamente asserito che gli uomini hanno un anima che non può cessare di esistere con la morte dell'uomo. La morte quindi pone fine all'esistenza del corpo, ma non a quella dell'anima. Ecco perchè dunque noi Cristiani non dobbiamo temere gli uomini, perchè loro possono solo porre fine all'esistenza del nostro corpo, ma non a quella dell'anima che anche dopo la morte continua a vivere in un luogo di conforto e di riposo in attesa della resurrezione, quando essa si ricongiungerà con il corpo. Ma tu dici che il potere di uccidere l'anima lo ha Iddio, che la può distruggere. Attenzione, perchè qui commetti uno sbaglio, perchè il fatto che Dio può fare perire l'anima non significa per nulla che lui un giorno la annienterà, ma che Egli ha il potere di mandarla nello stagno ardente di fuoco e di zolfo assieme al corpo. Cosa questa che avverrà nei confronti degli empi alla resurrezione (cfr. Apocalisse 20:11-15).

Dio può fare tutto, certo, ma non può certamente rinnegare quanto ha detto o stabilito. Se lui ha stabilito nei confronti dei peccatori che la loro anima debba vivere per l'eternità dopo la morte, prima in un luogo di tormento chiamato Ades e poi alla resurrezione nel fuoco eterno o Geenna assieme al corpo, certamente manderà ad effetto il suo piano. Un altro esempio, Dio avrebbe pure il potere di annientare il diavolo e farlo tornare a non esistere, essendo anch'esso stato creato da Dio, ma questo non rientra nel suo volere e piano, infatti nell'Apocalisse viene detto che esso sarà tormentato nello stagno ardente di fuoco e di zolfo nei secoli dei secoli, quindi per sempre (cfr. Apocalisse 20:10). Dunque, stai attento, perchè sei giunto a un errata conclusione a riguardo dell'anima appoggiandoti sul fatto che Dio può distruggere ciò che ha creato. Il fatto che egli sia in grado di fare una cosa, non significa che quella cosa per forza di cose rientri nel suo volere.

Ma quando si muore si cessa del tutto di esistere o si va in un altro mondo dove si continua a sentire, vedere, ricordare ecc.?

Secondo quello che insegna la Sacra Scrittura l'essere umano, dato che possiede al suo interno un'anima immortale, quando muore continua a vivere sotto una altra forma - appunto solo con la sua anima - in un altro mondo, invisibile a questi nostri occhi e in uno stato pienamente cosciente.

Questo mondo sarà o il Paradiso che si trova in cielo per coloro che muoiono in Cristo, cioè riconciliati con Dio; o l'Ades (comunemente chiamato 'inferno'), che si trova nel cuore della terra, per coloro che muoiono nei loro peccati, cioè perduti e nemici di Dio.

L'apostolo Paolo, essendo riconciliato con Dio, aveva la certezza che quando sarebbe morto sarebbe andato in cielo con il Signore infatti disse ai Corinzi: "Ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d'abitare col Signore" (2 Cor. 5:8), ed ai Filippesi: "Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d'esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore" (Fil. 1:23), ed a Timoteo poco prima di morire disse: "Il Signore mi libererà da ogni mala azione e mi salverà nel suo regno celeste" (2 Tim. 4:18). Queste sue parole - come si può vedere - sono eloquenti, per lui la vita dopo morto sarebbe continuata, e siamo sicuri continuò in cielo con il Signore. A conferma che la vita per i Cristiani continua dopo morti in cielo ci sono le seguenti parole di Giovanni che dice: "E quando ebbe aperto il quinto suggello, io vidi sotto l'altare le anime di quelli ch'erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa; e gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra? E a ciascun d'essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po' di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro" (Apoc. 6:9-11). Si noti come quelle anime furono viste, e poi come furono sentite gridare, come potevano ricordarsi di come erano morti sulla terra, e come potevano anche sentire. Non è chiaro che i Cristiani quando muoiono continuano a vivere coscientemente in cielo presso il trono di Dio? Questo dunque per quanto riguarda il vivere nell'aldilà per i Cristiani.

Per coloro che invece muoiono nei loro peccati, li aspetta come detto l'Ades - che è un luogo sotterraneo dove arde il fuoco e dove si soffrono tormenti terribili. La seguente storia raccontata da Gesù lo insegna chiaramente: "Or v'era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v'era un pover'uomo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d'ulceri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri. Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d'Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell'Ades, essendo ne' tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma. Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato. E oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una gran voragine, perché quelli che vorrebbero passar di qui a voi non possano, né di là si passi da noi. Ed egli disse: Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, onde non abbiano anch'essi a venire in questo luogo di tormento. Abramo disse: Hanno Mosè e i profeti; ascoltin quelli. Ed egli: No, padre Abramo; ma se uno va a loro dai morti, si ravvedranno. Ma Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscitasse" (Luca 16:19-31). Si noti come quel ricco, una volta morto e seppellito, continuò a vivere all'inferno in uno stato perfettamente cosciente, infatti sentiva dolore per il fuoco in mezzo al quale si trovava, poteva parlare e ragionare, vedere e sentire, e oltre tutto anche ricordarsi di chi aveva lasciato sulla terra.

Alla luce dell'insegnamento biblico appena esposto dunque la dottrina che dice che l'essere umano dopo morto cessa di esistere del tutto e non è più cosciente di nulla è falsa. Guardatevi da coloro che la insegnano.

Ma che significa che i morti dormono?

Prima di tutto diciamo quello che non significa. Non significa che le persone una volta morte sono incoscienti, perché come abbiamo visto esse sono pienamente coscienti sia che si trovino in Paradiso e sia che si trovino all'inferno. Il termine 'dormono' dunque si riferisce solamente al loro apparente stato difatti è fuori di dubbio che quando una persona muore dà l'impressione di essersi addormentato e di stare a riposarsi. In questo caso però il suo corpo cessa di funzionare, a differenza di quanto succede invece quando ci si addormenta del sonno naturale (durante il quale il cuore continua a battere, il sangue a circolare, i polmoni a respirare, ecc.). Il dormire dei morti dunque si riferisce solamente allo stato del corpo umano che sulla terra cessa di svolgere qualsiasi funzione, e non a quello della sua anima che invece non dorme affatto perché pienamente cosciente di quanto avviene e sente e vede nell'aldilà dove è andata.

Quando quindi la Scrittura dice che i morti non sanno nulla (cfr. Eccl. 9:5), non intende dire che essi hanno cessato del tutto di esistere, ma solo che essendo che il loro corpo è morto è privo di quelle capacità che possedeva da vivo. Perciò i morti non sanno più quello che avviene sulla terra come per esempio quello che avviene ai loro congiunti, fratelli, sorelle ecc., perché non possono più vedere e sentire con il loro corpo e là dove si trovano con la loro anima sono impediti di vedere e di sentire quello che avviene sulla terra. Nel libro di Giobbe per esempio è detto a proposito dell'empio che muore che "se i suoi figliuoli salgono in onore, egli lo ignora; se vengono in dispregio, ei non lo vede" (Giob. 14:21).

I morti ci vedono e ascoltano?

No, i morti non ci vedono e neppure ci ascoltano perché è scritto che essi "non sanno nulla" (Eccl. 9:5). Sia dunque che essi si trovino in Paradiso o nell'Ades, essi non sanno nulla di noi.

A conferma di ciò c'è il fatto che gli Israeliti ai giorni di Isaia dicevano a Dio: "Abrahamo non sa chi siamo, e Israele non ci riconosce" (Is. 63:16), e il fatto che nel libro di Giobbe a proposito dell'empio che viene fatto morire da Dio è detto: "Tu lo sopraffai una volta per sempre, ed egli se ne va; gli muti il sembiante, e lo mandi via. Se i suoi figliuoli salgono in onore, egli lo ignora; se vengono in dispregio, ei non lo vede" (Giob. 14:21-22).

C'è anche la storia della consultazione dell'evocatrice di En-dor da parte di Saul che depone a favore di quanto abbiamo detto infatti quando Samuele, evocato da quella spiritista e fatto realmente risalire da dove si trovava per volere di Dio, apparve a Saul gli disse: "Perchè mi hai disturbato, facendomi salire?" (1 Sam. 28:15). Se Samuele avesse potuto vedere ed ascoltare Saul certamente non gli avrebbe fatto quella domanda.

Come si spiegano allora tutti quei fenomeni paranormali in cui alcune persone dicono di avere partecipato a sedute spiritiche ed avere sentito la voce o visto persino dei loro cari morti che gli hanno detto alcune cose che li riguardavano dimostrando in questa maniera di essere a conoscenza di alcune cose? E' semplice; si tratta di spiriti maligni che si camuffano in maniera tale da fare credere di essere i morti consultati dai viventi, per cui il fatto che essi dicano agli interessati delle cose concernenti la loro vita presente non deve sorprendere perché gli spiriti maligni che sono nell'aria vedono ed ascoltano le persone.

I morti dunque non solo non sanno nulla di noi ma neppure possono essere evocati. Ricordatevi che la consultazione dei morti a pro dei vivi è una pratica condannata dalla Parola di Dio (cfr. Lev. 19:31; Deut. 18:9-12) e che Saul per averla praticata fu fatto morire da Dio (cfr. 1 Cron. 10:13).

Come è scritto nel libro del profeta Isaia: "Se vi si dice: 'Consultate quelli che evocano gli spiriti e gl'indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano', rispondete: 'Un popolo non dev'egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a pro de' vivi?' Alla legge! alla testimonianza! Se il popolo non parla così, non vi sarà per lui alcuna aurora! Andrà errando per il paese, affranto, affamato; e quando avrà fame, s'irriterà, maledirà il suo re ed il suo Dio. Volgerà lo sguardo in alto, lo volgerà verso la terra, ed ecco, non vedrà che distretta, tenebre, oscurità piena d'angoscia, e sarà sospinto in fitta tenebria" (Is. 8:19-22).

Riguardo al Paradiso vorrei dirle una cosa. Lei crede come tutti i cristiani che il Paradiso sia la nostra destinazione finale. Io non ci credo. Il Salvatore disse al ladrone a fianco a Lui "..oggi sarai meco in Paradiso" Luca 23:43 e poi quando apparve risorto disse alla Maddalena che voleva toccarlo ".. non mi toccare perchè non sono ancora salito al Padre" Gv 20:17...e allora mi dica Lei se Gesù non appena morì andò in paradiso con il ladrone come potè in seguito dire di non essere ancora salito al Padre?

La domanda che lei mi ha fatto ha la seguente risposta. Quando Gesù disse al ladrone sulla croce che in quel giorno egli sarebbe stato con lui in paradiso, per paradiso occorre intendere il seno di Abramo che prima della resurrezione di Cristo era il luogo dove andavano i giusti (cfr. Luca 16:22). Questo luogo non si trovava in cielo, ma sotto terra lontano dal luogo di tormento dove andavano gli empi, tanto è vero che nella storia del ricco e di Lazzaro, il ricco che si trovava nell'Ades poteva vedere Lazzaro e Abramo che si trovavano nel seno di Abramo (cfr. Luca 16:23), e non solo, il ricco potè anche parlare con Abramo, dialogare con lui. Se dunque Gesù disse a quell'uomo sulla croce che in quel giorno stesso egli sarebbe stato con lui nel seno di Abramo, non c'è da sorprendersi per niente nel leggere che Gesù dopo essere risorto disse a Maddalena che ancora non era salito al Padre suo, perché il Padre suo aveva il suo trono nei cieli e non sotto terra nel paradiso chiamato 'seno di Abramo' dove Gesù andò subito dopo la sua morte, anche perché Gesù doveva andare nell'Ades a predicare il Vangelo ai morti (ma non per concedergli un occasione di ravvedimento). Le cose sono chiare.

Dalla resurrezione di Cristo in avanti però il seno di Abramo è stato tolto e coloro che vi si trovavano sono stati fatti salire in cielo secondo che è scritto: "Egli è per questo che è detto: Salito in alto, egli ha menato in cattività un gran numero di prigioni ed ha fatto dei doni agli uomini. Or questo è salito che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al disopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa" (Ef. 4:8-10). Dalla resurrezione di Cristo chi muore nel Signore va con il Signore in cielo (cfr. Fil. 1:23; 2 Cor. 5:8; Apoc. 6:9) ossia nel paradiso (celeste) perchè così è chiamata la dimora celeste dove vanno le anime dei santi in attesa della resurrezione (cfr. 2 Cor. 12:2-4; Apoc. 2:7).

Butindaro Giacinto


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