Confutazione dei principali ragionamenti fatti contro l'osservanza delle proibizioni dietetiche imposte dall'assemblea di Gerusalemme

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Nel libro degli Atti degli apostoli in relazione alla riunione tenutasi a Gerusalemme per decidere se era necessario o meno costringere i Gentili ad osservare la legge di Mosè per essere salvati, è scritto che dopo che parlò Giacomo il fratello del Signore (il quale disse che non si doveva dare molestia ai Gentili che si convertivano, ma dirgli di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agl'idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate e dal sangue), "parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli; e scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di fra i Gentili che sono in Antiochia, in Siria ed in Cilicia, salute. Poiché abbiamo inteso che alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro mandato di sorta, è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. Vi abbiam dunque mandato Giuda e Sila; anch'essi vi diranno a voce le medesime cose. Poiché è parso bene allo Spirito Santo ed a noi di non imporvi altro peso all'infuori di queste cose, che sono necessarie; cioè: che v'asteniate dalle cose sacrificate agl'idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione; dalle quali cose ben farete a guardarvi. State sani" (Atti 15:22-29). 

Ci sono però alcuni in seno alla fratellanza che non accettano come tuttora vincolanti le decisioni degli apostoli e degli anziani (esclusa quella sulla fornicazione). I ragionamenti che fanno costoro sono i più svariati; adesso noi risponderemo punto per punto alle loro obbiezioni per dimostrare quanto esse siano vane.

1) Queste misure disciplinari caddero da sé quando la fusione fra Giudei e Gentili fu completa .

Noi domandiamo: ‘E quando la fusione fu completa?' E' bene ricordare che la fusione tra Giudei e Gentili era già completa quando ci fu l'assemblea di Gerusalemme. Con ciò vogliamo dire che c'erano già chiese formate da Giudei convertiti e Gentili convertiti che con la grazia di Dio andavano avanti nelle vie di Dio. E questo perché Cristo mediante la sua morte aveva fatto dei due popoli uno solo ed aveva abbattuto il muro di separazione che c'era tra Giudei e Gentili con l'abolire nella sua carne la causa dell'inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti. Non è che si dovette aspettare l'assemblea di Gerusalemme per vedere Giudei credenti e Gentili credenti andare d'accordo; perché questo accordo c'era già in Cristo: essi erano fratelli membri di uno stesso corpo. Ad Antiochia di Siria per esempio c'erano sia Giudei che Gentili che avevano creduto (cfr. Atti 11:19-21); come anche ad Antiochia di Pisidia (cfr. Atti 13:43,48) ed Iconio (cfr. Atti 14:1) dove erano stati a predicare Paolo e Barnaba nel loro viaggio missionario. Ma allora per quale ragione si riunì quell'assemblea a Gerusalemme? Perché dopo che Paolo e Barnaba erano tornati ad Antiochia dalla loro missione in cui Dio aveva aperto la porta della fede ai Gentili, dei Giudei venuti dalla Giudea si misero a insegnare che senza la circoncisione secondo il rito di Mosè non si poteva essere salvati; al che ne nacque una grande discussione tra Paolo e Barnaba e costoro: il motivo è evidente. Insegnare la circoncisione significava annullare la grazia di Dio perché la salvezza non era più per grazia ma per opere. Fu deciso allora che Paolo e Barnaba e altri fratelli salissero a Gerusalemme per discutere la questione con gli apostoli e gli anziani. Allora in quell'incontro fu deciso che ai fratelli di fra i Gentili non si doveva imporre né la circoncisione e né l'osservanza della legge per esser salvati perché questo avrebbe significato tentare Dio, e porre sul collo dei discepoli un giogo pesante insopportabile al posto del giogo leggero di Gesù Cristo. Ma quantunque non fu imposta ai Gentili l'osservanza della legge per la loro salvezza, pure parve bene allo Spirito Santo imporre loro di astenersi dalla fornicazione, dove per fornicazione si intende il rapporto carnale illecito con una donna che non è la propria moglie (riteniamo comunque che anche lo sposarsi la propria sorella o la propria zia o nipote significa trasgredire la Parola di Dio), dalle cose soffocate, dalle cose sacrificate agli idoli e dal sangue; che erano tutte cose che erano contenute nella legge di Mosè. Vorrei fare notare che queste prescrizioni furono deliberate dallo Spirito Santo innanzi tutto perché gli apostoli dissero: "E' parso bene allo Spirito Santo ed a noi..." (Atti 15:28), il che fa chiaramente capire che quelle prescrizioni non possono essere un giogo pesante per coloro che sono sotto la grazia, e difatti non lo sono. (Noi Gentili di nascita non abbiamo nessuna difficoltà a riconoscerlo). Va notato poi che il fatto che furono date ai Gentili solo queste prescrizioni contenute nella legge, non significa che altre prescrizioni come per esempio quella di non consultare gli spiriti, o gli indovini, ed altre di natura comportamentale o morale non dovessero essere osservate dai Gentili, ma solo che in quell'occasione lo Spirito Santo volle porre l'attenzione su quelle prescrizioni necessarie, probabilmente perché esse erano tra le più trasgredite fra i Gentili e perciò quando i Gentili si convertivano a Cristo erano tentati a continuare a trasgredirle con molta facilità. Ma c'è ancora qualcosa da dire: Prendiamo anche solamente le prescrizioni che riguardano l'alimentazione, dato che costoro intendono la fornicazione bandita dall'assemblea come la intendiamo noi e ritengono perciò che il suo divieto sia ancora valido: ‘Per quale motivo oggi non dovrebbero essere più valide quando ancora oggi ci sono Giudei che credono e Gentili che credono e in qualsiasi Chiesa dove si trovano assieme possono sempre insinuarsi dei Giudei che dicono che se i Gentili non si fanno circoncidere e non osservano la legge di Mosè non possono essere salvati e si ripresenterebbero così le stesse circostanze che si verificarono ad Antiochia e a Gerusalemme?' Non è forse questo un motivo per cui è errato ritenere cadute quelle prescrizioni dietetiche quando quelle stesse circostanze possono ripresentarsi in ogni tempo? Ed ancora: Ma perché ritenerle cadute quando ancora oggi molti tra i Gentili in tutto il mondo uccidono gli animali soffocandoli, sacrificano carni e altri cibi agli idoli, e mangiano il sangue esattamente come facevano i Gentili ai giorni degli apostoli? E' vero che quelle prescrizioni dietetiche furono date ufficialmente ai Gentili in quella circostanza particolare per appianare la via dato che era venuto a crearsi quel grave problema ma forse che lo Spirito Santo volle dare quelle prescrizioni solo per un tempo in attesa di tempi ‘migliori'? Affatto; se fosse stato così lo avrebbe detto. Anche gli apostoli avrebbero sottolineato con forza che quelle prescrizioni dietetiche non avrebbero più avuto forza o ragione di essere quando Giudei e Gentili si sarebbero ben amalgamati. Ma ecco che sono arrivati certi pastori e con un sofisma hanno cancellato la validità di quelle prescrizioni! Siamo fondamentalisti per loro perché interpretiamo la Scrittura in maniera fondamentalistica; ma se è per questo allora siamo in buona compagnia perché lo erano anche gli apostoli dei ‘fondamentalisti'. L'osservanza delle prescrizioni dietetiche date a Gerusalemme non è neppure qualcosa lasciata alla volontà dei credenti o come dicono altri ‘una questione di libertà cristiana'; perché esse non sono facoltative per cui chi vuole le può osservare e chi non vuole no; essa ci è imposta dallo Spirito Santo. Qui non si tratta di considerare personalmente la carne di coniglio impura e di astenersi da essa, o di non volere bere vino per delle opinioni personali, perché in questi casi uno è libero di agire in base alla sua convinzione personale e non deve essere giudicato (sempre che non lo imponga ad altri); qui si tratta di trasgredire dei comandamenti dati per mezzo dello Spirito Santo, che pur concernendo cibi sono molto importanti tanto che vengono messi assieme alla prescrizione di astenersi dalla fornicazione. Nessuno dunque vi inganni fratelli.

2) Quelle prescrizioni dietetiche avevano valore solo localmente .

E' vero che la lettera che gli apostoli e gli anziani scrissero fu indirizzata ai fratelli di fra i Gentili che si trovavano in Antiochia, in Siria e in Cilicia perché così dice il testo (cfr. Atti 15:23); ma questo non significa che il suo contenuto avesse valore solo per i credenti che abitavano in quelle zone. Sarebbe come dire che l'epistola di Paolo ai Colossesi era valida solo per i credenti di Colosse o quella ai Romani solo per i santi di Roma solo perché non c'è scritto che esse erano rivolte a tutti i santi sulla faccia della terra. E' chiaro che quelle lettere furono scritte in una particolare circostanza a Chiese specifiche, ma il loro messaggio è valido per tutti i credenti di tutte le età: la stessa cosa va detta di quella lettera scritta a quei credenti di quelle zone sopra menzionate. E che sia così è confermato dal fatto che dopo che quella lettera fu portata ad Antiochia e letta là; quando Paolo e Sila partirono per visitare i fratelli nelle città dove erano stati precedentemente Paolo e Barnaba è scritto che "passando essi per le città, trasmisero loro, perché le osservassero, le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani che erano a Gerusalemme" (Atti 16:4). Per quali città? Derba, Listra, Iconio, Antiochia di Pisidia, ed altre che non facevano parte né della Siria e né della Cilicia che sono le zone di cui si parla nella lettera redatta da quei di Gerusalemme. Abbiamo un'ulteriore conferma che quelle prescrizioni erano valide anche per i credenti di altre zone nel fatto che nella Chiesa di Tiatiri vi era una donna di nome Jezabel che insegnava e seduceva i servitori del Signore affinché mangiassero cose sacrificate agli idoli (cfr. Ap. 2:20), e nella Chiesa di Pergamo c'erano quelli che professavano la dottrina di Balaam insegnando a mangiare le cose sacrificate agli idoli (cfr. Ap. 2:14); in ambedue questi casi il Signore riprova il mangiare le cose sacrificate agli idoli da parte di suoi discepoli. E badate che Tiatiri e Pergamo erano delle città dell'Asia (cfr. Ap. 1:4,11), e non della Siria o della Cilicia. Ribadisco dunque con forza che noi credenti in Cristo Gesù di fra i Gentili, in ubbidienza allo Spirito Santo, dobbiamo osservare e fare osservare ancora oggi le prescrizioni date per noi Gentili perché esse sono ancora valide, tali e quali come erano ai giorni dell'assemblea di Gerusalemme.

3) L'apostolo Paolo nelle sue epistole non si riferisce mai alle prescrizioni dietetiche dell'assemblea di Gerusalemme perciò esse debbono essere ritenute decadute. In particolare i sostenitori di questa tesi fanno presente il fatto che quando Paolo parla ai Corinzi delle cose sacrificate agli idoli egli permette ai credenti di quella città di mangiarle il che va apertamente contro il decreto di Gerusalemme .

Ma le cose non stanno affatto così; perché leggendo attentamente le parole di Paolo ai Corinzi su questa specifica questione si noterà che egli non voleva che i credenti mangiassero le cose sacrificate agli idoli. Per confermare ciò facciamo notare le seguenti affermazioni di Paolo.

- "Alcuni, abituati finora all'idolo, mangiano di quelle carni com'essendo cosa sacrificata a un idolo; e la loro coscienza, essendo debole, ne è contaminata" (1 Cor. 8:7). Quindi nella Chiesa di Corinto c'erano alcuni credenti che continuavano a mangiare delle cose sacrificate agli idoli e la loro coscienza ne veniva contaminata da questo atto.

- "Io dico che le carni che i Gentili sacrificano, le sacrificano ai demonî e non a Dio; or io non voglio che abbiate comunione coi demonî" (1 Cor. 10:20). Quindi Paolo era persuaso che per un credente mangiare delle carni sacrificate agli idoli significava avere comunione con i demoni perché quelle carni erano contaminate.

Per quanto riguarda le affermazioni di Paolo secondo le quali i credenti potevano mangiare tutto ciò che vendevano al macello e tutto quello che veniva posto davanti a loro dagli increduli se invitati presso di loro (cfr. 1 Cor. 10:23-30), diciamo questo: con esse Paolo non ha contrastato affatto il decreto di Gerusalemme perché egli ha detto solo di mangiare ciò che viene venduto al macello o che ci viene messo davanti da persone del mondo senza fare inchieste; notate il "senza fare inchieste" (1 Cor. 10:25,27); e quindi quand'anche quelle carni fossero state sacrificate agli idoli, noi non sapendo nulla di ciò, non abbiamo comunione con i demoni, perché ci accostiamo a quelle carni non come se fossero cose sacrificate agli idoli ma come un qualsiasi tipo di cibo.

Altra cosa invece è se noi sapendo che quelle carni sono sacrificate agli idoli ci accostiamo ad esse ritenendo che quelle carni se mangiate possano esserci di qualche utilità spirituale; allora in quel caso noi avremmo comunione con i demoni e provocheremmo Dio a gelosia. Perciò è sbagliato pensare che Paolo con quelle parole abbia voluto dimostrare che il decreto di Gerusalemme riguardante le carni sacrificate agli idoli era stato solo circoscritto ad un tempo e ad un luogo.

Per concludere vi dico, o fratelli, di continuare ad osservare le decisioni dell'assemblea di Gerusalemme. A coloro che invece non osservano ancora le prescrizioni dietetiche di quest'assemblea dico di mettersi ad osservarle perché è la volontà di Dio che lo facciano. Ne avrete del bene, solo del bene, sappiatelo, perché dall'osservanza dei precetti divini ne viene solo bene. Smettete dunque di dare retta a tutti quei vani ragionamenti che alcuni pastori e predicatori fanno per non farvele osservare.

Butindaro Giacinto


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