Si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini

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Dobbiamo pregare per gli increduli e per quelli che ci perseguitano

Paolo disse a Timoteo: "Io esorto dunque, prima d'ogni altra cosa, che si facciano supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinchè possiamo menare una vita tranquilla e quieta, in ogni pietà e onestà. Questo è buono e accettevole nel cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità" (1 Tim. 2:1-4).

Fratelli, noi che abbiamo conosciuto Dio mediante Cristo Gesù siamo in obbligo di pregare per coloro che ancora non conoscono la verità, affinchè Dio li salvi mediante la sua grazia. L'apostolo Paolo, parlando dei Giudei di nascita, disse ai santi di Roma: "Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati" (Rom. 10:1); da queste sue parole si comprende chiaramente che Paolo aveva un desiderio nel suo cuore, un buon desiderio dobbiamo dire, che era quello che i Giudei fossero salvati. La Scrittura dice che "il desiderio dei giusti è il bene soltanto" (Prov. 11:23), e difatti coloro che sono stati giustificati mediante la grazia di Dio desiderano il bene degli increduli, perchè desiderano che essi siano salvati; essi hanno nel loro cuore lo stesso desiderio che aveva Paolo per i Giudei. Ma Paolo, oltre che a dire che aveva questo desiderio, disse pure che egli pregava Dio per i Giudei affinchè essi fossero salvati. Ora, i Giudei per i quali pregava Paolo erano quei Giudei che avevano sì "nella legge la formula della conoscenza e della verità" (Rom. 2:20), ma avevano anche sul loro cuore un velo che impediva loro di riconoscere che Gesù di Nazaret era colui del quale avevano parlato Mosè ed i profeti, cioè il Cristo. Il Vangelo, per quei Giudei che erano sulla via della perdizione, era velato perchè l'iddio di questo secolo aveva accecato le loro menti; Paolo, questo lo sapeva bene, e siccome che egli sapeva pure che quel velo sarebbe stato rimosso da sopra il loro cuore solo quando essi si sarebbero convertiti al Signore, egli pregava ardentemente per loro affinchè Dio rivelasse pure a loro il suo Figliuolo. Paolo, in questo, ci ha lasciato l'esempio, affinchè noi pure preghiamo per gli increduli, per quelli cioè che sono sulla via della perdizione, affinchè essi siano liberati dalla potestà di Satana. Il grido che noi credenti dobbiamo far giungere alle orecchie del nostro Dio in favore degli increduli deve essere questo: ‘Signore, salvali!'.

Gesù Cristo disse: "Pregate per quelli che vi perseguitano" (Matt. 5:44); ma chi sono quelli che ci perseguitano? Essi sono tutti coloro che non conoscono Dio e che nella loro ignoranza ci oltraggiano e ci fanno del male a cagione del buon nome di Gesù Cristo che è invocato su di noi. Ora, voglio dirvi innanzi tutto che coloro che hanno creduto non possono non subire delle persecuzioni da parte degli increduli, perchè Gesù ha detto: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Giov. 15:20), e perchè Paolo disse a Timoteo che "tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati" (2 Tim. 3:12). Ho detto prima che i nostri persecutori ci perseguitano nella loro ignoranza perchè Gesù disse ai suoi discepoli: "L'ora viene che chiunque v'ucciderà, crederà di offrir servigio a Dio. E questo faranno, perchè non hanno conosciuto nè il Padre nè me" (Giov. 16:2,3); ditemi: ‘Saulo da Tarso non perseguitava forse i santi in Gerusalemme e fino nelle città straniere perchè non conosceva ancora nè Dio e nè il suo Figliuolo?' Certo, per questa ragione lui serrò nelle prigioni molti dei santi e quando erano messi a morte (pensando di offrire servigio a Dio), egli dette il suo voto. Lui stesso disse a Timoteo: "Prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un oltraggiatore; ma misericordia mi è stata fatta, perchè lo feci ignorantemente nella mia incredulità" (1 Tim. 1:13), questo significa che Saulo da Tarso prima che il Signore gli apparisse sulla via di Damasco, era pure lui un incredulo e perciò non conosceva Dio. Lui era un Fariseo che benchè fosse irreprensibile quanto alla giustizia che è nella legge e benchè fosse estremamente zelante per la causa di Dio, era cieco e senza vita perchè non credeva nel nome del Figliuol di Dio; ma giunse il giorno nel quale Colui che lo aveva appartato fin dal seno di sua madre lo chiamò mediante la sua grazia e lo giustificò. Io sono persuaso che mentre Saulo da Tarso era ancora un persecutore della Chiesa ed un oltraggiatore, vi erano coloro che pregavano pure per lui affinchè il Signore lo salvasse, e questo lo dico per questa ragione; Gesù, prima di essere assunto in cielo, aveva detto agli apostoli: "Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte quante le cose che v'ho comandate" (Matt. 28:19,20), quindi gli apostoli dovevano insegnare ai credenti pure a pregare per quelli che li perseguitavano, e sapendo che essi lo fecero, sono giunto alla conclusione che i credenti che attendevano al loro insegnamento ubbidirono pure a quest'ordine del Signore. Ecco cosa dice Paolo che avvenne, quando lui si convertì al Signore: "Esse (le chiese della Giudea) sentivano soltanto dire: Colui che già ci perseguitava, ora predica la fede, che altra volta cercava di distruggere. E per causa mia glorificavano Iddio" (Gal. 1:23,24). Come potete vedere la conversione di Saulo produsse abbondanza di ringraziamenti a Dio da parte di molti credenti; ancora oggi, quando viene esaudita una preghiera fatta a Dio per un persecutore della Chiesa il nome di Dio viene glorificato dai santi, perciò preghiamo per i nostri persecutori, affinchè il nome di Dio sia glorificato quando essi si convertiranno. Gesù Cristo pregò per quelli che lo perseguitarono a morte (dandoci così l'esempio), infatti mentre era appeso alla croce disse: "Padre, perdona loro, perchè non sanno quello che fanno" (Luca 23:34); Gesù invocò il perdono di Dio su quelli che lo perseguitarono e lo misero a morte nella loro ignoranza (cioè senza sapere quello che facevano). Qualcuno di noi, alcune volte, è tentato a pensare che i Giudei sapevano quello che facevano contro Gesù, ma noi sappiamo che non è così, perchè anche Pietro confermò ciò che disse Gesù, quando disse ai Giudei: "Voi rinnegaste il Santo ed il Giusto, e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti .... Ed ora, fratelli, io so che lo faceste per ignoranza, al pari dei vostri rettori" (Atti 3:14,15,17). Come potete vedere, sia le parole di Gesù che quelle di Pietro confermano che i nostri nemici ci perseguitano a motivo dell'ignoranza che è in loro. Noi figliuoli di Dio dobbiamo pregare Dio per i nostri nemici che ci perseguitano affinchè Dio dia loro la vita e non affinchè Dio li faccia morire. Qualcuno dirà: ‘Ma allora perchè sotto la legge vi furono uomini, come Davide per esempio, che pregarono Dio affinchè distruggesse i loro nemici?'; vedete, sotto la legge vigeva il precetto che diceva: Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico; questo lo confermò Gesù stesso quando disse ai suoi discepoli: "Voi avete udito che fu detto: Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico" (Matt. 5:43; Lev. 19:18), quindi non c'è da meravigliarsi se Davide, pur essendo un uomo secondo il cuore di Dio, quando pregava Dio per i suoi nemici, diceva: "Li colga una ruina improvvisa. Spandi l'ira tua su loro. Siano ridotti al silenzio nel soggiorno dei morti" (Sal. 35:8; 69:24; 31:17). Ma ora, sotto la grazia, vige il comandamento che dice: "Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano" (Matt. 5:44), quindi non è ammissibile che un figliuolo di Dio chieda a Dio la morte dei suoi nemici. Comunque, anche sotto la legge vi furono uomini che pregarono per i loro avversari; uno di questi fu Mosè. La Scrittura dice che dopo che tornarono al campo i dodici esploratori che Mosè aveva mandato ad esplorare il paese di Canaan, gli Israeliti, sentendo dire, a dieci di loro: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo, è un paese che divora i suoi abitanti; e tutta la gente che vi abbiamo veduta, è gente d'alta statura; e v'abbiam visto i giganti, figliuoli d'Anak, della razza dei giganti, appetto ai quali ci pareva d'esser locuste; e tali parevamo a loro ... Noi non siam capaci di salire contro questo popolo; perchè è più forte di noi" (Num. 13:32,33,31), mormorarono contro Mosè ed Aaronne e parlarono di lapidarli. Quando Dio sentì proferire quelle mormorazioni disse a Mosè: "Io lo (il popolo d'Israele) colpirò con la peste, e lo distruggerò ... " (Num. 14:12), ma Mosè pregò Dio per quegli increduli che lo volevano lapidare (secondo che è scritto: "Mosè, suo eletto, stette sulla breccia dinanzi a lui per stornare l'ira sua onde non li distruggesse" [Sal. 106:23]); egli rivolse questa supplicazione a Dio in favore del popolo di Israele: "Deh, perdona l'iniquità di questo popolo, secondo la grandezza della tua benignità, nel modo che hai perdonato a questo popolo dall'Egitto fin qui" (Num. 14:19), e Dio lo esaudì, infatti gli disse: "Io perdono, come tu hai chiesto" (Num. 14:20). Quello che fece Mosè ci insegna quanto sia utile la preghiera rivolta a Dio in favore di coloro che ci perseguitano; la gente che non conosce Dio dice: ‘Che guadagneremo a pregarlo?', ma noi che conosciamo Dio sappiamo che è utile pregare Dio anche per quelli che ci perseguitano perchè è scritto: "Chi rispetta il comandamento (in questo caso, quello che dice: "Pregate per quelli che vi perseguitano" [Matt. 5:44] sarà ricompensato" (Prov. 13:13).

Dobbiamo pregare per le autorità ordinate da Dio

Fra tutti gli uomini per i quali noi credenti dobbiamo pregare, vi sono pure le autorità che Dio ha ordinato. Dio disse agli Israeliti che erano andati in cattività a Babilonia: "Cercate il bene della città dove io vi ho fatti menare in cattività, e pregate l'Eterno per essa; poichè dal bene d'essa dipende il vostro bene" (Ger. 29:7); da queste parole si comprende che noi credenti dobbiamo procacciare il bene della nazione nella quale Dio ci fa vivere. Qualcuno dirà: ‘In che maniera lo si può fare?' Lo possiamo fare sottomettendoci agli ordini delle autorità e pregando per le autorità che Dio ha costituito nella nazione in cui viviamo. Noi desideriamo vivere una vita tranquilla e quieta in mezzo a questa nazione, e che le autorità facciano delle buone e giuste riforme a pro del paese in cui viviamo (dalle quali, pure noi, quantunque pellegrini e forestieri, possiamo ricevere del bene), ma sappiamo che per vedere questo nostro desiderio adempiuto dobbiamo pregare per le autorità.

Nel libro di Esdra è trascritto l'ordine che il re Dario diede al governatore d'oltre il fiume e ai suoi colleghi relativamente al loro modo di procedere verso quegli anziani dei Giudei che ricostruivano il tempio a Gerusalemme; esso diceva tra le altre cose: "E le cose necessarie per gli olocausti all'Iddio dei cieli: vitelli, montoni, agnelli; e frumento, sale, vino, olio, siano forniti ai sacerdoti di Gerusalemme a loro richiesta, giorno per giorno e senza fallo, affinchè offrano sacrifici d'odor soave all'Iddio del cielo, e preghino per la vita del re e dei suoi figliuoli" (Esd. 6:9,10); questo re, come potete vedere, voleva che i sacerdoti pregassero per la sua vita e per quella dei suoi figliuoli, ed io sono convinto che anche in questa generazione i re ed ogni autorità ordinata da Dio abbiano bisogno delle nostre preghiere. Noi possiamo aiutare le autorità ad adempiere il loro ufficio in modo giusto con le nostre supplicazioni in loro favore, quindi preghiamo per loro, innanzi tutto perchè siano salvati da Dio, ma anche affinchè Dio li protegga e dia loro sapienza per governare.

Preghiamo gli uni per gli altri, imparando da Cristo e dagli apostoli

Oltre che pregare Dio per quelli che ancora sono schiavi del peccato, e per quelli che ci perseguitano, e per i re e per le autorità, noi dobbiamo intercedere presso il trono di Dio per i nostri fratelli perché Dio vuole che facciamo anche questo. Qualcuno dirà: ‘Ma che cosa devo chiedere a Dio per i miei fratelli?' Rivolgiamoci alla sacra Scrittura che è divinamente ispirata, perchè essa ci ammaestra pure su questo.

Gesù Cristo, il nostro Signore, nella notte in cui fu tradito pregò il Padre suo per i suoi discepoli (i suoi fratelli, secondo che è scritto: "Egli non si vergogna di chiamarli fratelli" [Ebr. 2:11]), e tra le parole che Egli rivolse a Dio per loro, vi sono queste: "Padre santo, conservali nel tuo nome, essi che tu mi hai dati, affinchè siano uno, come noi...Io non ti prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno... Santificali nella verità" (Giov. 17:11,15,17). Gesù domandò a Dio di fare delle cose che erano secondo la sua volontà in verso i suoi fratelli; ora, Dio vuole preservarci dal maligno, Egli vuole santificarci nella verità, e vuole anche conservarci nel suo nome affinchè siamo perfetti nell'unità avendo un medesimo sentire ed un medesimo parlare, quindi faremo bene pure noi a domandare a Dio queste cose per i nostri fratelli. La Scrittura dice che "se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce" (1 Giov. 5:14) e la preghiera fatta per l'unità della fratellanza è fatta secondo la volontà di Dio e viene esaudita, e per confermarvi ciò vi ricordo che la preghiera che Gesù fece per quelli che avrebbero creduto in lui per mezzo della parola degli apostoli, affinchè fossero uno (secondo che è scritto: "Io non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch'essi siano in noi" [Giov. 17:20,21]) fu esaudita, perchè nel libro degli atti degli apostoli leggiamo che "la moltitudine di coloro che avevano creduto, era d'un sol cuore e d'un'anima sola; nè v'era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era comune tra loro" (Atti 4:32).

Il Signor Gesù nella notte in cui fu tradito, disse a Pietro: "Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te affinchè la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli" (Luca 22:31,32); il Signore sapeva quello che sarebbe accaduto di lì a poco; egli sapeva che quando il pastore sarebbe stato percosso, le pecore si sarebbero disperse, egli sapeva che i suoi discepoli sarebbero stati provati, e perciò aveva pregato per Simon Pietro, affinchè la sua fede non venisse meno. Fu esaudita questa preghiera? Certo, infatti, benchè Pietro poco dopo rinnegò il Signore, per ben tre volte, la sua fede non venne meno, perchè egli si convertì e fu in grado di confermare i suoi fratelli. Noi pure dobbiamo pregare per i nostri fratelli che sono provati nel crogiolo dell'afflizione, affinchè la loro fede non venga meno. Vediamo ora come pregarono gli apostoli per le chiese, perchè essi ci hanno lasciato un esempio anche in questo. Paolo scrisse ai santi che erano in Efeso: "Non resto mai dal rendere grazie per voi, facendo menzione di voi nelle mie orazioni, affinchè l'Iddio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per la piena conoscenza di lui, ed illumini gli occhi del vostro cuore, affinchè sappiate a quale speranza Egli v'abbia chiamati, qual sia la ricchezza della gloria della sua eredità nei santi, e qual sia verso noi che crediamo, l'immensità della sua potenza" (Ef. 1:15-19); Paolo, in questa preghiera, pregava Dio affinchè concedesse ai fedeli di quella città, uno spirito di sapienza e di rivelazione per mezzo del quale potevano conoscere meglio Dio; affinchè illuminasse gli occhi del loro cuore (il nostro cuore ha degli occhi spirituali che quando vengono illuminati da Dio ci portano ad una conoscenza più profonda del disegno benevolo che Dio aveva innanzi i secoli formato e che ha adempiuto nella pienezza dei tempi, e delle cose che Dio ha preparate per noi che l'amiamo), affinchè essi sapessero queste tre cose; a quale speranza Dio li aveva chiamati, quanto fosse gloriosa l'eredità che Dio aveva preparato per loro e che era conservata anche per loro nei luoghi celesti, e quanto fosse immensa la potenza di Dio in verso noi che crediamo.

Nella stessa epistola agli Efesini Paolo scrisse: "Io piego le ginocchia dinanzi al Padre... perch'Egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d'essere potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, affinchè, essendo radicati e fondati nell'amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo, e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinchè giungiate ad essere ripieni di tutta la pienezza di Dio" (Ef. 3:14,16-19); in questa preghiera, Paolo pregava Dio di fortificare quei santi nel loro uomo interiore (ciascuno di noi ha un uomo interiore, oltre che un uomo esteriore), e di fare sì che Cristo abitasse per la fede nei loro cuori, e subito dopo dice le ragioni per cui chiedeva a Dio quelle cose, scrivendo: "Affinchè..siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi qual sia la larghezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità dell'amore di Cristo, e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinchè giungiate ad essere ripieni di tutta la pienezza di Dio" (Ef. 3:18,19). Fratelli, sarà bene che poniamo molta attenzione a tutti questi ‘affinchè' presenti nelle preghiere di Paolo perchè essi ci fanno capire che cosa Paolo desiderava che i fratelli sapessero e facessero.

Vedete, il desiderio di Paolo era quello di presentare ogni uomo perfetto in Cristo, e questo ardente desiderio che era in lui lo spingeva ad innalzare queste preghiere a Dio in favore dei credenti. Oggi, è molto raro sentire dei credenti pregare per altri credenti nella maniera in cui pregava Paolo, e questo perchè molti preferiscono solo leggerle e studiarle queste preghiere, anzichè farle; io ritengo che se Paolo riteneva utile chiedere a Dio quelle cose, pure noi dobbiamo avere in noi il medesimo sentimento che era in lui.

Paolo scrisse ai santi di Colosse che cosa lui e i suoi collaboratori domandavano a Dio per loro. Ecco cosa egli scrisse: "Non cessiamo di pregare per voi, e di domandare che siate ripieni della profonda conoscenza della volontà di Dio in ogni sapienza e intelligenza spirituale, affinchè camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; essendo fortificati in ogni forza secondo la potenza della sua gloria, onde possiate essere in tutto pazienti e longanimi; e rendendo grazie con allegrezza al Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce" (Col. 1:9-12). Fratelli, sappiate che pure noi abbiamo bisogno di essere ripieni della profonda conoscenza della volontà di Dio al fine di camminare in modo degno del Signore, quindi preghiamo gli uni per gli altri in questa maniera. Ora, Gesù Cristo disse: "Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno" (Giov. 6:40), e noi avendo creduto nel Figliuolo di Dio abbiamo compiuto la volontà di Dio, ma la volontà di Dio in verso noi non si ferma qui perchè vi sono molte altre cose che fanno parte della volontà di Dio, che noi dobbiamo fare per piacere a Dio. Ma per farle, dobbiamo prima conoscerle, e per conoscerle dobbiamo pregare Dio; questa è la ragione per cui dobbiamo domandare a Dio di riempirci e di riempire i nostri fratelli della profonda conoscenza della volontà di Dio. Qualcuno dirà: ‘Ma è proprio necessario?' Sì, fratello, è necessario, altrimenti Paolo e i suoi collaboratori non avrebbero pregato per quei fratelli in questa maniera. Qualcun'altro dirà: ‘Ma perchè devo essere ripieno della profonda conoscenza della volontà di Dio?'; ebbene, la ragione è affinchè tu cammini in modo degno del Signore, per piacergli in ogni cosa. Noi dobbiamo piacere a Dio e non agli uomini, ed è perciò che ci dobbiamo studiare di camminare in modo degno del Vangelo di Cristo, non dando motivo di scandalo in cosa alcuna, onde il nome del Signor Gesù Cristo non sia vituperato e la sua dottrina non sia biasimata; noi non vogliamo che la gente del mondo, nel vederci camminare da stolti (privi della profonda conoscenza della volontà di Dio), dica: ‘In fondo in fondo non siete diversi da noi', o addirittura: ‘Voi dite di essere Cristiani, ma siete peggiori di noi'. Noi, quindi, per piacere a Dio dobbiamo intendere quale sia la sua volontà in verso noi; ma se non intendiamo quale sia la sua volontà, e non riusciamo a distinguere il bene ed il male, e partecipiamo alle opere infruttuose delle tenebre, come faremo a piacere a Dio? Fratelli, sappiate che se camminate secondo la carne, voi non potrete piacere a Dio, perchè è scritto: "Ciò a cui la carne ha l'animo è inimicizia contro Dio, perchè non è sottomesso alla legge di Dio, e neppure può esserlo; e quelli che sono nella carne, non possono piacere a Dio" (Rom. 8:7,8). Noi non possiamo piacere a Dio se diventiamo amici del mondo e amanti del mondo. Se invece siamo pronti a fare ogni opera buona, se cresciamo nella conoscenza di Dio, se ci fortifichiamo nella sua grazia, se mostriamo agli uomini la mansuetudine di Cristo, se siamo pazienti nell'afflizione, rendendo del continuo grazie a Dio per averci messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce, allora piaceremo a Dio e il suo nome sarà glorificato in noi.

L'apostolo Paolo, sempre nella lettera ai Colossesi, scrisse: "Desidero che sappiate qual arduo combattimento io sostengo per voi e per quelli di Laodicea e per tutti quelli che non hanno veduto la mia faccia; affinchè siano confortati nei loro cuori essendo stretti insieme dall'amore, mirando a tutte le ricchezze della piena certezza dell'intelligenza, per giungere alla completa conoscenza del mistero di Dio: cioè di Cristo, nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti" (Col. 2:1-3); queste parole ci fanno capire che quando si prega per i fratelli si lotta per loro, e che non si deve pregare solo per quei fratelli che si conoscono personalmente, ma anche per quelli di cui non abbiamo mai visto la faccia. Ma perchè Paolo combatteva nelle sue preghiere per i santi? Egli combatteva per loro affinchè fossero confortati nei loro cuori, per giungere alla completa conoscenza del mistero di Dio; notate che anche in questa preghiera, Paolo domandava a Dio per i santi qualcosa che li avrebbe portati alla piena conoscenza di qualcosa di particolare.

Anche Epafra, collaboratore di Paolo, pregava per i Colossesi, e Paolo rese testimonianza di questo nell'epistola che scrisse loro, dicendo: "Egli lotta sempre per voi nelle sue preghiere affinchè perfetti e pienamente accertati stiate fermi in tutta la volontà di Dio" (Col. 4:12); queste parole confermano che quando si prega per i fratelli si combatte per loro. Epafra lottava nelle sue preghiere affinchè i santi di Colosse rimanessero fermi in tutta la volontà di Dio. Quello che faceva questo collaboratore di Paolo per quei fratelli ci serve d'esempio, quindi fratelli, combattete pure voi per i santi impugnando l'arma della preghiera.

Paolo disse ai Corinzi: "Noi preghiamo Iddio che non facciate alcun male" (2 Cor. 13:7); da questa preghiera che Paolo e i suoi collaboratori facevano per i fedeli si capisce come gli apostoli volevano che i santi si santificassero e si astenessero da ogni specie di male. Pure noi dobbiamo pregare per i nostri fratelli affinchè non facciano alcun male.

Ecco come pregava Paolo per i santi di Filippi: "E la mia preghiera è che il vostro amore sempre più abbondi in conoscenza e in ogni discernimento, onde possiate distinguere fra il bene ed il male, affinchè siate sinceri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ripieni di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio" (Fil. 1:9-11). Fratelli, il nostro amore deve abbondare in conoscenza e in ogni discernimento, se vogliamo essere in grado di approvare le cose migliori ed essere trovati sinceri e irreprensibili alla venuta del Signore. Ora, se uno considera bene questa specifica preghiera di Paolo, arriva alla conclusione che anche oggi c'è bisogno di pregare per i fratelli in questa maniera. Perchè dico questo? Perchè oggi, l'amore in molti scarseggia sia di conoscenza e sia di discernimento. Quando si parla di amore con alcuni credenti, ci si accorge come il loro amore non abbonda nè in conoscenza e nè in discernimento, perciò è necessario pregare Dio affinchè supplisca a questo loro bisogno. Non è difficile incontrare credenti che pensano che riprendere il proprio fratello quando pecca significa avere poco amore verso lui, o per i quali, tollerare i cattivi operai e le loro azioni malvage è una dimostrazione di amore in verso loro e in verso la chiesa. Ma la Scrittura non insegna questo, ma insegna che "la carità... non gode dell'ingiustizia" (1 Cor. 13:6) e che Dio che è amore, riprende e castiga.

Ai santi di Tessalonica, Paolo scrisse: "Preghiamo anche del continuo per voi affinchè l'Iddio nostro vi reputi degni di una tal vocazione e compia con potenza ogni vostro buon desiderio e l'opera della vostra fede, onde il nome del nostro Signor Gesù sia glorificato in voi, e voi in lui, secondo la grazia dell'Iddio nostro e del Signor Gesù Cristo" (2 Tess. 1:11,12); fratelli, preghiamo pure noi per i santi affinchè Dio adempia ogni loro buon desiderio ed operi dentro loro quello che a lui è gradito.

Ai fedeli della Galazia che erano stati turbati da alcuni che volevano che essi fossero circoncisi nella carne e che osservassero la legge, Paolo scrisse: "Come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali volete di bel nuovo ricominciare a servire? Voi osservate giorni e mesi e stagioni ed anni. Io temo, quanto a voi, d'essermi invano affaticato per voi...Figliuoletti miei, per i quali io son di nuovo in doglie finchè Cristo sia formato in voi, oh come vorrei essere ora presente fra voi e cambiare tono perchè son perplesso riguardo a voi!" (Gal. 4:9-11,19,20). I credenti della Galazia erano stati generati in Cristo Gesù da Paolo, ma in sua assenza avevano cominciato ad osservare i giorni, i mesi, le stagioni e gli anni di cui parla la legge di Mosè, tutte cose "che sono l'ombra di cose che dovevano avvenire" (Col. 2:17), ma che alcuni imponevano loro perchè dicevano che per essere salvati bisognava essere circoncisi ed osservare la legge. Quando Paolo udì che i Galati erano stati conturbati, si mise a pregare per loro affinchè rientrassero in loro stessi e ubbidissero alla verità del Vangelo. L'apostolo disse loro che era di nuovo in doglie per loro, e che lo sarebbe stato fino a che Cristo fosse stato formato in loro; egli si espresse così per dire ai Galati che combatteva in preghiera per loro. Come una donna viene còlta dalle doglie prima di partorire, così anche Paolo, quando sentì che i Galati erano stati ammaliati, era stato còlto da delle doglie, ed aveva cominciato a pregare per loro con sospiri ineffabili (mediante lo Spirito Santo); e questi suoi dolori non sarebbero cessati fino a che Cristo non fosse stato formato in loro. Fratelli, Paolo ci ha mostrato cosa bisogna fare nel caso dei nostri fratelli venissero ammaliati come i Galati.

Per che cosa gli apostoli esortavano a pregare

Vediamo ora alcune esortazioni degli apostoli che concernono la preghiera, le quali ci dicono che cosa noi dobbiamo domandare a Dio.

Paolo, parlando della completa armatura di Dio di cui noi ci dobbiamo rivestire per combattere i nostri nemici, disse: "Orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni; ed a questo vegliando con ogni perseveranza e supplicazione per tutti i santi, ed anche per me, acciocchè mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero dell'Evangelo, per il quale io sono ambasciatore in catena; affinchè io l'annunzi francamente, come convien ch'io ne parli" (Ef. 6:18-20). L'apostolo esortava i santi a pregare per lo Spirito Santo in ogni tempo (vi ricordo che pregare per lo Spirito significa pregare in altra lingua); a vegliare con perseveranza e con le preghiere per i santi ed anche per lui, affinchè Dio gli desse di annunziare l'Evangelo con franchezza. Paolo sapeva in che maniera egli doveva annunziare l'Evangelo ed esortava i santi a pregare per lui, perchè riteneva che i fedeli potessero aiutarlo in questo con le loro supplicazioni in suo favore. Qualcuno dirà: ‘Ma in che maniera deve essere annunziato il Vangelo?' L'Evangelo deve essere annunziato con potenza, con lo Spirito Santo e con gran pienezza di convinzione, e non con eccellenza di parola e con discorsi persuasivi di sapienza umana, affinchè la croce di Cristo non sia resa vana. Tu dirai: ‘Quindi la parola della croce può essere resa inefficace?' Sì, essa viene resa inefficace (perchè viene svuotata della sua potenza) quando viene trasmessa con eccellenza di parola e con discorsi persuasivi di sapienza umana. Sappiate che ancora oggi coloro che sono stati chiamati da Dio a predicare hanno bisogno delle nostre preghiere, quindi preghiamo per i servitori del Signore che annunziano la via della salvezza, affinchè Dio conceda loro di annunziare la Parola della grazia con ogni franchezza.

Paolo scrisse ai santi di Colosse: "Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie; pregando in pari tempo anche per noi, affinchè Iddio ci apra una porta per la Parola onde possiamo annunziare il mistero di Cristo, a cagione del quale io mi trovo anche prigione..." (Col. 4:2,3). Ora, l'apostolo, quando scrisse queste parole, era in prigione, ed esortò i santi a chiedere a Dio di aprire a lui e ai suoi collaboratori una porta per la Parola; questo ci insegna che, anche in prigione Dio può aprire una porta per la Parola, e questo perchè la sua parola non può essere incatenata da nessuno; possono essere incatenati i ministri della Parola, ma non la Parola di Dio. Voi sapete che la Parola di Dio porta frutto quando viene ricevuta da coloro che l'ascoltano, ma affinchè chi ascolta la parola riceva la parola è necessario che egli apra il suo cuore all'amore della verità. Ricordatevi di Lidia, la negoziante di porpora; Luca dice che "il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo" (Atti 16:14); fu così che la parola di Dio potè entrare nel suo cuore e portare frutto. Ancora oggi è necessario che il Signore apra il cuore di coloro che ascoltano l'Evangelo, affinchè la parola della grazia penetri in loro ed essi siano salvati mediante essa. Vediamo ora cosa intende la Scrittura per ‘porta aperta per la Parola'. Mentre Paolo si trovava in Efeso scrisse ai Corinzi: "Mi fermerò in Efeso fino alla Pentecoste, perchè una larga porta mi è qui aperta ad un lavoro efficace, e vi sono molti avversari" (1 Cor. 16:8,9). Ora, per capire in che consisteva questa ‘larga porta aperta ad un lavoro efficace', è necessario riferire ciò che ha scritto Luca attorno all'opera di Paolo nella città di Efeso. Quando Paolo venne in Efeso per l'Evangelo, avvenne che incontrò alcuni discepoli ai quali, dopo che essi furono battezzati nel nome del Signor Gesù, egli impose le mani affinchè ricevessero lo Spirito Santo, e "lo Spirito Santo scese su loro e parlavano in altre lingue, e profetizzavano" (Atti 19:6). "Poi entrò nella sinagoga, e quivi seguitò a parlare francamente per lo spazio di tre mesi, discorrendo con parole persuasive delle cose relative al regno di Dio. Ma siccome alcuni s'indurivano e rifiutavano di credere dicendo male della nuova Via dinanzi alla moltitudine, egli ritiratosi da loro, separò i discepoli, discorrendo ogni giorno nella scuola di Tiranno. E questo continuò due anni; talchè tutti coloro che abitavano nell'Asia, Giudei e Greci, udirono la parola del Signore. E Iddio faceva dei miracoli straordinari per le mani di Paolo; al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si partivano da loro, e gli spiriti maligni se ne uscivano... E molti di coloro che avevano creduto, venivano a confessare e a dichiarare le cose che avevano fatte. E buon numero di quelli che avevano esercitato le arti magiche, portarono i loro libri assieme, e li arsero in presenza di tutti; e calcolatone il prezzo, trovarono che ascendeva a cinquantamila dramme d'argento. Così la parola di Dio cresceva potentemente e si rafforzava" (Atti 19:8-12,18-20). In Asia tutti udirono la parola del Signore, ma non tutti si convertirono al Signore; furono molti comunque quelli che accettarono la parola predicata da Paolo, infatti questo lo riconobbe pure uno di quelli che non ricevette la Parola, un certo Demetrio (un orefice che faceva dei tempietti di Diana in argento), quando disse a degli artigiani: "Voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato gran moltitudine non solo in Efeso, ma quasi in tutta l'Asia, dicendo che quelli fatti con le mani non sono dèi" (Atti 19:26). In Efeso quindi, tramite il ministerio di Paolo, ci furono coloro che accettarono l'Evangelo della grazia, molti dei quali vennero a confessare pubblicamente le cose che avevano fatte; ci furono coloro che ricevettero lo Spirito Santo ed anche il dono di profezia, e coloro che ricevettero guarigione e liberazione nel nome del Signor Gesù; questa è la ragione per cui Paolo scrisse ai Corinzi, da Efeso: "Una larga porta mi è qui aperta ad un lavoro efficace" (1 Cor. 16:9). Certo, non sempre la porta aperta per la Parola è larga come lo fu ad Efeso, ma comunque, ogni qual volta in un paese o in una città si convertono delle anime, anche se poche, noi possiamo affermare che qui il Signore ha aperto ai suoi servitori una porta per la Parola. Ma a questo punto è necessario dire che ogni qual volta Dio apre ai suoi ministri una porta per la sua Parola, sorgono degli avversari e di conseguenza delle persecuzioni, che possono essere sia verbali che fisiche. A tale riguardo vi ricordo che Paolo disse che ad Efeso vi erano molti avversari, il che significa che l'Evangelo incontrò molta opposizione in quella città, e questo è confermato dalle parole di Luca: "Or in quel tempo nacque non piccol tumulto a proposito della nuova Via" (Atti 19:23), ed anche da quelle di Paolo ai Corinzi: "Fratelli, non vogliamo che ignoriate, circa l'afflizione che ci colse in Asia, che siamo stati oltremodo aggravati, al di là delle nostre forze, tanto che stavamo in gran dubbio anche della vita. Anzi, avevamo già noi stessi pronunciata la nostra sentenza di morte, affinchè non ci confidassimo in noi medesimi, ma in Dio che risuscita i morti, il quale ci ha liberati e ci libererà da un così gran pericolo di morte, e nel quale abbiamo la speranza che ci libererà ancora; aiutandoci anche voi con le vostre supplicazioni, affinchè del favore ottenutoci per mezzo di tante persone, grazie siano rese per noi da molti" (2 Cor. 1:8-11). Voglio soffermarmi, a questo punto, su queste parole di Paolo: "Aiutandoci anche voi con le vostre supplicazioni, affinchè del favore ottenutoci per mezzo di tante persone, grazie siano rese per noi da molti" (2 Cor. 1:11), per farvi capire quanto possono fare le nostre supplicazioni in favore di coloro che annunziano l'Evangelo e che cosa esse producono. Innanzi tutto fratelli, voi dovete sapere che i ministri del Vangelo hanno molti nemici, fra i quali vi sono gli uomini malvagi e molesti che non hanno la fede, e perciò noi credenti dobbiamo pregare per i ministri della Parola, affinchè Dio li liberi dalle insidie di costoro. Paolo esortava i santi a pregare per lui e i suoi collaboratori non solo affinchè la Parola, per mezzo di loro si spandesse e fosse glorificata (come per esempio ad Antiochia di Pisidia, secondo che è scritto: "E i Gentili, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la Parola di Dio" [Atti 13:48]), ma anche affinchè loro fossero liberati dai malvagi; questo è confermato da questa esortazione di Paolo ai Tessalonicesi: "Del rimanente, fratelli, pregate per noi perchè la parola del Signore si spanda e sia glorificata com'è tra voi, e perchè noi siamo liberati dagli uomini molesti e malvagi, poichè non tutti hanno la fede" (2 Tess. 3:1,2). A tale riguardo, vi ricordo pure l'esortazione che Paolo rivolse ai santi di Roma, mentre lui era in viaggio verso Gerusalemme per portarvi una sovvenzione destinata ai poveri fra i santi di quella città: "Ora, fratelli, io v'esorto, per il Signor nostro Gesù Cristo e per la carità dello Spirito, a combattere meco nelle vostre preghiere a Dio per me, affinchè io sia liberato dai disubbidienti di Giudea..." (Rom. 15:30,31). Da queste esortazioni dell'apostolo Paolo si capisce come Paolo ritenesse molto utili le preghiere dei santi in favore suo e dei suoi collaboratori. Pure lui credeva che "molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia" (Giac. 5:16), ma non solo lo credeva, ma anche lo vide in molte occasioni. Una delle occasioni in cui vide Dio liberarlo dagli uomini malvagi, in risposta alle preghiere dei santi in suo favore, fu al suo ritorno a Gerusalemme (dopo aver rivolto la suddetta esortazione ai santi di Roma), infatti Paolo a Gerusalemme fu afferrato dai Giudei disubbidienti i quali cercarono di ucciderlo, ma fu liberato da Dio dalle loro mani.

Ecco altri passi delle Scritture che confermano come gli apostoli credevano che i santi potevano aiutarli mediante le loro supplicazioni (tenete presente che queste parole furono scritte dalla prigione):

- "Mi rallegrerò ancora, perchè so che ciò tornerà a mia salvezza, mediante le vostre supplicazioni e l'assistenza dello Spirito di Gesù Cristo... ho fiducia nel Signore che io pure verrò presto" (Fil. 1:19; 2:24). Paolo, dalla prigione, scrisse ai Filippesi che mediante le loro preghiere e l'assistenza dello Spirito di Gesù (lo Spirito assiste i santi perchè intercede per essi secondo Iddio) egli sarebbe stato liberato, ed espresse questa sua fiducia con queste parole: "Ed ho questa ferma fiducia ch'io rimarrò e dimorerò con tutti voi per il vostro progresso e per la gioia della vostra fede" (Fil. 1:25).

- "Preparami al tempo stesso un alloggio, perchè spero che, per le vostre preghiere, io vi sarò donato" (Filem. 22); Paolo, mentre era in prigione, disse a Filemone di preparargli un alloggio, perchè aveva fiducia nel Signore che per le loro preghiere, sarebbe stato di nuovo in mezzo a loro.

- "Pregate per noi... E vie più v'esorto a farlo, onde io vi sia più presto restituito" (Ebr. 13:18,19); lo scrittore dell'epistola agli Ebrei, dalla prigione, fece sapere ai credenti che mediante le loro preghiere essi avrebbero affrettato la sua liberazione dalla prigione.

Poi fratelli, voglio che sappiate che mediante la risposta di Dio in favore dei ministri del Vangelo per cui pregate, molti ringraziamenti saranno rivolti a Dio da tanti credenti, quindi le vostre preghiere in loro favore producono abbondanza di azioni di grazie alla gloria di Dio. Non è meraviglioso sapere che noi, mediante le nostre preghiere, cooperiamo alla diffusione della Parola di Dio perchè aiutiamo i ministri della Parola a predicare il Vangelo con ogni franchezza, e facciamo anche sì che essi vengono liberati dagli uomini malvagi e molesti? È scritto: "E come predicheranno se non son mandati?" (Rom. 10:15); fratelli, affinchè la Parola di Dio si spanda per tutto il mondo, è necessario che Dio mandi degli uomini a predicare l'Evangelo là dove ancora Cristo non è stato menzionato, perciò noi credenti dobbiamo supplicare Dio affinchè spinga degli operai nella sua messe. Cristo Gesù ce lo ha comandato, infatti egli disse: "Pregate dunque il Signor della mèsse che spinga degli operai nella sua messe" (Matt. 9:38).

L'apostolo Giovanni scrisse: "Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non meni a morte, pregherà, e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono peccato che non meni a morte. V'è un peccato che mena a morte; non è per quello che dico di pregare" (1 Giov. 5:16). Il credente che commette un peccato, dopo aver compiuto il peccato, è turbato e scontento, e non può essere altrimenti perchè il peccato, dice Giacomo, "quand'è compiuto, produce la morte" (Giac. 1:15). Ma nonostante ciò, egli può essere perdonato e vivificato se confessa il suo peccato al Signore. Ora, nel caso noi vediamo un fratello commettere un peccato che non meni a morte, dobbiamo pregare Dio affinchè lo vivifichi, e Dio, nella sua fedeltà, gli darà la vita; ma sappiate anche che, se un fratello commette il peccato che mena a morte (cioè il peccato che conduce, chi lo commette, alla morte seconda), non bisogna pregare per lui, perchè commette il peccato che non può essere perdonato.

L'apostolo Giacomo, il fratello del Signore, nella sua epistola ha scritto:"C'è fra voi qualcuno che soffre? Preghi" (Giac. 5:13). Ora, noi, quando soffriamo a cagione di giustizia, dobbiamo pregare, perchè questo è quello che ci è stato comandato di fare. Pietro dice: "Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino le anime loro al fedel Creatore, facendo il bene" (1 Piet. 4:19), e queste sue parole concordano con quelle di Giacomo, perchè quando uno prega Dio in mezzo alle sue afflizioni non fa altro che raccomandare l'anima sua a Dio. Nella Scrittura abbiamo diversi esempi di uomini che in mezzo alle loro sofferenze pregarono Iddio; io citerò quello del profeta Geremia, e quello del nostro Signore Gesù. Così pregò Geremia in un'occasione: "Tu sai tutto, o Eterno; ricordati di me, visitami, e vendicami dei miei persecutori; nella tua longanimità, non mi portar via! riconosci che per amor tuo io porto l'obbrobrio. Tosto che ho trovato le tue parole, io le ho divorate; e le tue parole sono state la mia gioia, l'allegrezza del mio cuore, perchè il tuo nome è invocato su me, o Eterno, Dio degli eserciti. Io non mi sono seduto nell'assemblea di quelli che ridono, e non mi sono rallegrato, ma per cagion della tua mano mi sono seduto solitario, perchè tu mi riempivi d'indignazione. Perchè il mio dolore è desso perpetuo, e la mia piaga, incurabile, ricusa di guarire? Vuoi tu essere per me come una sorgente fallace, come un'acqua che non dura?" (Ger. 15:15-18). Gesù, nella notte in cui fu tradito, prima che fosse arrestato, "cominciò ad essere contristato ed angosciato" (Matt. 26:37) e disse ai suoi discepoli: "L'anima mia è oppressa da tristezza mortale" (Matt. 26:38), e in questo stato d'animo egli si gettò con la faccia a terra e pregò che, "se fosse possibile, quell'ora passasse oltre da lui" (Mar. 14:35). Così pregò Gesù nel Getsemani: "Abba, Padre! ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi" (Mar. 14:36). Fratelli, in verità, la cosa migliore da fare quando si patisce ingiustamente è quella di pregare, perchè con la preghiera noi spandiamo il nostro cuore dinanzi al Signore, confessandogli le nostre angosce e le nostre perplessità, fiduciosi che lui ci ascolta e ci viene in aiuto con le sue potenti consolazioni.

Lo stesso Giacomo ha ordinato agli anziani della chiesa di pregare per gli infermi quando questi li chiamano, infatti scrisse: "C'è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d'olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s'egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi" (Giac. 5:14,15). Notate che è l'infermo che deve chiamare gli anziani della chiesa e non il contrario, e inoltre che gli anziani devono pregare sull'ammalato ungendolo d'olio nel nome del Signore. "E la preghiera della fede salverà il malato" (Giac. 5:15), dice Giacomo, quindi, gli anziani devono pregare con fede sull'ammalato, senza stare punto in dubbio, per vedere l'infermo ristabilito dal Signore.

Il fratello del Signore, nella sua epistola dice anche: "Pregate gli uni per gli altri onde siate guariti" (Giac. 5:16), perciò noi dobbiamo intercedere presso Dio per i nostri fratelli malati, affinchè Dio li guarisca. Quando Maria, la sorella di Mosè, mormorò assieme ad Aaronne contro Mosè, avvenne che Dio punì Maria con la lebbra, ma Mosè pregò Dio per lei, infatti è scritto che "Mosè gridò all'Eterno, dicendo: Guariscila, o Dio, te ne prego!" (Num. 12:13), e Dio esaudì Mosè, perchè dopo che Maria stette per sette giorni fuori dal campo perchè lebbrosa, ella fu riammessa nel campo perchè la lebbra era sparita dal suo corpo. Quanto può fare la supplicazione del giusto in favore del malato, lo leggiamo pure nella storia d'Abrahamo, infatti la Scrittura dice che "Abrahamo pregò Dio, e Dio guarì Abimelec, la moglie e le serve di lui, ed esse poterono partorire. Poichè l'Eterno aveva del tutto resa sterile l'intera casa di Abimelec, a motivo di Sara moglie d'Abrahamo" (Gen. 20:17,18). Vi è un altro esempio nelle Scritture che ci mostra quanto può fare la preghiera di un giusto per un malato; è quello del figlio d'Abramo, infatti è scritto: "Isacco pregò istantemente l'Eterno per sua moglie, perch'ella era sterile. L'Eterno lo esaudì, e Rebecca, sua moglie concepì" (Gen. 25:21).

Alcune circostanze in cui gli apostoli pregarono

Vediamo ora in quali circostanze gli apostoli pregarono, per capire come la preghiera aveva una grande importanza per loro.

- Gli apostoli, assieme agli altri fratelli, pregarono affinchè Dio li guidasse nella scelta del successore di Giuda Iscariota. Luca, a tale proposito, dice che (dopo che Pietro disse ai fratelli che bisognava che uno degli uomini che erano stati in loro compagnia tutto il tempo che il Signore Gesù era andato e venuto fra loro, dal battesimo di Giovanni fino al giorno dell'assunzione in cielo di Gesù, fosse fatto testimone della risurrezione del Cristo) essi "ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia. E, pregando, dissero: Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto per prendere in questo ministerio ed apostolato il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo. E li trassero a sorte, e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli" (Atti 1:23-26).

- A Gerusalemme, dopo che furono eletti i sette, cioè Stefano, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, affinchè servissero alle mense, i credenti "li presentarono agli apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani" (Atti 6:6). In questo caso, gli apostoli, prima di incaricare i sette di quell'opera assistenziale vollero pregare.

- Paolo e Barnaba, durante il loro viaggio, fondarono delle chiese, e fecero "eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato" (Atti 14:23); gli apostoli attribuivano molta importanza all'elezione degli anziani e difatti prima di eleggerli pregavano e digiunavano. (Ricordatevi che Gesù, prima di eleggere i dodici apostoli, pregò anche lui, infatti è scritto che "egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in orazione a Dio. E quando fu giorno, chiamò a sè i suoi discepoli, e ne elesse dodici, ai quali dette anche il nome di apostoli" [Luca 6:12,13]).

- Pietro e Giovanni pregarono per i Samaritani che avevano creduto, "affinchè ricevessero lo Spirito Santo" (Atti 8:15). È in accordo con la Parola di Dio pregare per i credenti affinchè ricevano lo Spirito Santo.

- Pietro pregò prima di risuscitare Tabita, secondo che è scritto: "Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò; e voltatosi verso il corpo, disse: Tabita, levati. Ed ella aprì gli occhi; e veduto Pietro, si mise a sedere" (Atti 9:40).

- Paolo pregò prima di guarire il padre di Publio, secondo che è scritto: "Paolo andò a trovarlo; e dopo aver pregato, gl'impose le mani e lo guarì" (Atti 28:8).

- Gli apostoli Paolo e Sila, dopo essere stati battuti con le verghe, pregarono nella prigione di Filippi, infatti è scritto: "Or sulla mezzanotte, Paolo e Sila, pregando cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano" (Atti 16:25). (Quello che loro fecero è l'adempimento di ciò che dice Giacomo: "C'è fra voi qualcuno che soffre? Preghi" [Giac. 5:13]).

- Paolo, a Mileto, pregò con gli anziani della chiesa di Efeso prima di lasciarli, secondo che è scritto: "Si pose in ginocchio e pregò con tutti loro....E l'accompagnarono alla nave" (Atti 20:36,38). Gli apostoli pregarono assieme ai fedeli prima di lasciare Tiro, secondo che è scritto: "Partimmo per continuare il viaggio, accompagnati da tutti loro, con le mogli e i figliuoli, fin fuori della città; e postici in ginocchio sul lido, facemmo orazione e ci dicemmo addio; poi montammo sulla nave, e quelli se ne tornarono alle case loro" (Atti 21:5,6). Noi pure facciamo ciò che è giusto quando preghiamo prima di metterci in viaggio. Sappiate che il chiedere a Dio un buon viaggio è confermato dalla Scrittura che dice: "E colà, presso il fiume Ahava, io bandii un digiuno per umiliarci nel cospetto del nostro Dio, per chiedergli un buon viaggio per noi, per i nostri bambini, e per tutto quello che ci apparteneva..." (Esd. 8:21).

Come la chiesa primitiva pregò in due particolari circostanze

Rivolgiamoci ancora alla sacra Scrittura per vedere come la chiesa antica pregò in due particolari circostanze.

Luca ha scritto: "Or essi (Pietro e Giovanni), essendo stati rimandati, vennero ai loro, e riferirono tutte le cose che i capi sacerdoti e gli anziani avevano loro dette. Ed essi, uditele, alzarono di pari consentimento la voce a Dio, e dissero: Signore, tu sei Colui che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi; Colui che mediante lo Spirito Santo, per bocca del padre nostro e tuo servitore Davide, ha detto: Perchè hanno fremuto le genti, e hanno i popoli divisate cose vane? I re della terra si sono fatti avanti, e i principi si sono raunati assieme contro al Signore, e contro al suo Unto. E invero in questa città, contro al tuo santo Servitore Gesù che tu hai unto, si sono raunati Erode e Ponzio Pilato, insieme coi Gentili e con tutto il popolo d'Israele, per fare tutte le cose che la tua mano e il tuo consiglio avevano innanzi determinato che avvenissero. E adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servitori di annunziare la tua parola con ogni franchezza, stendendo la tua mano per guarire, e perchè si faccian segni e prodigi mediante il nome del tuo santo Servitore Gesù" (Atti 4:23-30; Sal. 2:1,2). Esaminando accuratamente questa preghiera, notiamo che i credenti, innanzi tutto ricordarono a Dio chi Egli era (è giusto che pure noi ricordiamo a Dio chi Egli è perchè Dio dice: "Risveglia la mia memoria, discutiamo assieme" [Is. 43:26]), poi quello che Dio aveva detto per mezzo di Davide attorno al suo Unto e come ciò che Egli aveva detto si era adempiuto (quindi è cosa giusta, quando si prega, che si citino anche dei versi della Scrittura). Dopo avere detto ciò, chiesero a Dio di concedere ai suoi servitori di annunziare con franchezza la sua Parola e di stendere la sua mano per guarire e per confermare la sua parola con segni e prodigi. Qualcuno dirà: ‘Fu esaudita quella preghiera?' Sì, fu esaudita, perchè è scritto che "dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano raunati tremò; e furono tutti ripieni dello Spirito Santo, e annunziavano la parola di Dio con franchezza" (Atti 4:31), ed anche che "molti segni e prodigi eran fatti fra il popolo per le mani degli apostoli.." (Atti 5:12) e che "la moltitudine accorreva dalle città vicine a Gerusalemme, portando dei malati e dei tormentati da spiriti immondi; e tutti quanti erano sanati" (Atti 5:16). Fratelli, quello che la chiesa di Dio domandò allora, lo deve domandare a Dio ancora oggi, perchè ancora oggi è necessario che la sua parola sia annunziata con franchezza e che la testimonianza di Cristo sia confermata con guarigioni, segni e prodigi. Non c'è bisogno solo della franchezza, ma anche della dimostrazione dello Spirito Santo, affinchè gli uomini si convertano al Signore, quindi alzate assieme a noi la vostra voce a Dio, affinchè Iddio aggiunga la sua testimonianza a quella dei suoi servitori con segni e prodigi, e con doni dello Spirito Santo. Il nostro desiderio è quello di vedere l'Evangelo predicato con franchezza come nei tempi antichi, ma non solo, anche quello di vedere il nostro grande Iddio confermare la Buona Novella della pace. Oggi, in questa nazione, come in molte altre, la fede di molti è fondata sulla sapienza degli uomini e non sulla potenza di Dio, e questo perchè l'Evangelo, in molti casi, non viene predicato con quella potenza che caratterizzava le predicazioni degli apostoli, ma con discorsi persuasivi di sapienza umana. Questo, diletti, ci deve spronare a domandare a Dio di fare annunziare la sua parola con franchezza. Ma voglio dire un'altra cosa, ed è questa: la ragione per cui molti non temono e non tremano dinnanzi alla Parola di Dio è perchè non sono mai stati testimoni della vera manifestazione dello Spirito Santo. Qualcuno dirà: ‘Ma perchè parli di vera manifestazione dello Spirito?' Perchè oggi in seno al popolo di Dio avvengono delle cose che vengono fatte passare per la manifestazione dello Spirito, ma non sono altro che un'abile contraffazione della manifestazione dello Spirito, fatta passare per vera agli occhi dei semplici e di quelli che sono instabili nelle loro vie; molti scambiano la suggestione con la manifestazione dello Spirito Santo, e la violenza e le prove di forza di alcuni che predicano il Vangelo con la potenza di Dio. Non è difficile incontrare predicatori del Vangelo che dicono alle folle: ‘Concentratevi, immaginate di essere guariti e non più malati'; come se la guarigione del corpo fosse il frutto di un'intensa concentrazione o della suggestione che sanno perpetrare alcuni in verso i semplici. Ma non è difficile incontrare neppure quelli che predicano e danno schiaffi, pugni e spinte agli ammalati buttandoli a terra e poi dicono che è la potenza di Dio che li ha fatti cadere a terra. E il tempo verrebbe meno se parlassi di tutte quelle riunioni di evangelizzazione dove il Vangelo è predicato solo con parole, senza potenza, senza pienezza di convinzione, e dove l'assordante amplificazione sonora dà l'impressione a molti che chi predica stia predicando con potenza. Ma voglio dire anche che è facile assistere a riunioni dove viene detto al termine di esse che Dio ha guarito molti malati quando si è pregato per loro, ma poi, quando si va a vedere da vicino chi sono quelli che hanno detto di essere stati guariti, ci si accorge che la maggior parte di loro, se non tutti alcune volte, hanno ancora quella malattia. Siamo stanchi di sentire narrare guarigioni che non sono mai avvenute, il cui racconto serve ad alcuni predicatori senza scrupoli a far accorrere le persone alle loro riunioni e a diventare famosi e ricchi; noi vogliamo vedere veramente i malati guariti, i ciechi recuperare la vista, i sordi sentire, i muti parlare, gli zoppi camminare, i morti risuscitare, i posseduti liberati dai demoni e i lebbrosi mondati, affinchè gli uomini, vedendo le opere potenti del nostro Dio, siano tratti all'ubbidienza della fede, e i fedeli tornino a camminare nel santo timore di Dio.

Luca riferisce un'altra circostanza nella quale la chiesa pregò Dio e fu esaudita ed è quella quando Pietro fu imprigionato. Egli scrisse: "Or intorno a quel tempo, il re Erode mise mano a maltrattare alcuni della chiesa; e fece morire per la spada Giacomo, fratello di Giovanni. E vedendo che ciò era grato ai Giudei, continuò e fece arrestare anche Pietro. Or erano i giorni degli azzimi. E presolo, lo mise in prigione, dandolo in guardia a quattro mute di soldati di quattro l'una; perchè, dopo la Pasqua, voleva farlo comparire dinnanzi al popolo. Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere eran fatte dalla chiesa a Dio per lui" (Atti 12:1-5). Come potete vedere, la chiesa, quando Pietro fu messo in prigione, non si dimenticò di lui, anzi cominciò a pregare con fervore in favore di Pietro. Ora, benchè non venga specificato che cosa i santi domandarono a Dio per Pietro, pure lo possiamo dedurre da alcune esortazioni che l'apostolo Paolo rivolse ai santi dalla prigione, che sono queste:

- "Mi rallegrerò ancora, perchè so che ciò tornerà a mia salvezza, mediante le vostre supplicazioni.." (Fil. 1:19)

- "Spero che, per le vostre preghiere, io vi sarò donato" (Filem. 22).

Noi riteniamo che i fratelli della Chiesa di Gerusalemme pregarono per Pietro affinchè egli fosse liberato dalla prigione. Quelle fervide preghiere di cui parla la Scrittura, furono esaudite perchè Dio mandò un angelo a liberare Pietro dalla mano d'Erode e da tutta l'aspettazione del popolo dei Giudei. Vorrei sottolineare qualcosa che si legge in questo racconto fatto da Luca, e cioè che quando Luca dice che fervide preghiere eran fatte dalla chiesa a Dio per Pietro, intende dire che i fedeli pregavano Dio per l'apostolo Pietro. Questo è confermato dalla Scrittura che dice che alla casa di Maria, madre di Giovanni soprannominato Marco, "molti fratelli stavano raunati e pregavano" (Atti 12:12), quindi, possiamo dire che la chiesa che era radunata in casa di Maria pregava per Pietro. Perciò, noi non possiamo chiamare ‘chiesa', l'edificio dove ci raduniamo per rendere il nostro culto al Signore, perchè questo non trova riscontro alcuno nella Parola di Dio. La casa di Dio siamo noi, secondo che è scritto: "La sua casa siamo noi se riteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e il vanto della nostra speranza" (Ebr. 3:6), e non è affatto il locale di culto, o l'abitazione del fratello dove ci raduniamo per pregare Dio. Fratelli, noi, la chiesa dell'Iddio vivente, dobbiamo pregare per i nostri fratelli carcerati come dei malfattori, affinchè Dio li consoli, li mantenga fermi in Cristo, e li faccia mettere in libertà. Certo, è vero, ci sono stati fratelli che sono stati messi in prigione a motivo del Vangelo ed in prigione vi hanno trovato la morte, ma questo è avvenuto perchè Dio ha voluto che morissero in prigione, e non perchè Dio non poteva liberarli dalla loro prigionia. Un giorno sapremo pure perchè determinate nostre preghiere non sono state esaudite da Dio, ma nell'attesa di venire a sapere le cose che ci sono occulte, continuiamo a ricordarci dei carcerati anche pregando con fervore per loro perchè Dio vuole che lo facciamo secondo che è scritto: "Ricordatevi dei carcerati, come se foste in carcere con loro..." (Ebr. 13:3).

A quali condizioni verranno esaudite le nostre preghiere

Il nostro Dio ha promesso di esaudire le nostre supplicazioni a queste condizioni.

- Se preghiamo con fede . Gesù ha detto: "Tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete fede, le otterrete" (Matt. 21:22). Ora, "la fede è certezza di cose che si sperano" (Ebr. 11:1), quindi quando noi preghiamo con fede, siamo certi di ottenere quello che chiediamo a Dio. Gesù disse: "Tutte le cose che voi domanderete pregando, crediate che le avete ricevute e voi le otterrete" (Mar. 11:24); anche in queste parole è presente il fatto che quando preghiamo dobbiamo credere per essere esauditi. Ma che cosa dobbiamo credere? Dobbiamo credere di aver ricevuto ciò per cui preghiamo. Diletti, sappiate che prima di ricevere si deve credere, infatti prima è scritto: "Crediate che le avete ricevute" (Mar. 11:24), e poi: "E voi le otterrete" (Mar. 11:24). Giacomo, il fratello del Signore, nella sua epistola, ha confermato le parole di Gesù dicendo: "Se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata. Ma chiegga con fede, senza stare punto in dubbio; perchè chi dubita è simile a un'onda di mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Non pensi già quel tale di ricevere nulla dal Signore, essendo uomo d'animo doppio, instabile in tutte le sue vie" (Giac. 1:5-8). Notate l'ordine in cui sono scritte anche qui le cose; prima è scritto: "La chiegga a Dio" (Giac. 1:5) (con fede), e poi: "E gli sarà donata" (Giac. 1:5); come potete vedere, per ricevere sapienza da Dio, bisogna domandargliela con fede, senza dubitare. Se da un lato, chi prega Dio con fede viene esaudito, dall'altro, chi prega dubitando non viene esaudito. Chi dubita è instabile in tutte le sue vie, ed è simile a un'onda di mare agitata dal vento e spinta qua e là, e Giacomo dice che chi dubita non deve pensare di ricevere alcun che dal Signore. Le parole dell'apostolo sono forti, ma nello stesso tempo vere. Gesù, un giorno disse ai suoi discepoli: "Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico che chi dirà a questo monte; Togliti di là e gettati nel mare, se non dubita in cuore suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto" (Mar. 11:22,23). Vorrei brevemente soffermarmi su queste parole del Signore, per spiegarvi cosa significa pregare senza dubitare ma credendo. Notate che Gesù ha detto: "Se non dubita in cuor suo" (Mar. 11:23); ora, dal cuore procedono le sorgenti della vita, perciò è necessario custodirlo più d'ogni altra cosa, perchè se noi preghiamo Dio non credendo col cuore che otterremo quello che gli domandiamo (perchè pensiamo in cuor nostro che la cosa che domandiamo è troppo difficile per il Signore e Lui non ce la può dare), noi non otterremo nulla dal Signore, se non rimproveri. Quando noi preghiamo, il nostro cuore deve essere fermo, fidente nell'Eterno; allora otterremo quello che chiediamo a Dio. Nella preghiera dobbiamo credere, non solo che Dio può fare quello che gli domandiamo di fare, ma anche che Egli lo farà, perchè è scritto: "Crediate che le riceverete" (Mar. 11:24 Diod.), ed anche: "Se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà..." (Mar. 11:23). Per spiegarvi cosa significhi credere che quel che si dice avverrà, vi citerò un episodio che avvenne ai giorni di Gesù, in Capernaum. È scritto: "Or quand'egli fu entrato in Capernaum, un centurione venne a lui pregandolo e dicendo: Signore, il mio servitore giace in casa paralitico, gravemente tormentato. Gesù gli disse: Io verrò e lo guarirò. Ma il centurione rispondendo disse: Signore, io non sono degno che tu entri sotto al mio tetto; ma dì soltanto una parola e il mio servitore sarà guarito. Poichè anch'io son uomo sottoposto ad altri ed ho sotto di me dei soldati; e dico a uno: Và, ed egli va; e ad un altro: Vieni, ed egli viene; e al mio servo: Fa questo, ed egli lo fa. E Gesù, udito questo, ne restò meravigliato, e disse a quelli che lo seguivano: Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato cotanta fede....E Gesù disse al centurione: Và; e come hai creduto, siati fatto. E il servitore fu guarito in quell'ora stessa" (Matt. 8:5-10,13). Quel centurione romano, avendo udito parlare di Gesù, venne a lui pregandolo per il suo servitore che era paralitico, e Gesù gli disse che sarebbe andato e lo avrebbe guarito, ma il centurione gli rispose di non darsi quell'incomodo, perchè egli non si reputava degno che lui entrasse sotto il suo tetto. Egli disse a Gesù di dire soltanto una parola, e il suo servitore sarebbe stato guarito. La fede di quell'uomo fu ammirevole, perchè non solo credette che Gesù poteva guarire il suo servo, ma anche che il suo servo sarebbe stato guarito alla parola di Cristo. Gesù vide la fede che era in lui e soddisfò la sua richiesta. Notate l'espressione del centurione: "Dì soltanto una parola e il mio servitore sarà guarito" (Matt. 8:8), perchè essa sta a dimostrare che egli non dubitò affatto in cuor suo, ma credette che il Signore avrebbe guarito il suo servo solo con una parola. Ma notate anche la risposta che gli diede Gesù, perchè essa mostra come al centurione fu fatto come aveva detto e creduto. Non è forse scritto: "Se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto" (Mar. 11:23)? La preghiera del giusto fatta con fede non è gradita al nostro avversario, perciò, quando si prega, è necessario resistere al diavolo, stando fermi nella fede. Sappiate che il diavolo tenta in tutte le maniere di farci dubitare delle promesse del Signore per non farci vedere il loro adempimento nella nostra vita; vi assicuro che quando si piegano le ginocchia dinnanzi all'Iddio Onnipotente e lo si prega con fede, i nostri nemici non rimangono indifferenti. Di loro il diavolo si usa per spaventarci e indurci a pensare che Dio non può esaudirci, che quello che chiediamo non è più per noi oggi, ed altre cose nocive; ma voi diletti, non vi spaventate, perchè Gesù ha detto: "Quel che chiederete nel mio nome, lo farò" (Giov. 14:13); abbiate fede in queste parole del nostro Signore e vedrete le vostre preghiere esaudite...al tempo fissato da Dio.

- Se osserviamo i suoi comandamenti . Gesù ha detto: "Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto" (Giov. 15:7). Anche in queste parole del nostro Signore, vi è un ‘se' al quale dobbiamo porre molta attenzione, perchè esso ci fa capire a quale condizione Dio ci darà quello che gli domandiamo. Ora, ma che cosa significa dimorare in Cristo? Dimorare in Cristo significa osservare i suoi comandamenti, secondo che è scritto: "Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso" (1 Giov. 3:24). Gesù ha detto anche: "Se... le mie parole dimorano in voi" (Giov. 15:7), quindi è necessario anche che le parole di Gesù abitino in noi per essere esauditi da Dio. A tal riguardo vi ricordo che quello di far dimorare le parole di Cristo in noi, è un comandamento di Dio, infatti Paolo ha scritto: "La parola di Cristo abiti in voi doviziosamente" (Col. 3:16); quindi, chi non vuole riporre le parole di Cristo nel suo petto non rispetta il comandamento divino, e di conseguenza, quando prega non sarà esaudito. Alcuni dicono che affinchè le nostre preghiere siano esaudite bisogna avere solo fede, ma la Scrittura insegna che per ottenere quello che si domanda a Dio, è necessario anche avere una condotta giusta, infatti Giovanni ha scritto: "Qualunque cosa chiediamo la riceviamo da Lui, perchè osserviamo i suoi comandamenti e facciam le cose che gli sono grate" (1 Giov. 3:22). Chi pensa che anche tenendo una condotta empia, le sue preghiere saranno esaudite confida nell'illusione. Oggi, sono molti quelli che si illudono e illudono gli altri facendo loro pensare che non importa come si comportano, Dio esaudirà le loro preghiere, ma io vi dimostro con le Scritture come coloro che camminano secondo la caparbietà del loro cuore, senza dare ascolto al Signore non vengono esauditi da Dio quando pregano Dio. L'apostolo Pietro dice: "Parimente, voi, mariti, convivete con esse (le vostre mogli) colla discrezione dovuta al vaso più debole ch'è il femminile. Portate loro onore, poichè sono anch'esse eredi con voi della grazia della vita, onde le vostre preghiere non siano impedite" (1 Piet. 3:7). Che significa questo? Significa che se un marito credente disprezza la propria moglie, le è infedele, e non le mostra affatto amore, maltrattandola e percuotendola, quando egli pregherà, Dio non gli risponderà a cagione della sua condotta indegna. Diletti, Dio non ci lusinga con le sue parole; possono lusingarci gli uomini, ma non Dio, perchè Egli è santo e giusto. Ricordatevi di quello che avvenne a Saul, re d'Israele; la Scrittura dice che quando i Filistei si accamparono a Sunem per muovergli guerra, "Saul consultò l'Eterno, ma l'Eterno non gli rispose nè per via di sogni, nè mediante l'Urim, nè per mezzo dei profeti" (1 Sam. 28:6). Sapete perchè Dio non gli rispose? Perchè Saul non aveva osservato i comandamenti che Dio gli aveva dato tramite il profeta Samuele; Dio gli era diventato avversario e quando egli si trovò nella distretta e consultò Dio, Egli non gli rispose. Ascoltate ora le parole che Dio rivolse ai capi della casa d'Israele tramite il profeta Michea: "Ascoltate, vi prego, o capi di Giacobbe, e voi magistrati della casa d'Israele: Non spetta a voi conoscere ciò ch'è giusto? Ma voi odiate il bene e amate il male, scorticate il mio popolo e gli strappate la carne di sulle ossa. Costoro divorano la carne del mio popolo, gli strappan di dosso la pelle, gli fiaccan le ossa; lo fanno a pezzi come ciò che si mette in pentola, come carne da mettere nella caldaia. Allora grideranno all'Eterno, ma egli non risponderà loro; in quel tempo, egli nasconderà loro la sua faccia, perchè le loro azioni sono state malvage" (Mic. 3:1-4). Anche da queste parole si comprende chiaramente che Dio non risponde a coloro che compiono azioni malvage e gridano a lui nella loro distretta. Ecco cosa dice la sapienza ai beffardi: "Allora mi chiameranno (nella loro distretta), ma io non risponderò; mi cercheranno con premura ma non mi troveranno. Poichè hanno odiato la scienza e non hanno scelto il timore dell'Eterno e non hanno voluto sapere dei miei consigli e hanno disdegnato ogni mia riprensione" (Prov. 1:28-30). Diletti, lo ripeto: Guardate che se noi non diamo ascolto a Dio, neppure Lui darà ascolto a noi. Sapete come si conducevano gli Israeliti durante il tempo in cui vissero Isaia, Geremia ed Ezechiele? In questa maniera; essi sprezzavano padre e madre, opprimevano lo straniero, calpestavano l'orfano e la vedova e il povero, calunniavano con la loro lingua, commettevano adulteri ed incesti, prestavano denaro ad interesse ed a usura, rubavano, uccidevano, si prostravano davanti agli idoli delle nazioni e offrivano loro profumi e sacrifici, e dopo tutto ciò trovavano pure il coraggio di presentarsi nei cortili dell'Eterno per pregarlo. Ma Dio rispose loro: "Quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto...poichè le vostre mani sono contaminate dal sangue, e le vostre dita dalla iniquità; le vostre labbra proferiscono menzogna, la vostra lingua sussurra perversità" (Is. 1:15; 59:3). Gli Israeliti pensarono che anche camminando seguendo il loro cuore caparbio, Dio avrebbe ascoltato le loro preghiere, ma questo loro pensiero risultò vano. Anche oggi, in seno al popolo di Dio, alcuni intrattengono nel loro cuore lo stesso pensiero vano, illudendosi. Vi dico quello che succede: Alcuni che dicono di avere creduto, calpestano l'orfano, la vedova e il povero, sfruttano il proprio fratello negli affari, innalzano nel loro cuore i più svariati idoli, percuotono empiamente col pugno, ingannano il loro prossimo con le menzogne, vanno a scoprire la loro nudità sulla spiaggia del mare, rimangano impalati davanti alla televisione per ore ed ore pascendosi lo sguardo di vanità ed oscenità, vanno ai parchi di divertimento, nelle sale da ballo ed al cinema a spendere il frutto delle loro fatiche per ciò che non sazia; servono Mammona, e poi vanno al culto e pregano Dio, dicendogli: ‘Signore, noi t'amiamo, rispondici, e noi daremo la gloria dovuta al tuo nome'. Ma che pensate? Che Dio possa rinnegare se stesso? Che Dio sia ingiusto e risponda a delle persone che con la bocca fanno mostra di molto amore, ma il loro cuore va dietro alla cupidigia? La Scrittura dice: "Se uno volge altrove gli orecchi per non udire la legge, la sua stessa preghiera è un abominio" (Prov. 28:9), ed anche che "chi chiude l'orecchio al grido del povero, griderà anch'egli, e non gli sarà risposto" (Prov. 21:13). Queste parole non si dipartano mai dai vostri occhi, affinchè nessuno vi seduca con vani ragionamenti. Quando la Scrittura dice che "molto può la supplicazione del giusto, fatta con efficacia" (Giac. 5:16), intende dire che può molto la preghiera della fede di colui che osserva i comandamenti di Dio, perchè il giusto è colui che oltre ad essere stato giustificato mediante la grazia di Dio, fa ciò che è giusto agli occhi di Dio, osservando i suoi comandamenti. Ascoltate quello che disse Dio tramite Ezechiele: "Se uno è giusto e pratica l'equità e la giustizia, se non mangia sui monti e non alza gli occhi verso gli idoli della casa d'Israele, se non contamina la moglie del suo prossimo, se non s'accosta a donna mentre è impura, se non opprime alcuno, se rende al debitore il suo pegno, se non commette rapine, se dà il suo pane a chi ha fame e copre di vesti l'ignudo, se non presta ad interesse e non dà ad usura, se ritrae la sua mano dall'iniquità e giudica secondo verità fra uomo e uomo, se segue le mie leggi e osserva le mie prescrizioni operando con fedeltà, quel tale è giusto.." (Ez. 18:5-9). Leggendo queste parole, noi siamo giunti alla conclusione che il giusto è colui che dimora in Cristo, e nel quale dimorano le parole di Cristo, quindi le parole di Giacomo: "Molto può la supplicazione del giusto fatta con efficacia" (Giac. 5:16) confermano pienamente quelle di Gesù: "Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto" (Giov. 15:7). Certo, se da un lato possiamo dire che la preghiera della fede del giusto può fare molto, dall'altro dobbiamo dire che la preghiera di chi rifiuta di ubbidire a Dio non può fare nulla. Fratelli, esaminiamo attentamente le nostre vie e "purifichiamoci d'ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio" (2 Cor. 7:1), come dice Paolo; diciamo la verità al nostro prossimo, facciamo il bene attenendoci ad esso, sosteniamo la mano dell'afflitto e del povero facendogli parte dei nostri beni materiali ed amiamoci gli uni gli altri sinceramente, gettando lungi da noi le ipocrisie, e allora saremo sicuri di essere ascoltati da Dio e di ricevere da Lui tutte le cose che gli domandiamo.

- Se gli domandiamo delle cose che sono nella sua volontà per noi . Giovanni dice: "E questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce; e se sappiamo ch'Egli ci esaudisce in quel che gli chiediamo, noi sappiamo di aver le cose che gli abbiamo domandate" (1 Giov. 5:14,15). Fratelli, quando Gesù disse: "Domandate quello che volete e vi sarà fatto" (Giov. 15:7), non intendeva dire che, non importa cosa chiediamo o per quale motivo la chiediamo, perchè la riceveremo di certo. Sappiate che le cose che vogliamo devono essere secondo la volontà di Dio, affinchè le riceviamo. Giacomo dice a coloro che non vengono esauditi da Dio perchè nel loro cuore hanno di mira l'iniquità: "Domandate e non ricevete, perchè domandate male per spendere nei vostri piaceri" (Giac. 4:3). Come potete vedere , quando le richieste notificate a Dio non sono in accordo con la volontà di Dio, esse non vengono esaudite da Dio. Ora, Dio vuole che noi domandiamo a Lui delle cose buone, ma se Egli vede che noi domandiamo male (cioè, se vede che noi gli domandiamo delle cose per utilizzarle poi male), allora non ci esaudisce. Sono sicuro che se tu temi Dio e tremi dinnanzi alla sua parola, e ti studi di governare bene la tua famiglia, allevando i tuoi figliuoli in ammonizione del Signore, e un giorno uno dei tuoi figli venisse da te e ti dicesse: ‘Papà, dammi i soldi perchè voglio andare al cinema', tu non gli daresti ciò che ti chiede, ma lo riprenderesti severamente. Ma perchè non gli daresti quello che ti chiede? Perchè ti ha chiesto male per spendere nei suoi piaceri. Mettiamo il caso che tua moglie, passando presso una gioielleria ti dica: ‘Voglio cominciare a mettermi dei gioielli addosso, per piacerti di più; ti prego, comprami una collana d'oro e degli orecchini d'oro?' Che farai fratello che temi Dio e sai che quello che ella ti sta chiedendo di comprare, Dio non vuole che se lo metta addosso? Per certo non acconsentirai alla sua richiesta, ma non perchè non l'ami, ma proprio perchè la ami, come Cristo ha amato la Chiesa. Ora, se tu che temi Dio non acconsentiresti a certe richieste di quelli di casa tua, perchè Dio, che è santo e giusto, dovrebbe esaudire certe richieste di alcuni della sua famiglia che non sono secondo la sua volontà? Quelli che domandano e non ricevono, perchè domandano male per spendere nei loro piaceri, sono quelli che amano il mondo e le cose che sono nel mondo, i quali, andando dietro alle concupiscenze della carne e alla concupiscenza degli occhi ed essendosi insuperbiti in cuore loro, sono diventati nemici di Dio, il quale gli resiste in faccia.

Bisogna dire anche che vi sono alcune preghiere fatte a Dio che non vengono esaudite non perchè chi le fa sia ingiusto, amante del piacere e superbo, ma perchè Dio ha decretato di fare altrimenti, e quelle richieste non sono secondo la sua volontà (benchè quelle preghiere siano fatte con fede e con sincerità di cuore). La Scrittura ci insegna che Gesù Cristo, nel Getsemani, prima di essere arrestato, pregò il Padre suo e disse: "Abba, Padre! ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Ma pure, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi" (Mar. 14:36). Luca dice che Gesù pregò dicendo: "Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta" (Luca 22:42). Come avrebbe potuto Dio allontanare quel calice da Gesù, quando lui stesso aveva innanzi prestabilito che il suo Unto soffrisse e fosse crocifisso? Riconoscete fratelli che ‘allontanare quel calice da Gesù', non rientrava affatto nel piano di Dio. Sia glorificato Dio perchè qualunque sia la sua volontà verso noi, essa è per il nostro bene e per quello degli altri; è vero, noi soffriamo quando Dio non ci esaudisce in qualche cosa che gli chiediamo perchè non è secondo la sua volontà, ma alla fine dobbiamo sempre riconoscere che se Dio non ci ha esaudito quando lo volevamo noi o come volevamo noi, e se non ci ha dato quella particolare cosa, ma un'altra, Egli lo ha fatto esclusivamente per il nostro bene.

L'apostolo Paolo ha scritto: "E perchè io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m'è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi ond'io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perchè l'allontanasse da me; ed egli mi ha detto: La mia grazia ti basta, perchè la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza" (2 Cor. 12:7-9). Anche in questo caso, siccome Paolo pregò Dio di fare una cosa che Dio non voleva fare, non venne esaudito da Dio; ma tutto ciò per il suo bene, affinchè rimanesse umile e non s'insuperbisse. Cari fratelli, quando noi diciamo: ‘Sia fatta la volontà del Signore' intendiamo dire che siamo disposti a fare la volontà di Dio anche se essa non corrisponde alla nostra: quindi quando riceviamo dal Signore una risposta ‘negativa' o una risposta che non corrisponde alle nostre aspettative, non lamentiamoci, ma accettiamola con gratitudine e sottomissione, sapendo che Dio è più savio di noi e sa perfettamente ciò che è per il nostro bene.

Mosè un giorno, ricordando ad Israele le cose che erano avvenute durante il viaggio nel deserto, disse: "In quel medesimo tempo (dopo che Dio diede in potere d'Israele Sihon, re di Heshbon e Og, re di Basan), io supplicai l'Eterno, dicendo: O Signore, o Eterno, tu hai cominciato a mostrare al tuo servo la tua grandezza e la tua mano potente; poichè qual'è l'Iddio, in cielo o sulla terra, che possa fare delle opere e dei portenti pari a quelli che fai tu? Deh, lascia ch'io passi e vegga il bel paese ch'è oltre il Giordano e la bella contrada montuosa e il Libano! Ma l'Eterno si adirò contro di me, per cagion vostra; e non mi esaudì. E l'Eterno mi disse: ‘Basta così; non mi parlare più di questa cosa. Sali in vetta al Pisga, volgi lo sguardo a occidente, a settentrione, a mezzogiorno e ad oriente, e contempla il paese con gli occhi tuoi; poichè tu non passerai questo Giordano...." (Deut. 3:23-27). Ora, Dio aveva detto a Mosè e ad Aaronne, alle acque di Meriba (dopo che Mosè percosse la roccia due volte invece di parlarle come Dio gli aveva ordinato): "Siccome non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi dei figliuoli d'Israele, voi non introdurrete questa raunanza nel paese che io le do" (Num. 20:12), quindi Mosè conosceva il decreto di Dio, ma pure volle supplicarlo di concedergli di passare il Giordano. Dio, però, questa volta non lo esaudì; eppure Mosè era un uomo molto mansueto, un uomo con cui Dio parlava a faccia a faccia, un uomo di cui Dio rese questa testimonianza: "È fedele in tutta la mia casa" (Num. 12:7).

Anche il profeta Elia in un occasione non fu esaudito da Dio, vediamo quale. La Scrittura dice: "Or Achab raccontò ad Izebel tutto quello che Elia aveva fatto, e come aveva ucciso di spada tutti i profeti. Allora Izebel spedì un messo ad Elia per dirgli: ‘Gli dèi mi trattino con tutto il loro rigore, se domani a quest'ora non farò della vita tua quel che tu hai fatto della vita d'ognun di quelli'. Elia, vedendo questo, si levò, e se ne andò per salvarsi la vita; giunse a Beer-Sceba, che appartiene a Giuda, e vi lasciò il suo servo; ma egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino, andò a sedersi sotto una ginestra, ed espresse il desiderio di morire, dicendo: Basta! Prendi ora, o Eterno, l'anima mia, poichè io non valgo meglio dei miei padri!..." (1 Re 19:1-4), ma Dio non gli rapì l'anima sua e non lo fece morire come lui aveva chiesto, e questo perchè Dio aveva stabilito di trasportarlo in cielo senza fargli vedere la morte, ed anche perchè Elia doveva ancora adempiere dei servigi per il Signore, infatti quaranta giorni dopo, al monte Horeb, Dio gli disse: "Và, rifà la strada del deserto, fino a Damasco; e quando sarai giunto colà, ungerai Hazael come re di Siria; ungerai pure Jehu, figliuolo di Nimsci, come re d'Israele, e ungerai Eliseo, figliuolo di Shafat da Abel-Mehola, come profeta, in luogo tuo..." (1 Re 19:15,16).

Anche il re Davide, in un occasione non fu esaudito da Dio. La Scrittura dice che dopo che Davide commise adulterio con Bath-Sheba e gli fece morire il marito, Dio mandò Nathan da Davide ad annunziargli i suoi giudizi su lui e la sua casa. Nathan, tra le altre cose, disse a Davide: "Il figliuolo che t'è nato dovrà morire" (2 Sam. 12:14). "E l'Eterno colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a Davide, ed esso cadde gravemente malato. Davide quindi fece supplicazioni a Dio per il bambino, e digiunò; poi venne e passò la notte giacendo per terra" (2 Sam. 12:15,16). Ma Dio non lo esaudì perchè "avvenne che il settimo giorno il bambino morì" (2 Sam. 12:18). Anche in questo caso, Dio avrebbe potuto arrendersi alle preghiere di Davide, ma Egli rifiutò di esaudirlo. Che diremo, dopo aver citato questi esempi di preghiere non esaudite da Dio? Forse che Dio è ingiusto e spietato? Così non sia. Noi sappiamo e proclamiamo che Dio è giusto e pieno di compassione; ma non solo quando ci esaudisce, ma anche quando non ci esaudisce.

Dio vuole darci delle buone cose, di questo siamo certi; ma egli vuole anche che noi gliele domandiamo, infatti Gesù disse: "Chiedete..." (Matt. 7:7) ed anche: "Se dunque voi che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà Egli cose buone a coloro che gliele domandano?" (Matt. 7:11). Vedete fratelli, il fatto che Dio conosca le cose di cui noi abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo, non significa affatto che non c'è bisogno che noi gliele domandiamo, altrimenti Gesù non ci avrebbe ordinato di chiederle. Quindi, anche quello di chiedere è un ordine e non qualcosa di facoltativo. Il Signore ha ordinato di chiedere ed ha promesso di dare a coloro che gli chiedono, infatti Gesù ha detto: "Chiedete e riceverete, affinchè la vostra allegrezza sia completa" (Giov. 16:24). Noi attestiamo la veracità di queste parole, perchè le abbiamo sperimentate molte volte; ogni qual volta ci siamo trovati nel bisogno, il nostro cuore languiva, ma dopo che abbiamo chiesto a Dio di supplire al nostro bisogno e che abbiamo ricevuto quello che gli avevamo domandato, esso è stato riempito di grande allegrezza, tanto da farci esclamare a Dio: "Tu m'hai messo più gioia nel cuore che non provino essi quando il loro grano e il loro mosto abbondano" (Sal. 4:7). Sì, il Signore è fedele, ed ancora oggi vigila sulla sua parola per mandarla ad effetto. Qualcuno dirà: ‘Ma che cosa posso e devo chiedere a Dio?' Tutto quello di cui hai bisogno, perchè è scritto: "In ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione.." (Fil. 4:6), ed ancora: "Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinchè Egli v'innalzi a suo tempo, gettando su lui ogni vostra sollecitudine, perch'Egli ha cura di voi" (1 Piet. 5:6,7). Diletti, sappiate che Dio, non solo sa le cose di cui voi avete bisogno, ma vuole anche supplire ad ogni vostro bisogno (secondo le sue ricchezze e con gloria), perch'Egli si prende cura di voi. Non pensate che Dio sia lontano da voi e che non gl'interessa nulla di voi, e non pensate neppure che ci sia qualcosa che Lui non possa fare per voi. Il nostro Dio che serviamo è grande "e la sua grandezza non si può investigare" (Sal. 145:3); "immenso è il suo potere" (Sal. 147:5), perciò accostatevi con piena fiducia al suo trono, ricordandovi che è Lui che ha formato e piantato l'orecchio nell'uomo (quindi non può non sentirvi quando lo pregate), ed anche che è sempre Lui che ha fatto i cieli, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi (quindi non c'è qualcosa di troppo difficile per Lui). Paolo ha scritto che Dio è "Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente al di là di quel che domandiamo o pensiamo" (Ef. 3:20); ah!... che Dio illumini gli occhi del nostro cuore, affinchè sappiamo "qual sia verso noi che crediamo, l'immensità della sua potenza" (Ef. 1:19)! Ora voglio dirvi quello che molti hanno domandato e ricevuto.

Ci sono coloro che hanno domandato a Dio lo Spirito Santo e lo hanno ricevuto, e si è adempiuta la parola che dice: "Se voi dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figliuoli, quanto più il vostro Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo domandano!" (Luca 11:13); ci sono coloro che dopo aver ricevuto lo Spirito Santo hanno pregato Dio di poter interpretare ciò che essi dicevano in altra lingua (secondo che è scritto: "Chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare" [1 Cor. 14:13]), e Dio li ha esauditi; ci sono coloro che hanno domandato a Dio anche altri doni dello Spirito Santo, e Dio li ha esauditi adempiendo il desiderio del loro cuore; ci sono coloro che hanno domandato a Dio sapienza e Dio gliel'ha data, secondo che è scritto: "Che se alcuno di voi manca di sapienza, la chiegga a Dio che dona a tutti liberalmente senza rinfacciare, e gli sarà donata" (Giac. 1:5); ci sono coloro che, in mezzo alla loro malattia, hanno pregato Dio di guarirli (come fece Geremia quando disse: "Guariscimi, o Eterno, e sarò guarito" [Ger. 17:14]), e per la loro fede sono stati guariti da Dio, e si è adempiuta in loro la parola che dice: "Allora gridarono all'Eterno nella loro distretta, e li salvò dalle loro angosce. Mandò la sua parola e li guarì, e li scampò dalla fossa" (Sal. 107:19,20), ed anche quella che dice: "Per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione" (Is. 53:5); ci sono coloro che, desiderosi di sposarsi, hanno domandato a Dio una moglie giudiziosa e l'hanno ricevuta, e si è adempiuta in loro la parola che dice: "Iddio dona al solitario una famiglia" (Sal. 68:6); diletti, sappiate che "una moglie giudiziosa è un dono dell'Eterno" (Prov. 19:14), e che coloro che l'hanno domandata e ricevuta, tutt'ora si rallegrano e rendono grazie a Dio per essa. Ci sono coloro che non potendo avere figli, li hanno chiesti a Dio, sapendo che "i figliuoli sono un'eredità che viene dall'Eterno" (Sal. 127:3), e al tempo fissato da Dio li hanno ricevuti; ci sono coloro che dopo avere ricevuto la lettera di sfratto, hanno domandato a Dio una casa e Dio li ha esauditi; ci sono coloro che hanno chiesto a Dio di rivelargli il ministerio da adempiere e Dio li ha esauditi, confermando poi nel cospetto dei fedeli e per mezzo dei fedeli di averli chiamati a quel determinato ministerio; ci sono coloro che hanno chiesto a Dio di rivelargli dove andare a predicare l'Evangelo (il luogo preciso, come la nazione, la regione, la città) e Dio li ha esauditi, e si è adempiuta la parola che Dio disse a Geremia: "Invocami, e io ti risponderò, e t'annunzierò cose grandi e impenetrabili, che tu non conosci" (Ger. 33:3). Vi sono molti e molti altri esempi che potrei citarvi per confermarvi che Dio è fedele e che "quante sono le promesse di Dio, tutte hanno in lui il loro sì" (2 Cor. 1:20), ma ritengo che questi qui sopra citati sono sufficienti per adesso. Fratelli, vi esorto a piegare le vostre ginocchia e a pregare Dio con fede, per qualsiasi cosa di cui sentite la necessità per voi e per gli altri. Nel corso dei secoli, tutti coloro che hanno domandato a Dio qualcosa secondo la sua volontà in verso loro sono stati esauditi. È grandissimo il numero di quelli che hanno ubbidito alla Parola di Dio e ne hanno ricevuto del bene assai, ma è grande anche il numero di coloro che pur sapendo che Dio dona cose buone a coloro che gliele domandano, non domandano a Dio e non ricevono, e s'adempie in loro ciò che scrisse Giacomo: "Non avete, perchè non domandate" (Giac. 4:2).

Fratello, tu non devi mai dire, quando preghi Dio per ottenere qualcosa di particolare: ‘Questa preghiera non è secondo la volontà di Dio perchè non conosco nessuno della chiesa di cui sono membro che l'abbia mai fatta', o: ‘Questa preghiera non è secondo la volontà di Dio perchè il pastore della comunità non ha mai detto di avere mai chiesto una tale cosa a Dio', o: ‘Questa preghiera che sto facendo non può essere secondo la volontà di Dio, perchè quell'evangelista molto famoso non ha mai detto di averla fatta a Dio', o: ‘Non c'è nulla di simile che mi è lecito chiedere a Dio nello statuto della mia denominazione'. Non è così che capirai se quella preghiera che stai facendo a Dio è secondo la volontà di Dio o no. Innanzi tutto, esamina accuratamente le Scritture per vedere se altri prima di te nell'antichità hanno chiesto la stessa cosa o qualcosa di simile, e se è così, persevera nella tua preghiera in attesa della risposta da Dio. Inoltre, sappi queste cose; forse nessun membro della comunità che frequenti ha mai avuto lo stesso tuo desiderio; forse nessun membro della comunità che frequenti ha la stessa misura di fede che Dio ha dato a te. Può essere pure che gli altri fratelli, non conoscendo le Scritture giudicano erratamente il tuo buon desiderio, e ti reputano anche strano; ma tu non temere fratello, prega Dio con fede, osservando i suoi comandamenti, persevera nella preghiera senza dare ascolto a tutte quelle voci che vorrebbero metterti a tacere. Ricordati che quando a Bartimeo, cieco mendicante, gli fecero sapere che passava Gesù il Nazareno, egli gridò: "Gesù, Figliuol di Davide, abbi pietà di me!" (Mar. 10:47), ma la moltitudine si mise a sgridarlo perchè tacesse, ma lui si mise a gridare più forte. Sai cosa avvenne allora? Avvenne che Gesù, fermatosi, comandò che gli fosse menato, e quando gli fu vicino gli diede la vista, quello che lui desiderava ricevere. Un cieco voleva che Gesù avesse pietà di lui; non voleva dei vestiti lussuosi, non voleva ricchezze e neppure voleva diventare famoso, ma voleva vedere con i suoi occhi, un desiderio lecito per un cieco, eppure vi furono coloro che quando lo sentirono gridare: "Figliuol di Davide, abbi pietà di me!" (Mar. 10:47), si misero a sgridarlo per farlo tacere. Fratello, pure tu comincerai ad essere sgridato e reputato uno che disturba la comunità, quando comincerai a gridare a Dio affinchè faccia segni e prodigi per trarre all'ubbidienza della fede i peccatori, o quando comincerai a desiderare ardentemente i doni spirituali come fecero gli antichi discepoli del Signore, ma sappi che non stai affatto disturbando Dio, ma solamente dei credenti che dormono e non vogliono svegliarsi o qualcuno che vuole avere il primato come Diotrefe. Ti posso dire per esperienza che se tu ti umili davanti a Dio e cerchi la sua faccia, e con fede cominci a chiedere a Dio cose spirituali necessarie per l'edificazione della chiesa, avrai tutti quelli che in seno alla fratellanza camminano secondo le concupiscenze mondane contro di te; essi ti rattristeranno con le loro parole amare e con la loro indifferenza verso le cose spirituali, ma tu non desistere, non arrenderti, non rassegnarti, ricordati che per il nostro Dio non v'è nulla di troppo difficile, e che non sei il primo credente che fa quella specifica richiesta a Dio perchè altri che tu non conosci l'hanno fatta a Dio e sono stati a suo tempo esauditi. Ricordati, tu che temi Dio e lo ami e lo cerchi del continuo con tutto il cuore, che ci sono quelli che non avendo mai voluto conoscere la potenza di Dio e la potenza delle sue opere e non avendo mai desiderato i doni dello Spirito Santo e nè che il Signore rivelasse loro qualcosa di utile, non vogliono neppure che altri desiderino queste cose, e così avviene che quelli che non hanno ricevuto perchè non hanno domandato sprezzano e vogliono mettere a tacere quelli che vogliono ricevere le cose "che Dio ha preparate per coloro che l'amano" (1 Cor. 2:9; Is. 64:4).

Vediamo ora alcune richieste che avrebbero potuto sembrare ‘non secondo la volontà di Dio' a qualcuno che si fosse trovato lì ad ascoltarle mentre venivano fatte, ma che furono esaudite da Dio perchè fatte con piena certezza di fede ed in accordo con la sua volontà.

È scritto: "Elia era un uomo sottoposto alle stesse passioni che noi, e pregò ardentemente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi" (Giac. 5:17). Qualcuno dirà: ‘Come! Un uomo pregò affinchè non piovesse e Dio lo esaudì? Ma come è possibile una tale cosa? Certo, è più facile sentire che qualcuno abbia pregato affinchè piovesse che sentire che qualcuno abbia pregato affinchè non piovesse; ma questo nulla toglie alla preghiera di Elia, uomo di Dio. Per capire perchè Elia pregò in quella maniera, bisogna esaminare quale fosse la condotta del re che regnava su Israele al suo tempo e quella del popolo d'Israele in mezzo al quale viveva Elia. La Scrittura ci insegna che ai giorni d'Elia, il popolo d'Israele aveva abbandonato Dio e aveva piegato il suo ginocchio davanti a Baal e la sua bocca l'aveva baciato, tranne un residuo di settemila persone. Oltre a ciò i figliuoli d'Israele avevano demolito gli altari dell'Eterno ed avevano ucciso i profeti di Dio. Anche Achab e sua moglie erano da biasimare, infatti è scritto: "E veramente non v'è mai stato alcuno che, come Achab, si sia venduto a far ciò ch'è male agli occhi dell'Eterno, perchè v'era istigato da sua moglie Izebel. E si condusse in modo abominevole, andando dietro agli idoli, come avevano fatto gli Amorei che l'Eterno aveva cacciati dinnanzi ai figliuoli d'Israele" (1 Re 21:25,26). Come potete vedere i peccati del popolo d'Israele erano gravi e meritavano una punizione. Dio aveva avvertito gli Israeliti nella legge, dicendogli: "Ma se non mi date ascolto e se non mettete in pratica tutti questi comandamenti, se disprezzate le mie leggi...spezzerò la superbia della vostra forza; farò che il vostro cielo sia come di ferro, e la vostra terra come di rame" (Lev. 26:14,15,19). Elia conosceva questo avvertimento di Dio, quindi non c'è da meravigliarsi se pregò ardentemente affinchè non piovesse e Dio lo esaudì. Badate che non sto dicendovi di pregare affinchè non piova sugli empi, ma solo che per alcuni particolari motivi e bisogni, uno, anche oggi, può essere sospinto dallo Spirito a pregare affinchè non piova per un determinato tempo in un determinato luogo e Dio lo esaudisce.

Vi fu un altro profeta che chiese a Dio di fare delle cose particolari in una specifica circostanza: Eliseo. La Scrittura dice che il re di Siria, quando seppe da uno dei suoi servi che Eliseo faceva sapere al re d'Israele perfino le parole che egli diceva nella camera dove dormiva, mandò a pigliare Eliseo. Il re mandò a Dothan (dove aveva sentito che si trovava Eliseo) cavalli, carri e gran numero di soldati, i quali giunsero di nottetempo e circondarono la città. "Il servitore dell'uomo di Dio, alzatosi di buon mattino, uscì fuori, ed ecco che un gran numero di soldati con cavalli e carri accerchiava la città. E il servo disse all'uomo di Dio: ‘Ah, signor mio, come faremo?' Quegli rispose: ‘Non temere, perchè quelli che sono con noi son più numerosi di quelli che sono con loro'. Ed Eliseo pregò e disse: ‘O Eterno, ti prego, aprigli gli occhi, affinchè vegga!' E l'Eterno aperse gli occhi del servo, che vide ad un tratto il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco intorno ad Eliseo. E come i Siri scendevano verso Eliseo, questi pregò l'Eterno e disse: ‘Ti prego accieca cotesta gente!' E l'Eterno l'accecò, secondo la parola d'Eliseo. Allora Eliseo disse loro: ‘Non è questa la strada, e non è questa la città; venitemi appresso, ed io vi condurrò all'uomo che voi cercate'. E li menò a Samaria. Quando furono entrati in Samaria, Eliseo disse: ‘O Eterno, apri loro gli occhi affinchè veggano'. L'Eterno aperse loro gli occhi, e a un tratto videro che si trovavano nel mezzo di Samaria" (2 Re 6:15-20). Dopo che Eliseo fece mettere davanti a quei soldati del pane e dell'acqua, il re d'Israele li licenziò, "e quelli tornarono al loro signore; e le bande dei Siri non vennero più a fare incursioni sul territorio d'Israele" (2 Re 6:23), dice la Scrittura. Come potete vedere, Eliseo pregò Dio di fare qualcosa di particolare sia in verso il suo servo e sia in verso i Siri. Qualcuno dirà: ‘A che cosa servirono queste preghiere di Eliseo? Esse servirono, perchè il suo servo, nel vedere il monte pieno di cavalli e di carri di fuoco, fu rassicurato, mentre quello che avvenne ai Siri fece sì che "le bande dei Siri non vennero più a fare incursioni sul territorio d'Israele" (2 Re 6:23). Noi, dal canto nostro, non possiamo non riconoscere, ancora una volta, che "molto può la supplicazione del giusto fatta con efficacia" (Giac. 5:16).

E veniamo ora a ciò che domandò Gedeone a Dio. La Scrittura dice: "E Gedeone disse a Dio: ‘Se vuoi salvare Israele per mia mano, come hai detto, ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se c'è della rugiada sul vello soltanto e tutto il terreno resta asciutto, io conoscerò che tu salverai Israele per mia mano come hai detto'. E così avvenne. La mattina dopo, Gedeone si levò per tempo, strizzò il vello e ne spremè la rugiada: una coppa piena d'acqua. E Gedeone disse a Dio: ‘Non s'accenda l'ira tua contro di me; io non parlerò più che questa volta. Deh, ch'io faccia ancora un'altra prova sola col vello: resti asciutto soltanto il vello, e ci sia della rugiada su tutto il terreno'. E Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto, e ci fu della rugiada su tutto il terreno" (Giud. 6:36-40). Qualcuno dirà: Dio aveva già parlato a Gedeone dicendogli: "Và con codesta tua forza, e salva Israele dalla mano di Madian... Perchè io sarò teco tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo" (Giud. 6:14,16), perchè dunque Gedeone chiese quei segni a Dio? Gedeone avvertì la necessità di chiederli a Dio, ed io non mi sento affatto di criticare Gedeone per il suo comportamento. Voglio ricordarvi però che Gedeone di lì a poco sarebbe dovuto andare a combattere contro un esercito di circa centotrentacinquemila Madianiti con solo trecento uomini. Rendetevi conto che egli doveva avere le sue mani ben fortificate e che quei segni che lui chiese a Dio gliele fortificarono. Nessuno può dire che Gedeone tentò Dio, chiedendogli quei segni, perchè Gedeone non domandò quei segni per tentare Dio, ma affinchè Dio gli confermasse che voleva salvare Israele per mano sua. Alcuni hanno definito quello di Gedeone ‘un povero esempio da imitare'; ma io mi domando: ‘Cosa avrebbero fatto costoro che hanno da ridire pure sul comportamento di Gedeone, nel vedere tutta quella moltitudine di Madianiti? Alcuni parlano di avere fede in Dio, e poi, invece di domandare il danaro di cui hanno bisogno a Dio nella loro cameretta, aspettando che lui provveda, lo estorcono ai credenti con l'astuzia (loro sanno come fare), e poi senti dire proprio a loro che chiedere segni a Dio non s'addice a noi che abbiamo creduto in Cristo, perchè è una mancanza di fiducia in Dio. Intanto, Dio esaudì Gedeone, e quello che lui chiese a Dio e fece per Israele è scritto, e ci serve d'ammaestramento. Vorrei che notaste inoltre che Dio, dopo che concesse quei segni a Gedeone, lo mandò nel campo di Madian per udire un sogno che un Madianita aveva fatto e la sua interpretazione. Perchè Dio volle che Gedeone sentisse quel sogno divino e la sua interpretazione che preannunziavano la disfatta di Madian? Per fortificare le sue mani infatti gli aveva detto: "Udrai quello che dicono; e dopo questo, le tue mani saranno fortificate per piombar sul campo" (Giud. 7:11). E poi che dire? Gedeone, nella epistola agli Ebrei, è incluso tra coloro che ebbero "una buona testimonianza per la loro fede" (Ebr. 11:39); lui è tra coloro che per fede "divennero forti in guerra" (Ebr. 11:34) e "misero in fuga eserciti stranieri" (Ebr. 11:34). Piacesse a Dio che nel suo popolo ce ne fossero molti di più di uomini valorosi come Gedeone, disposti (anche dopo avere chiesto dei segni a Dio) a servirlo in un determinato ministerio con pura coscienza, rinunziando alle cose nascoste e vergognose; sì, proprio a quelle cose di cui i corrotti si vantano ma che tornano a loro vergogna. Fratelli, non è peccato chiedere dei segni a Dio per essere confermati in una determinata opera che ci si accinge a compiere alla gloria di Dio. C'è un modo di parlare da parte di alcuni che insegnano la parola di Dio che oltre a non essere chiaro, lascia intravedere la loro incredulità in determinate cose e la loro avversità ad esse. Pare proprio che non vogliono parlare di visioni, di sogni, di segni, come se la Scrittura li definisse ‘cose da nulla', o ‘cose da non ardire a chiedere a Dio', o ‘cose malvage da cui guardarsi'. La verità è che molti tante cose non le hanno mai sperimentate, anche perchè non ci hanno mai dato l'importanza che hanno, e per questo parlano contro ad esse e vogliono far capire che per gli antichi quelle cose andavano bene, ma per noi che siamo ‘moderni' no. Molti giudicano erratamente le richieste particolari di alcuni fratelli e sorelle sinceri e fedeli a Dio, perchè non hanno la medesima loro fede o perchè ritengono che Dio non sia in grado di esaudirle o che abbia smesso di agire come faceva anticamente. È sempre Dio poi, a dimostrare la sua immutabilità e che "ai giusti è concesso quello che desiderano" (Prov. 10:24) e che "le sue vie sono quelle d'un tempo" (Hab. 3:6). Ci sono stati credenti che pensavano che Dio avesse cessato di comunicare il dono dello Spirito Santo e poi si sono ravveduti; ci sono stati quelli che pensavano che Dio non guarisse più come una volta e poi si sono ravveduti; ci sono stati quelli che pensavano che lo Spirito Santo avesse smesso di distribuire i suoi doni con la morte degli apostoli e poi si sono ravveduti; ci sono stati quelli che pensavano che Dio avesse smesso di parlare per via di sogni e di visioni ai nostri giorni e poi si sono ravveduti; ci sono stati quelli che pensavano che chiedere segni a Dio come fecero gli antichi non era più per noi e poi si sono ravveduti. Non è la prima volta che quelli che erano reputati ‘credenti che avevano perduto la ragione' (a motivo della loro fede in Dio) o ‘sognatori e visionari' (a motivo delle parole che Dio rivelava loro), poi sono stati dichiarati sani nella mente e nella fede (quantunque non ne avessero bisogno, perchè già lo erano). Diletti, credete nelle sacre e fedeli promesse di Dio, e non nei vani ragionamenti di alcuni che non camminano secondo lo Spirito.

Come Gesù insegnò a pregare

Vediamo ora come Gesù insegnò a pregare ai suoi discepoli: Egli disse: "E nel pregare non usate soverchie dicerie come fanno i pagani, i quali pensano d'essere esauditi per la moltitudine delle loro parole. Non li rassomigliate dunque, poichè il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate" (Matt. 6:7,8).

Innanzi tutto, Gesù ci ha ordinato di non usare, quando preghiamo, eccessive parole, come fanno quelli che non conoscono Dio. Una delle caratteristiche delle preghiere di quelli che non conoscono Dio è la loro eccessiva lunghezza; essi pregano per ore intere ripetendo meccanicamente le svariate preghiere che sono scritte nei loro libri, e questo si può vedere pure in questa nazione. Ma che cosa spinge così tante persone a pregare in questa maniera? Il pensiero di essere esauditi a motivo delle loro molte parole. Ora, Gesù ci ha detto: "Tutte le cose che domanderete nella preghiera, se avete fede, le otterrete" (Matt. 21:22), e non ‘se pregate con molte parole'; questo ve lo dico affinchè nessuno fra voi pensi che più sono le parole che si rivolgono a Dio e più possibilità ci sono di essere esauditi. "Il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate" (Matt. 6:8), disse Gesù, quindi non c'è bisogno di molte parole quando ci si rivolge al Signore nelle nostre distrette. Davide disse a Dio nei salmi: "La parola non è ancora sulla mia lingua, che tu, o Eterno, già la conosci appieno" (Sal. 139:4); questo sta a dimostrare che il nostro Dio sa perfettamente che cosa gli chiederemo in preghiera, ancora prima che formuliamo la nostra preghiera. Se da un lato Gesù ha detto come non dobbiamo pregare, dall'altro ha detto pure come invece noi dobbiamo pregare. Egli disse: "Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com'è fatta nel cielo. Dacci oggi il nostro pane cotidiano; e rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno" (Matt. 6:9-13). Fratelli, tenete presente che questa preghiera l'ha insegnata Colui che prima di venire in questo mondo era presso il Padre. Noi sappiamo che il Figlio di Dio ha reso testimonianza di quel che ha udito presso il Padre suo, quindi anche queste parole da lui insegnateci sono Parola di Dio. Non sottovalutate questa preghiera perchè la sua efficacia, quando viene rivolta a Dio con un cuore puro e con fede, non è minimamente diminuita nel corso dei secoli da che la insegnò Gesù.

Voglio dirvi a riguardo di questa preghiera alcune cose, la prima delle quali è che noi quando ci rivolgiamo a Dio in preghiera, lo dobbiamo chiamare ‘Padre nostro', e non ‘papà'. Dico questo perchè alcuni in mezzo a noi hanno cominciato ad esprimersi nei confronti di Dio in maniera confidenziale, fino a chiamarlo appunto ‘papà'. Non è chiamando Dio ‘papà' che ci si mostra riverenti e timorati nei suoi confronti. Vedete, oggi, alcuni pensano che perchè noi siamo figliuoli di Dio, noi abbiamo il diritto di chiamare Dio ‘papà'. Io ritengo che noi non dobbiamo prenderci delle confidenze nei confronti di Dio, benchè Egli sia il nostro Padre celeste, Colui che ci ha generati mediante la sua parola. Gesù, nella notte in cui fu tradito, quando si rivolse al Padre, lo chiamò ‘Padre santo' e ‘Padre giusto'. È veramente rattristante vedere come alcuni si permettono questa eccessiva familiarità nei confronti di Dio, ma anche di questo non c'è da stupirsi, perchè oggi molti hanno dimenticato chi è Dio, e la parola che dice: "Offriamo così a Dio un culto accettevole, con riverenza e timore! Perchè il nostro Dio è anche un fuoco consumante" (Ebr. 12:28,29). Giacobbe chiamò Dio ‘il Terrore di Isacco'; Asaf lo chiamò ‘il Tremendo', mentre alcuni oggi lo chiamano ‘papà'. Ma di questo passo costoro diventeranno come quei bambini che chiamano il loro padre ‘papino' e si mettono a giocare con lui, pensando di potersi fare anche beffe di lui! Chiamano Dio ‘papà', e vanno vestiti in maniera stravagante e indecente; ma non solo, quando si mettono a pregare, alcuni di loro si mettono a pregare con le mani in tasca, e rifiutano di inginocchiarsi davanti a Dio. Ma ditemi: ‘Che atteggiamenti sono questi? Non sono forse degli atteggiamenti che sono propri di coloro che non vogliono compiere la loro salvezza con timore e tremore? Mi addoloro nel constatare che i pagani che si prostrano davanti ai loro idoli muti mostrano più riverenza e più timore verso le loro opere morte che adorano e pregano, di quanta ne mostrino alcuni credenti nei confronti dell'Iddio vivente e vero. Giudicate da voi stessi quello che dico.

Noi, come figliuoli di Dio, vogliamo che il nome di Dio sia santificato per mezzo di noi. Dio, nella legge, ha detto: "Io sarò santificato per mezzo di quelli che mi stanno vicino e sarò glorificato in presenza di tutto il popolo" (Lev. 10:3); ora, affinchè il nome di Dio sia santificato, noi che siamo ora vicini a Lui (noi eravamo lontani da Dio, ma ora, in Cristo Gesù siamo stati avvicinati a Dio) dobbiamo osservare i suoi comandamenti, quindi, dire a Dio: "Sia santificato il tuo nome" (Matt. 6:9), ma rifiutarsi nello stesso tempo di ubbidirgli, significa mentirgli.

Secondo quello che insegna la Scrittura, il regno del mondo, un giorno, verrà ad essere del Signor nostro e del suo Cristo, e noi regneremo sulla terra. Ancora tutto ciò non si è adempiuto, ma noi sappiamo che quel giorno si sta avvicinando frettolosamente; sì, questo è il nostro desiderio, che il Regno di Dio venga, perciò diciamo a Dio: ‘Venga il tuo regno'.

Oltre a ciò desideriamo pure che la volontà di Dio sia fatta in terra come è fatta in cielo. Che fanno i santi angeli in cielo? Che fanno i giusti in cielo? Essi adempiono la volontà di Dio, perchè lodano Dio e lo servono. Non è forse quello che noi credenti dobbiamo fare sulla terra? Noi diciamo a Dio: ‘Sia fatta la tua volontà', perchè vogliamo che Egli adempia la sua volontà in noi.

"L'uomo non vive soltanto di pane, ma vive di ogni parola che procede dalla bocca di Dio" (Deut. 8:3; Matt. 4:4); questo significa che noi non dobbiamo solo cibarci di pane, ma pure della Parola di Dio, ascoltandola ed osservandola. Ora, il pane è necessario mangiarlo per vivere, Dio lo sa questo, e vuole che noi glielo chiediamo. Gesù ha detto: "Chiedete e vi sarà dato" (Matt. 7:7), quindi, alla nostra richiesta di cibo Dio ci risponde dandoci il cibo necessario. Il salmista disse a Dio:"Tutti quanti sperano in te che tu dia loro il loro cibo a suo tempo. Tu lo dai loro ed essi lo raccolgono" (Sal. 104:27,28); considerate quanto sia grande la bontà di Dio! Egli si prende cura di tutti gli uccelletti della foresta e di tutti i pesci dei mari, dando pure a loro il cibo che necessitano. Se Dio non trascura nell'assistenza quotidiana gli animali che ha fatto, come potremmo pensare che Egli si metta a trascurare noi che siamo suoi figliuoli? Noi siamo "da più di molti passeri" (Matt. 10:31), e da più di qualsiasi animale che Dio ha fatto, perciò abbiamo in lui la ferma fiducia che Egli non ci farà mancare il pane cotidiano.

Diletti, "falliamo tutti in molte cose" (Giac. 3:2), per questa ragione siamo in obbligo di chiedere a Dio di rimetterci i nostri debiti. I nostri falli che commettiamo sono chiamati debiti perchè infrangere la parola di Dio significa costituirsi dinnanzi ad essa debitori. Ma grazie siano rese a Dio perchè quando noi andiamo a lui a confessargli i nostri debiti chiedendogli di rimetterceli, otteniamo la remissione di essi. Non è forse questa una chiara dimostrazione della fedeltà di Dio? Ma Dio non è solo fedele ma anche giusto, perchè se noi non rimettiamo i debiti ai nostri debitori (cioè, se non perdoniamo agli uomini i loro falli), neppure Lui ci rimetterà i nostri, quindi badiamo a noi stessi e perdoniamo agli uomini i loro falli, se non vogliamo che Dio ci faccia pagare i nostri debiti fino all'ultimo spicciolo!

Noi sappiamo che il diavolo è il tentatore e che come tentò il Figlio di Dio nei giorni della sua carne, così tenta noi. È impossibile non essere tentati dal diavolo, ma non è impossibile non cadere in tentazione, perciò dobbiamo chiedere a Dio di non esporci alla tentazione e di liberarci dal maligno. Vedete, Dio permette che noi siamo tentati (considerate che Dio permise che anche il suo Figliuolo fosse tentato), ma non permetterà che noi siamo tentati al di là delle nostre forze, infatti Paolo dice: "Or Iddio è fedele e non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, onde la possiate sopportare" (1 Cor. 10:13). Quindi, Dio ha promesso di darci assieme alla tentazione la via d'uscita per non cadere in tentazione. Badate però che il fatto che Dio ci darà la via d'uscita per sopportare la tentazione non significa che da parte nostra, Dio non richieda nessun sforzo per non cadere in essa, altrimenti Gesù non avrebbe detto: "Vegliate e pregate, affinchè non cadiate in tentazione" (Mar. 14:38), ed anche: "Pregate, chiedendo di non entrare in tentazione" (Luca 22:40). Noi spesso non ci ricordiamo che per non cadere in tentazione, non solo dobbiamo vegliare, ma dobbiamo anche pregare, chiedendo a Dio di non entrare in tentazione.

Dobbiamo pregare invece di essere ansiosi

Fratelli, vi è un'esortazione dell'apostolo Paolo nella sua epistola ai Filippesi, alla quale faremo bene porre attenzione, se vogliamo vivere una vita tranquilla.

Paolo ha scritto: "Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù" (Fil. 4:6,7). Innanzi tutto, il nostro Signore è vicino a noi e non lontano da noi. Questo ci rassicura in ogni nostra distretta e in ogni nostra afflizione. Davide dice che "l'Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto" (Sal. 34:18) ed "è presso a tutti quelli che lo invocano in verità" (Sal. 145:18), quindi, diletti, in mezzo a tutte le vostre necessità ricordatevi di queste parole, perchè esse sono fonte di consolazione per l'anima afflitta. Ora, è proprio perchè il Signore è vicino a noi che noi non dobbiamo farci agitare dall'ansia che vorrebbe impadronirsi di noi. Che bisogno c'è di preoccuparsi del futuro, quando sappiamo che Dio è con noi e per noi? Vedete, quando si comincia ad essere con ansietà solleciti di qualche cosa, il turbamento e l'angoscia piombano sull'anima nostra e riescono a toglierci quella tranquillità che è frutto della nostra assoluta ed incrollabile fiducia in Dio; per questa ragione l'avversario cerca di farci disubbidire pure a questo comandamento di non essere con ansietà solleciti di cosa alcuna. Noi non ignoriamo le macchinazioni di Satana, per questa ragione ci dobbiamo guardare dal divenire ansiosi, per non fare posto nè alla paura e nè al dubbio che ci distruggerebbero.

Se da un lato non dobbiamo essere con ansietà solleciti di cosa alcuna, dall'altro dobbiamo rendere note a Dio in preghiera tutte le nostre richieste. Paolo dice: "In ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio" (Fil. 4:6), quindi non c'è qualche nostro bisogno che non interessa a Dio, o per il quale è inutile pregarlo. Non importa di che cosa abbiamo bisogno; Dio vuole che noi gettiamo su lui tutte le nostre sollecitudini, e non solo una parte. In che maniera dobbiamo rendere note a Dio le nostre richieste? "In preghiera e supplicazione, con azioni di grazie" (Fil. 4:6), dice Paolo; ciò significa che mentre preghiamo Dio per i nostri bisogni dobbiamo pure rendergli grazie per ogni cosa, sì perchè nella preghiera noi dobbiamo vegliare "con rendimento di grazie" (Col. 4:2). Se noi ubbidiamo a questa esortazione ne avremo del bene assai, perchè Dio farà regnare la pace nei nostri cuori e nelle nostre menti, e questa pace proteggerà i nostri cuori e le nostre menti da tutte le insidie del nemico, durante l'attesa dell'esaudimento divino.

Pregare di pari consentimento

Fratelli, quando noi preghiamo Dio assieme, dobbiamo essere di pari consentimento, per essere esauditi da Dio. Gesù ha detto: "Se due di voi sulla terra s'accordano a domandare una cosa qualsiasi, quella sarà loro concessa dal Padre mio che è nei cieli. Poichè dovunque due o tre son raunati nel nome mio, quivi son io in mezzo a loro" (Matt. 18:19,20). Gesù ha detto che il Padre suo esaudirà coloro che si mettono d'accordo nel domandare qualche cosa a Dio: come potete vedere, in queste sue parole, il ‘se' spiega quale sia la condizione alla quale la preghiera fatta con altri verrà esaudita da Dio.

Vi è un esempio di preghiera fatta di pari consentimento nel libro degli atti degli apostoli; è la preghiera che gli antichi discepoli fecero, quando Pietro e Giovanni vennero presso di loro dopo che erano stati minacciati dal Sinedrio, infatti è scritto che essi "alzarono di pari consentimento la voce a Dio" (Atti 4:24). In questa preghiera essi chiesero a Dio di concedere ai suoi servitori di annunziare la sua parola con franchezza e di stendere la sua mano per guarire e perchè si facessero segni e prodigi mediante il nome di Gesù Cristo, e Dio esaudì quella preghiera.

La preghiera fatta assieme ad altri (come anche quella fatta da solo) deve essere fatta a Dio nel nome di Gesù Cristo.

Le Scritture che attestano questo sono le seguenti:

- "In verità, in verità vi dico che quel che chiederete al Padre, Egli ve lo darà nel nome mio. Fino ad ora non avete chiesto nulla nel nome mio; chiedete e riceverete, affinchè la vostra allegrezza sia completa" (Giov. 16:23,24);

- "V'ho costituiti perchè andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente; affinchè tutto quel che chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve lo dia" (Giov. 15:16);

- "Quel che chiederete nel mio nome, lo farò" (Giov. 14:13);

- "Se chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò" (Giov. 14:14).

Ricordatevi che Gesù Cristo è il Sommo Sacerdote della nostra professione di fede e che egli è alla destra di Dio ed intercede per noi. Gesù prega Dio in nostro favore, perchè Egli fa da mediatore fra Dio e noi, questa è la ragione per cui noi dobbiamo pregare Dio nel suo nome. Se noi pregassimo Dio nel nome di Paolo o di Pietro non otterremmo nessuna risposta da Dio, perchè loro, benchè abitino col Signore nei luoghi celesti, non possono mediare fra Dio e noi. Loro non possono ascoltare le nostre preghiere e trasmetterle a Dio, quindi è assurdo ed illusorio appoggiarsi sulla loro mediazione. Molti uomini e molte donne in tutto il mondo pensano che Maria, la madre di Gesù, interceda per loro presso Dio: il diavolo li ha sedotti, facendogli credere la menzogna. Maria, in cielo non può prendere neppure una sillaba delle preghiere degli uomini e portarle a Dio, e questo perchè è scritto: "V'è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo..." (1 Tim. 2:5). Noi, per la grazia di Dio, abbiamo il privilegio di accostarci a Dio, l'Onnipotente, nel nome del suo Figliuolo, e la ferma fiducia che Egli accoglie le nostre supplicazioni. A Dio sia la gloria in eterno. Amen.

Pregare mediante lo Spirito

Vi sono alcuni passi nelle Scritture che parlano di una particolare preghiera, che è quella fatta mediante lo Spirito; i passi sono questi:

- "Orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni;..." (Ef. 6:18)

- "Ma voi, diletti, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio..." (Giuda 20,21).

Ora, chi prega mediante lo Spirito Santo, prega Dio in una lingua straniera (mai imparata; di cui lui quindi non conosce nè i verbi nè le parole, nè la sintassi e neppure la fonetica). Le Scritture che attestano quello che vi dico sono queste:

- "Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perchè noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perchè esso intercede per i santi secondo Iddio" (Rom. 8:26,27)

- "Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa... Io pregherò con lo spirito.." (1 Cor. 14:14,15).

Ora, vi sono molte cose che l'uomo non sa fare; una di queste è pregare, infatti Paolo dice che "noi non sappiamo pregare come si conviene" (Rom. 8:26). Qual'è la ragione per cui Paolo ha fatto quest'affermazione? La ragione è questa: noi, come essere umani, quando preghiamo, non riusciamo con le nostre parole ad esprimerci in maniera adeguata, infatti tante volte vorremmo dire tante cose a Dio che sentiamo nel di dentro di chiedergli per noi, ma a cagione della nostra debolezza (ricordatevi che noi abitiamo in un corpo debole) non ci riusciamo, perchè non sappiamo come dirgliele. Questa è la ragione per cui spesso diciamo a Dio in preghiera: ‘Signore, io non so come dirtelo!'. Oltre a ciò, noi non sappiamo quali sono le cose di cui hanno urgente bisogno, in un determinato tempo e luogo, dei fratelli che non conosciamo. Ma Dio, conoscitore dei limiti del nostro corpo e della nostra mente, (cioè della nostra debolezza), ha mandato lo Spirito Santo per sovvenire a questa debolezza umana. Ma in che maniera lo Spirito supplisce a questa mancanza di conoscenza e di espressioni appropriate ed esaurienti? Intercedendo Egli stesso per bocca di coloro che sono stati battezzati con lo Spirito Santo, infatti quando un credente ripieno dello Spirito parla in altra lingua, lo Spirito Santo non sta facendo altro che pregare per lui e per i santi, chiedendo a Dio di fare delle cose che sia lui che altri credenti hanno di bisogno. Lo Spirito prega Dio di supplire sia ai nostri bisogni spirituali sia a quelli materiali; Egli conosce ogni cosa (quindi anche tutti i bisogni di ciascuno dei santi che sono sulla terra), e sa pregare come si conviene. Siamo noi che non sappiamo ogni cosa e non sappiamo neppure come esprimerci nei confronti di Dio perchè siamo a corto di parole, ma lo Spirito avendo una conoscenza illimitata e non essendo affatto a corto di parole, può pregare come si conviene per tutti i santi. Oh, quanto meravigliose sono le vie di Dio!

Pregare e digiunare

Nella sacra Scrittura, diverse volte la preghiera viene menzionata assieme al digiuno (vi ricordo che digiunare significa astenersi dal mangiare e dal bere per un determinato tempo).

- Nel libro di Esdra, a proposito del ritorno degli esuli Israeliti da Babilonia assieme ad Esdra, è scritto: "E colà, presso il fiume Ahava, io bandii un digiuno per umiliarci nel cospetto del nostro Dio, per chiedergli un buon viaggio per noi, per i nostri bambini, e per tutto quello che ci apparteneva... Così digiunammo e invocammo il nostro Dio a questo proposito, ed egli ci esaudì" (Esd. 8:21,23)

- Nel libro di Nehemia è scritto che dopo che Nehemia venne a sapere, da alcuni Giudei che erano arrivati presso a lui, in che condizioni si trovavano sia i superstiti della cattività che le mura di Gerusalemme, egli si mise a digiunare e a pregare, infatti egli stesso scrisse: "Com'ebbi udite queste parole, io mi posi a sedere, piansi, feci cordoglio per parecchi giorni, e digiunai e pregai dinnanzi all'Iddio del cielo" (Neh. 1:4). La preghiera di Nehemia fu esaudita da Dio, perchè il re Artaserse, presso il quale egli serviva, gli concesse di tornare a Gerusalemme per un determinato tempo, per ricostruire le mura della città santa. Questi sono degli esempi tratti dalle Scritture dell'antico patto che mostrano come sotto la legge, in alcune circostanze, alla preghiera era associato il digiuno.

Anche sotto la grazia è giusto pregare e digiunare nello stesso tempo. Le Scritture del nuovo patto che confermano ciò sono le seguenti:

- Nel libro degli atti degli apostoli è scritto: "Or nella chiesa d'Antiochia v'erano dei profeti e dei dottori: Barnaba, Simeone chiamato Niger, Lucio di Cirene, Manaen, fratello di latte di Erode il tetrarca, e Saulo. E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono" (Atti 13:1-3).

- Degli apostoli Paolo e Barnaba è detto che "fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore, nel quale avevano creduto" (Atti 14:23).

- Paolo, prima di ricevere lo Spirito Santo per l'imposizione delle mani di Anania, rimase tre giorni senza mangiare e senza bere, e quando ricevette la visione in cui vide Anania entrare e imporgli le mani affinchè egli ricuperasse la vista, egli era in preghiera.

- Cornelio, benchè questo episodio si riferisca al tempo in cui ancora non era salvato, stava pregando e digiunando quando ebbe la visione dell'angelo che gli disse di mandare a chiamare Pietro. Fu lui stesso a dirlo a Pietro quando questi venne da lui, infatti gli disse: "Quattro giorni sono, che io fino a quest'ora era digiuno, e alle nove ore io faceva orazione in casa mia; ed ecco un uomo si presentò davanti a me, in vestimento risplendente" (Atti 10:30 Diod.).

- Paolo scrisse ai Corinzi: "Non vi private l'un dell'altro, se non di comune consenso, per un tempo, affin di darvi al digiuno e alla preghiera" (1 Cor. 7:5 Diod.).

Come potete constatare anche voi, ci sono diverse Scritture che attestano che è giusto digiunare e pregare nel cospetto di Dio anche oggi sotto il nuovo patto.

Si possono avere delle visioni mentre si prega

Fratelli, ancora oggi, mentre uno prega Dio, può essere visitato da Dio e ricevere una celeste visione. La Scrittura ci insegna che diversi uomini nel passato, mentre pregavano, ricevettero delle visioni.

- Il profeta Daniele disse: "Mentre io parlavo ancora, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo d'Israele, e presentavo la mia supplicazione all'Eterno, al mio Dio, per il monte santo del mio Dio, mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell'uomo, Gabriele, che avevo visto nella visione da principio, mandato con rapido volo, s'avvicinò a me, verso l'ora dell'oblazione della sera. E mi ammaestrò, mi parlò, e disse: ‘Daniele, io sono venuto ora per darti intendimento. Al principio delle tue supplicazioni, una parola è uscita; e io sono venuto a comunicartela, poichè tu sei grandemente amato. Fà dunque attenzione alla parola, e intendi la visione!" (Dan. 9:20-23). In questo caso il profeta Daniele, mentre pregava, vide l'angelo Gabriele, che per ordine di Dio venne a lui ad ammaestrarlo intorno a certe cose.

- Gesù Cristo, il Figlio di Dio, ebbe una visione nel Getsemani, mentre pregava, infatti è scritto: "E postosi in ginocchio pregava, dicendo: Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta. E un angelo gli apparve dal cielo a confortarlo" (Luca 22:41-43). In questo caso Gesù fu consolato da Dio nella sua agonia mediante la visione di un angelo.

- Saulo da Tarso ebbe una visione mentre pregava in casa di Giuda, sulla via detta Diritta. La Scrittura che attesta questo è la seguente: "Or in Damasco v'era un certo discepolo, chiamato Anania; e il Signore gli disse in visione: Anania! Ed egli rispose: Eccomi, Signore. E il Signore a lui: Levati, vattene nella strada detta Diritta, e cerca, in casa di Giuda, un uomo chiamato Saulo, da Tarso; poichè ecco, egli è in preghiera, e ha veduto un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perchè ricuperi la vista" (Atti 9:10-12). Dio fece vedere a Saulo quello che sarebbe accaduto di lì a poco; notate che Saulo quando ebbe quella visione non ci vedeva ancora con i suoi occhi fisici, e che egli ricevette quella visione ancora prima di essere battezzato in acqua e con lo Spirito Santo.

- Sempre Paolo ebbe un'altra visione mentre pregava; fu lui stesso a raccontarlo ai Giudei. Egli disse: "Or avvenne, dopo ch'io fui tornato a Gerusalemme, che mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi, e vidi Gesù che mi diceva: Affrettati, ed esci prestamente da Gerusalemme, perchè essi non riceveranno la tua testimonianza intorno a me" (Atti 22:17,18).

- L'apostolo Pietro ebbe pure lui una visione mentre pregava; lui stesso raccontò questo particolare episodio a quelli della circoncisione che questionarono con lui perchè era entrato da uomini incirconcisi e aveva mangiato con loro. Egli disse: "Io ero nella città di Ioppe in preghiera, ed in un'estasi, ebbi una visione; una certa cosa simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva giù dal cielo, e veniva fino a me; ed io, fissatolo, lo considerai bene, e vidi i quadrupedi della terra, le fiere, i rettili, e gli uccelli del cielo" (Atti 11:5,6).

- Anche Cornelio, il centurione, prima di essere salvato, ebbe una visione mentre pregava. Egli disse a Simon Pietro: "Sono appunto adesso quattro giorni che io stavo pregando, all'ora nona, in casa mia, quand'ecco un uomo mi si presentò davanti in veste risplendente..." (Atti 10:30).

Pregare in ginocchio

La Parola di Dio ci ammaestra pure attorno alla posizione da tenere quando si prega. In base all'esempio che ci hanno lasciato Gesù, gli apostoli e i profeti antichi, la posizione migliore da assumere quando si prega e si cerca Dio è quella in ginocchio. Ora, vi elencherò alcuni passi della Scrittura che dicono in che posizione pregarono i profeti antichi, Gesù Cristo il nostro Signore, gli apostoli ed i discepoli antichi.

- Luca scrisse che Gesù, mentre era nel Getsemani, "postosi in ginocchio pregava" (Luca 22:41). Marco, sulla stessa circostanza, dice che Gesù "si gettò a terra e pregava..." (Mar. 14:35), e Matteo che "si gettò con la faccia a terra, pregando..." (Matt. 26:39).

- Il profeta Elia, quando "pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia, e la terra produsse il suo frutto" (Giac. 5:18), pregò in ginocchio, infatti è scritto: "Elia salì in vetta al Carmel; e, gettatosi a terra, si mise la faccia tra le ginocchia..." (1 Re 18:42).

- Il profeta Daniele pregava Dio in ginocchio perchè è scritto: "Tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio" (Dan. 6:10).

- L'apostolo Pietro, prima di risuscitare Tabita, pregò in ginocchio, secondo che è scritto: "Pietro, messi tutti fuori, si pose in ginocchio, e pregò..." (Atti 9:40).

- L'apostolo Paolo pregava per i santi in ginocchio, infatti scrisse ai santi di Efeso: "Io piego le ginocchia dinnanzi al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, perch'Egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, d'essere potentemente fortificati mediante lo Spirito suo, nell'uomo interiore..." (Ef. 3:14-16); a Mileto, dopo che egli parlò agli anziani della chiesa di Efeso, "si pose in ginocchio e pregò con tutti loro" (Atti 20:36); a Tiro, prima di partire per continuare il viaggio assieme ai suoi collaboratori, lui e tutti coloro che erano con lui si posero in ginocchio e pregarono, infatti è scritto: "Partimmo per continuare il viaggio, accompagnati da tutti loro, con le mogli e i figliuoli, fin fuori della città; e postici in ginocchio sul lido, facemmo orazione e ci dicemmo addio..." (Atti 21:5).

Come potete constatare da voi stessi, Dio ha voluto che fosse scritto pure in che posizione pregarono gli antichi. Io so che "tutto quello che fu scritto per l'addietro, fu scritto per nostro ammaestramento" (Rom. 15:4), e che "ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile ad insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia" (2 Tim. 3:16), quindi pure i passi della Scrittura riguardanti la posizione che tennero gli antichi quando pregavano sono utili alla nostra crescita spirituale. Potete forse dire il contrario? Io, non ardisco dirlo.

Alcuni, non volendosi mettere in ginocchio per pregare quando la chiesa è radunata, perchè lo considerano inutile e umiliante per loro stessi, con parole finte e seducenti coprono e difendono la loro superbia. Quali sono queste parole? Queste: ‘Ma noi dobbiamo piegare le ginocchia del cuore e non quelle delle gambe', e: ‘Ma Dio ci ascolta pure se rimaniamo in piedi o seduti!'. Per quanto riguarda la prima espressione, vi dico che se costoro piegassero ‘le ginocchia del loro cuore' (come le chiamano loro) piegherebbero pure le ginocchia delle loro gambe, ma siccome che non le piegano, di conseguenza non piegano neppure quelle delle gambe. Io ritengo che chi è umile di cuore non abbia difficoltà a piegare le sue ginocchia davanti a Dio. Io, per me ho visto che alcuni, siccome non vogliono umiliarsi davanti a Dio, mettendosi in ginocchio, prendono quella parola che Dio rivelò a Samuele, che dice: "L'Eterno non guarda a quello a cui guarda l'uomo: l'uomo riguarda all'apparenza, ma l'Eterno riguarda al cuore" (1 Sam. 16:7). Ma pensate che Gesù e gli apostoli non la conoscessero questa Scrittura? Certo che essi la conoscevano, ma essi non la interpretarono a loro piacimento, come invece fanno alcuni oggi. Questa Scrittura non significa che a Dio non importa nulla se noi non vogliamo pregare in ginocchio, perchè altrimenti lo Spirito Santo non avrebbe detto: "Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti all'Eterno che ci ha fatti" (Sal. 95:6). Ma considerate questo, per un momento; il Figlio di Dio che avanti la fondazione del mondo era in cielo presso il Padre suo, quando venne in questo mondo, pregò il Padre suo in ginocchio. Giovanni il Battista, parlando del Cristo, disse: "Colui che viene dal cielo è sopra tutti" (Giov. 3:31); ora, se colui che è sopra tutti pregò in ginocchio, chi siamo noi, che veniamo dalla terra e siamo sotto di lui, per non metterci in ginocchio? Io sono giunto alla conclusione che Dio per palesare la superbia che c'è nel cuore di alcuni che ostentano una falsa umiltà, ha voluto che fossero scritte diverse cose (che apparentemente non sembrano avere molta importanza), tra le quali appunto quella del pregare in ginocchio. Oggi, in molte chiese se dici che ti piace avere una villa con la piscina e una particolare macchina fuori serie, e che stai pregando Dio affinchè te le provveda (questo è domandare male, per spendere nei propri piaceri), sei considerato umile, pieno di fede in Dio, santo e giusto, e vieni pure rispettato; se invece dici che ti piace pregare in ginocchio e che è buona cosa farlo quando la chiesa si raduna, allora vieni contraddetto e contristato con ogni sorta di vani e finti ragionamenti, guardato male e considerato uno che provoca divisioni nella chiesa. Ah! mi si spezza il cuore nel sentire i superbi che dai pulpiti parlano in modo da far capire che pregare in ginocchio è cosa che s'addice solo ai credenti ‘bigotti' (così loro chiamano i credenti che temono Dio e tremano dinanzi alla sua parola). I superbi in cuore loro si manifestano prima o poi; non riescono a tenere nascosta la loro superbia in cuore loro, difatti quando arriva il momento opportuno la tirano fuori. I loro vani discorsi sono applauditi da folle di credenti che hanno perso il discernimento e che non vogliono neppure loro umiliarsi. Della ‘presa' che riescono ad avere questi cianciatori sulle folle non c'è da meravigliarsi, perchè, oggi, quelli che non vogliono più piegare le ginocchia dinnanzi a Dio sono un grandissimo numero (la maggior parte).

Vi voglio dire però, che molti di quelli che non vogliono piegare le ginocchia davanti a Dio, hanno piegato ‘le ginocchia del loro cuore' (come le chiamano loro) davanti a Mammona e davanti a quell'idolo, chiamato ‘televisione' che si sono messi in casa loro. Certo, Dio ci ascolta anche quando preghiamo in piedi e seduti (noi lo abbiamo sperimentato e lo sperimentiamo tutt'ora perchè in alcune circostanze preghiamo in piedi e seduti) e non possiamo dire il contrario; ma fino a quando me lo dice uno a cui mancano le gambe ed i piedi che Dio lo ascolta anche seduto quando ci raduniamo per pregare io lo capisco; ma quando me lo dice un superbo che ha due gambe forti e robuste, ma non vuole piegare le sue ginocchia davanti a Dio nel cospetto dei fedeli allora mi rattristo a motivo del suo orgoglio.

Vi dico anche questo: Ci sono quelli che non conoscono Dio che non si vergognano di mettersi in ginocchio dinnanzi ad una statua e di supplicarla, mentre ci sono alcuni che conoscono Dio e si vergognano di piegare le loro ginocchia davanti all'Iddio vivente e vero. A quelli che non vogliono piegare le ginocchia quando pregano, io ricordo che sta scritto: "Com'io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me..." (Rom. 14:11; Is. 45:23), e che "sotto di Lui si curvano i campioni della superbia" (Giob. 9:13), quindi non vi illudete, perchè viene il giorno che Dio ve le farà piegare le vostre ginocchia davanti al suo cospetto.

Fratelli, umiliamoci sotto la potente mano di Dio, anche assumendo questa posizione davanti a Lui; Egli ne è degno.

Dove pregare

A tale proposito, è necessario dire che ci è permesso di pregare in ogni luogo, perchè è scritto: "Io voglio dunque che gli uomini faccian orazione in ogni luogo, alzando mani pure, senz'ira e senza dispute" (1 Tim. 2:8); però, guardiamoci dal fare come gli ipocriti, perchè Gesù disse: "E quando pregate, non siate come gli ipocriti; poichè essi amano di fare orazione stando in piè nelle sinagoghe e ai canti delle piazze per essere veduti dagli uomini. Io vi dico in verità che codesto è il premio che ne hanno" (Matt. 6:5). Anche gli ipocriti pregano nei luoghi di orazione e fuori di essi, ma al solo fine di essere veduti ed onorati dagli uomini. Qual'è il loro premio? Quello di essere visti dagli uomini.

Noi, nella nostra vita privata, dobbiamo ritirarci a pregare nella nostra cameretta perchè Gesù disse: "Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l'uscio fà orazione al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa" (Matt. 6:6). Il nostro Dio è nel segreto e vede nel segreto, perciò noi sappiamo che è sufficiente essere visti ed ascoltati da lui solo per essere esauditi. Noi abbiamo sperimentato tante volte la veracità delle parole di Cristo, perchè dopo avere pregato Dio segretamente (senza far sapere a nessun essere umano la nostra specifica richiesta), siamo stati ricompensati da Dio palesemente, ottenendo davanti agli altri quello che gli avevamo chiesto davanti a Lui solo.

Ecco cosa dice la Scrittura a proposito dei luoghi dove pregarono Gesù, i profeti antichi, gli apostoli e i credenti antichi:

- Gesù "si ritirava nei luoghi deserti e pregava" (Luca 5:16); in un occasione è detto che "prese seco Pietro, Giovanni e Giacomo, e salì sul monte per pregare" (Luca 9:28).

- Il profeta Elia pregò pure lui sul monte.

- Mosè pregò Dio sia sul monte Sinai che nel deserto.

- Daniele pregava Dio in casa sua "tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme" (Dan. 6:10).

- Gli apostoli ed i discepoli, mentre aspettavano il compimento della promessa del Padre, pregarono in quella che è chiamata ‘la sala di sopra'; essi pregarono pure nel tempio che era in Gerusalemme.

- Pietro, in Ioppe, pregò sul terrazzo della casa di Simone coiaio.

- Paolo e Sila pregarono Dio nella prigione più interna del carcere di Filippi. Paolo spesso pregò per i santi dalla prigione.

- Paolo e i suoi collaboratori, prima di lasciare Tiro per continuare il loro viaggio, pregarono assieme ai discepoli di Tiro sul lido del mare.

- Per ultimo, vorrei citare il caso del profeta Giona. È scritto: "E Giona pregò l'Eterno, il suo Dio, dal ventre del pesce" (Giona 2:2).

Fratelli, tutti questi esempi, qui sopra citati confermano che "gli occhi del Signore sono sui giusti e i suoi orecchi sono attenti alle loro supplicazioni" (1 Piet. 3:12; Sal. 34:15), dovunque essi si trovano. Noi credenti continueremo a pregare Dio in ogni luogo, (sappiamo che Egli è in ogni luogo, perchè Dio dice: "Potrebbe uno nascondersi in luogo occulto sì ch'io non lo vegga?.. Non riempio io il cielo e la terra?" [Ger. 23:24]) alzando mani pure, senza dispute e senza ire, perchè questo è quello che vuole Dio da noi.

L'uomo deve pregare con il capo scoperto, mentre la donna deve pregare con il capo velato

Paolo disse ai Corinzi: "Io voglio che sappiate che il capo d'ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l'uomo, e che il capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo; ma ogni donna che prega o profetizza senz'avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perchè è lo stesso che se fosse rasa. Perchè se la donna non si mette il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è cosa vergognosa per una donna il farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo. Poichè, quanto all'uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell'uomo; perchè l'uomo non viene dalla donna, ma la donna dall'uomo; e l'uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell'uomo. Perciò la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell'autorità da cui dipende. D'altronde, nel Signore, nè la donna è senza l'uomo, nè l'uomo senza la donna. Poichè, siccome la donna viene dall'uomo, così anche l'uomo esiste per mezzo della donna, e ogni cosa è da Dio. Giudicatene voi stessi: È egli conveniente che una donna preghi Iddio senz'essere velata? La natura stessa non v'insegna ella che se l'uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, ciò è per lei un onore; perchè la chioma le è data a guisa di velo. Se poi ad alcuno piace d'esser contenzioso, noi non abbiamo tale usanza; e neppure le chiese di Dio" (1 Cor. 11:3-16). Paolo dice che il capo d'ogni uomo è Cristo e che l'uomo che prega a capo coperto disonora Cristo, il che significa che lo priva dell'onore che gli è dovuto. Gli angeli in cielo dicono a gran voce: "Degno è l'Agnello che è stato immolato di ricevere la potenza e le ricchezze e la sapienza e la forza e l'onore e la gloria e la benedizione" (Ap. 5:12); ora, come potete vedere, tra le cose che Cristo è degno di ricevere c'è pure l'onore, quindi se un uomo prega Dio con la testa coperta da un cappello o da un velo, non rende a Cristo, che è il suo capo, l'onore che gli spetta. Il motivo per cui l'uomo non deve velarsi il capo è perchè egli è immagine e gloria di Dio. Badate che Paolo non dice che anche se l'uomo prega con il capo coperto non fa nulla di male, perchè il male lo fa; chi potrebbe dire che disonorare Cristo non è male? Solo un uomo privo di discernimento e pieno di contenzione potrebbe dire una tale cosa. Per ciò che concerne la donna invece, ella deve velarsi il capo perchè è la gloria dell'uomo, essendo stata tratta dall'uomo. Ricordatevi che quando Dio formò la donna e la menò all'uomo, Adamo disse: "Questa, finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perchè è stata tratta dall'uomo" (Gen. 2:23). Ora, il capo della donna (sia della vergine, sia della donna maritata, e sia della vedova) è l'uomo; e se ella prega con il capo scoperto fa disonore al suo capo. Se la donna non si vuole mettere il velo deve farsi radere il capo o farsi tagliare i capelli, ma siccome che noi giudichiamo essere una cosa vergognosa per una donna farsi tagliare i capelli o radere il capo, noi le diciamo di mettersi un velo sul capo. Ma che cosa rappresenta il velo? Il velo che la donna deve mettersi sul capo è "un segno dell'autorità da cui dipende" (1 Cor. 11:10), che lei deve avere sulla testa a motivo degli angeli. Gli angeli di Dio ci guardano e devono vedere sul capo della donna un segno dell'autorità da cui dipende, perciò se la donna prega senza essere velata, disonora l'uomo dinnanzi agli angeli, perchè lo priva dell'onore che gli è dovuto. L'amore non si comporta in modo sconveniente, quindi, l'uomo nel cui cuore c'è carità non finta non si coprirà il suo capo quando pregherà e questo per non disonorare Cristo; e dal canto suo, anche la donna, nel cui cuore dimora l'amore di Dio, si coprirà con un velo, quando prega, al fine di non disonorare il suo capo, cioè l'uomo. Certo è, che se la donna, invece che amore, ha uno spirito di contenzione nel suo cuore, non si vorrà mettere sul suo capo questo segno dell'autorità da cui dipende. Oggi, nella chiesa, alcune donne invece di mostrarsi sottomesse all'uomo e riverenti verso di lui, si mostrano ribelli e irriverenti, quindi non c'è da meravigliarsi se esse non vogliono assolutamente velarsi il capo quando pregano. Esse sono disposte a tingersi i capelli, a cambiare pettinatura, a mettersi sulla testa gelatina e lacca per fissare le loro stravaganti pettinature, ma il velo non sono disposte assolutamente a metterselo sul loro capo. Per quale ragione? Per l'orgoglio di essere donna (così lo chiamano quelli del mondo) da cui si sono lasciate ingannare. Oggi, in questa nazione si vedono molte donne, sia nella polizia e sia tra i vigili, e spesso, quando si incontrano in servizio hanno sul loro capo il loro cappello. Esso è molto più pesante di un semplice velo, ed esse non si vergognano affatto di portarlo, e se domandate loro perchè se lo mettono sul capo, vi diranno che lo indossano perchè hanno l'ordine di metterselo sulla testa. In alcune chiese invece avviene che alcune donne si vergognano di mettersi il velo sul loro capo e dicono con tanta arroganza che non vogliono metterselo, opponendosi così all'ordine di Dio. Certo, il cappello di una poliziotta o di una vigilessa parla di autorità, mentre il velo sul capo di una credente parla di sottomissione all'autorità da cui dipende, ma in ambedue i casi è giusto per loro metterselo sulla testa.

Alcune sorelle dicono: ‘Ma io ho la chioma, quindi non ho bisogno di mettermi il velo sul capo, perchè essa è il mio velo'. Ascoltate sorelle, la chioma che avete è per voi un onore, ma non è il velo di cui vi dovete coprire la testa, e questo perchè è scritto che la chioma alla donna "è data a guisa di velo" (1 Cor. 11:15).

Alla domanda di Paolo: "È egli conveniente che una donna preghi Iddio senz'essere velata?" (1 Cor. 11:13), noi rispondiamo che non è cosa convenevole che una donna preghi Iddio senza essere velata.

Alcuni dicono che l'ordine sul velo divide le chiese; ma se è così allora, bisognerebbe mutilare una delle epistole di Paolo! Ma io so che i comandamenti degli apostoli sono per l'edificazione della chiesa e non per la sua distruzione, quindi la ragione per cui avvengono queste cosiddette ‘divisioni' nelle chiese non è da ricercarsi nell'ordine relativo al velo, ma nel cuore di alcuni uomini e donne. Sappiate che le acerbe discussioni che nascono attorno all'ordine del velo nascono dall'invidia e dalla contenzione che albergano nei cuori di quelli che non vogliono attenersi a questo ordine. Ma il fatto è che parlando con costoro ci si accorge che essi non mentono e non si gloriano solo contro questo comandamento, ma mentono e si gloriano anche contro altri comandamenti di Dio. "Dove sono invidia e contenzione, quivi è disordine ed ogni mala azione" (Giac. 3:16), dice Giacomo, per questo la vita di costoro è disordinata e piena di male azioni, perchè sono contenziosi e contraddicono la verità. Quello sul velo è solo uno tra i tanti comandamenti che essi non vogliono osservare perchè loro hanno da ridire su tutta la sana dottrina di Dio. Non gli va bene nulla; avrebbero preferito che certe cose gli apostoli non le avessero scritte! Certo, questo comandamento non è uno dei maggiori comandamenti, ma è pur sempre un comandamento che è stato dato dallo stesso uomo che parlava in altre lingue più di tutti i Corinzi, tramite cui Dio fece dei miracoli straordinari, e che ha scritto la maggior parte delle epistole del Nuovo Testamento. Vi esorto, o Figliuole di Sara, a pregare col capo coperto da un velo (non solo nel locale di culto, ma in ogni luogo dove pregate), e a non essere contenziose, perchè ciò non vi gioverebbe a nulla. Ad alcuno piace essere contenzioso? Sappia quel tale o quella tale che "noi non abbiamo tale usanza; e neppure le chiese di Dio" (1 Cor. 11:16).

E' lecito piangere quando si prega

Quando, alcune volte, noi piangiamo durante la preghiera, non facciamo qualcosa che Dio disgusta. Mi trovo costretto a scrivervi pure su questo, perchè alcuni fra noi dicono che Dio non vuole che noi piangiamo quando preghiamo. La Scrittura ci parla di diverse preghiere fatte piangendo.

- Anna, quando chiese a Dio un figliuolo maschio, "pregò l'Eterno piangendo dirottamente" (1 Sam. 1:10), perchè aveva l'anima sua piena d'amarezza.

- Esdra, quando sentì dire che i figliuoli d'Israele tornati dalla cattività si erano sposati delle donne straniere, pregò piangendo, confessando al Signore le iniquità del popolo. La Scrittura dice a proposito di questa circostanza: "Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione piangendo e prostrato davanti alla casa di Dio, si raunò intorno a lui una grandissima moltitudine di gente d'Israele, uomini, donne e fanciulli; e il popolo piangeva dirottamente" (Esd. 10:1).

- Il re Ezechia pregò e pianse nel cospetto di Dio. La Scrittura dice: "In quel tempo, Ezechia infermò a morte; e il profeta Isaia, figliuolo di Amots, venne a lui, e gli disse: ‘Così parla l'Eterno: Dà i tuoi ordini alla tua casa, perchè sei un uomo morto, e non vivrai più'. Allora Ezechia voltò la faccia verso la parete, e fece all'Eterno questa preghiera: ‘O Eterno, ricordati, ti prego, che io ho camminato nel tuo cospetto con fedeltà e con cuore integro, e che ho fatto quel che è bene agli occhi tuoi!' Ed Ezechia diede in un gran pianto. Isaia non era ancora giunto nel centro della città, quando la parola dell'Eterno gli fu rivolta in questi termini: ‘Torna indietro, e dì ad Ezechia, principe del mio popolo: - Così parla l'Eterno, l'Iddio di Davide tuo padre: Ho udita la tua preghiera, ho vedute le tue lacrime; ecco, io ti guarisco; fra tre giorni salirai alla casa dell'Eterno...." (Is. 38:1-3; 2 Re 20:4,5). Come potete vedere, Dio disse ad Ezechia che non solo aveva udito la sua preghiera, ma aveva visto pure le sue lacrime.

- Gesù, sulla terra, pregò Dio piangendo, infatti è scritto nella epistola agli Ebrei che Egli, "nei giorni della sua carne, avendo con gran grida e con lagrime offerto preghiere e supplicazioni a Colui che lo poteva salvare dalla morte, ed essendo stato esaudito per la sua pietà, benchè fosse figliuolo, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì.." (Ebr. 5:7,8).

Fratelli, è buona cosa spandere il proprio cuore dinnanzi a Dio, piangendo. Ci sono momenti, mentre si prega, in cui lo Spirito di Dio ci ricorda che siamo nulla, e che tutto quello che possiamo fare per il Signore lo possiamo fare per la grazia di Dio che è con noi e non in virtù di qualche nostra capacità; lo Spirito di Dio ci ricorda pure, mentre preghiamo, i peccati che noi commettiamo per farceli confessare al Signore; Egli, nella nostra distretta, ci ricorda che solo Dio può liberarci da essa; per queste ragioni, noi, alcune volte, come dei piccoli bambini appena nati, ci mettiamo a piangere dinnanzi a Dio. Dio fa caso pure alle lacrime, che nel dolore, noi versiamo nel suo cospetto, infatti è scritto nei salmi: "Tu conti i passi della mia vita errante; raccogli le mie lacrime negli otri tuoi; non sono esse nel tuo registro?" (Sal. 56:8) Voglio dirvi qualcosa a riguardo: oggi, in mezzo al popolo di Dio, si vedono scherzi, buffonerie, risate per cose da nulla (anche durante il culto); di credenti che piangono quando pregano, perchè riconoscono i loro falli e li confessano a Dio, non se ne vedono di frequente, e quei pochi che, mossi dallo Spirito, piangono, vengono derisi. Perchè avviene questo? Perchè si vive in una nazione dove abbondano così tanti beni materiali, e dove c'è così tanta libertà di professare la propria fede, che molti, essendosi arricchiti ed essendosi gonfiati d'orgoglio, si sono dimenticati del Signore. Non sentono più la necessità di umiliarsi davanti a Dio, perchè pensano di avere tutto e di non avere bisogno di nulla. Giacomo dice a coloro che sono diventati amici del mondo: "Nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d'animo! Siate afflitti e fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegrezza in mestizia! Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed Egli v'innalzerà" (Giac. 4:8-10. Diletti, è tempo di cercare il Signore con tutto il cuore, è tempo che gettiate lungi da voi ogni falsa allegrezza ed ogni falso sorriso, per affliggere le anime vostre nel cospetto di Dio. Addoloratevi pure voi a motivo della corruzione, della mondanità e della falsità che ci sono nel mezzo della chiesa, piangete pure voi nel cospetto di Dio; confessiamo a Lui le nostre iniquità e abbandoniamole, invochiamolo in verità, e Lui farà apparire sopra di noi la sua gloria, come la fece apparire anticamente sopra Israele quando questi si umiliò nel suo cospetto.

La perseveranza nella preghiera

Paolo disse ai santi di Roma di essere "perseveranti nella preghiera" (Rom. 12:13); ai santi di Colosse, lo stesso apostolo, scrisse: "Perseverate nella preghiera" (Col. 4:2), e a quelli di Tessalonica: "Non cessate mai di pregare" (1 Tess. 5:17). Lui stesso ci ha lasciato l'esempio pure in questo perchè egli pregava giorno e notte e perchè egli si ricordava di tutti i santi in tutte le sue preghiere. Le Scritture che confermano ciò sono le seguenti:

- Ai santi di Roma egli disse: "Io non resto dal fare menzione di voi in tutte le mie preghiere" (Rom. 1:9)

- Ai santi di Efeso egli scrisse: "Non resto mai dal rendere grazie per voi, facendo di voi menzione nelle mie orazioni..." (Ef. 1:15,16)

- Ai santi di Filippi egli scrisse: "E sempre, in ogni mia preghiera, prego per voi tutti con allegrezza..." (Fil. 1:4)

- Ai santi di Colosse che non avevano veduto la sua faccia egli scrisse: "Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, nelle continue preghiere che facciamo per voi..." (Col. 1:3)

- Ai santi di Tessalonica egli scrisse: "Ed è a quel fine che preghiamo anche del continuo per voi..." (2 Tess. 1:11)

- A Timoteo egli scrisse: "Io rendo grazie a Dio, il quale servo con pura coscienza, come l'hanno servito i miei antenati, ricordandomi sempre di te nelle mie preghiere giorno e notte.." (2 Tim. 1:3)

Dalle esortazioni di Paolo sul pregare del continuo e dal suo esempio si intende chiaramente come sia necessario pregare del continuo per tutti i santi senza stancarsi, perciò facciamolo, per l'edificazione della chiesa di Dio.

Gesù Cristo, ancora prima di Paolo, esortò i suoi discepoli a pregare del continuo senza stancarsi, e a tal proposito propose loro una parabola, che è la seguente: "In una certa città v'era un giudice, che non temeva Iddio nè aveva rispetto per alcun uomo; e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui dicendo: Fammi giustizia del mio avversario. Ed egli per un tempo non volle farlo; ma poi disse fra sè: Benchè io non tema Iddio e non abbia rispetto per alcun uomo, pure, poichè questa vedova mi dà molestia, le farò giustizia, che talora, a forza di venire, non finisca col rompermi la testa. E il Signore disse: Ascoltate quel che dice il giudice iniquo. E Dio non farà egli giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui, e sarà egli tardo per loro? Io vi dico che farà loro prontamente giustizia. Ma quando il Figliuol dell'uomo verrà, troverà egli la fede sulla terra?" (Luca 18:2-8). Questa vedova, pur avendo il diritto di ricevere giustizia da questo giudice, per un certo tempo, non vide questa sua richiesta di giustizia soddisfatta, infatti è scritto che questo giudice per un tempo non volle farle giustizia. Ora, se questo giudice le avesse fatto giustizia il primo giorno che ella era andata da lui, certamente questa vedova non avrebbe continuato ad andare da lui e a dirgli: ‘Fammi giustizia', ma proprio perchè questa risposta del giudice non giungeva, questa vedova continuò ad andare da lui fino a che la sua richiesta non fu esaudita. Vedete fratelli, benchè noi che siamo gli eletti di Dio ci rivolgiamo nelle nostre supplicazioni a Dio che "ama la giustizia" (Sal. 33:5) e odia l'iniquità, e che è irreprensibile quando giudica, pure, dobbiamo riconoscere che la risposta a certe nostre preghiere non giunge che dopo molti giorni, ad altre dopo molti mesi e ad altre dopo molti anni. Il fatto che Dio non esaudisca certe nostre preghiere subito, o nello spazio di un breve tempo non è qualcosa di strano che ci accade, quindi, non meravigliatevi se alcune vostre preghiere non sono state ancora esaudite da Dio. Sappiate che Dio si riserba di rispondervi al tempo stabilito da Lui, che, dobbiamo riconoscere per esperienza, è sempre il migliore. La Scrittura dice: "Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinchè otteniamo misericordia e troviamo grazia per essere soccorsi al momento opportuno" (Ebr. 4:16); ciò significa che Dio ci soccorre in mezzo a qualsiasi nostro bisogno, al tempo opportuno, mai in ritardo e mai in anticipo. Il nostro Dio non è un Dio sbadato, e nessun evento terreno o celeste è in grado di distrarlo; Lui governa l'universo, perciò tutte le cose che ci accadono, comprese tutte le svariate distrette nelle quali ci veniamo a trovare, sono sotto il suo controllo. Noi, alcune volte, vedendo prolungarsi i giorni, siamo tentati a pensare che Dio ha perso il controllo della situazione in cui ci troviamo, ma sta di fatto che questo pensiero è vano e nocivo, e non corrisponde affatto al vero. Noi, per esperienza, possiamo dire che dopo che Dio ci ha esauditi abbiamo visto che proprio in quei momenti in cui il nemico voleva farci dubitare della fedeltà di Dio, dico, proprio in quei momenti, Dio si prendeva cura di noi (come sempre) non rispondendoci ancora. Qualcuno dirà: Ma che stai dicendo? Che Dio, quando non ci risponde quando vogliamo noi ci mostra che Egli si prende cura di noi? Sì, proprio questo, infatti vi dico per esperienza che Dio nel corso degli anni ha manifestato il suo amore in verso me, non rispondendomi al tempo che io avrei voluto o che pensavo che avrebbe fatto. Io non biasimo il mio Dio perchè Egli mi costringe ad aspettarlo con pazienza (versando molte lacrime pure), anzi lo glorifico a motivo di tutto ciò. Se Dio ci dovesse rispondere quando vogliamo noi, non solo risulterebbe essere un Dio ai nostri ordini, ma anche un Dio disavveduto. Io posso dire che se Dio rispondesse quando vogliamo noi, rovinerebbe con le sue mani la sua opera, ma grazie siano rese al suo glorioso nome perchè Egli, nel corso dei secoli non è mutato; Egli continua a dirci: "I miei pensieri non sono i vostri pensieri, nè le vostre vie sono le mie vie...Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri" (Is. 55:8,9). Dio, in questo momento sta pensando a quando ci risponderà; nella sua mente Egli sa quale sia il minuto, l'ora, il giorno, il mese e l'anno in cui noi otterremo da Lui quello che gli stiamo domandando. Il fatto è che mentre lui sa queste cose, noi non le sappiamo, e che ogni qual volta abbiamo pensato che Dio avrebbe risposto nel tempo fissato da noi ci siamo sbagliati. Ricordatevi che Gesù ha detto sì di chiedere, ma non ha detto dopo quanto tempo ci verrà dato quello che chiediamo; Egli disse: "Chiedete, e vi sarà dato" (Matt. 7:7). Noi, quello che dobbiamo fare è chiedere; poi, a risponderci ci pensa Dio, Lui sa come fare e quando farlo, meglio di quanto noi possiamo immaginare. Una cosa è certa; quello che gli chiediamo ci verrà dato, se non dubitiamo in cuore nostro. Quando? Quando vuole Dio; io non mi preoccupo nel vedere passare alcune volte lunghi periodi di tempo senza risposta da Dio! Per mostrarvi come Dio risponde alle nostre supplicazioni quando lo ritiene opportuno Lui vi menzionerò alcuni esempi tratti dalle Scritture.

- La Scrittura dice: "Isacco era in età di quarant'anni quando prese per moglie Rebecca, figliuola di Bethuel, l'Arameo di Paddam - Aram, e sorella di Labano, l'Arameo. Isacco pregò istantemente l'Eterno per sua moglie, perch'ella era sterile. L'Eterno l'esaudì, e Rebecca, sua moglie, concepì...E quando venne per lei il tempo di partorire, ecco ch'ella aveva due gemelli nel seno... Or Isacco era in età di sessant'anni quando Rebecca li partorì" (Gen. 25:20,21,24,26). Quando Isacco si accorse che Rebecca era sterile, pregò subito Dio, e lo pregò con insistenza (‘istantemente' significa con insistenza), e Dio lo esaudì; ma quanto tempo dopo che Rebecca era diventata sua moglie, ella partorì i due gemelli? La Scrittura dice che fu vent'anni dopo. Qualcuno dirà: ‘Ma perchè Dio non ha risposto prima? Perchè ciò non rientrava nella sua volontà; Egli volle che Rebecca partorisse quei due gemelli vent'anni dopo che si era sposata con Isacco e non prima. E chi osa dirgli: ‘Tu hai fatto male?'.

- Dopo che Gerusalemme fu data da Dio nelle mani dell'esercito dei Caldei, e che molti Giudei furono portati in cattività a Babilonia, avvenne questo episodio che è scritto nel libro del profeta Geremia. "Tutti i capi delle forze, Johanan, figliuolo di Kareah, Jezania, figliuolo di Hosaia, e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande, s'accostarono, e dissero al profeta Geremia: ‘Deh, siati accetta la nostra supplicazione, e prega l'Eterno, il tuo Dio, per noi, per tutto questo residuo (poichè, da molti che eravamo, siamo rimasti pochi, come lo vedono gli occhi tuoi); affinchè l'Eterno, il tuo Dio, ci mostri la via per la quale dobbiamo camminare, e che cosa dobbiamo fare'. E il profeta Geremia disse loro: ‘Ho inteso; ecco, io pregherò l'Eterno, il vostro Dio, come avete detto; e tutto quello che l'Eterno vi risponderà ve lo farò conoscere; e nulla ve ne celerò" (Ger. 42:1-4). Geremia pregò Dio per il popolo come aveva detto, e "dopo dieci giorni, la parola dell'Eterno fu rivolta a Geremia" (Ger. 42:7), il quale chiamò il popolo e gliela riferì. In questo caso, il profeta Geremia ricevette la risposta da Dio dieci giorni dopo aver cominciato a pregare. Dio aveva detto a Geremia: "Invocami, e io ti risponderò, e t'annunzierò cose grandi e impenetrabili, che tu non conosci" (Ger. 33:3), e Geremia invocò Dio, e Dio gli rispose, ma al tempo fissato da Lui.

- Nel libro del profeta Daniele è narrato questo episodio che ci mostra per quale motivo, in un occasione, la risposta di Dio arrivò a Daniele solo dopo un certo numero di giorni da che egli lo aveva invocato. È scritto: "In quel tempo (nel terzo anno di Ciro, re di Persia), io, Daniele, feci cordoglio per tre settimane intere. Non mangiai alcun cibo prelibato, nè carne nè vino entrarono nella mia bocca, e non mi unsi affatto, sino alla fine delle tre settimane. E il ventiquattresimo giorno del primo mese, come io mi trovavo in riva al gran fiume, che è lo Hiddekel, alzai gli occhi, guardai, ed ecco un uomo, vestito di lino, con attorno ai fianchi una cintura d'oro d' Ufaz. Il suo corpo era come un crisolito, la sua faccia aveva l'aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e i suoi piedi parevano terso rame, e il suono della sua voce era come il rumore d'una moltitudine..E mi disse: ‘Daniele, uomo grandemente amato, cerca d'intendere le parole che ti dirò, e rizzati in piedi nel luogo dove sei; perchè ora io sono mandato da te'. E quand'egli m'ebbe detta questa parola, io mi rizzai in piedi, tutto tremante. Ed egli mi disse: ‘Non temere, Daniele; poichè dal primo giorno che ti mettesti in cuore d'intendere e d'umiliarti nel cospetto del tuo Dio, le tue parole furono udite, e io sono venuto a motivo delle tue parole. Ma il capo del regno di Persia m'ha resistito ventun giorni; però ecco, Micael, uno dei primi capi, è venuto in mio soccorso, e io sono rimasto là presso i re di Persia. E ora sono venuto a farti comprendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni; perchè è ancora una visione che concerne l'avvenire" (Dan. 10:2-6; 11-14). Come potete vedere da voi stessi, l'uomo vestito di lino che apparve a Daniele, gli si presentò ventun giorni dopo che lui aveva cominciato a pregare e a fare cordoglio davanti a Dio. Le parole di Daniele furono udite da Dio, sin dal primo giorno in cui lui si era messo in cuore d'intendere e d'umiliarsi nel cospetto di Dio, ma la risposta arrivò ventun giorni dopo. Il motivo? Lo disse lo stesso uomo di Dio a Daniele in questi termini: "Ma il capo del regno di Persia mi ha resistito ventun giorni" (Dan. 10:13). Ora, ma chi era questo capo del regno di Persia? Esso non era il re Ciro che regnava sulla Persia in quel tempo, ma un essere spirituale malvagio che viveva nei luoghi celesti e che esercitava un dominio sul regno di Persia. Ricordatevi fratelli che quando noi preghiamo, nei luoghi celesti, si svolgono delle battaglie tra i santi e potenti angeli di Dio e tutte quelle creature celesti che sono sotto la potestà di Satana, che sono i nostri nemici. Paolo, parlando agli Efesini, disse: "Il combattimento nostro non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti" (Ef. 6:12); questi esseri nominati da Paolo sono le diverse categorie di esseri malvagi che esercitano un'influenza malefica sugli abitanti della terra. Satana ha stabilito su ogni nazione della terra dei suoi ministri per impedire ai santi di adempiere la volontà di Dio sulla terra. Egli è il principe di questo mondo e lo domina dovunque, e questo dominio lo esercita servendosi di queste categorie di spiriti malvagi che Paolo ha elencati nell'epistola agli Efesini; questa è la ragione per cui gli uomini sono dati al male e per cui l'Evangelo e coloro che lo annunziano incontrano grande opposizione in questo mondo. Nel caso di Daniele qui sopra detto, il capo del regno di Persia si era opposto ad un messaggero di Dio che Dio aveva mandato a Daniele per portargli un particolare messaggio, ma esso non riuscì a non far giungere il messaggero di Dio a Daniele perchè Micael (l'arcangelo Michele, il gran capo, il difensore dei figliuoli d'Israele) venne in aiuto al messaggero di Dio. Quando noi preghiamo Dio, Egli ascolta le nostre supplicazioni, ma non dovete trascurare il fatto che pure i nostri nemici ci ascoltano quando parliamo a Dio, ed essi non vogliono nè che Dio ci esaudisca e nè che noi perseveriamo nella preghiera, perciò tentano in tutte le maniere di ostacolare noi e Dio. Ma Dio ha detto: "Io opererò; chi potrà impedire l'opera mia?" (Is. 43:13); diletti, il diavolo e tutti gli angeli suoi non possono impedire a Dio di adempiere un suo disegno e di esaudire le fervide preghiere che noi gli rivolgiamo, perciò vi incoraggio a continuare a pregare.

- Nelle Scritture del nuovo patto vorrei prendere una specifica preghiera di Paolo, per farvi capire come Dio risponde a certe preghiere anche alcuni anni dopo. Paolo mandò la sua epistola ai Romani mentre si trovava in viaggio alla volta di Gerusalemme per portarvi una sovvenzione destinata ai poveri fra i santi. In questa sua epistola, Paolo disse ai santi di Roma: "Iddio, al quale servo nello spirito mio annunziando l'Evangelo del suo Figliuolo, mi è testimone ch'io non resto dal fare menzione di voi in tutte le mie preghiere, chiedendo che in qualche modo mi sia porta finalmente, per la volontà di Dio, l'occasione propizia di venire da voi. Poichè desidero vivamente di vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale affinchè siate fortificati; o meglio, perchè quando sarò tra voi ci confortiamo a vicenda mediante la fede che abbiamo in comune, voi ed io" (Rom. 1:9-12). Ora, Paolo non ha detto esattamente da quanto tempo pregava Dio in questo senso, però sappiamo che pregava Dio di dargli l'occasione propizia per potere vedere i fedeli di Roma da molti anni, perchè sempre ai Romani (verso la fine della lettera) disse loro che già da molti anni aveva gran desiderio di recarsi da loro. Paolo, dopo che rivolse ai santi di Roma quelle parole, dovette attendere più di due anni, prima di vedere la sua preghiera e il suo desiderio esauditi. Questo lo diciamo perchè quando Paolo arrivò a Gerusalemme (dal viaggio che lo aveva portato in Asia, in Macedonia e in Acaia) fu arrestato e tenuto rinchiuso in prigione dalle autorità romane per due anni circa, prima di essere mandato a Roma dinnanzi a Cesare. Secondo quello che dice Luca attorno a queste cose, Paolo fu arrestato a Gerusalemme mentre era governatore Felice (circa due anni prima che Felice lasciasse il posto a Porcio Festo) e tenuto in prigione per un certo tempo anche dal governatore Festo, prima di essere mandato a Roma. Il passo della Scrittura che conferma ciò è il seguente: "Or in capo a due anni, Felice ebbe per successore Porcio Festo; e Felice, volendo far cosa grata ai Giudei, lasciò Paolo in prigione" (Atti 24:27). Paolo, dopo che comparse davanti al re Agrippa in Cesarea, fu imbarcato su una nave assieme ad altri prigionieri alla volta dell'Italia. E dopo diversi mesi da questo imbarco giunse a Roma, dove i fratelli, avute notizie di lui e dei suoi collaboratori, vennero loro incontro sino al Foro Appio e alle Tre Taverne; "e Paolo, quando li ebbe veduti, rese grazie a Dio e prese animo" (Atti 28:15). Finalmente, dopo avere per anni pregato Dio di vedere i fedeli di Roma, egli vide questa sua preghiera esaudita, e perciò rese grazie a Dio.

Fratelli, perseverate nella preghiera; anche se state pregando per ottenere da Dio qualcosa da giorni, mesi od anni, non vi stancate, non pensate che Dio non abbia udito il vostro grido, perchè Egli lo ha udito sin dal primo giorno che lo avete invocato a riguardo di una determinata cosa; Lui si riserba di rispondervi al momento da Lui fissato, ma vi risponderà. "O voi che destate il ricordo dell'Eterno, non abbiate requie, e non date requie a lui..." (Is. 62:6,7), fino a che Egli non vi abbia risposto; sì, diletti, continuate a insistere presso il trono di Dio, senza stancarvi, perchè di certo lui, pure per la vostra importunità, si leverà e vi darà quello che gli avete domandato. A Dio sia la gloria in eterno. Amen.

I ringraziamenti dovuti a Dio

Fratelli, quando noi preghiamo non dobbiamo dimenticarci di rendere grazie al nostro Dio. L'apostolo Paolo nelle sue epistole esortò diverse volte a pregare Dio ed a ringraziarlo:

- Ai Filippesi scrisse: "In ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie" (Fil. 4:6)

- Ai Colossesi scrisse: "Perseverate nella preghiera, vegliando in essa con rendimento di grazie" (Col. 4:2)

- Ai Tessalonicesi, subito dopo avere detto: "Non cessate mai di pregare" (1 Tess. 5:17), disse loro: "In ogni cosa rendete grazie, poichè tale è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi" (1 Tess. 5:18)

- A Timoteo scrisse che voleva che si facessero "supplicazioni, preghiere, intercessioni, ringraziamenti per tutti gli uomini.." (1 Tim. 2:1).

Ritengo doveroso citare qualcosa che è scritto a proposito del profeta Daniele, al fine di confermare come è cosa accettevole nel cospetto di Dio pregare e rendere grazie a Dio nello stesso tempo. È scritto che Daniele "tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio..." (Dan. 6:10).

Anche per ciò che concerne il rendere grazie a Dio, bisogna sapere per che cosa dobbiamo ringraziare Dio. Innanzi tutto voglio dirvi che ciascuno di noi ha molte e molte cose per cui rendere grazie a Dio e che nessuno di noi può dire di non sapere per che cosa rendere grazie a Dio; e poi che Paolo e i suoi collaboratori ci hanno lasciato un esempio anche in questo affinchè impariamo da loro. Leggendo le epistole di Paolo ci si accorge che egli ed i suoi collaboratori rendevano grazie a Dio del continuo e per molte cose; ora vi citerò queste loro parole di ringraziamento che sono state trascritte per nostro ammaestramento:

- Ai Romani disse: "Prima di tutto io rendo grazie all'Iddio mio per mezzo di Gesù Cristo per tutti voi perchè la vostra fede è pubblicata per tutto il mondo" (Rom. 1:8), ed anche: "Sia ringraziato Iddio che eravate bensì servi del peccato, ma avete di cuore ubbidito a quel tenore d'insegnamento che v'è stato trasmesso; ed essendo stati affrancati dal peccato, siete divenuti servi della giustizia" (Rom. 6:17,18).

- Ai Corinzi scrisse: "Io rendo del continuo grazie all'Iddio mio per voi della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù; perchè in lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi...Ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signor nostro Gesù Cristo...Grazie siano rese a Dio che sempre ci conduce in trionfo in Cristo e che per mezzo nostro spande da per tutto il profumo della sua conoscenza...Or ringraziato sia Iddio che ha messo in cuore a Tito lo stesso zelo per voi..Ringraziato sia Dio del suo dono ineffabile!" (1 Cor. 1:4-6; 15:57; 2 Cor. 2:14; 8:16; 9:15).

- Agli Efesini scrisse: "Perciò anch'io avendo udito parlare della fede vostra nel Signor Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non resto mai dal rendere grazie per voi..." (Ef. 1:15)

- Ai Filippesi scrisse: "Io rendo grazie all'Iddio mio di tutto il ricordo che ho di voi..." (Fil. 1:3)

- Ai Colossesi scrisse: "Noi rendiamo grazie a Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, nelle continue preghiere che facciamo per voi..." (Col. 1:3)

- Ai Tessalonicesi scrisse: "Noi rendiamo del continuo grazie a Dio per voi tutti, facendo di voi menzione nelle nostre preghiere...Noi siamo in obbligo di rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli, com'è ben giusto che facciamo, perchè cresce sommamente la vostra fede, e abbonda vie più l'amore di ciascun di voi tutti per gli altri...Noi siamo in obbligo di rendere del continuo grazie di voi a Dio, fratelli amati dal Signore, perchè Iddio fin dal principio vi ha eletti a salvezza...E per questa ragione anche noi rendiamo del continuo grazie a Dio: perchè quando riceveste da noi la parola della predicazione, cioè la parola di Dio, voi l'accettaste non come parola d'uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio..." (1 Tess. 1:2; 2 Tess. 1:3; 2:13; 1 Tess. 2:13).

- A Filemone scrisse: "Io rendo sempre grazie all'Iddio mio, facendo menzione di te nelle mie preghiere, giacchè odo parlare dell'amore e della fede che hai nel Signor Gesù e verso tutti i santi..." (Filem. 4,5)

Leggendo tutte queste parole di ringraziamento di Paolo e dei suoi collaboratori si capisce come essi rendevano grazie a Dio del continuo e non solo quando pregavano.

Ora, fratelli, è necessario che noi impariamo a rendere grazie a Dio del continuo come facevano gli apostoli, quindi sia quando preghiamo che quando non stiamo pregando. Ma quello che mi preme dire è che noi dobbiamo rendere grazie a Dio per le cose per cui rendevano grazie gli apostoli; noi, alcune volte, mentre preghiamo ci limitiamo a dire a Dio: ‘Signore, grazie di tutto', il che è giusto farlo, ma secondo l'esempio che abbiamo negli apostoli, noi dobbiamo rendere grazie a Dio specificando le persone e le cose per cui rendiamo grazie. Non abbiamo tempo di farlo forse? Affatto, perchè il tempo ce lo abbiamo durante l'arco della giornata. Vedete, non è il tempo che manca, ma la voglia di farlo in alcuni casi, e questo perchè, spesso, o si sottovaluta il rendimento di grazie fatto a Dio, o perchè il tempo viene speso parlando di cose che non contribuiscono alla mutua edificazione. Paolo ha detto: "Ma come si conviene a dei santi, nè fornicazione, nè alcuna impurità, nè avarizia, sia neppure nominata fra voi; nè disonestà, nè buffonerie, nè facezie scurrili, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto rendimento di grazie" (Ef. 5:3,4); considerando questa esortazione di Paolo, bisogna concludere che (è triste dirlo e constatarlo) è più frequente sentire parlare delle cose sconvenienti che non si devono neppure nominare, che rendere grazie a Dio in Cristo per ogni cosa.

La carenza di ringraziamento è indice di mancanza di riconoscenza in verso Dio: oggi, molti danno tutte le cose per scontate e per cose che gli sono dovute, mentre non è così, perchè tutto ciò che abbiamo viene da Dio, secondo che è scritto: "Giacchè tutto viene da te..." (1 Cron. 29:14). Non facciamo come quei nove tra i dieci lebbrosi che furono guariti da Gesù, che non tornarono dal Signore per ringraziarlo dopo che videro di essere stati guariti mediante la sua parola. Imitiamo invece quel Samaritano che quando vide che la sua lebbra era sparita, tornò indietro dal Signor Gesù, glorificando Iddio ad alta voce, "e si gettò ai suoi piedi con la faccia a terra, ringraziandolo" (Luca 17:16).

Noi figliuoli di Dio dobbiamo rendere grazie a Dio per tutto; ora vi menzionerò alcune delle cose per cui noi siamo in obbligo di ringraziare Dio:

- Del suo dono ineffabile, la vita eterna, che Egli nella sua grazia ci ha dato gratuitamente

- Per averci messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce; facciamolo con allegrezza

- Per tutti i suoi benefici in verso noi; sono moltissimi, ma vale la pena menzionarli quando lo si ringrazia

- Per il cibo, prima di metterci a mangiare, perchè questo è giusto farlo nel cospetto di Dio. Gesù lo fece, secondo che è scritto: "Prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, rese grazie; poi spezzati i pani, li diede ai discepoli e i discepoli alle turbe" (Matt. 14:19). Pure Paolo ringraziò Dio per il cibo dinnanzi a tutti sulla nave, infatti è scritto: "Preso del pane, rese grazie a Dio, in presenza di tutti; poi, rottolo, cominciò a mangiare" (Atti 27:35). Alcuni uomini privati della verità e riprovati quanto alla fede ritengono di non dovere rendere grazie a Dio per il pane quotidiano, perchè essi dicono che se lo sono guadagnato con il loro sudore, e che non è Dio che gliel'ha provveduto; ora, è vero che Dio disse ad Adamo: "Mangerai il pane col sudore del tuo volto" (Gen. 3:19), ma è altresì vero che colui che dà il pane a noi mortali è Dio perchè è scritto: "Egli fa germogliare l'erba per il bestiame e le piante per il servizio dell'uomo, facendo uscir dalla terra il nutrimento, e il vino che rallegra il cuor dell'uomo, e l'olio che gli fa risplendere la faccia, e il pane che sostenta il cuore dei mortali" (Sal. 104:14,15), ed ancora: "Gli occhi di tutti sono intenti verso di te, e tu dai loro il loro cibo a suo tempo" (Sal. 145:15). Paolo dice: "Tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare, se usato con rendimento di grazie; perchè è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera" (1 Tim. 4:4,5); queste parole confermano che prima di mangiare è giusto pregare Dio rendendogli grazie, e che ciò che noi mangiamo è santificato anche dalla preghiera e non solo dalla parola di Dio. Non è questa una ulteriore conferma della potenza e dell'utilità della preghiera?

- Per i nostri fratelli; perchè Egli li ha eletti a salvezza sin dal principio; perchè essi hanno accettato la parola di Cristo e quella degli apostoli come parola di Dio e non come parola d'uomini; per lo zelo che Egli mette nel loro cuore per la causa del Vangelo; per i doni dello Spirito Santo e per i doni di ministerio che Egli conferisce loro; per come cresce la loro fede nel Signore e il loro amore verso i santi; per la liberalità con cui partecipano ai bisogni dei poveri fra i santi; per tutti i benefici che essi ricevono dalla mano di Dio, tra cui vi sono le potenti liberazioni che essi sperimentano nelle loro distrette dopo aver invocato Dio.

Termino di scrivere a riguardo della preghiera ringraziando Dio nel nome del Signore nostro Gesù Cristo per avermi dato la grazia e la sapienza necessarie per mettere per iscritto questo insegnamento. A Lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen.

Butindaro Giacinto


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